Tag - armi

Fondazione PerugiAssisi: “Grazie Carlo, autentico costruttore di pace”
Esprimendo la propria riconoscenza, “Grazie per tutto quello che hai fatto per noi, per l’umanità e per il pianeta! Ti porteremo sempre nel cuore”, la Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace rammenta la partecipazione del fondatore di Slow Food alla Marcia per la Pace del 2018 e queste sue parole: > “Noi non siamo fuori dal mondo, siamo dentro al mondo e vediamo come, da > tempo, fame e malnutrizione siano usate come arma di guerra. Siamo in presenza > di qualcosa di mai visto, dove si uccide con determinazione la povera gente e > i bambini. Ecco perché non possiamo e non dobbiamo stare in silenzio: quello > del governo israeliano è un atteggiamento criminale intollerabile” – Carlo > Petrini Redazione Italia
May 22, 2026
Pressenza
Flotilla, Palestina e la complicità dell’Occidente: nomi, accordi, responsabilità
Oggi il mondo si indigna — giustamente — per il sequestro della Sumud Flotilla da parte di Israele in acque internazionali. Circa 430 attivisti provenienti da oltre 40 Paesi sono stati fermati e deportati verso il porto israeliano di Ashdod, con successivo trasferimento verso il carcere di Ketziot, nel deserto […] L'articolo Flotilla, Palestina e la complicità dell’Occidente: nomi, accordi, responsabilità su Contropiano.
May 21, 2026
Contropiano
DAGLI AFFARI DI LEONARDO NEL GOLFO AL “DEFENCE READINESS OMNIBUS”, LA BUSSOLA SONO SEMPRE GLI INTERESSI DELL’INDUSTRIA MILITARE
Una mozione presentata al Senato martedì 19 maggio da parte di alcuni esponenti di partiti che compongono la maggioranza di governo accennava a una possibile messa in discussione della decisione presa in ambito Nato riguardo lo stanziamento, per ciascun membro, quindi anche per l’Italia, del 5% del Pil nelle spese militari. Questa mozione è scomparsa dal testo nel giro di poco. “Il fatto che addirittura gli esponenti principali al Senato della maggioranza abbiano presentato quel punto, poi tolto, conferma, da un lato, quello che diciamo da tempo: l’aumento delle spese militari va a detrimento delle spese sociali e impedisce al governo di intervenire su questioni come, in questo caso, i rincari energetici”, commenta Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo su Radio Onda d’Urto. “Dall’altro lato – prosegue Vignarca – si tratta della conferma del fatto che il target Nato non è un obbligo, è un accordo politico che non ha mai avuto nessun tipo di giustificazione, nemmeno militare. È ovviamente un modo per spingere gli stati membri ad aumentare le spese militari, e quindi ad alimentare gli interessi dell’industria delle armi“. Più concreto, rispetto al teatrino interno alla maggioranza di governo, è il contratto firmato da Leonardo spa e Abu Dhabi Ship Building (Adsb), la divisione navale del gruppo Edge, per la fornitura di sistemi di combattimento navali di nuova generazione, destinati al programma di nuove unità navali “Al Dorra” della Marina militare del Kuwait. “Questa vendita di armi al Kuwait non viene fatta solo da Leonardo, ma c’è un accordo strategico con Edge, cioè con l’industria militare emiratina“, spiega a questo proposito Francesco Vignarca. “Si tratta di un’alleanza militare con gli Emirati Arabi Uniti fortemente voluta dal governo Meloni che non a caso ha revocato lo stop all’esportazione di alcuni tipi di armamenti agli Emirati che era stato deciso dal governo Conte II e ha sottoscritto questi accordi di partnership e joint venture”, aggiunge l’esponente pacifista intervenendo sulla nostra emittente. “Simili accordi – avverte Vignarca – rischiano inoltre di toglierci, in prospettiva, qualsiasi tipo di controllo… Perché se inizi a costruire le armi insieme a questi stati, poi questi imparano a costruirle e iniziano a fabbricarle da soli. È successo, ad esempio, con la Turchia”. “Le decisioni dei governi, giustificate con la falsa retorica della pace e della sicurezza, sono influenzate dagli interessi delle industrie militari“, commenta ancora Vignarca. “Gli interessi delle industrie belliche sono fortemente intrecciati con quelli dei governi, non solo perché i governi controllano le industrie militari, ma perché in realtà è soprattutto il contrario: