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Comunicare i dati delle esportazioni di armi dai porti italiani. Il parere della Regione Emilia-Romagna
Da tempo su Pressenza stiamo dando notizia (a differenza di altri media) delle esportazioni di armi dai porti italiani, sia per i sequestri che in alcuni casi sono stati effettuati dalla Finanza, sia per la specifica richiesta di accesso ai dati avanzati da una giornalista di inchiesta alla Agenzie delle Dogane di Ravenna. Per un’inquadramento dei problemi rinviamo al recentissimo articolo di Gianni Alioti di Weapon Watch https://www.pressenza.com/it/2026/09/sorpresa-secondo-lavvocatura-dello-stato-siamo-in-una-guerra-mondiale-a-pezzi/ Nei giorni scorsi la Regione e il Sindaco di Ravenna hanno preso una importante posizione sulla questione, richiedendo di avere una risposta e un accesso ai dati dell’export armiero nel merito non solo locale ma di livello nazionale, cioè per tutti i porti. Si tratta di una proposta di grande rilievo nel chiedere accesso ai dati e trasparenza. Ecco i comunicato stampa integrale della Regione e del Comune. Porto di Ravenna. Armi, de Pascale e Barattoni scrivono al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: “Garantire uniformità di comportamento e fornire i dati sui transiti di tutti gli scali italiani” Il presidente della Regione Emilia-Romagna e il sindaco di Ravenna in merito alla richiesta di accesso agli atti sul transito di armamenti dallo scalo ravennate Bologna – “Siamo consapevoli della complessità della materia e della difficoltà di conciliare le esigenze di trasparenza della Pubblica amministrazione con quelle di sicurezza pubblica. In tal senso, ci era apparso che la pronuncia della giustizia amministrativa, che chiede di rendere pubblici i quantitativi, tutelando invece le informazioni relative a provenienze e destinazioni, avesse tenuto ampiamente conto della necessità di garantire questo equilibrio”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, in una lettera inviata al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, intervengono sulla vicenda giudiziaria relativa a un’istanza di accesso agli atti presentata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Ravenna, riguardante la trasparenza dei traffici di materiale bellico e componenti di armamenti attraverso il porto della città. All’istanza, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Ravenna si è opposta e il Tar di Bologna ha censurato, seppur parzialmente, tale decisione, ora sottoposta al giudizio del Consiglio di Stato. Parallelamente, un’altra articolazione territoriale dell’Agenzia, quella di Livorno, a fronte di un’analoga richiesta ha fornito una risposta di diverso tenore, comunicando i quantitativi annui di transito. “Posto che conosciamo la professionalità e la competenza delle donne e degli uomini dell’Agenzia delle Dogane e il loro preziosissimo contributo a tutela del traffico portuale, e che riteniamo sbagliato che in questo momento si trovino, loro malgrado, al centro di una polemica nazionale di cui non hanno alcuna responsabilità diretta- sottolineano de Pascale e Barattoni- siamo consapevoli della complessità della materia e della difficoltà di conciliare le esigenze di trasparenza della Pubblica amministrazione con quelle di sicurezza pubblica. In tal senso, ci era apparso che il pronunciamento della giustizia amministrativa, che chiede di rendere pubblici i quantitativi proteggendo invece provenienze e destinazioni, avesse tenuto in ampio conto tale equilibrio”. Da qui la richiesta di garantire uniformità di comportamento dell’Agenzia su base nazionale, “anche al fine di evitare il moltiplicarsi delle richieste e la diffusione di dati parziali che, in assenza di elementi di confronto, rischiano di distorcere la percezione del singolo scalo rispetto alle sue vocazioni distintive. Chiediamo pertanto alla sede centrale di fornire direttamente i dati quantitativi complessivi dei transiti di armamenti in ogni singolo scalo italiano, in coerenza con quanto già diffuso per il porto di Livorno- concludono de Pascale e Barattoni-. Riteniamo che tali dati possano contribuire ad accrescere la conoscenza di cittadine e cittadini per un dibattito pubblico improntato alla serietà e alla correttezza, senza pregiudizio per la sicurezza nazionale”. Redazione Italia
September 3, 2026
Pressenza
#Palermo, mercoledì 9 settembre 2026, ore 19 - #Armi autonome e #IA. Intervengono Antonio Mazzeo, giornalista #NoWar e Diego Mauri: Professore di diritto internazionale, UNIPA #stopthegenocideingaza🇵🇸 Modera Gabriel Illescas Alvarez, Unità advocacy CISS.
