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Avete mai sentito parlare del partito capibara?/2
continua da qui Avete mai sentito parlare del partito capibara?/1 Ma non c’è il rischio che le persone, con i principali bisogni risolti, si siedano sul divano? Una ricerca del Basic Income Network tedesco, rete per il reddito di base universale, fece un’inchiesta con due domande: “Cosa pensi farebbero le persone se, per mezzo di un reddito universale, venissero liberate dalla schiavitù del lavoro?” L’80% disse che sarebbero rimasti sul divano. Ma alla seconda domanda: “cosa faresti tu?” Il 100% ha risposto elencando le tante cose che sognava di fare. Per questo siamo ottimisti, questo progetto gratuitista fa fare un passo avanti nella società. Fino ad ora la grandissima parte della popolazione è costretta a fare un lavoro con dei tempi, delle condizioni, una retribuzione, che fa star male: solo una minima parte degli abitanti di questo pianeta puo’ realizzare i suoi sogni. Oggi, con l’opulenza che c’è, che l’abbondanza si distribuisca in modo da sviluppare la creatività di ognuno di noi! Ma la tecnologia, l’AI non è “nelle nostre mani”. Si, ci sarà lo scontro. La tecnologia dovrà essere open, libera. Una tecnologia pubblica da impiegare per il bene comune, frutto di protocolli gestiti dalla collettività. L’AI non dovrà essere più nelle mani di pochi oligarchi. Non si tratta semplicemente di redistribuire i frutti dell’automazione. Questa tecnologia, che ora è “estrattiva”, va reinventata, trasformata, perché non si riduca ad una mera eliminazione del 40% dei posti di lavoro come prefigura la banca inglese. [La Banca d’Inghilterra ha stimato che l’Ai spazzerà via il 40% dell’occupazione. Frey e Osborne, in una famosa ricerca, hanno parlato di un rischio per il 47% della popolazione]. Sta a noi inventare un nuovo modello sociale che prenda questa tecnologia e la reinventi. Spero solo che alcuni lavori non vengano automatizzati tout court, se no… Io per esempio sono un insegnante, credo di essere più bravo di una macchina… Certo! Quando il celebre slogan del libro “Inventare il futuro: per un mondo senza lavoro” dice “Pretendi la piena automazione”, non significa che noi vogliamo automatizzare tutto, l’insegnamento, la cura, la salute: quello è il capitalismo che fa di tutto per sostituire l’umano con la macchina. Pretendere la piena automazione significa che l’automazione sia PER NOI. Qualsiasi rivoluzione nel passato è stata violentemente attaccata dai “vicini”. Sì, questo percorso deve essere internazionale, deve superare i confini, che tra l’altro, neppure vogliamo. Hai ragione: se ci fermassimo ad una trasformazione all’interno del recinto liberale, partitica, nazionale, si esaurirebbe in fretta, sarebbe repressa come successe con la Comune di Parigi.  E’ per questo che il partito “flotilla” Capibara sa che “non è la flotilla” che blocca Israele, il partito Capibara sarà fermato ben prima di arrivare al governo. È il tragitto del popolo che scende in strada e blocca tutto.  La prima funzione del partito Capibara è iperstizionale: diffondere un’idea, è un’idea che irrompe nella realtà. Si tratta di inondare con questa idea e risvegliare le coscienze. Lancia dei compagni e delle compagne in parlamento, con divieto (da statuto) di fare accordi di governo fino al raggiungimento della maggioranza assoluta, senza alcun accordo con altre forze politiche.  Il ’68, il ’77 furono dei momenti di incredibile iperstizione, superarono i confini nazionali. Noi vogliamo risvegliare un nuovo ’68. Ci vorrà questa forza, sarà indispensabile, perché i ricchi non molleranno certo la presa, e bisognerà essere in tanti per contrastare la loro repressione. Il partito è solo uno strumento di diffusione delle idee. I capitalisti dovranno affrontare non un partito, ma il popolo e lì ci sarà la rivoluzione.  