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Fuori la guerra dalla storia. A partire da Genova nè una persona nè un soldo per la guerra.
Riceviamo e pubblichiamo dalle associazioni genovesi Fair e Weapon Watch. GENOVA 2001–2026. Riprendiamoci il futuro Nell’ambito delle iniziative per i 25 anni dal G8, esperti e attivisti a confronto sul legame tra riarmo europeo, guerre permanenti e sistema finanziario Genova, 17/07/2026 – Come segnalato su Pressenza, si è tenuto giovedì 16 luglio, nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale a Genova, il forum tematico “Guerre, riarmo, finanza e fabbricanti d’armi”, promosso da Fair e The Weapon Watch nell’ambito delle iniziative per ricordare i 25 anni dal G8. L’incontro, moderato da Deborah Lucchetti (Fair) e Gianni Alioti (The Weapon Watch), ha visto la partecipazione di: Mario Pianta, professore ordinario in Politica Economica presso la Scuola Normale Superiore di Firenze, Widad Tamimi, giornalista e scrittrice, fondatrice dell’associazione ἰοίην-ioien “Oltre ogni confine, oltre ogni dolore”, Vittorio Agnoletto, medico e attivista, docente di Globalizzazione e Politiche della Salute all’Università degli Studi di Milano; Alessandro Volpi, professore di Storia Contemporanea all’Università di Pisa, Anna Fasano, presidente di Impact SGR (Banca Popolare Etica) e di due rappresentanti del Gruppo Lavoratori Leonardo Torino. Il Forum ha sviluppato una preziosa riflessione, grazie all’apporto di qualificati contributi multidisciplinari su come guerre e riarmo cambiano in peggio l’economia e le nostre vite, sul cordone finanziario, tecnologico, militare che lega il riarmo europeo con le guerre permanenti e il genocidio dei palestinesi. Infine, sull’intreccio perverso tra finanza, fabbricanti d’armi e politica che alimenta tutto questo anche grazie ai nostri risparmi investiti nei fondi pensione. Se pensiamo al recente vertice della NATO ad Ankara, trasformato in un gran bazar delle armi, al progressivo ridimensionamento della diplomazia dei paesi europei e alla loro deriva bellicista, non possiamo che convenire con le parole dell’economista americano Jeffrey Sachs: “L’unica possibilità che hanno i popoli dell’occidente, in grande maggioranza contro la guerra, è far saltare le proprie élite politiche”. L’élite al potere in Europa e i governi dei singoli paesi, in maggioranza complici del genocidio in Palestina, ci stanno trascinando in guerra contro la Russia. Per questo sono anni che assistiamo allo sperpero di risorse pubbliche con l’aumento costante dal 2014 delle spese militari. Ma alla voracità dei militarismi e nazionalismi europei, ciò non basta. Le spese militari che nei paesi europei della Nato hanno raggiunto nel 2025 il valore di 537 miliardi di dollari (+43% rispetto al 2023), dovrebbero aumentare a due volte e mezzo schizzando al 5% del PIL entro il 2035. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la morte della ricerca pubblica in campo civile al servizio del bene comune, il sacrificio dei servizi pubblici fondamentali (sanità, istruzione, trasporti, protezione civile), la riduzione degli investimenti necessari a garantire protezione sociale, lavoro dignitoso, tutela ambientale e transizione ecologica, l’assenza di misure straordinarie di adattamento e mitigazione per fronteggiare gli effetti sempre più drammatici degli eventi climatici estremi. La miopia colpevole, l’insipienza e la subalternità di chi governa la cosa pubblica (ad ogni livello) alla finanza e ad un pugno di multinazionali e oligarchi suprematisti, colonialisti e autoritari, che detengono gran parte della ricchezza mentre il Pianeta è letteralmente in fiamme, impone uno sforzo straordinario di intelligenza popolare, una rivoluzione dal basso che obblighi chi detiene – spesso illegittimamente – il potere economico e politico a fermarsi e scendere a patti con le richieste e le necessità della maggioranza della