September 2, 2026
Antonio Mazzeo
Sorpresa ! Secondo l’Avvocatura dello Stato siamo in una ‘guerra mondiale a pezzi’
Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti (The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei). L’articolo integrale è stato pubblicato sulla rivista ‘La porta di vetro’ https://www.laportadivetro.com/post/sorpresa-l-italia-%C3%A8-dentro-una-guerra-mondiale-a-pezzi-e-ibrida Se la cooptazione dell’ex-ministro di Zelensky, Mykhailo Fedorov, come consulente del Ministero della Difesa italiano per l’innovazione in campo militare, è la conferma della svolta “definitiva” del nostro paese verso l’economia di guerra e della linea di Guido Crosetto verso lo scontro con la Russia, quanto ha scritto l’Avvocatura di Stato a nome dell’Agenzia delle Dogane – affinché sia sospesa la sentenza del TAR Emilia Romagna che riconosce il diritto di accesso ai dati quantitativi sul transito di materiale d’armamento dal porto di Ravenna – si spinge oltre. Per l’organo della pubblica amministrazione dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con compiti di consulenza giuridica e di tutela e rappresentanza dello Stato nelle controversie legali, il nostro Paese sarebbe “già dentro a una guerra mondiale a pezzi e ibrida”. Ma, mentre la mossa di Guido Crosetto non è passata inosservata e tutti i media mainstream ne hanno dato notizia, l’altro fatto è rimasto finora confinato solo nelle prime pagine dei giornali romagnoli e in qualche blog, sito o comunicato dell’attivismo contro la guerra, per la difesa dei diritti o del sindacalismo di base. Un chiaro segnale di “rimozione” istituzionale e mediatico estremamente grave, su cui abbiamo il dovere di non far cadere il silenzio. Il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso dell’Agenzia delle Dogane, ha scelto – nella prima udienza del 27 agosto – di rinviare la decisione. In attesa degli sviluppi, ricostruiamo qui brevemente, la sequenza degli eventi che hanno portato nell’arco di un anno alla situazione attuale. La prima denuncia nel 2025 L’anno scorso l’azione di monitoraggio di The Weapon Watch sul transito di armi nei porti e le puntuali inchieste della rivista Altreconomia realizzate dalla giornalista investigativa Linda Maggiori, portano alla luce come il porto italiano di Ravenna, una volta usato principalmente per la gestione di carichi di granaglie e generi alimentari, sia diventato un po’ alla volta uno scalo del traffico illegale di armi ed esplosivi diretti in Israele. Il materiale d’armamento, caricato principalmente su navi container della compagnia di navigazione israeliana ZIM, è regolarmente diretto ai porti di Haifa e Ashdod. L’episodio che scoperchia il vaso di Pandora è il sequestro, a inizio febbraio 2025, di tredici tonnellate di pezzi forgiati prodotti da aziende italiane, destinati alla IMI Sistems, un’azienda militare israeliana di proprietà della Elbit Systems. I pezzi forgiati, spacciati per manufatti civili, in realtà sono utilizzati per la fabbricazione di cannoni da carro armato. Il sequestro non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la segnalazione coraggiosa di un lavoratore della compagnia di navigazione. Questo traffico ha lo scopo di aggirare il divieto imposto dalla legge italiana 185/90 sulle nuove autorizzazioni di armi a Israele, in vigore dal 7 ottobre 2023. Nel settembre 2025 sono bloccati due container di munizioni diretti in Israele. Il sindaco Alessandro Barattoni e le autorità locali vietano l’imbarco, esercitando i loro poteri di azionisti del terminal portuale, dopo le proteste dei portuali contro il transito di armi verso zone di guerra. I tir provenienti dalla Repubblica Ceca che trasportano il carico sono respinti all’ingresso del terminal dove li attende una nave della compagnia israeliana Zim diretta ad Haifa. L’allarme scatta alcuni giorni prima, quando i portuali segnalano l’arrivo del carico mentre i mezzi pesanti si trovano ancora al confine tra Austria e Italia. A inizio del 2026 Linda Maggiori chiede all’Agenzia delle Dogane “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre, per export e transito e, se possibile, per destinazione e provenienza”. Le Dogane oppongono il loro diniego, sottolineando che questi dati causerebbero un “pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera” del nostro paese nonché “un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente contro-interessati” e che “l’interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico”. Il ricorso al Tar dell’Emilia Romagna e la replica dell’Agenzia delle Dogane Contro il diniego, Linda Maggiori e l’avvocato ravennate Andrea Maestri presentano un ricorso amministrativo al Tar dell’Emilia Romagna. Il primo luglio 2026 è depositata la sentenza che accoglie parzialmente il ricorso, segnando un passaggio importante nella lotta per la trasparenza che ha alimentato manifestazioni, cortei e iniziative pubbliche contro il transito di materiale bellico dallo scalo ravennate, con particolare riferimento alle forniture destinate a Israele nel contesto del genocidio a Gaza. La sentenza è importante non solo per il porto di Ravenna, ma anche sul piano nazionale, costituendo un precedente giuridico per tutti quei casi in cui l’Agenzia delle Dogane e le Autorità portuali rifiutano l’accesso agli atti e alla conoscenza dei dati quantitativi dei materiali d’armamento che transitano dai diversi scali italiani. L’Agenzia delle Dogane nelle seguenti settimane reagisce presentando un appello al Consiglio di Stato, con la richiesta di sospensiva dell’efficacia del provvedimento contenuto nella sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, che obbliga le Dogane a rendere pubblici i dati quantitativi su esportazioni e transito di armamenti nell’ambito di competenza del porto di Ravenna. Il 27 agosto è fissata l’udienza a Roma. Nell’occasione il Consiglio di Stato non accoglie la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, rinviando la questione al giudizio di merito, fissato per l’8 ottobre 2026. Ma, dopo che l’udienza del 27 agosto ha reso nota la memoria difensiva depositata dall’Avvocatura dello Stato a supporto del ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane, la questione diventa molto più ampia e, per diversi aspetti, più inquietante. Nell’atto si sostiene che il porto di Ravenna è un’infrastruttura dotata di una specifica “rilevanza militare”, per cui la diffusione dei dati potrebbe incidere sulla sicurezza nazionale, sugli interessi strategici militari e sulle relazioni internazionali dell’Italia (tra cui il sostegno a Israele). Non solo. Nell’atto c’è scritto che l’Italia sarebbe già dentro una «guerra mondiale a pezzi e ibrida». Credo che queste affermazioni – l’ultima mutuata peraltro da una frase di Papa Francesco, cioè dal Capo di uno Stato straniero, il Vaticano – debbano suscitare una forte preoccupazione sia nella società civile, sia nelle istituzioni, anche perché non mi risulta che ad oggi ci sia mai stato un dibattito pubblico e democratico e, tantomeno, che lo “stato di guerra” per il nostro paese sia stato deliberato dalla Camera dei Deputati e dal Senato come prevede la nostra Costituzione. La questione non finisce qui… Redazione Italia
September 2, 2026
Pressenza
L’Italia importa una cellula della nuova classe armata
Guido Crosetto ha nominato Mykhailo Fedorov consigliere per l’innovazione della Difesa. Fino a metà luglio Fedorov era il ministro della Difesa dell’Ucraina. La notizia è una delle più importanti dell’anno. Non è un incarico di facciata. Il ministero italiano parla di droni, di mezzi senza pilota, di difesa aerea. Fedorov […] L'articolo L’Italia importa una cellula della nuova classe armata su Contropiano.
August 31, 2026
Contropiano
La più grande spesa militare compiuta dal dopoguerra in Italia
In data 15 luglio 2026, il governo italiano ha formalizzato la prenotazione di 14,9 miliardi di euro destinati al piano straordinario di riarmo e potenziamento della difesa nazionale, segnando il culmine di una complessa manovra finanziaria avviata nel biennio precedente. Questa cifra imponente, originariamente accantonata attraverso la rimodulazione dei fondi […] L'articolo La più grande spesa militare compiuta dal dopoguerra in Italia su Contropiano.
August 23, 2026
Contropiano
Stato canaglia del giorno: il Lussemburgo
Nei primi anni Duemila mi trovavo a West Wendover, in Nevada, un paese semidesertico proprio al confine con lo Utah. West Wendover vive alla grande grazie ai suoi casinò hotel e alla sua permissività. Puoi bere e fumare dappertutto, la prostituzione è legale. La gente è straordinariamente piacevole. Quando mi […] L'articolo Stato canaglia del giorno: il Lussemburgo su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Armi e affari. Cosa succede in Italia ?