Ti dico anche: COMUNQUE andrà questa candidatura per il 2027, noi abbiamo già vinto, l’idea si sta diffondendo e andremo sempre avanti. Stiamo crescendo, le persone si accendono, dicono: “Ma davvero è possibile tutto questo? Questa possibilità di non accontentarsi delle briciole?” Qui si tratta di ribaltare la nostra esistenza. Di fronte ad una prospettiva di una vita che diventa BELLA, le persone riaccendono la loro libido politica. Continuo con le provocazioni. Come mai compare quasi solo il tuo nome sul sito? Non ho mai detto di essere il fondatore. So che quella di “personalizzare” è una cosa che tendono a fare soprattutto i giornali, stiamo cercando di raddrizzare la cosa. Dopodiché in questo momento sono quello che ha più parlantina, ma stiamo cercando di fare in modo che ci siano anche altri che hanno voglia di affrontare telecamere e altro. Non c’è un capo: siamo un vento, come gli anabattisti del 1500. State raccogliendo le firme, per presentarvi alle politiche ci vogliono 120mila firme. Si, per ora stiamo raccogliendo delle adesioni online, per dire poi a questi: andate a firmare sulla carta. Secondo una legge che nel 2021 non venne modificata per un voto, le firme per la presentazione di un nuovo partito, devono essere cartacee, questo sarà uno sforzo enorme, ma ci proveremo. Sarà un misurarci e vedere quante persone vogliono questa trasformazione. A novembre, a Bologna, presenteremo il partito invitando i tanti movimenti, lotte, resistenze che ci sono in Italia; dal giorno dopo inizieremo a raccogliere le firme. Sembrate uno dei partiti “pirata” che vi sono stati in passato. Si, appariamo come uno scherzo, un gioco, con proposte surreali, assurde, MA rispetto ai partiti pirata del passato (partito dell’amore, della birra, dell’uomo spazzatura come in Inghilterra) le nostre proposte non sono supercazzole, sono serie e progettate nei minimi dettagli. È solo un’apparenza il gioco, ma vogliamo fare breccia dentro le mura dell’attenzione. Usando strategie comunicative: già il nome del partito, capibara, incuriosisce e arriva. Qualcuno vi avrà avvicinato alle speranze risvegliate dai 5 stelle che avevano lanciato all’inizio idee innovative, in molti avevano sognato. Sì, e anche io 10 anni fa ci avevo creduto, ci sono certo assonanze, ma c’erano alcune differenze di fondamentali: mentre il movimento 5 stelle non aveva un’ideologia, si diceva né di destra né di sinistra, noi siamo di una sinistra radicale, intersezionale, transfemminista, antispecista, anarchica, comunista. Siamo eredi di queste lotte nei secoli. Per questo ci rivolgiamo ai compagni e alle compagne delle lotte, questo vascello vedrà LORO entrare in parlamento.  Nel nostro statuto scriveremo che il partito capibara non potrà MAI fare accordi di governo con altri partiti, cosa che abbiamo imparato dal naufragio dei 5 stelle che arrivarono al 34% per poi sedersi al governo prima con la lega e poi col pd. Non si tratta di giocare con la politica parlamentare come hanno fatto loro.  La seconda differenza dai 5 stelle è che si collocavano pienamente all’interno del realismo capitalista. Non avevano un piano, non avevano una visione del futuro, di società che volevano realizzare. E così, una volta arrivati al governo, si sono sgonfiati perché non sapevano davvero cosa fare. Mancava la progettazione perché mancava, alla radice, la capacità stessa di immaginare. Trovo ottimo che si torni a parlare di casa, lavoro, sanità, immigrazione, diritti, ma nominate pochissimo la politica estera, quello che sta avvenendo nel mondo tra guerre e riarmo. Noi siamo chiaramente contro ogni guerra e ogni esercito, in ogni guerra siamo dalla parte dei soldati che si rifiutano di prendere le armi, siamo con i disertori. I potenti della terra fanno le guerre come se giocassero a risiko sulla pelle delle persone.  