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Iran. 470 degli arrestati legati a “reti estere”
Negli interventi, le forze di intelligence hanno confiscato una varietà di armi da fuoco, munizioni e materiali esplosivi. Le forze di sicurezza e intelligence iraniane hanno catturato oltre 470 persone in tre province, identificate come figure chiave dietro la recente ondata di disordini violenti e attività terroristiche legate a reti […] L'articolo Iran. 470 degli arrestati legati a “reti estere” su Contropiano.
La Palestina come laboratorio di dominio e controllo. Prima parte
Nel 1981, alcuni studenti liceali israeliani, compagni di classe del futuro analista Neve Gordon, si preparavano per l’esame di guida. Vivevano negli insediamenti ebraici della penisola del Sinai e, per imparare a guidare, si recavano regolarmente nella vicina città palestinese… Redazione Italia
Costruire la pace. Decostruire la guerra. “Storie de fratelli…e de cortelli” su FB
Riceviamo e pubblichiamo questa analisi di FB per Pressenza sul tema armi dal ricercatore Andrea Pancaldi E’ banale ricordarlo, ma la pace si costruisce con la giustizia sociale, con la verità, con la solidarietà, con la cooperazione tra i popoli e tra ambiente e sviluppo. Si costruisce con i rapporti tra le persone e con i modelli culturali. La Pace viene da lontano, nasce ben prima dei tempi di guerra che si nutrono della sua assenza. Pensando ai modelli culturali capita di sovente sui canali televisivi, nelle trasmissioni dedicate al dibattito sui delitti che più hanno eco nella opinione pubblica o in quelle che si occupano dei temi legati alla sicurezza e al degrado, di sentire affermazioni, il più delle volte da parte di cosiddetti “opinionisti/e”, legate alla baby gang, ai c.d. Maranza, alla delinquenza minorile, sul fatto che in certe città o certi quartieri delle metropoli “…una parte consistente dei ragazzi esce di casa con un coltello in tasca”. Se ciò è vero, anche se fenomeno difficile da quantificare, e sfocia in episodi di violenza non c’è alcun dubbio che tale questione vada perseguita e contrastata, oltre che soprattutto prevenuta, culturalmente e operativamente. Per ragionare in materia vediamo cosa il mondo degli adulti propone (…anche in vendita) anche ai giovani. Questi 17 video di coltelli e lame varie sono stati visti 2.440.531 volte, sono 17 dei circa 350 video reels che abbiamo trovato in un mesetto su Facebook dedicati alle armi/armamenti e alla loro produzione, vendita, addestramento, all’interno dei circa 1200, tra reels e post, dedicati in un qualche modo al processo di militarizzazione in atto nella società. Tra le tipologie: inviti ad arruolarsi e relativi corsi di preparazione, armi/guerra/esercito come brand per vendere, esaltazione corpi speciali e armi tecnologiche, militarizzazione dei corpi di polizia e società di sicurezza/vigilanza, retoriche militariste ardimento/sacri-confini/estremo-sacrificio…a tutto ciò insomma che fa dire a Vannacci che “..bisogna ritornare a quei riferimenti valoriali che fanno di un uomo un combattente” o a qualche generale che “…abbiamo dilapidato un capitale valoriale di 650.000 ragazzi morti per la patria nelle trincee del Carso”. Al processo di militarizzazione sui social ne scorre parallelo uno di revisionismo storico: ventennio fascista, riappropriazione dei territori persi nel 1945, echi colonialisti, eroismo dei militi della repubblica sociale, auspicato ritorno della Monarchia…specularmente (…chi la fa l’aspetti) anche qualche accenno all’irredentismo sudtirolese. Ecco, parafrasando il film del 1973 le “Storie de fratelli…e de cortelli” https://www.facebook.com/reel/1903352880264404 https://www.facebook.com/reel/775251705151889 https://www.facebook.com/reel/1400769148243016 https://www.facebook.com/reel/1176484271362984 https://www.facebook.com/reel/1187348676705779 https://www.facebook.com/reel/1133451355484107 https://www.facebook.com/reel/1221025573235887 https://www.facebook.com/reel/4249914055284575 https://www.facebook.com/reel/1409669087537048 https://www.facebook.com/reel/1409669087537048 https://www.facebook.com/reel/492630050454038 https://www.facebook.com/reel/2251954511881215 https://www.facebook.com/reel/1292594042370110 https://www.facebook.com/reel/865851433061289 https://www.facebook.com/reel/2593736977671520 https://www.facebook.com/reel/1147640054002845 https://www.facebook.com/reel/1273345477122325 https://www.facebook.com/reel/1368084881433501 Redazione Italia
«Non trovatelo naturale»
di Mauro Armanino. E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Naturali non sono le frontiere, gli eserciti, le armi, le migrazioni, le politiche di aggiustamento strutturale, i bombardamenti chirurgici, le guerre e le religioni. Nulla di tutto ciò è naturale. Le democrazie, le dittature, i colpi di stato e le elezioni presidenziali. Non sono
Come i fondi di investimento “verdi” finanziano le armi
«La guerra è pace, la pace è guerra». Insieme all’industria della difesa, la commissione europea sembra aver fatto proprio lo slogan più famoso del distopico 1984 di George Orwell per convincere i mercati finanziari che la produzione di armi può essere considerata sostenibile. L’obiettivo: aprire all’industria della difesa le porte del crescente […] L'articolo Come i fondi di investimento “verdi” finanziano le armi su Contropiano.
