Sorpresa ! Secondo l’Avvocatura dello Stato siamo in una ‘guerra mondiale a pezzi’

Pressenza - Wednesday, September 2, 2026

Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti (The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei). L’articolo integrale è stato pubblicato sulla rivista ‘La porta di vetro’ https://www.laportadivetro.com/post/sorpresa-l-italia-%C3%A8-dentro-una-guerra-mondiale-a-pezzi-e-ibrida

Se la cooptazione dell’ex-ministro di Zelensky, Mykhailo Fedorov, come consulente del Ministero della Difesa italiano per l’innovazione in campo militare, è la conferma della svolta “definitiva” del nostro paese verso l’economia di guerra e della linea di Guido Crosetto verso lo scontro con la Russia, quanto ha scritto l’Avvocatura di Stato a nome dell’Agenzia delle Dogane – affinché sia sospesa la sentenza del TAR Emilia Romagna che riconosce il diritto di accesso ai dati quantitativi sul transito di materiale d’armamento dal porto di Ravenna – si spinge oltre.

Per l’organo della pubblica amministrazione dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con compiti di consulenza giuridica e di tutela e rappresentanza dello Stato nelle controversie legali, il nostro Paese sarebbe “già dentro a una guerra mondiale a pezzi e ibrida”.

Ma, mentre la mossa di Guido Crosetto non è passata inosservata e tutti i media mainstream ne hanno dato notizia, l’altro fatto è rimasto finora confinato solo nelle prime pagine dei giornali romagnoli e in qualche blog, sito o comunicato dell’attivismo contro la guerra, per la difesa dei diritti o del sindacalismo di base.

Un chiaro segnale di “rimozione” istituzionale e mediatico estremamente grave, su cui abbiamo il dovere di non far cadere il silenzio.

Il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso dell’Agenzia delle Dogane, ha scelto – nella prima udienza del 27 agosto – di rinviare la decisione. In attesa degli sviluppi, ricostruiamo qui brevemente, la sequenza degli eventi che hanno portato nell’arco di un anno alla situazione attuale.

La prima denuncia nel 2025

L’anno scorso l’azione di monitoraggio di The Weapon Watch sul transito di armi nei porti e le puntuali inchieste della rivista Altreconomia realizzate dalla giornalista investigativa Linda Maggiori, portano alla luce come il porto italiano di Ravenna, una volta usato principalmente per la gestione di carichi di granaglie e generi alimentari, sia diventato un po’ alla volta uno scalo del traffico illegale di armi ed esplosivi diretti in Israele.
Il materiale d’armamento, caricato principalmente su navi container della compagnia di navigazione israeliana ZIM, è regolarmente diretto ai porti di Haifa e Ashdod.
L’episodio che scoperchia il vaso di Pandora è il sequestro, a inizio febbraio 2025, di tredici tonnellate di pezzi forgiati prodotti da aziende italiane, destinati alla IMI Sistems, un’azienda militare israeliana di proprietà della Elbit Systems.
I pezzi forgiati, spacciati per manufatti civili, in realtà sono utilizzati per la fabbricazione di cannoni da carro armato.
Il sequestro non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la segnalazione coraggiosa di un lavoratore della compagnia di navigazione.

Questo traffico ha lo scopo di aggirare il divieto imposto dalla legge italiana 185/90 sulle nuove autorizzazioni di armi a Israele, in vigore dal 7 ottobre 2023.
Nel settembre 2025 sono bloccati due container di munizioni diretti in Israele.

Il sindaco Alessandro Barattoni e le autorità locali vietano l’imbarco, esercitando i loro poteri di azionisti del terminal portuale, dopo le proteste dei portuali contro il transito di armi verso zone di guerra.

I tir provenienti dalla Repubblica Ceca che trasportano il carico sono respinti all’ingresso del terminal dove li attende una nave della compagnia israeliana Zim diretta ad Haifa.

L’allarme scatta alcuni giorni prima, quando i portuali segnalano l’arrivo del carico mentre i mezzi pesanti si trovano ancora al confine tra Austria e Italia.

A inizio del 2026 Linda Maggiori chiede all’Agenzia delle Dogane “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre, per export e transito e, se possibile, per destinazione e provenienza”.

Le Dogane oppongono il loro diniego, sottolineando che questi dati causerebbero un “pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera” del nostro paese nonché “un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente contro-interessati” e che “l’interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico”.

Il ricorso al Tar dell’Emilia Romagna e la replica dell’Agenzia delle Dogane

Contro il diniego, Linda Maggiori e l’avvocato ravennate Andrea Maestri presentano un ricorso amministrativo al Tar dell’Emilia Romagna.

Il primo luglio 2026 è depositata la sentenza che accoglie parzialmente il ricorso, segnando un passaggio importante nella lotta per la trasparenza che ha alimentato manifestazioni, cortei e iniziative pubbliche contro il transito di materiale bellico dallo scalo ravennate, con particolare riferimento alle forniture destinate a Israele nel contesto del genocidio a Gaza.

La sentenza è importante non solo per il porto di Ravenna, ma anche sul piano nazionale, costituendo un precedente giuridico per tutti quei casi in cui l’Agenzia delle Dogane e le Autorità portuali rifiutano l’accesso agli atti e alla conoscenza dei dati quantitativi dei materiali d’armamento che transitano dai diversi scali italiani.

L’Agenzia delle Dogane nelle seguenti settimane reagisce presentando un appello al Consiglio di Stato, con la richiesta di sospensiva dell’efficacia del provvedimento contenuto nella sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, che obbliga le Dogane a rendere pubblici i dati quantitativi su esportazioni e transito di armamenti nell’ambito di competenza del porto di Ravenna.

Il 27 agosto è fissata l’udienza a Roma.
Nell’occasione il Consiglio di Stato non accoglie la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, rinviando la questione al giudizio di merito, fissato per l’8 ottobre 2026.
Ma, dopo che l’udienza del 27 agosto ha reso nota la memoria difensiva depositata dall’Avvocatura dello Stato a supporto del ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane, la questione diventa molto più ampia e, per diversi aspetti, più inquietante.

Nell’atto si sostiene che il porto di Ravenna è un’infrastruttura dotata di una specifica “rilevanza militare”, per cui la diffusione dei dati potrebbe incidere sulla sicurezza nazionale, sugli interessi strategici militari e sulle relazioni internazionali dell’Italia (tra cui il sostegno a Israele). Non solo.

Nell’atto c’è scritto che l’Italia sarebbe già dentro una «guerra mondiale a pezzi e ibrida».

Credo che queste affermazioni – l’ultima mutuata peraltro da una frase di Papa Francesco, cioè dal Capo di uno Stato straniero, il Vaticano – debbano suscitare una forte preoccupazione sia nella società civile, sia nelle istituzioni, anche perché non mi risulta che ad oggi ci sia mai stato un dibattito pubblico e democratico e, tantomeno, che lo “stato di guerra” per il nostro paese sia stato deliberato dalla Camera dei Deputati e dal Senato come prevede la nostra Costituzione.

La questione non finisce qui…

Redazione Italia