Quando la nonviolenza diventa esperienza: COPEHU al Festival della Nonviolenza Attiva

Pressenza - Thursday, October 8, 2026

Che cosa accade quando la nonviolenza smette di essere soltanto un valore e diventa esperienza, relazione e azione trasformativa?

È una delle domande che ci portiamo via dal Festival della Nonviolenza Attiva, svoltosi il 2 e 3 ottobre a Roma negli spazi di ExtraLibera e promosso da Energia per i Diritti Umani APS.

Due giornate che hanno riunito circa mille persone e oltre quaranta realtà tra associazioni, università, scuole e organizzazioni educative e culturali.

È proprio questo uno degli aspetti che, come COPEHU, consideriamo più preziosi: la costruzione di spazi pubblici nei quali la nonviolenza possa uscire dalle dichiarazioni di principio e diventare confronto, esperienza, ricerca e pratica sociale.

Educazione nonviolenta: molte strade, una stessa ricerca

Dentro questo contenitore abbiamo partecipato al panel dedicato all’Educazione nonviolenta, coordinato da Federica Fratini, de La Comunità per lo Sviluppo Umano.

La ricchezza dell’incontro è stata proprio nella diversità dei cammini attraverso cui una ricerca comune prendeva forma.

Claudio Tosi, della Federazione Italiana dei CEMEA, insieme a Fernando Battista, docente alla Link Campus University, ha aperto il lavoro attraverso il corpo e la relazione, riportando l’attenzione su una dimensione che spesso resta sullo sfondo dei processi educativi.

Annalisa Parente, dell’I.C. W.A. Mozart di Roma, ha raccontato come un’iniziativa nata attorno alla Giornata internazionale della nonviolenza sia riuscita a diventare nel tempo una presenza stabile nella vita della scuola attraverso la Commissione Diritti Umani.

Tiziana Morgante, maestra e collaboratrice del Centro Sviluppo Creativo Danilo Dolci, ha portato l’esperienza del Parlamento dei ragazzi e delle ragazze realizzato nell’I.C. “Piersanti Mattarella”, mostrando come partecipazione e responsabilità possano diventare pratiche concrete della vita scolastica.

Federica Alderighi, attraverso il Moscerine Film Festival, ha mostrato le possibilità dell’audiovisivo come strumento attraverso il quale bambini e bambine e adolescenti possono esprimere e raccontare il proprio mondo.

Fernando Battista ha infine affrontato la decostruzione del pregiudizio verso le persone migranti attraverso la corporeità, riportando al centro l’incontro con l’altro come persona e non come categoria.

Esperienze molto diverse, attraversate però da una tensione comune: restituire voce, intenzionalità, possibilità e dignità all’essere umano, qualunque sia la sua età o condizione sociale.

Da dove nasce una trasformazione?

È da qui che abbiamo portato il punto di vista della Pedagogia dell’Intenzionalità.

Davanti a un’esperienza educativa riuscita possiamo chiederci quali strumenti siano stati usati, quali attività siano state progettate, come sia stato organizzato il lavoro.

Ma possiamo anche domandarci: da dove nasce la possibilità stessa di immaginare e mettere in moto quella trasformazione?

Che cosa permette a un educatore di non ridurre uno studente ai suoi comportamenti o ai suoi risultati? E che cosa permette di non guardare allo stesso modo una scuola, un gruppo di colleghi o un’istituzione pensando: qui non cambierà mai nulla?

Per COPEHU, educare significa partire da una visione dell’essere umano come soggetto intenzionale, portatore di possibilità e di una missione nel mondo in direzione umanizzatrice. L’educazione non ha il compito di assegnarla, ma di creare condizioni perché possa emergere, svilupparsi e prendere forma.

Nel contributo di COPEHU Italia, presentato da Stefano Colonna, abbiamo scelto di esplorare e proporre il tema della vocazione, invitando le persone presenti a cercarne alcune tracce nella propria storia personale: quei momenti nei quali abbiamo sperimentato senso, ispirazione, forza e una direzione che non terminava in noi stessi, ma andava verso gli altri e verso qualcosa che sentivamo importante costruire.

Quella breve esperienza non nasce isolata. È parte di un percorso più ampio di ricerca-azione sviluppato da COPEHU in differenti contesti educativi, nel quale le esperienze realizzate sono state osservate, riviste e progressivamente sistematizzate. Da questo lavoro sono nati strumenti, sessioni, percorsi formativi e pubblicazioni come Pedagogia dell’Intenzionalità, Preparando el camino de los nuevos tiempos e la Guida per la pace e la nonviolenza da una metodologia esperienziale, frutto anche di un lavoro di validazione didattico-metodologica. A questo si affiancano esperienze sviluppate in collaborazione con istituzioni educative e organismi internazionali, come l’esperienza che ha portato alla pubblicazione di Relatos docentes. Construyendo la paz desde la escuela (link pubblicazione) con l’Ufficio UNESCO di Lima e la RED de Educadores Humanistas.

Per noi, quindi, esperienza e rigore non si escludono: il mondo interno può diventare parte del lavoro educativo ed essere esplorato e osservato con metodo.

Forse è anche questo che ci è rimasto del Festival: la sensazione che oggi abbiamo bisogno di luoghi nei quali approcci, pratiche e sensibilità differenti possano incontrarsi, confrontarsi e aprire possibilità nuove.

Spazi nei quali le migliori aspirazioni possano trovare ambiti, strumenti, relazioni e condizioni per prendere forma nel mondo e contribuire a umanizzare la Terra.

 

Informazioni: copehu.italia@gmail.com

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