TRANSITO DI ARMI: SCIOPERO ALL’AEROPORTO DI MONTICHIARI (BS). L’USB DENUNCIA L’USO BELLICCO DELLA STRUTTURA CIVILE
Sciopero di lavoratori e lavoratrici dell’aeroporto civile D’Annunzio di Montichiari (BS) contro il transito di carichi di armi che transitano attraverso lo scalo. A lanciare la protesta è stato il sindacato USB, che denuncia come l’aeroporto venga utilizzato per operazioni logistiche legate alla guerra, nonostante si tratti di una struttura civile. Lo sciopero è stato proclamato dalle 10:00 alle 22:00 di oggi, con l’intento di fermare le operazioni di carico e di sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo crescente che l’aeroporto sta assumendo nel traffico di materiale bellicci.  Tuttavia, prima dell’inizio dello sciopero, l’azienda ha ordinato a lavoratori di procedere con il carico di un volo, portando così a un altro transito di merci belliche. Il sindacato ha ribadito che la lotta proseguirà e che i lavoratori che saranno chiamati a caricare ulteriori carichi durante la giornata avranno il diritto di rifiutarsi, aderendo allo sciopero. Su Radio Onda d’Urto il collegamento dal presidio che si è svolto in mattinata davanti all’aeroporto e che ha visto riunite diverse decine di persone, Dario Filippini, dell’Unione Sindacale di Base, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
Aziende ravennati e l’economia dell’occupazione e del genocidio
Pubblichiamo la seconda parte dell’inchiesta di Linda Maggiori che, curiosamente, non ha trovato spazio nei media della zona. Qui la prima parte. Cosa dice il diritto internazionale La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che in base al diritto internazionale gli Stati sono tenuti ad “astenersi dall’instaurare con Israele trattative economiche o […] L'articolo Aziende ravennati e l’economia dell’occupazione e del genocidio su Contropiano.
Gli affari dei fabbricanti d’armi vanno a gonfie vele
Abbiamo chiesto a Gianni Alioti (attivista e ricercatore di The Weapon Watch, uno dei maggiori esperti italiani del commercio armiero) un commento sintetico al recente rapporto SIPRI sulle 100 maggiori aziende con produzioni militari La spesa militare globale, in costante crescita dal 2014, ha subito un’accelerazione negli ultimi tre anni, superando nel 2024 i 2,7 trilioni di dollari. Europa e Medio-Oriente sono le regioni al mondo dove le spese militari sono cresciute (e crescono) di più (del 17 e 15 per cento rispetto al 2023). Per i fabbricanti d’armi, questa ondata di spese militari ha generato entrate record. Come riporta l’annuale relazione del SIPRI (Top 100 Arms – producing and military services companies, 2024) pubblicato a inizio dicembre 2025, le prime 100 aziende mondiali per fatturato militare hanno raggiunto, nel 2024, la cifra record di 679 miliardi di dollari di ricavi relativi al business degli armamenti. Un record destinato ad essere superato nel 2025 e nei prossimi anni, per effetto della folle corsa al riarmo da parte degli Stati (quelli europei in testa) e delle migliaia di miliardi che i mercati finanziari stanno facendo affluire, attraverso le Borse, all’industria bellica. Dieci anni fa (2015), i ricavi militari delle Top 100 (comprendenti anche le aziende cinesi) erano di 448 miliardi di dollari a prezzi correnti, pari a 538 miliardi di dollari a prezzi 2024. Significa che in una decade c’è stata una crescita in termini reali (al netto dell’inflazione) del 26%, smentendo la narrazione bellicista di un prolungato periodo di sotto-investimento nel campo degli armamenti e di un freno al consolidamento del settore industriale della Difesa. Per rendersi conto dei trilioni di dollari spesi in armamenti, nei dieci anni che vanno dal 2015 al 2024, basta osservare quanto elaborato dall’agenzia di stampa internazionale Reuters su dati SIPRI, che mostra l’ammontare complessivo dei ricavi militari delle prime 100 aziende al mondo, raggruppate in base al paese di appartenenza. Le aziende statunitensi