gli interessi dei mega fondi che investono nelle industrie militari riescono a influenzare i governi“, aggiunge. A Bruxelles, intanto, è in discussione – tra Consiglio, Commissione e Parlamento Ue – il pacchetto legislativo “Defence Readiness Omnibus”. Tra le altre cose, il testo prevede una vera e propria deregulation nell’esportazione di armi dall’Unione europea al resto del mondo. La Rete italiana Pace e Disarmo ha criticato questo e altri aspetti del Defence Readiness Omnibus. “Si fa passare come una modifica tecnica di semplificazione una modifica che in realtà è sostanziale e politica”, spiega Vignarca. “Non è vero – specifica l’esponente della Rete italiana Pace e disarmo – che prevede solo la riduzione delle scartoffie, ma prevede l’estensione indefinita di alcune licenze globali, tutta una serie di esenzioni da vari tipi di controlli e un collegamento con compagnie extra europee che verranno considerate come se fossero all’interno dell’Unione Europea”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete italiana Pace e disarmo. Ascolta o scarica.
May 20, 2026
Radio Onda d`Urto
AL PORTO DI RAVENNA 20 TONNELLATE DI MATERIALE DESTINATE A ISRAELE E AL SUO ESERCITO. “FERMARE L’ECONOMIA BELLICA NON PORTA ALLA RECESSIONE, ANZI”
I porti italiani si stanno trasformando in hub per la guerra. Un nuovo caso è emerso presso lo scalo marittimo di Ravenna, dove si trovano attualmente 16 sacchi di materiale refrattario destinati ad una acciaieria israeliana che fornisce l’esercito di Tel Aviv. La destinazione delle 20 tonnellate del materiale dual use, proveniente dall’Austria, è l’acciaieria Hod assaf metals, con stabilimenti a Kiryat Gat, che opera come fornitore certificato del Ministero della Difesa israeliano e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), specializzata in prodotti in acciaio durevoli e ad alta sicurezza. Il 12 maggio un lavoratore del porto di Ravenna ha denunciato la presenza del materiale. “Questa acciaieria rifornisce direttamente l’esercito israeliano. L’acciaio serve a creare munizioni. Il porto di Ravenna è fulcro del traffico verso Israele, ogni settimana passano navi dirette ai porti di Haifa e Ashdod. Già nel 2025 avevamo scoperto il transito di materiale bellico, munizioni, armi e dual use, come in questo caso”, fa sapere la giornalista freelance Linda Maggiori ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Secondo il regolamento europeo 821/2021 anche il materiale dual use ha bisogno di una autorizzazione, “soprattutto se viene destinato a un paese in guerra che sta violando i diritti umani”, sottolinea Linda Maggiori. “Io ho chiamato le dogane e la Guardia di Finanza per chiedere che venisse fatta una ispezione, se questo materiale che proviene dall’Austria aveva tutte le autorizzazioni. Non sappiamo i risultati di questa ispezione ma sappiamo che la GDF questa ispezione l’ha fatta”. Cosa cambia, per lavoratori e lavoratrici, che operano in poli logistici divenuti in hub bellici? “E’ una trasformazione che almeno da qualche anno va avanti con questo traffico di armi e scambio di merci belliche”, fa sapere il lavoratore del porto di Ravenna, Stefano Cobelli, ai nostri microfoni. “Ci sono tanti portuali che non riescono a sapere che materiale stanno trasportando. Va da sè che l’informazione che arriva al lavoratore sulla piazza è inesistente”. Cosa pensano lavoratori e lavoratrici del porto? “C’è molta insicurezza e sfiducia nella possibilità di organizzare una lotta dal basso, c’è una totale mancanza di supporto sia dei sindacati e sia delle istituzioni. Già il fatto che le segnalazioni di questi viaggi vengono dai lavoratori e non da chi dovrebbe essere preposto attivamente al controllo è abbastanza imbarazzante, anche il silenzio è imbarazzante. Viene sfruttato il solito di ritornello che non far girare queste merci equivale al danno economico e alla recessione. La minaccia e il ricatto sono sempre quelli e hanno successo, sfortunatamente“, aggiunge Stefano Cobelli. L’intervista completa a Linda Maggiori, giornalista freelance e attivista del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, e Stefano Cobelli, lavoratore del porto e anch’egli attivista del Coordinamento. Ascolta o scarica.