Abbiamo uno sguardo decoloniale, a partire dalla denuncia della colonizzazione tutt’ora in atto da parte degli Usa su di noi. L’indipendenza dovrà essere dei popoli, non delle nazioni, siamo per l’abolizione dei confini. Deve terminare lo sfruttamento dell’occidente in Africa e non solo. Così dobbiamo affrontare le vere migrazioni di massa che non sono ancora iniziate, le vedremo nei prossimi decenni con l’acqua che mancherà sempre più. Questi problemi andranno affrontati dal punto di vista globale, planetario. Quindi: transizione ecologica e lotta contro le multinazionali, ovunque. È necessaria una prospettiva sistemica e strutturale per affrontare questi problemi. Un’ultima domanda: quale è il processo con cui prendete le decisioni? Ottima domanda, ci becchi in un momento in cui stiamo discutendo a lungo su questo. Il problema è il partito, finché è un movimento anarchico, autonomo, va tutto bene, ma poi la faccenda si complica, non ci nascondiamo. Un gruppo anarchico, orizzontalista, nel diventare un partito affronta una contraddizione fondamentale. Stiamo cercando di darci dei protocolli comportamentali, un patto relazionale, uno statuto di cura.  Comunicazione non violenta, obblighi di trasparenza, un’analisi se il mio comportamento è coerente o oppositivo con la causa che portiamo avanti. Questo patto relazionale prevede anche uno strumento di autovalutazione. Quando avviene un conflitto, l’idea è di far sì che questo conflitto venga sottoposto a questo patto relazionale, con dei protocolli operativi, in modo da comprendere se una delle persone non si sta comportando bene nei confronti dell’intersezionalità, in modo autonomo e decentrato.  Non vogliamo degli organi decisionali che gerarchicamente decidono e dispongono, ma costruire questi protocolli che siano una bussola per un comportamento di cura collettiva. Certo che QUESTO, ora, è il tema più complesso che stiamo affrontando, per far stare insieme le persone senza gerarchie. Per inventare questi strumenti bisogna avere tanta Comune di Parigi nel cuore, tanti sindacati anarchici nel cuore, tanto orizzontalismo e anche un po’ di sana critica dello stesso orizzontalismo. Andrea De Lotto
September 2, 2026
Pressenza
Avete mai sentito parlare del partito capibara?/1
Vengo a conoscenza di un nascente partito: il partito dei capibara. Mi dicono: “Sono giovani, sembra interessante, prova a sentirli.” Guardo il sito e trovo idee che mi sono molto care: a partire dalla riduzione drastica dell’orario di lavoro. Ci diamo appuntamento con un loro portavoce, Davide Dibitonto, 31 anni, di Padova, ha una doppia laurea in economia e scienze politiche, lavora come consulente per l’ottimizzazione dei processi produttivi. Ci eravamo dati una mezz’ora, alla fine staremo a parlare per un’ora e mezza.  Davide, parti dall’inizio. L’origine sta nell’avanguardia filosofica che nasce in Inghilterra alla fine degli anni ’90: l’accelerazionismo che vuole rimettere in moto un mondo, una storia che sembra essersi fermata. L’accelerazionismo “di sinistra” è un movimento intellettuale, accademico, militante, che segue la crisi del 2008, che cerca di capire come mai il forte movimento Occupy Wall Street non ha portato risultati. La risposta più esaustiva è stata trovata dal pensatore inglese Mark Fisher, che scrive nel 2009 Realismo capitalista.  