nelle Top 100 hanno fatturato in ambito militare, nel decennio considerato, oltre 3,2 trilioni di dollari. Le aziende cinesi si sono avvicinate a un trilione di dollari, mentre quelle europee – considerate nel loro insieme – lo superano abbondantemente (circa il 40% di questa quota è attribuibile al Regno Unito). Stiamo parlando di ingenti risorse già spese in armi che superano di molto i 5 mila miliardi di euro (altro che “dividendo della pace”). https://www.sipri.org/publications/2025/sipri-fact-sheets/sipri-top-100-arms-producing-and-militaryservices-companies-2024 A conferma dell’elevata concentrazione del business degli armamenti, le prime cinque aziende al mondo Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, BAE Systems e General Dynamics, tutte made in Usa tranne la British BAE, hanno registrato nel 2024 ricavi pari a 214 miliardi di dollari, circa un terzo del fatturato totale delle prime 100. Sebbene le aziende americane produttrici di armi rimangano dominanti, hanno però rallentato la loro crescita, a vantaggio delle aziende giapponesi e sudcoreane, di quelle europee (in particolare tedesche, francesi e italiane), di quelle russe e israeliane (i cui paesi sono entrambi coinvolti in conflitti armati), di quelle turche e indiane. Tra i maggiori beneficiari delle guerre e del riarmo troviamo anche le aziende di altri paesi asiatici (Indonesia, Singapore e Taiwan) ed europei (Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Ucraina) che il SIPRI per ragioni di dimensione ha raggruppato nella voce “Other”. Le uniche eccezioni, con i ricavi derivanti dal settore militare in calo nel 2024 rispetto al 2023, sono le aziende cinesi, a causa di accuse di corruzione che hanno ritardato o annullato importanti contratti di appalto. Nonostante questo risultato negativo la Cina si conferma, con 8 aziende nella Top 100, il secondo paese dopo gli Usa (39 aziende) per numero di imprese e fatturato militare se non consideriamo la UE congiuntamente. L’Europa, considerata come regione formata dai paesi UE più la Norvegia, Regno Unito e Ucraina; ma senza la Russia e la Turchia), piazza anche nel 2024 nelle Top 100 26 aziende, con un fatturato complessivo di 151 miliardi di dollari. Una crescita media del 13% rispetto al 2023. L’azienda ceca Czechoslovak Group con 3,6 miliardi di dollari ha triplicato i suoi ricavi rispetto l’anno precedente, registrando il più forte aumento percentuale dei ricavi derivanti dal settore delle armi tra tutte le aziende della Top 100. L’azienda attribuisce la maggior parte dei suoi ricavi alla guerra in Ucraina. Incrementi notevoli sono stati registrati anche dalle tedesche Diehl (+52,9%) e Rheinmetall (+46,6%), dall’ucraina JSC Ukrainian Defense Industry (+40,7%), dalla polacca PGZ (+33,9%) dalla francese Dassault (+30,0%) e dalla svedese Saab (+23,9%). Le due aziende italiane, la Leonardo e la Fincantieri, al 12° e 53° posto nella Top 100 hanno, invece, aumentato rispettivamente i loro ricavi militari del 10,1% e del 4,5%. Un’ ultimo sguardo al report del SIPRI sulle Top 100 consente di cogliere alcune tendenze in base agli scostamenti della quota di fatturato militare dal 2015 al 2024. Gli Stati Uniti passano dal 53 al 49%, l’Europa cresce dal 26 al 27%, la Cina diminuisce dal 14 al 13%, mentre l’Asia (senza la Cina) e il Medio-Oriente (che nella classificazione del SIPRI include anche la Turchia) crescono rispettivamente dal 4 al 6% e dal 2 al 5%. Redazione Italia
Crisi industriali. Bloccare tutto per non chiudere
Quasi nello stesso momento nel quale si festeggiava l’assegnazione alla cucina italiana del riconoscimento UNESCO di patrimonio dell’umanità, i dati ISTAT gelavano il vuoto ottimismo governativo sullo stato dell’industria. Dopo quasi due anni di calo continuativo della produzione industriale, nello scorso mese di settembre c’era stata un ripresa. La crisi […] L'articolo Crisi industriali. Bloccare tutto per non chiudere su Contropiano.