popolazione. Oggi, come 25 anni fa, siamo qui, persone comuni, lavoratrici e lavoratori, attivisti e attiviste, organizzazioni della società civile nate per difendere diritti e beni comuni, a denunciare le mistificazioni dei padroni della Terra, a chiamare a raccolta tutte le persone di buona volontà perché un altro modo di stare al mondo è necessario, se vogliamo ancora immaginare un futuro su questo pianeta esausto. Di seguito le proposte di azione urgenti rivolte a persone, associazioni e sindacati tutti affinché aumenti la pressione verso le istituzioni locali, nazionali ed europee per economie di giustizia e di pace, contro la logica del nemico e la corsa al riarmo che, in modo sempre più evidente, mentre arricchisce i fabbricanti d’armi, i maggiori fondi finanziari e gran parte della nomenclatura politica al potere, divide e affama i popoli. Chiediamo a tutte le Istituzioni e al Comune di Genova poche cose, ma dirimenti: – Bloccare, nel rispetto della Legge 185/90, qualsiasi esportazione, importazione e transito di materiale d’armamento e tecnologie a uso militare “verso e da” Israele e di tutti i paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani internazionali. Di sospendere nei confronti di Israele tutti i programmi di cooperazione accademica e di ricerca, che coinvolgono industrie militari e/o sono correlate alle guerre di Israele e al genocidio del popolo palestinese. – Istituire l’Osservatorio Consiliare Permanente per la trasparenza, la sostenibilità etica e la sicurezza dei lavoratori del Porto di Genova, rendendo pubblici i dati di traffico, di quantità e tipologia di merci, di origine e destinazione, per cogliere la domanda dei lavoratori portuali e dei cittadini genovesi di non essere complici con traffici di armamenti che – sebbene siano già vietati da leggi e trattati – continuano a transitare dai porti alimentando guerre e genocidi. – Istituire – come già richiesto da centinaia tra cittadini e associazioni a Genova alla Giunta Salis – un Assessorato alla Pace. – Attivare borse di studio per studentesse e studenti provenienti dalla striscia di Gaza, offrendo loro la possibilità di completare la propria formazione accademica e professionale presso prestigiosi atenei e istituti in Italia. Genova, Porto e città di pace, potrebbe distinguersi avviando il primo programma in Italia Chiediamo alle persone e organizzazioni della società civile e ai sindacati dei lavoratori, tra le tante cose, di realizzare alcune azioni ritenute prioritarie in questa fase: – Partecipare attivamente alla campagna europea “Stop Rearm Europe” e alle azioni declinate in ambito nazionale (“Ferma il Riarmo”, “Coordinamento No Riarmo”) e locale (“Comuni per la Pace e contro il Riarmo”). Favorire la convergenza dei movimenti e la mobilitazione “Fuori dall’economia di guerra” dell’agenda “No Kings”. – Esercitare una pressione verso i candidati alle prossime elezioni politiche, sostenendo esplicitamente di “votare solo chi ha parole chiare contro il riarmo”. – Aderire alla campagna nazionale “Banche complici”, rivolta a Unicredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas, le tre istituzioni finanziarie italiane più coinvolte in operazioni di supporto alla colonizzazione illegale, nell’apartheid e nel genocidio dei palestinesi. La campagna è promossa da BDS, in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, i periodici cattolici che coordinano la campagna contro le “Banche Armate”. – Aderire alla campagna “Banche Armate” per togliere i propri conti correnti e i propri risparmi dalle “mani sporche di sangue” delle Banche che finanziano l’esportazione di armi che alimenta le guerre. – Sostenere la campagna per la creazione di una agenzia farmaceutica pubblica europea, pilastro per la sicurezza comune e la ricerca pubblica. – Sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil per rendere effettivo il diritto alla salute, difendere e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale Il confronto continua oggi, venerdì 17 luglio 2026, al Palazzo Ducale – Sala del Minor Consiglio dalle ore 15:00 con la seconda giornata del Forum Dalla zona rossa alla Smart City, in cui saranno affrontati temi di scottante attualità sulla sorveglianza e il controllo dello spazio pubblico https://g8genova.it/eventi/dalla-zona-rossa-alla-smart-city/ Per maggiori informazioni: Gianni Alioti, The Weapon Watch – 3489026909 Deborah Lucchetti, Fair – 3381498490 Redazione Italia