In estrema sintesi: “Abbiamo perso perché non siamo stati in grado di immaginare ciò che vogliamo. Siamo sempre ‘anti’, in difesa, resistenti, ma così non si vince, se va bene si rallenta l’offensiva avversaria”. Ecco allora la riflessione, il sogno di una nuova utopia mobilitante. In Inghilterra il dibattito va spedito e il nuovo partito di Corbin è molto vicino a quelle analisi. In Italia quel pensiero arriva in modo davvero particolare, non tanto attraverso traduzioni, che sono pochissime, ma attraverso i meme. Sono immagini provocatorie, scherzose, montaggi di foto o disegni e frasi, pensieri, in questo caso si mandano messaggi con l’obiettivo di svecchiare le categorie della sinistra tradizionale.  Negli anni 2014/15 c’è un gruppo fb che si chiama Sinistra Libro, alcuni di loro usano molto i meme. In fondo in quegli anni è la stessa campagna di Trump che avviene a colpi di meme. Nascono migliaia di meme che inondano l’immaginario. Nel frattempo l’unico autore che viene tradotto dall’inglese all’italiano è Mark Fisher, il quale si toglie la vita nel 2017 e in Italia la sua opera principale, Realismo capitalista, viene tradotta nel 2018 e poi via via tutto quello che ha scritto.  Cosa dice Fisher: “Siamo depressi perché non abbiamo futuro, non siamo neanche in grado di immaginarlo.” Se l’accelerazionismo di sinistra inglese è più legato alla tecnologia e alle potenzialità che questa ha per migliorare la nostra vita, qui in Italia attecchisce maggiormente l’aspetto immaginifico. Nascono in Italia tanti piccoli gruppi che mettono in pratica questo proposito: immaginiamo, ma da lì riflettiamo, elaboriamo, la società che vogliamo e la sua realizzabilità.  Dall’utopia alla progettazione tecnica. Questa corrente di accelerazionismo si chiama “gratuitismo”, che si sposa con la decrescita felice. La forma prezzo della vita viene demercificata; noi dobbiamo andare a lavorare perché la vita costa, il gratuitismo vuole costruire un progetto anarco-comunista. Soprattutto dell’anarchia. La gratuità, per esempio, ci consente di capire l’abolizione della moneta. Se arriviamo ad avere gratuitamente la risposta ai sei bisogni principali, la moneta conta meno. Si abolisce il significato della moneta, non il significante. È un’accelerazione oltre il capitalismo, come se noi sgretolassimo il capitalismo. È un’incredibile, entusiasmante utopia mobilitante che si diffonde in un’era apocalittica. Le reti di progettazione aperte nascono nel 2021, quindi think tank dal basso, persone che si aggregano con l’obiettivo di trasformare i nostri sogni in progettazioni tecniche. Per esempio, nel 2021 abbiamo lavorato con Giuseppe Graziano, grande esperto di sanità, direttore sanitario dell’Umberto I di Roma, e con lui abbiamo scritto il decreto attuativo di un futuro servizio sanitario nazionale. Come nasce l’idea del partito? L’idea del “partito accelerazionista” è sempre stata un meme, già nel 2015 vi erano meme su un ipotetico partito. Certo era un gioco, uno scherzo. Nel 2022, durante le elezioni vere e proprie in Italia, abbiamo montato tra noi un gioco: le elezioni iperstizionali. Iperstizione è un’idea che si trasforma in realtà. Un’idea così forte e desiderabile che circola sempre di più fino a diventare realtà.  Per esempio, la “remigrazione” è un’iperstizione: tanto hanno martellato che ora rischia di diventare realtà. Il motto “Non c’è alternativa”, il “there is no alternative” di Margareth Thatcher è un’iperstizione: noi ci crediamo e così diventa realtà.  Queste elezioni che inventammo avevano otto liste immaginarie, tutte delle prese in giro dei partiti esistenti. Non eravamo molti, i gruppi meme sono piccoli, formati da 4/5 persone, ma poi questi messaggi viaggiano, alcune centinaia di persone votarono. Ma già allora, nel 2022 avevamo scritto i programmi di questi 8 partiti: facemmo dei laboratori di liberazione dell’immaginazione, che è la pratica che viene fatta quando si segue l’insegnamento di Fisher.  