May 15, 2026
Radio Onda d`Urto
#Angola eldorado africano per #Leonardo SpA, leader italiano delle #armi #africa di Antonio Mazzeo Anche il Gruppo Intesa San Paolo è ampiamente coinvolto in Africa, avendo effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia, Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/05/angola-eldorado-africano-per-leonardo.html
May 12, 2026
Antonio Mazzeo
Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb
Armi dal porto di Piombino verso il conflitto in Iran. Il ministero “conferma” quanto denunciato da USB. L’Italia si apertamente schierata con Israele e USA. Adesso basta, stop ai traffici di armi dai nostri porti. 14 maggio iniziativa a piombino. 18 maggio sciopero generale! Il 30 aprile scorso la nave […] L'articolo Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
In casa Bondì “un arsenale pronto per scenari di guerra”
In base agli elementi riassunti da questo articolo, non si capisce come i magistrati abbiano potuto scarcerarlo e mandarlo agli arresti domiciliari. Ad un qualunque altro militante, per molto meno, avrebbero buttato via la chiave. Il perché è solare. Siamo contro il carcere, specie quello “duro”, ma non cretini…  ***** […] L'articolo In casa Bondì “un arsenale pronto per scenari di guerra” su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
L’estremismo dei sionisti romani tra leader discussi e chat radicali
Come e dove si è radicalizzato Eitan Bondì? Chi conosce la famiglia del 21enne, arrestato ieri per aver sparato a una coppia che indossava un fazzoletto dell’Anpi al collo lo scorso 25 aprile, racconta di una famiglia di estrazione popolare: genitori ambulanti a Porta Portese, «non politicizzati». Eitan, ora fattorino, […] L'articolo L’estremismo dei sionisti romani tra leader discussi e chat radicali su Contropiano.
May 7, 2026
Contropiano
VERONA: LOGISTICA DI GUERRA E STRATEGIE PER SABOTARLA, STASERA INCONTRO COI FERROVIERI
Cosa possono fare attualmente i lavoratori e le lavoratrici delle ferrovie se non vogliono essere complici del trasporto di materiale bellico? Se ne parla questa sera a Verona dove si terrà l’incontro intitolato “Questi binari portano alla guerra”, una serata di approfondimento con alcuni esponenti di Ferrovieri contro la guerra. L’appuntamento è presso la sala della Circoscrizione di via Brunelleschi 12, quartiere stadio. Due anni dopo l’accordo Leonardo-RFI, l’azione contro la militarizzazione delle Ferrovie non si ferma. Lo mette nero su bianco anche il numero di aprile del bollettino dei ferrovieri contro la guerra. La rivista evidenzia come con i piani di riarmo europei, in cui l’Italia si è inserita pienamente, le infrastrutture ferroviarie sono e saranno sempre più dedicate al trasporto anche di materiale bellico. “E questo dovrebbe avvenire anche con la complicità dei ferrovieri: sia per quanto riguarda i macchinisti che dovranno portare, e che già tutt’ora stanno portando, materiale bellico e sia per quanto riguarda le infrastrutture che si stanno adeguando per il trasporto di questo materiale”. Le anticipazioni dei contenuti dell’incontro con Carlo che co-organizza l’iniziativa. Ascolta o scarica