July 17, 2026
Pressenza
SI CHIUDE IL VERTICE NATO IN TURCHIA: ARMI, ARMI E ANCORA ARMI. L’ITALIA CONFERMA LA SPESA BELLICA DEL 5% DEL PIL
Ad Ankara, Turchia, si è concluso il Vertice Nato. Nelle stesse ore in cui Trump ordinava i nuovi bombardamenti sull’Iran, il segretario dell’Alleanza Atlantica Rutte annuiva pedissequamente a ogni mossa statunitense, che ha parlato di “risposta necessaria” all’Iran. Trump intanto ha confermato stizzito di voler mantenere gli Usa nella Nato, in occasione dell’incontro a porte chiuse dei leader. Dalla dichiarazione finale del vertice si legge che la Russia “rappresenta una minaccia a lungo termine per la Nato”; che l’Ucraina “contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno a Kiev”. Tutto questo si traduce in decine e decine di miliardi di euro in armi promesse dai vari Stati, compresa la licenza statunitense a produrre Patriot per l’Ucraina, durante il vertice dell’Alleanza Atlantica, in occasione del quale il sultano Erdogan prova a rimuovere le sanzioni imposte alla Turchia dalla prima amministrazione Trump, consentendo la vendita di componenti di F-35 ad Ankara. Un terremoto diplomatico e militare che scuote Israele. Qui il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha cancellato una visita in programma per oggi. All’inizio di questa settimana, il genocida Netanyahu aveva avvertito che fornire l’aereo stealth avanzato ad Ankara avrebbe “distrutto gli equilibri di potere in Medio Oriente” erodendo il vantaggio militare di Israele. Un vantaggio militare che è quello dell’occupazione illegale, che ha impedito al nuovo segretario generale della Lega Araba, Nabil Fahmy, di incontrare oggi a Ramallah il presidente palestinese Abu Mazen. Qui le autorità occupanti israeliane gli hanno negato l’autorizzazione. Nel frattempo nella capitale turca, per il terzo giorno consecutivo, migliaia in piazza contro il vertice Nato. Corteo anche a Istanbul, organizzato dai principali partiti di opposizione al sultano Erdogan. I partecipanti hanno contestato le politiche dell’Alleanza, il ruolo della Turchia in perpetua crisi economica, e la presenza statunitense. E poi c’è l’Italia. In questo calderone di affari bellici sulla pelle di milioni di persone, Meloni conferma l’obiettivo del 5% del pil dedicato al riarmo sigliato anche da Roma nel precedente summit Nato all’Aia, così come l’adesione al programma europeo Safe. L’obiettivo di far salire le spese militari al 5% entro il 2035 costerebbe all’Italia 500 miliardi di euro, denuncia oggi pomeriggio l’Osservatorio Milex. Intanto sono 19 i miliardi annunciati da Crosetto nella prossima manovra, da investire – ancora una volta – in armi. Soldi che vengono prelevati dallo stato sociale, defraudato da anni di politiche di privatizzazione e tagli, come conferma oggi il nuovo rapporto Ocse per i salari europei: i redditi reali italiani sono tra i peggiori dei 27 paesi dell’Ue, ancora sotto di oltre 6 punti percentuale rispetto al 2021, mentre la media dei Paesi Ocse è tornata sopra quei livelli. La stessa Organizzazione di studi economici prevede poi un’ulteriore contrazione entro fine anno, -1%, a fronte di un’inflazione al 3%, a un tasso d’occupazione del 9% sotto la media Ocse, in particolare per le difficoltà a trovare un lavoro degno e pagato di giovani e donne. Il commento, su Radio Onda d’Urto, di Fulvio Scaglione, giornalista e direttore di InsideOver. Ascolta o scarica.
