
Avete mai sentito parlare del partito capibara?/1
Pressenza - Wednesday, September 2, 2026Vengo a conoscenza di un nascente partito: il partito dei capibara. Mi dicono: “Sono giovani, sembra interessante, prova a sentirli.” Guardo il sito e trovo idee che mi sono molto care: a partire dalla riduzione drastica dell’orario di lavoro. Ci diamo appuntamento con un loro portavoce, Davide Dibitonto, 31 anni, di Padova, ha una doppia laurea in economia e scienze politiche, lavora come consulente per l’ottimizzazione dei processi produttivi. Ci eravamo dati una mezz’ora, alla fine staremo a parlare per un’ora e mezza.
Davide, parti dall’inizio.
L’origine sta nell’avanguardia filosofica che nasce in Inghilterra alla fine degli anni ’90: l’accelerazionismo che vuole rimettere in moto un mondo, una storia che sembra essersi fermata. L’accelerazionismo “di sinistra” è un movimento intellettuale, accademico, militante, che segue la crisi del 2008, che cerca di capire come mai il forte movimento Occupy Wall Street non ha portato risultati. La risposta più esaustiva è stata trovata dal pensatore inglese Mark Fischer, che scrive nel 2009 “Realismo capitalista”.
In estrema sintesi: “Abbiamo perso perché non siamo stati in grado di immaginare ciò che vogliamo. Siamo sempre ‘anti’, in difesa, resistenti, ma così non si vince, se va bene si rallenta l’offensiva avversaria”. Ecco allora la riflessione, il sogno di una nuova utopia mobilitante. In Inghilterra il dibattito va spedito e il nuovo partito di Corbin è molto vicino a quelle analisi. In Italia quel pensiero arriva in modo davvero particolare, non tanto attraverso traduzioni, che sono pochissime, ma attraverso i meme. Sono immagini provocatorie, scherzose, montaggi di foto o disegni e frasi, pensieri, in questo caso si mandano messaggi con l’obiettivo di svecchiare le categorie della sinistra tradizionale.
Negli anni 2014/15 c’è un gruppo fb che si chiama Sinistra Libro, alcuni di loro usano molto i meme. In fondo in quegli anni è la stessa campagna di Trump che avviene a colpi di meme. Nascono migliaia di meme che inondano l’immaginario. Nel frattempo l’unico autore che viene tradotto dall’inglese all’italiano è Mark Fisher, il quale si toglie la vita nel 2017 e in Italia la sua opera principale, “Realismo capitalista”, viene tradotta nel 2018 e poi via via tutto quello che ha scritto.
Cosa dice Fisher: “Siamo depressi perché non abbiamo futuro, non siamo neanche in grado di immaginarlo.” Se l’accelerazionismo di sinistra inglese è più legato alla tecnologia e alle potenzialità che questa ha per migliorare la nostra vita, qui in Italia attecchisce maggiormente l’aspetto immaginifico. Nascono in Italia tanti piccoli gruppi che mettono in pratica questo proposito: immaginiamo, ma da lì riflettiamo, elaboriamo, la società che vogliamo e la sua realizzabilità.
Dall’utopia alla progettazione tecnica. Questa corrente di accelerazionismo si chiama “gratuitismo”, che si sposa con la decrescita felice. La forma prezzo della vita viene demercificata; noi dobbiamo andare a lavorare perché la vita costa, il gratuitismo vuole costruire un progetto anarco-comunista. Soprattutto dell’anarchia. La gratuità, per esempio, ci consente di capire l’abolizione della moneta. Se arriviamo ad avere gratuitamente la risposta ai sei bisogni principali, la moneta conta meno. Si abolisce il significato della moneta, non il significante. È un’accelerazione oltre il capitalismo, come se noi sgretolassimo il capitalismo. È un’incredibile, entusiasmante utopia mobilitante che si diffonde in un’era apocalittica.
Le reti di progettazione aperte nascono nel 2021, quindi think tank dal basso, persone che si aggregano con l’obiettivo di trasformare i nostri sogni in progettazioni tecniche. Per esempio, nel 2021 abbiamo lavorato con Giuseppe Graziano, grande esperto di sanità, direttore sanitario dell’Umberto I di Roma, e con lui abbiamo scritto il decreto attuativo di un futuro servizio sanitario nazionale.
Come nasce l’idea del partito?
