Non è questione pedagogica
IN MIGLIAIA DI GIOVANI E GIOVANISSIMI, SENZA SIGLE E SENZA PAURA HANNO
MANIFESTATO IN TANTE CITTÀ. POTREBBERO FARLO OGNI SABATO, MALGRADO DECINE DI
FERMI PREVENTIVI IN APPLICAZIONE DEGLI ULTIMI DECRETI SICUREZZA. LO FANNO PERCHÉ
SONO SEMPRE DI PIÙ GLI ESCLUSI, I NUOVI POVERI, QUELLI CHE DEVONO SOLO GUARDARE,
ASPETTARE, DESIDERARE, RINCORRERE, FARSI SOTTOMETTERE MA ANCHE PRODURRE E SEMPRE
BRAMARE IL LUSSO. LA PRIMA DOMANDA, SCRIVE ANDREA SATTA, CHE BUONA PARTE DEGLI
ADULTI DOVREBBERO FARSI NON È SE È GIUSTO SPACCARE LE VETRINE. LA DOMANDA È: SE
COSTRUIAMO PERCORSI DOVE MI FAI DESIDERARE TUTTO IL TUO BENESSERE, PERCHÉ
DOVRESTI SENTIRTI SICURO DI POTERTELO GODERE PER SEMPRE NELLE LUCI SOFFUSE DELLA
TUA AGIATEZZA?
Foto Milan in Movimento
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Non è questione pedagogica, né va fatta una crociata moralistica, non c’è questo
in ballo. Il sistema propone l’irraggiungibile, non il pane. Non sono più i
tempi dei poveri di Totò con i vestiti di tre taglie più grandi e gli spaghetti
rubati, infilati nelle tasche. Oggi i poveri sono obesi, mangiano troppo e male,
ingoiano calorie e immagini, cibi e ultra-processati, catene e filiere
multinazionali. Diventare una star dei social equivale a comprarsi una Ferrari.
Oggi, sabato 24 ottobre, alla Stazione Centrale di Milano, sono in attesa della
coincidenza di un treno e insieme a tutto il resto del mondo sono in piedi a
guardare i tabelloni rullare. Non c’è un posto a sedere in tutta la Stazione
Centrale che pure è grande. Scientemente non è possibile sedersi. Io e pochi
altri possiamo attendere nel lounge, con i vetri fumè, a bere qualcosa, comodi,
in attesa dell’uscita del binario. Noi sì, tutti loro e sono migliaia, no. Loro
devono guardare, aspettare, desiderare, educati a sbavare a rincorrere, a
volere. Devono volere e farsi sottomettere, produrre, arricchirsi, inseguire e
in qualche modo raggiungere un surrogato che plachi la frustrazione. E se un
giorno un gruppo di ragazzini ancora non sufficientemente ammaestrati, ma
allevati a bramare il lusso e alla durezza che se è mio e mio e se tu non puoi
non puoi, s’incazzano e si fottono tutto quello che gli si è sempre sventolato
davanti e negato, ti meravigli? Se gli sbatti in faccia il tuo successo, anzi il
tuo potere perché prima o poi qualcuno non dovrebbe reagire sovvertendo tutto e
prendendosi quello che gli si è sempre fatto annusare? Non c’è politica in
questo, non c’è niente, c’è di avere impostato un sistema che pettina tutto in
un verso fino al nodo, puntando sul fatto che l’unica reazione sia adeguarsi e
sgobbare. E può darsi che un giorno qualcuno spacchi tutto. È giusto? No. Ma è
questa la domanda da farsi? No. La domanda è se io costruisco un percorso dove
mi fai desiderare tutto il tuo benessere, perché dovresti sentirti sicuro di
potertelo godere per sempre nelle luci soffuse della tua agiatezza?
È uscito il binario, in prima classe c’è più posto per le gambe e ti offrono il
caffè. Fino a che siamo vivi. “‘A livella” non esiste.
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