July 8, 2026
Radio Onda d`Urto
#nato LA FIERA DELLE #ARMI LEVANTE - Casa del Sole Tv - 7 lug 2026 con Margherita Furlan, Antonio Mazzeo e Gianmarco Pisa. 🔥 Nello stesso giorno: ad #Ankara la NATO apre il vertice con la fiera dell’industria delle armi e proietta su uno schermo decine di miliardi in contratti; a Qom centinaia di migliaia di persone accompagnano il feretro di Khamenei; nello Stretto di Hormuz bruciano due petroliere. La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. https://www.youtube.com/watch?v=lfaePBmS1is
July 8, 2026
Antonio Mazzeo
L’ITALIA COMPRA SEMPRE PIÙ ARMI DAGLI USA. “IL TURBOCAPITALISMO ARMATO RISCHIA DI FAR ESPLODERE UNA BOLLA FINANZIARIA”
Un’analisi dell’Osservatorio Mil€x rivela che dal 2023 il Ministero della Difesa italiano ha ordinato sistemi d’arma statunitensi per un valore di 4,4 miliardi di euro, coprendo investimenti fino al 2035. L’indagine evidenzia una forte dipendenza tecnologica dai colossi Usa, tra cui Lockheed Martin e Boeing, sollevando preoccupazioni per l’autonomia strategica europea a favore dell’industria bellica d’oltreatlantico. Il dossier evidenzia come nove nuovi programmi, inclusi droni avanzati e sistemi Himars, portino la spesa totale, considerando il mantenimento dei programmi storici come l’F-35, a circa 4,4 miliardi di euro tra il 2023 e il 2027. L’Osservatorio Mil€x ha prodotto l’analisi considerando i decreti del Ministero della Difesa che coincidono con la XIX Legislatura, quella del governo Meloni. Ne risulta una brusca accelerazione di acquisti rispetto ai governi precedenti. Questi acquisti sono stati favoriti dalle richieste pressanti dell’amministrazione Trump e della Nato, poi i mercati finanziari hanno agevolato gli interscambi. Questo ha portato ad “una situazione di turbocapitalismo armato, che sta producendo una bolla finanziaria ancora più grossa di quella del 2008. Se scoppierà sarà un problema”, ha dichiarato ai nostri microfoni Francesco Vignarca dell’Osservatorio Mil€x sulle spese militari. Ascolta o scarica 
July 2, 2026
Radio Onda d`Urto
La guerra alla Russia e i ras del nazigolpismo di Kiev
Promozione dell’industria di guerra. Réclame dei prodotti del complesso militare-industriale di mezza Europa e, di concerto, pubblicità del “crescente potenziale” bellico ucraino, di contro alla “catastrofica situazione” di una Russia che non solo non è in grado di garantire la sicurezza nemmeno della capitale, ma sta perdendo sempre più soldati, […] L'articolo La guerra alla Russia e i ras del nazigolpismo di Kiev su Contropiano.
June 21, 2026
Contropiano
Ucraina: cessiamo il fuoco!
