Non è questione pedagogica

Comune-info - Sunday, October 25, 2026

In migliaia di giovani e giovanissimi, senza sigle e senza paura hanno manifestato in tante città. Potrebbero farlo ogni sabato, malgrado decine di fermi preventivi in applicazione degli ultimi decreti sicurezza. Lo fanno perché sono sempre di più gli esclusi, i nuovi poveri, quelli che devono solo guardare, aspettare, desiderare, rincorrere, farsi sottomettere ma anche produrre e sempre bramare il lusso. La prima domanda, scrive Andrea Satta, che buona parte degli adulti dovrebbero farsi non è se è giusto spaccare le vetrine. La domanda è: se costruiamo percorsi dove mi fai desiderare tutto il tuo benessere, perché dovresti sentirti sicuro di potertelo godere per sempre nelle luci soffuse della tua agiatezza?

Foto Milan in Movimento

Non è questione pedagogica, né va fatta una crociata moralistica, non c’è questo in ballo. Il sistema propone l’irraggiungibile, non il pane. Non sono più i tempi dei poveri di Totò con i vestiti di tre taglie più grandi e gli spaghetti rubati, infilati nelle tasche. Oggi i poveri sono obesi, mangiano troppo e male, ingoiano calorie e immagini, cibi e ultra-processati, catene e filiere multinazionali. Diventare una star dei social equivale a comprarsi una Ferrari.

Oggi, sabato 24 ottobre, alla Stazione Centrale di Milano, sono in attesa della coincidenza di un treno e insieme a tutto il resto del mondo sono in piedi a guardare i tabelloni rullare. Non c’è un posto a sedere in tutta la Stazione Centrale che pure è grande. Scientemente non è possibile sedersi. Io e pochi altri possiamo attendere nel lounge, con i vetri fumè, a bere qualcosa, comodi, in attesa dell’uscita del binario. Noi sì, tutti loro e sono migliaia, no. Loro devono guardare, aspettare, desiderare, educati a sbavare a rincorrere, a volere. Devono volere e farsi sottomettere, produrre, arricchirsi, inseguire e in qualche modo raggiungere un surrogato che plachi la frustrazione. E se un giorno un gruppo di ragazzini ancora non sufficientemente ammaestrati, ma allevati a bramare il lusso e alla durezza che se è mio e mio e se tu non puoi non puoi, s’incazzano e si fottono tutto quello che gli si è sempre sventolato davanti e negato, ti meravigli? Se gli sbatti in faccia il tuo successo, anzi il tuo potere perché prima o poi qualcuno non dovrebbe reagire sovvertendo tutto e prendendosi quello che gli si è sempre fatto annusare? Non c’è politica in questo, non c’è niente, c’è di avere impostato un sistema che pettina tutto in un verso fino al nodo, puntando sul fatto che l’unica reazione sia adeguarsi e sgobbare. E può darsi che un giorno qualcuno spacchi tutto. È giusto? No. Ma è questa la domanda da farsi? No. La domanda è se io costruisco un percorso dove mi fai desiderare tutto il tuo benessere, perché dovresti sentirti sicuro di potertelo godere per sempre nelle luci soffuse della tua agiatezza?

È uscito il binario, in prima classe c’è più posto per le gambe e ti offrono il caffè. Fino a che siamo vivi. “‘A livella” non esiste.

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