L’idea del “partito accelerazionista” è sempre stata un meme, già nel 2015 vi erano meme su un ipotetico partito. Certo era un gioco, uno scherzo. Nel 2022, durante le elezioni vere e proprie in Italia, abbiamo montato tra noi un gioco: le elezioni iperstizionali. Iperstizione è un’idea che si trasforma in realtà. Un’idea così forte e desiderabile che circola sempre di più fino a diventare realtà.
Per esempio, la “remigrazione” è un’iperstizione: tanto hanno martellato che ora rischia di diventare realtà. Il motto “Non c’è alternativa”, il “there is no alternative” di Margareth Thatcher è un’iperstizione: noi ci crediamo e così diventa realtà.
Queste elezioni che inventammo avevano otto liste immaginarie, tutte delle prese in giro dei partiti esistenti. Non eravamo molti, i gruppi meme sono piccoli, formati da 4/5 persone, ma poi questi messaggi viaggiano, alcune centinaia di persone votarono. Ma già allora, nel 2022 avevamo scritto i programmi di questi 8 partiti: facemmo dei laboratori di liberazione dell’immaginazione, che è la pratica che viene fatta quando si segue l’insegnamento di Fisher.
Quando scrivemmo i programmi ci accorgemmo che era facile declinarli in programmi reali. L’immaginazione, per gioco va oltre il realismo, ma poi ci si accorge che le rivendicazioni sono meno assurde del mondo in cui viviamo. Da lì negli anni seguenti un lavoro di articolazione di tutti i nostri sogni.
Ma quando l’idea di questo partito capibara?
Il progetto è nato alla fine dell’estate scorsa, ma non è più un gioco. Certo la contraddizione è “un partito che nasce in un contesto anarchico”; siamo nell’assurdo, nel paradosso. L’idea è quella del Galeone, poesia del 1967 che poi è diventata canzone del canzoniere anarchico: è praticamente la storia della Flotilla, questo Galeone di schiavi che si ammutinano e decidono di schiantare questa barca contro le rive.
Come la Flotilla, non sta in difesa, va all’attacco. A novembre a Bologna convocheremo tutti coloro che vogliono “salire su questo galeone”. Noi offriamo lo spazio, non saremo noi, ma saranno altri “compagni e compagne” che noi scaglieremo in parlamento contro le rive del parlamento. Butteremo dentro alcune persone come se fosse una grande strategia alla Ilaria Salis. Lei è lì per sostenere le lotte territoriali, non per obbedire ad un partito.
“Davide dicci in sintesi le “colonne” del programma, in sintesi, poi chi vorrà approfondire andrà a vedersi il sito www.partitocapibara.org ”
Se non siamo un partito tradizionale, tanto meno lo è il programma perché è fuori dalle cornici che il capitalismo definisce “possibile”. Le tre rivendicazioni di punta sono queste:
- Lavorare meno: 24 ore alla settimana. Dal lunedì al giovedì indicativamente, sei ore per 4 giorni, associate ad un minimo di 15 euro netti, fa un salario minimo di 1560 euro al mese.
- La gratuità dei sei bisogni fondamentali: le sei leve che ci costringono ad andare a lavorare. La casa, le utenze, i trasporti, il cibo, la salute e l’istruzione/cultura.
- La messa in comune della tecnologia e la distribuzione dei suoi frutti: 500 euro al mese per tutti e tutte, agganciati al tasso di sviluppo per l’automazione.
Questi pilastri si scontrano immediatamente con la visione capitalista che abbiamo digerito e che ci fa dire: “E’ assolutamente impossibile”. Ecco allora che ci aiuta ancora un concetto di Fisher: questo gratuitismo o comunismo di lusso, non basta desiderarlo, spingerlo, bisogna dimostrare che è realistico, possibile qui e ora. Da qui nascono le reti di progettazione aperte. Andiamo concretamente a scrivere le riforme tecniche di queste rivendicazioni.
Ad oggi le due riforme che sono state stese per intero sono quelle della sanità e quella della riforma delle 24 ore di lavoro.
Sul primo punto abbiamo lavorato ripristinando e potenziando la stessa legislazione italiana (la legge 833 /1978, smantellata nei decenni successivi), sul modello della Trieste dei basagliani, dei modelli cubano e del confederalismo del Rojava.
Per il secondo abbiamo fatto tutto un lavoro sulla fiscalità, capovolgendo l’attuale piramide. Per i redditi più bassi le tasse non ci sono. Le tasse sono pagate non più dai poveri, ma dai ricchi.
Stiamo lavorando alla progettazione fattibile di una graduale abolizione del sistema carcerario, stiamo scrivendo la transizione energetica, il servizio di trasporto pubblico capillare in modo da rendere sempre più superflua l’automobile.