Non provo alcuna simpatia per il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kjy, anzi…, ma, come si dice, “anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta” e quindi, nessuno se ne abbia a male, dico in tutta onestà che sono d’accordo con quanto scrive nella sua lettera a Putin, poichè ritengo seria e motivata la sua proposta di Pace e penso che sprecare questa occasione significherebbe condannare a morte decine di migliaia di giovani Ucraini e Russi per poi arrivare tra qualche mese, nella migliore delle ipotesi, o tra qualche anno di guerra alle stesse conclusioni che sono oggi proposte. Intendiamoci, io considero il Presidente Zelens’kjy uno dei signori della guerra, al pari di Putin, ovviamente, ma anche di Biden, di Ursula von der Leyen, di Boris Johnson, di Jens Stoltenberg, di Mark Rutte, di Olaf Scholz, di Friedrich Merz, di Emmanuel Macron, di Mario Draghi, di Giorgia Meloni e compagnia bella. La guerra in Ucraina non è iniziata peraltro nel 2022 ma nel 2014 come guerra civile per il controllo  del Donbass. Una guerra in cui l’Occidente appoggiava l’Ucraina e suoi governi mentre la Federazione Russa sosteneva le autoproclamate repubbliche popolari di Doneck e Lugansk (ora, peraltro, annesse a tutti gli effetti alla Federazione Russa, insieme alla Crimea ovvero a circa il 20% del territorio Ucraino). Il conflitto attuale, che gli Ucraini indicano come “guerra su vasta scala” e che Putin si ostina a chiamare “operazione militare speciale di denazificazione”, è iniziato il 24 febbraio del 2022 ed è la prosecuzione della guerra in Donbass, un tumore maligno che in Europa nessuno ha saputo nè voluto seriamente eradicare. Perchè ritengo che la lettera che il presidente Zelens’kjy ha inviato al suo collega Putin e che contiene una proposta di Pace sia da prendere sul serio? Zelens’kjy venne eletto al ballottaggio contro l’oligarca ed ex presidente Petro Porosenko che sosteneva e aveva praticato politiche ultranazionaliste, promuovendo la lingua Ucraina come unica lingua dello stato e mettendo di conseguenza al bando il Russo, che è la lingua madre di almeno il 30% della popolazione, sempre Porosenko aveva voluto riabilitare, quando non addirittura proclamare come eroi della patria, tutti i combattenti che si erano opposti, durante la Seconda Guerra Mondiale, all’Armata Rossa, combattendo di conseguenza, spesso e volentieri, al fianco dei nazisti tedeschi e rendendosi inoltre autori di efferate stragi contro Ebrei, Zingari e Polacchi che abitavano nei territori sotto il loro controllo. Zelens’kjy, durante la campagna elettorale, a parole, sosteneva invece il pieno rispetto della lingua e cultura Russa, dichiarando di essere lui stesso di madre lingua Russa e tenendo nelle regioni orientali comizi in Russo. Promise di operare per la Pace con la Russia, nel rispetto degli accordi di Minsk, e la lotta alla corruzione. Chi lo ha votato lo ha fatto dunque per questi motivi, che poi lui sia stato fedele a questi impegni presi con il popolo è tutt’altro paio di maniche. Il presidente Zelens’kjy sa che la sua popolarità ha avuto un tracollo per tre ragioni di fondo: le indagini contro la corruzione, che sono arrivate a lambirlo; la discriminazione verso i Russi di Ucraina, che hanno risentito pesantemente della russofobia che ha continuato a demonizzarne la loro Storia e la loro Cultura (si pensi ad esempio alla rimozione della statua della Zarina Caterina la Grande da una piazza di Odessa, città che ne deve l’esistenza)  e la guerra, che ha voluto prolungare respingendo le iniziali proposte russe di Pace, sperando che l’aiuto della Nato l’Ucraina avrebbe ottenuto la vittoria militare e quindi la riconquista dei territori persi nel 2014. Un vasto e spontaneo movimento di base, formato soprattutto di giovani autoconvocatisi attraverso i social media, nel luglio del 2025 è sceso in piazza, cosa assai inconsueta per un Paese in guerra, per protestare contro la legge che voleva mettere sotto il controllo del governo i due principali enti anticorruzione, un movimento che si è quindi schierato contro il Parlamento, il Governo e il Presidente, che furono quindi costretti ad abrogare in tutta fretta la legge in questione. Inoltre ormai la gente comune è stanca della guerra e