Quando scrivemmo i programmi ci accorgemmo che era facile declinarli in programmi reali. L’immaginazione, per gioco va oltre il realismo, ma poi ci si accorge che le rivendicazioni sono meno assurde del mondo in cui viviamo. Da lì negli anni seguenti un lavoro di articolazione di tutti i nostri sogni. Ma quando l’idea di questo partito capibara? Il progetto è nato alla fine dell’estate scorsa, ma non è più un gioco. Certo la contraddizione è “un partito che nasce in un contesto anarchico”; siamo nell’assurdo, nel paradosso. L’idea è quella del Galeone, poesia del 1967 che poi è diventata canzone del canzoniere anarchico: è praticamente la storia della Flotilla, questo Galeone di schiavi che si ammutinano e decidono di schiantare questa barca contro le rive.  Come la Flotilla, non sta in difesa, va all’attacco. A novembre a Bologna convocheremo tutti coloro che vogliono “salire su questo galeone”. Noi offriamo lo spazio, non saremo noi, ma saranno altri “compagni e compagne” che noi scaglieremo in parlamento contro le rive del parlamento. Butteremo dentro alcune persone come se fosse una grande strategia alla Ilaria Salis. Lei è lì per sostenere le lotte territoriali, non per obbedire ad un partito. Davide dicci in sintesi le “colonne” del programma, in sintesi, poi chi vorrà approfondire andrà a vedersi il sito www.partitocapibara.org  Se non siamo un partito tradizionale, tanto meno lo è il programma perché è fuori dalle cornici che il capitalismo definisce “possibile”. Le tre rivendicazioni di punta sono queste: 1. Lavorare meno: 24 ore alla settimana. Dal lunedì al giovedì indicativamente, sei ore per 4 giorni, associate ad un minimo di 15 euro netti, fa un salario minimo di 1560 euro al mese. 2. La gratuità dei sei bisogni fondamentali: le sei leve che ci costringono ad andare a lavorare. La casa, le utenze, i trasporti, il cibo, la salute e l’istruzione/cultura. 3. La messa in comune della tecnologia e la distribuzione dei suoi frutti: 500 euro al mese per tutti e tutte, agganciati al tasso di sviluppo per l’automazione. Questi pilastri si scontrano immediatamente con la visione capitalista che abbiamo digerito e che ci fa dire: “E’ assolutamente impossibile”. Ecco allora che ci aiuta ancora un concetto di Fisher: questo gratuitismo o comunismo di lusso, non basta desiderarlo, spingerlo, bisogna dimostrare che è realistico, possibile qui e ora. Da qui nascono le reti di progettazione aperte. Andiamo concretamente a scrivere le riforme tecniche di queste rivendicazioni.  Ad oggi le due riforme che sono state stese per intero sono quelle della sanità e quella della riforma delle 24 ore di lavoro.  Sul primo punto abbiamo lavorato ripristinando e potenziando la stessa legislazione italiana (la legge 833 /1978, smantellata nei decenni successivi), sul modello della Trieste dei basagliani, dei modelli cubano e del confederalismo del Rojava.  Per il secondo abbiamo fatto tutto un lavoro sulla fiscalità, capovolgendo l’attuale piramide. Per i redditi più bassi le tasse non ci sono. Le tasse sono pagate non più dai poveri, ma dai ricchi.  Stiamo lavorando alla progettazione fattibile di una graduale abolizione del sistema carcerario, stiamo scrivendo la transizione energetica, il servizio di trasporto pubblico capillare in modo da rendere sempre più superflua l’automobile.  Poi c’è la questione della casa, un sistema immobiliare in cui nessuno possa avere (come singolo individuo) più di due case; quindi, se siete in 4 in famiglia potrete godere di 8 immobili. Oggi abbiamo 77 milioni di immobili in Italia di cui abitabili 64 milioni: siamo 52 milioni di maggiorenni di cui due terzi vivono in compagnia.  