Le “Classes de defense”: ovvero la difesa civile alla francese
Questo autunno, una classe del primo anno del Lycée Thiers (primo anno di liceo)
di Marsiglia verrà selezionata per inaugurare una collaborazione triennale tra
la scuola e la Marina francese. Si tratta di una delle cosiddette “Classes de
defense” nate nel quadro di un progetto di partenariato tra Ministero
dell’istruzione e Forze armate francesi che già dal nome è esplicativo di ciò
che si intende, peraltro come qui da noi, per difesa civile non armata.
Molto significativa, invece, è l’interpretazione che ne dà una studentessa
direttamente coinvolta la quale in un’intervista (clicca qui) ha definito questo
tipo di attività anziché di tipo «culturale legata alla raccolta di
testimonianze e fatti delle ultime guerre, ecc.ecc.» dei veri e propri «(…)
corsi di difesa in caso di guerra che noi vogliamo eliminare: non li vogliamo. È
come se ci preparassero alla guerra, a 17 anni!».
L’accordo, come si può leggere su un quotidiano online d’inchiesta locale, è
stato approvato lunedì 6 luglio, durante una riunione straordinaria del
consiglio scolastico, accompagnata da una manifestazione davanti alla scuola di
25 persone (tra insegnanti, studenti e genitori) per protestare contro il
progetto e la fretta con cui, a loro avviso, si è giunti alla votazione.
Secondo il Ministero in questo “corso di difesa”, gli studenti raccoglieranno
testimonianze e feedback da personale militare, come prevede il protocollo
d’intesa che risale addirittura al 2007, e che in questo caso utilizzeranno per
creare un documentario teatrale.
Il programma prevede anche visite sul campo e la partecipazione a eventi legati
alla Marina francese. «(…) Non capiamo perché sia necessaria una collaborazione
con l’Esercito – sostiene Patrick Ferrand dell’associazione genitori MPE 13 –
questo è il punto di ingresso dei militari nel mondo dell’istruzione».
Le “Classes de defense” e le “Classes de defense et sécurité globale” fanno
parte di un progetto che parte da lontano nel 2005 per fare fronte alle nuove
esigenze militari e strategiche in un quadro sociale caratterizzato
dall’abolizione, nel 1997, del servizio di leva militare francese. Si tratta,
come pomposamente viene definito ufficialmente, di «un progetto didattico ed
educativo interdisciplinare, in collaborazione con un’unità militare o un altro
partner operante nel settore della sicurezza».
In quest’ultimo caso si declinano anche come “sicurezza globale” in quanto
vengono coinvolte all’interno delle scuole, esattamente come in Italia, anche le
cosiddette forze dell’ordine… o di pubblica sicurezza che dir si voglia.
Tornando al caso del liceo Thiers di Marsiglia, i sindacati degli insegnanti
lamentano la mancanza di consultazione da parte dell’amministrazione e il fatto
che il progetto sia stato messo ai voti dopo l’inizio delle vacanze scolastiche,
in assenza di diversi rappresentanti degli studenti. Tutto ciò rivela una
malafede di fondo che caratterizza decisioni – che non hanno nulla di
pedagogico! – anche all’interno degli istituti scolastici italiani: delibere
approvate spesso in prossimità delle vacanze o in contesti decisionali
particolarmente concitati nell’ambito di collegi docenti caratterizzati da
distrazione, stanchezza o accondiscendenza nei confronti del o della
preside-sceriffo e del loro “cerchio magico”: a tal proposito non va
sottovalutata la possibile presenza, al loro interno, di docenti con coniuge,
figli o parenti vicini e lontani che svolgono la professione di carabiniere,
poliziotto, militare, ecc.
In Italia, paese che in ambito europeo con i suoi quasi 400.000 appartenenti
solamente alle varie forze di polizia si pone dietro solo alla Turchia e alla
Russia, questa eventualità statistica è tutt’altro che trascurabile.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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