vorrebbe il cessate il fuoco e trattative per una Pace giusta. Anche in questo secondo caso monta la protesta con le grandi mobilitazioni contro un’altra legge approvata dal Parlamento allo scopo di decretare come morti in guerra gli oltre 90 000 dispersi. I manifestanti, con cui ho parlato nei pressi di Majdan Nezaleznosti (Piazza dell’Indipendeza a Kiev), sono i famigliari dei soldati. Sarebbe più giusto dire le manifestanti poichè al 90% sono donne ossia le madri, le mogli, le sorelle e le fidanzate riunitesi dal basso contro la legge che, senza prove in mano, vuole cancellare la loro speranza di poter un  giorno riabbracciare vivi i loro cari. Queste donne coraggiose chiedono un cessate il fuoco permanente, lo scambio dei prigionieri o delle salme. Vogliono insomma la verità su ciò che è successo ai loro cari, li rivogliono indietro  vivi, ma se davvero sono morti pretendono un corpo a cui dare degna sepoltura. Si tratta anche in questo caso di un movimento che assume sempre di più connotazioni politiche di critica nei confronti del Presidente, del Governo e del Parlamento. Zelens’kjy si muove attualmente in due direzioni opposte: da un lato continua a lisciare il pelo delle forze più estremiste, neo fasciste e neonaziste riabilitando i loro eroi, a partire dal nazionalista suprematista Stepan Bandera, e dall’altro è costretto a fare credibili proposte di Pace sapendo che ne uscirebbe bene sia se fossero accolte, permettendogli di avere così un ruolo nel processo di Pace, sia se venissero respinte da Mosca, rendendo così giustificabile agli occhi della popolazione la guerra, vista come unica alternativa alla capitolazione. Zelens’kjy ha ragione quando chiede un immediato cessate il fuoco, da proseguire per tutto il tempo necessario alle trattative di pace, allo stesso tempo appare eccessiva la richiesta perentoria di Mosca di assumere il controllo dell’intero Donbass e cioè di quei territori che gli Ucraini hanno strenuamente difeso fino ad oggi, come precondizione ad ogni trattattiva. Non me ne vogliate ma in questo momento è Putin a frenare una ipotesi realistica di Pace, ossia il congelamento della guerra sull’attuale linea del fronte, d’altro canto vi sono  diverse potenze Europee come la Germania e il Regno Unito, insieme a Polonia e ai Paesi Baltici che continuano a gettar benzina sul fuoco. Nel frattempo il movimento contro la guerra in Europa e nel mondo, che ha dato origine ad imponenti manifestazioni contro il genocidio in Palestina e che si è mobilitato (a dire il vero in misura assai minore) contro l’aggressione Usa al Venezuela, contro la guerra di Israele e Stati Uniti d’America contro l’Iran ed il Libano, e al tempo stesso a sostegno delle Flottille di Mare, la Freedom e la Sumud, così come alla Carovana di aiuti via Terra, bloccata dai Libici e a ora a difesa di Cuba indipendente e socialista, sulla questione Ucraina dorme sonni profondi, malgrado noi Europei ed Italiani questa guerra la alimentiamo fornendo importanti e costosissimi aiuti militari. Ci sono persone che per mobilitarsi contro una guerra vogliono sapere chi sono i buoni ed i cattivi, ma spesso non esiste una parte buona in una guerra, basti pensare alla Prima Guerra Mondiale, ad esempio. E’ tempo quindi di scendere in piazza anche contro la guerrra in Ucraina, contro chi l’ha provocata, contro chi ha violato con una aggressione il Diritto Internazionale, contro chi l’ha alimentata e contro chi di volta in volta ha sabotato le trattative di Pace. Il movimento per la Pace è l’unico soggetto che può imporre, attraverso i propri governi, alle parti in conflitto un immediato cessate il fuoco, anzi meglio sarebbe dire “cessiamo” il fuoco poichè il nostro governo e l’Unione Europea nel suo complesso, con poche coraggiose eccezioni, alimentano questo focolaio di guerra, questa orribile ed inutile carneficina (che tuttavia è fonte di incalcolabili guadagni per una ristretta minoranza di oligarchi, di capitalisti e di politici corrotti). Scherzano con il fuoco e rendono questa guerra ogni giorno più pericolosa per tutti. Mauro Carlo Zanella
June 6, 2026
Pressenza
Invece di armarci potremmo…