Poi c’è la questione della casa, un sistema immobiliare in cui nessuno possa avere (come singolo individuo) più di due case; quindi, se siete in 4 in famiglia potrete godere di 8 immobili. Oggi abbiamo 77 milioni di immobili in Italia di cui abitabili 64 milioni: siamo 52 milioni di maggiorenni di cui due terzi vivono in compagnia. Come se fossimo una tribù di 100 persone con 140 capanne. È chiaro che l’affitto o il mutuo è un’invenzione del capitalismo. La scarsità è imposta dal capitale. C’è invece l’abbondanza. Useremmo per le case una strategia che arriva da Mariana Mazzuccato, economista italo-americana che vive in Inghilterra. Se un palazzinaro ha 5000 appartamenti dovrà lasciarne 4998. Questi verranno messi all’asta. Attualmente il 5% dei proprietari possiede oltre il 50% delle proprietà. La gran mole di case che entreranno nel mercato farà crollare i prezzi.
“Ma non siamo un’isola, qualcuno andrà via, qualcuno arriverà.”
Si, dobbiamo prevedere qualsiasi scenario, è come una partita a scacchi. Quello della fuga dei capitali è il classico spauracchio, ma va affrontato per quello che è: il patrimonio italiano produttivo è pari a 14mila miliardi. 7 mila miliardi sono patrimonio immobiliare, e 7 finanziario. Bene: l’idea di spostare una produzione all’estero non è così facile come ci fanno credere. Parallelamente certo dovrà maturare una coscienza politica che farà sì che le proprie aziende vengano difese. Certo che avremo gli attuali padroni, proprietari contro: si lotterà per difendere il progetto della nostra società gratuitista.
“Quindi mettete in conto lo scontro?”
Ecco allora che emerge l’idea del partito flotilla, la radice anarchica del nostro progetto che NON ci fa credere che gli strumenti della democrazia liberale possano davvero bastare per arrivare a dei risultati rivoluzionari.
Lo scontro sarà soprattutto su questo tetto massimo che abbiamo stabilito: nessuno potrà possedere più di 6,66 milioni di patrimonio personale. Questa è la patrimoniale “accelerazionista” che abbiamo concepito, l’idea cioè di un tetto massimo. Questo significa che il signor Ferrero, l’uomo più ricco d’Italia, che ha un patrimonio personale (cioè di lui persona fisica) di 50 miliardi di euro, dovrà rinunciare a 49 miliardi e 994 milioni di euro, cioè il 99,9999% del suo patrimonio. E rimarrà comunque multimilionario. Ma è evidente che lui non ce lo permetterà mai. Le storie della comune di Parigi, di Allende, insegnano: i padroni, quelli veri, sono internazionalisti e non lasceranno mai che tutto il loro potere venga distribuito per il diritto all’abbondanza comune. Saranno loro a far saltare la democrazia liberale.
Per questo non bisogna credere ciecamente, ingenuamente, che la democrazia liberale basterà a fare questa grande rivoluzione. È proprio come per la flotilla: la flotilla sa che non è la barchetta, va da sé, che blocca Israele. Anzi, la barchetta viene arrestata addirittura prima di raggiungere le rive della Palestina. La flotilla sa che è il tragitto a risvegliare le coscienze del popolo che scende in strada e blocca tutto. Lo stesso vale per il partito-flotilla, il partito capibara (il più grande roditore del mondo, ndR): il partito, il vascello, ovvero la democrazia liberale, da sola, non riuscirà a bloccare il capitalismo; è il tragitto che conta: risvegliare le coscienze, mostrare al mondo che viviamo nell’abbondanza e abbiamo tutto il diritto di rivendicarla, di trasformare le nostre vite, di conquistare un’esistenza bella da godere, che tutto ciò è possibile. È il risveglio delle coscienze nel popolo la vera rivoluzione.
Quando i potenti della terra si scaglieranno a reprimerci, quando saranno pronti a far saltare la democrazia liberale pur di impedirci di realizzare il gratuitismo, quando si arriverà allo scontro finale, sarà la coscienza collettiva a realizzare la rivoluzione, non la barchetta-partito. Era questo lo scopo di Fisher nella sua ultima opera incompiuta, “Acid Communism”: innescare una nuova iperstizione come quella del 1968, risvegliare le coscienze, liberare il desiderio. Da un certo punto di vista, si tratta di innescare un nuovo incantesimo collettivo, una nuova forma di “coscienza di classe”. (continua…)