
Le “Classes de defense”: ovvero la difesa civile alla francese
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Friday, October 16, 2026Questo autunno, una classe del primo anno del Lycée Thiers (primo anno di liceo) di Marsiglia verrà selezionata per inaugurare una collaborazione triennale tra la scuola e la Marina francese. Si tratta di una delle cosiddette “Classes de defense” nate nel quadro di un progetto di partenariato tra Ministero dell’istruzione e Forze armate francesi che già dal nome è esplicativo di ciò che si intende, peraltro come qui da noi, per difesa civile non armata.
Molto significativa, invece, è l’interpretazione che ne dà una studentessa direttamente coinvolta la quale in un’intervista (clicca qui) ha definito questo tipo di attività anziché di tipo «culturale legata alla raccolta di testimonianze e fatti delle ultime guerre, ecc.ecc.» dei veri e propri «(…) corsi di difesa in caso di guerra che noi vogliamo eliminare: non li vogliamo. È come se ci preparassero alla guerra, a 17 anni!».
L’accordo, come si può leggere su un quotidiano online d’inchiesta locale, è stato approvato lunedì 6 luglio, durante una riunione straordinaria del consiglio scolastico, accompagnata da una manifestazione davanti alla scuola di 25 persone (tra insegnanti, studenti e genitori) per protestare contro il progetto e la fretta con cui, a loro avviso, si è giunti alla votazione.
Secondo il Ministero in questo “corso di difesa”, gli studenti raccoglieranno testimonianze e feedback da personale militare, come prevede il protocollo d’intesa che risale addirittura al 2007, e che in questo caso utilizzeranno per creare un documentario teatrale.
Il programma prevede anche visite sul campo e la partecipazione a eventi legati alla Marina francese. «(…) Non capiamo perché sia necessaria una collaborazione con l’Esercito – sostiene Patrick Ferrand dell’associazione genitori MPE 13 – questo è il punto di ingresso dei militari nel mondo dell’istruzione».
Le “Classes de defense” e le “Classes de defense et sécurité globale” fanno parte di un progetto che parte da lontano nel 2005 per fare fronte alle nuove esigenze militari e strategiche in un quadro sociale caratterizzato dall’abolizione, nel 1997, del servizio di leva militare francese. Si tratta, come pomposamente viene definito ufficialmente, di «un progetto didattico ed educativo interdisciplinare, in collaborazione con un’unità militare o un altro partner operante nel settore della sicurezza».
In quest’ultimo caso si declinano anche come “sicurezza globale” in quanto vengono coinvolte all’interno delle scuole, esattamente come in Italia, anche le cosiddette forze dell’ordine… o di pubblica sicurezza che dir si voglia.
Tornando al caso del liceo Thiers di Marsiglia, i sindacati degli insegnanti lamentano la mancanza di consultazione da parte dell’amministrazione e il fatto che il progetto sia stato messo ai voti dopo l’inizio delle vacanze scolastiche, in assenza di diversi rappresentanti degli studenti. Tutto ciò rivela una malafede di fondo che caratterizza decisioni – che non hanno nulla di pedagogico! – anche all’interno degli istituti scolastici italiani: delibere approvate spesso in prossimità delle vacanze o in contesti decisionali particolarmente concitati nell’ambito di collegi docenti caratterizzati da distrazione, stanchezza o accondiscendenza nei confronti del o della preside-sceriffo e del loro “cerchio magico”: a tal proposito non va sottovalutata la possibile presenza, al loro interno, di docenti con coniuge, figli o parenti vicini e lontani che svolgono la professione di carabiniere, poliziotto, militare, ecc.
In Italia, paese che in ambito europeo con i suoi quasi 400.000 appartenenti solamente alle varie forze di polizia si pone dietro solo alla Turchia e alla Russia, questa eventualità statistica è tutt’altro che trascurabilecaso del liceo Thiers di Marsiglia, i sindacati degli insegnanti lamentano la mancanza di consultazione da parte dell’amministrazione e il fatto che il progetto sia stato messo ai voti dopo l’inizio delle vacanze scolastiche, in assenza di diversi rappresentanti degli studenti.
Tutto ciò rivela una malafede di fondo che caratterizza decisioni – che non hanno nulla di pedagogico! – anche all’interno degli istituti scolastici italiani: delibere approvate spesso in prossimità delle vacanze o in contesti decisionali particolarmente concitati nell’ambito di collegi docenti caratterizzate da distrazione, stanchezza o accondiscendenza nei confronti del/lla preside-sceriffo/a e del loro “cerchio magico”: a tal proposito non va sottovalutata la possibile presenza, al loro interno, di docenti con coniuge, figli o parenti vicini e lontani che svolgono la professione di carabiniere, poliziotto, militare, ecc.. In Italia, paese che in ambito europeo con i suoi quasi 400.000 appartenenti solamente alle varie forze di polizia si pone dietro solo alla Turchia e alla Russia, questa eventualità statistica è tutt’altro che trascurabile
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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