Ma chi l’ha detto che non ci sono alternative al riarmo? Anzi, le alternative – oltre che possibili – sono necessarie. È questa la conclusione a cui si giunge dopo aver letto il dossier “dal militare al sociale” realizzato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo che potete liberamente scaricare a questo link https://www.cnms.it/attachments/article/214/CNMS_Dal%20militare%20al%20sociale.pdf Il punto di partenza è il costo delle armi: “nel 2025 l’Italia ha destinato alle spese militari 35,5 miliardi di euro (5,7% di ciò che paghiamo in tasse), ma conta di portarle a 48 miliardi per il 2028. Una scelta dalle conseguenze catastrofiche”. Perciò “le spese militari vanno fermate, non solo perché ce lo chiede l’articolo 11 della Costituzione, ma anche perché ci impediscono di risolvere gli enormi problemi sociali e ambientali che ci rendono la vita difficile”. L’impostazione del documento è semplice: “Invece di armarci potremmo…”. Partendo da questo presupposto il dossier indica alcune possibili e utili alternative: “soccorrere la sanità pubblica, mettere le scuole in sicurezza, offrire servizi gratuiti all’infanzia, organizzare una buona scuola per tutti, migliorare lo stato sociale, risanare la giustizia, mettere il territorio in sicurezza, risanare la rete idrica, accelerare la transizione energetica, garantire ai migranti un’accoglienza dignitosa, potenziare la cooperazione internazionale, rafforzare il sistema delle Nazioni Unite, investire nella difesa nonviolenta, istituire un corpo civile di pace”. La sintesi di questa visione l’aveva già indicata con chiarezza Sandro Pertini: “Svuotare gli arsenali, riempire i granai”. Sembra utopia, ma in realtà è una scelta razionale. Il dossier dedica una scheda ad ogni proposta alternativa al riarmo, con una stima delle necessità. Si tratta di scegliere che cosa sia meglio per il bene comune. Il dossier serve ad informare per aumentare la consapevolezza. Ma è stato redatto anche per sollecitare chi legge ad attivarsi, scrivendo un messaggio alla classe politica: “Spett.le Presidente del Consiglio, scrivo a Lei con l’intento di raggiungere anche i gruppi parlamentari che sostengono il Suo governo. In ossequio alla sollecitazione dell’On. Pertini Svuotare gli arsenali, riempire i granai chiedo che i soldi pubblici siano spesi non per armamenti, ma in sanità, scuola, pensioni, protezione civile e quant’altro possa servire a migliorare la vita dei cittadini. Valuterò l’operato della maggioranza di governo anche in base alle scelte di spesa che effettuerà e ne terrò conto quando sarò chiamato a dare il mio voto.” Nel 2027 in Italia si terranno le elezioni politiche. La Costituzione ci chiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). Il voto è uno strumento per dare concretezza a questa richiesta, eleggendo persone che si impegnino a realizzare questa “Campagna a difesa dei bisogni sacrificati dalle spese militari”, promossa dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Rocco Artifoni
June 1, 2026
Pressenza
Fondazione PerugiAssisi: “Grazie Carlo, autentico costruttore di pace”
Esprimendo la propria riconoscenza, “Grazie per tutto quello che hai fatto per noi, per l’umanità e per il pianeta! Ti porteremo sempre nel cuore”, la Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace rammenta la partecipazione del fondatore di Slow Food alla Marcia per la Pace del 2018 e queste sue parole: > “Noi non siamo fuori dal mondo, siamo dentro al mondo e vediamo come, da > tempo, fame e malnutrizione siano usate come arma di guerra. Siamo in presenza > di qualcosa di mai visto, dove si uccide con determinazione la povera gente e > i bambini. Ecco perché non possiamo e non dobbiamo stare in silenzio: quello > del governo israeliano è un atteggiamento criminale intollerabile” – Carlo > Petrini Redazione Italia
May 22, 2026
Pressenza
Flotilla, Palestina e la complicità dell’Occidente: nomi, accordi, responsabilità
Oggi il mondo si indigna — giustamente — per il sequestro della Sumud Flotilla da parte di Israele in acque internazionali. Circa 430 attivisti provenienti da oltre 40 Paesi sono stati fermati e deportati verso il porto israeliano di Ashdod, con successivo trasferimento verso il carcere di Ketziot, nel deserto […] L'articolo Flotilla, Palestina e la complicità dell’Occidente: nomi, accordi, responsabilità su Contropiano.
May 21, 2026
Contropiano