Città 30 e la illusione della sicurezza

Pressenza - Thursday, October 8, 2026

Comunicato stampa del 7 ottobre 2026 di Ecopolis:

22 settembre 2026, Nicolò viene investito da un’auto in un tratto di strada dove la segnaletica della velocità 30km – strada condivisa è affidata ad un cartello che non si nota mentre non c’è una riproduzione dello stesso sull’asfalto in colore.

La sezione della strada pitturata di bianco è una corsia e non una pista, una raffinatezza nominalistica ma sostanziale perché non tutti sanno che in presenza della striscia tratteggiata la corsia può essere invasa dalle auto a maggior ragione dove la restante parte della sezione di controviale (2,30 metri) non ha le dimensioni necessarie al passaggio di furgoni o camion o di auto di grande cilindrata che il mercato spinge, e nessuna campagna educativa contrasta, a detrimento della salute pubblica.
In una strada condivisa perché una ulteriore segnaletica al posto dell’apposito simbolo?
Una corsia che crea una illusione di sicurezza che invece non c’è.

Non è stato un incidente ma una morte annunciata.
Torino non è una città educativa, e non è una città per i bambini e le bambine. Resta la città in cui l’auto privata sovrasta perché così deve essere, in una cornice di cronica inadeguatezza del servizio pubblico e di generale sottovalutazione della cultura della sicurezza e del rispetto delle norme stradali.

Dagli anni ’80 Dario Manuetti per molto tempo ha cercato di portare dentro le amministrazioni la cultura della moderazione del traffico, le zone 30 già vigenti in altre città in Europa, incontrando un muro di resistenza.
Con il tempo nel reticolo urbano alcune strade sono state portate ai 30 km/h e questo accadeva mentre in Europa si stava sviluppando la politica di Città 30 che Torino ha rigettato.

Tra gli altri, la Consulta ambiente e verde nel luglio e novembre 2021 ha presentato alcuni documenti scaricabili al link:
http://consulte.comune.torino.it/ambienteverde/2022/03/29/proposta-analisi-e-proposte-permigliorare-la-qualita-dellaria-a-torino/ in cui si sollecitava:
• la riduzione a 30 km/h su tutto il territorio metropolitano (eccetto le tangenziali oggetto di altre proposte)
• il fermo delle vetture a partire da quelle di maggiore cilindrata in caso di superamento dei limiti di sicurezza degli inquinanti che sistematicamente vengono rilevati oltre la soglia di guardia, specialmente nel semestre ottobre – marzo

L’adozione del limite di velocità massima di 30 km/h, si pone in generale due obiettivi (non necessariamente elencati per importanza) sicuramente sinergici:
• Un livello che riguarda la sicurezza della circolazione stradale e mira alla salvaguardia di ciclisti, pedoni, monopattinisti, etc: viaggiando più piano con i veicoli , si può intervenire con più margine di spazio e tempo.
• Un altro livello è riferito all’inquinamento di aria e ambiente in generale.
L’energia che occorre per muovere qualsiasi oggetto è una funzione quadratica (risulta della moltiplicazione del proprio Peso per la Velocità al quadrato), perciò andando più piano rispetto ai 50 km/h consentiti attualmente in moltissime strade della città è richiesta meno energia: dato che l’energia trasformata dalle fonti primarie, ha come effetto la produzione di CO2 + Inquinanti nocivi, meno energia si consuma, meno emissioni saranno scaricate nell’ambiente. Per esempio se un veicolo viaggia a velocità costante, riducendo la velocità da 50 a 30 km/h, la riduzione di emissioni sarà di circa il 360% (quasi 4 volte).

Negli anni vi sono state alcune audizioni in Commissione consiliare che hanno trovato un ascolto sordo.
Ricordiamo la Mozione M – 2022-18507 / 000 di un Consigliere in calendario per il giorno 13/10/2022: Torino città a 30 km/h che al 2° paragrafo della premessa recita: “a tutte le velocità la causa principale degli incidenti e di rischi per la sicurezza stradale sono le distrazioni e il mancato rispetto della precedenza, per cui vi è la necessità di aumentare la consapevolezza dei cittadini al rispetto delle regole ed alla moderazione nella guida dei veicoli”.

La Consulta ha risposto con un comunicato e ha ulteriormente cercato di porre il tema mentre a inizio 2024 dai media imperversava una campagna che enfatizzava le difficoltà di Bologna che in quel periodo cercava di fare questo passaggio e che da allora vede le statistiche degli incidenti ridimensionate.

Non servono progetti pilota di dubbia mobilità ‘sicura e sostenibile’ o l’ennesimo ‘tavolo’, come se non ci fossero decenni di soluzioni strutturali applicate, ma una assunzione di responsabilità per questa morte e tutte le altre a fronte delle scelte di mobilità della imperitura città dell’auto.

Ad memoriam.

Per l’Associazione
Antonella Visintin

Redazione Torino