Come se fossimo una tribù di 100 persone con 140 capanne. È chiaro che l’affitto o il mutuo è un’invenzione del capitalismo. La scarsità è imposta dal capitale. C’è invece l’abbondanza. Useremmo per le case una strategia che arriva da Mariana Mazzuccato, economista italo-americana che vive in Inghilterra. Se un palazzinaro ha 5000 appartamenti dovrà lasciarne 4998. Questi verranno messi all’asta. Attualmente il 5% dei proprietari possiede oltre il 50% delle proprietà. La gran mole di case che entreranno nel mercato farà crollare i prezzi.  Ma non siamo un’isola, qualcuno andrà via, qualcuno arriverà. Si, dobbiamo prevedere qualsiasi scenario, è come una partita a scacchi. Quello della fuga dei capitali è il classico spauracchio, ma va affrontato per quello che è: il patrimonio italiano produttivo è pari a 14mila miliardi. 7 mila miliardi sono patrimonio immobiliare, e 7 finanziario. Bene: l’idea di spostare una produzione all’estero non è così facile come ci fanno credere. Parallelamente certo dovrà maturare una coscienza politica che farà sì che le proprie aziende vengano difese. Certo che avremo gli attuali padroni, proprietari contro: si lotterà per difendere il progetto della nostra società gratuitista. Quindi mettete in conto lo scontro? Ecco allora che emerge l’idea del partito flotilla, la radice anarchica del nostro progetto che NON ci fa credere che gli strumenti della democrazia liberale possano davvero bastare per arrivare a dei risultati rivoluzionari.  Lo scontro sarà soprattutto su questo tetto massimo che abbiamo stabilito: nessuno potrà possedere più di 6,66 milioni di patrimonio personale. Questa è la patrimoniale “accelerazionista” che abbiamo concepito, l’idea cioè di un tetto massimo. Questo significa che il signor Ferrero, l’uomo più ricco d’Italia, che ha un patrimonio personale (cioè di lui persona fisica) di 50 miliardi di euro, dovrà rinunciare a 49 miliardi e 994 milioni di euro, cioè il 99,9999% del suo patrimonio. E rimarrà comunque multimilionario. Ma è evidente che lui non ce lo permetterà mai. Le storie della comune di Parigi, di Allende, insegnano: i padroni, quelli veri, sono internazionalisti e non lasceranno mai che tutto il loro potere venga distribuito per il diritto all’abbondanza comune. Saranno loro a far saltare la democrazia liberale.  Per questo non bisogna credere ciecamente, ingenuamente, che la democrazia liberale basterà a fare questa grande rivoluzione. È proprio come per la flotilla: la flotilla sa che non è la barchetta, va da sé, che blocca Israele. Anzi, la barchetta viene arrestata addirittura prima di raggiungere le rive della Palestina. La flotilla sa che è il tragitto a risvegliare le coscienze del popolo che scende in strada e blocca tutto. Lo stesso vale per il partito-flotilla, il partito capibara (il più grande roditore del mondo, ndR): il partito, il vascello, ovvero la democrazia liberale, da sola, non riuscirà a bloccare il capitalismo; è il tragitto che conta: risvegliare le coscienze, mostrare al mondo che viviamo nell’abbondanza e abbiamo tutto il diritto di rivendicarla, di trasformare le nostre vite, di conquistare un’esistenza bella da godere, che tutto ciò è possibile. È il risveglio delle coscienze nel popolo la vera rivoluzione.  Quando i potenti della terra si scaglieranno a reprimerci, quando saranno pronti a far saltare la democrazia liberale pur di impedirci di realizzare il gratuitismo, quando si arriverà allo scontro finale, sarà la coscienza collettiva a realizzare la rivoluzione, non la barchetta-partito. Era questo lo scopo di Fisher nella sua ultima opera incompiuta, “Acid Communism”: innescare una nuova iperstizione come quella del 1968, risvegliare le coscienze, liberare il desiderio. Da un certo punto di vista, si tratta di innescare un nuovo incantesimo collettivo, una nuova forma di “coscienza di classe”. (continua qui Avete mai sentito parlare del partito capibara?/2)   Andrea De Lotto
September 2, 2026
Pressenza