La rivista ‘Settimananews’ ha pubblicato pochi giorni fa sul tema della produzione di armi una intervista di grande interesse con Gianni Alioti, uno dei maggiori esperti del tema in Italia, dell’associazione Weapon Watch. Ve ne proponiamo alcuni passi. Nell’intervista vengono sfatati molti luoghi comuni sul tema. L’intera intervista è leggibile qui https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/armi-affari-cosa-succede-italia/ ‘A livello “macro” non esiste alcuna ricerca o studio che ricostruisca il quadro d’insieme della trasformazione dell’industria manifatturiera in Europa o nei singoli paesi. Al contrario, troviamo un’ampia pubblicistica, perlopiù parziale, che fa discendere – da pochi casi aziendali – un generalizzato processo di riconversione dal civile al militare grazie al “boom” del riarmo. Come, ad esempio, il recente articolo “Dall’auto al cannone” scritto da Fabrizio Maronta e apparso nell’ultimo numero di Limes 6/2026. Un testo impeccabile fintanto che descrive e analizza «l’entità dello tsunami che ha investito il pilastro dell’industria tedesca» e le sue cause, molto meno quando cerca di documentare il passaggio in Germania «dal produrre auto al produrre armi» quale soluzione al declino industriale. Su questi aspetti, per chi fosse interessato, rinvio ad un mio articolo su ’Sbilanciamoci’ https://sbilanciamoci.info/dallauto-alle-armi-la-riconversione-tedesca-che-non-ce/ . Trasformare una fabbrica di auto in una di carri armati o di missili, si sta dimostrando ovunque (con poche eccezioni) una scelta industriale non conveniente, pertanto irrealizzabile. In Italia non c’è stata ad oggi, né si intravvede all’orizzonte, alcuna trasformazione di fabbriche di auto in fabbriche di armi. Gli unici tre casi di riconversione produttiva, dal 2022 al 2026, dal civile al militare nel nostro paese non riguardano il settore automotive. Il primo caso è relativo al sito Faber di Castelfranco Veneto, tornato nel 2025 alla produzione di bossoli e ogive della preesistente ex Simmel Difesa (chiusa nel 1998), dopo 27 anni di produzione nel civile di bombole e sistemi per gas ad alta pressione. Il secondo è la conversione in atto del sito Fincantieri di Castellamare di Stabia: dalla costruzione di navi commerciali e traghetti veloci a quella di fregate, che sono navi di supporto logistico e di pattugliamento in campo militare. Il terzo riguarda la trasformazione del sito di Anagni (ex Simmel Difesa), ora proprietà di Knds Ammo Italy, azienda controllata dal gruppo franco-tedesco KNDS, principale produttore di carri armati e artiglieria pesante in Europa. Finora impiegato in attività di demilitarizzazione, con disinnesco di materiali esplosivi, recupero e trattamento di ordigni, il sito di Anagni produrrà nitrogelatina, materia prima per la realizzazione di propellenti usati per munizionamento (quello prodotto da KNDS a Colleferro) e per sistemi missilistici. Senza timore di essere smentito, posso tranquillamente affermare che i casi reali di riconversione dal civile al militare, specie nel settore automotive sono pochi in Germania, pochissimi in Francia, inesistenti in Italia. Pertanto, non costituiscono affatto un paradigma per l’intera industria manifatturiera europea. Ci sono però molte cose di cui inquietarci. L’importante è leggere correttamente la realtà, per non prendere “abbagli”. Ci sono sempre più narrazioni ingannevoli che cercano di farci credere che la montagna di denaro pubblico investito nel riarmo sia, non solo una necessità sul piano strategico-militare, ma anche un’opportunità unica sul piano economico-industriale. Lo è, indubbiamente, per i fabbricanti d’armi che moltiplicano ricavi, portafoglio ordini, utili e dividendi, mentre i loro titoli in borsa volano grazie al capitalismo finanziario, che investe nelle guerre e nel riarmo degli Stati. È altrettanto fisiologica la crescita della produzione di beni e di servizi militari e, con impatti più modesti, del numero di occupati nel settore. Ma ciò a cui assistiamo, non è – tranne pochissimi casi – una riconversione al militare di aziende civili, bensì la concentrazione delle attività dei principali player del settore aerospaziale e difesa – come Leonardo e Rheinmetall – nel business militare, la costruzione di nuovi stabilimenti (specie per droni, missili, munizioni ed esplosivi) e l’ampliamento di quelli già esistenti. È quanto stanno facendo Leonardo e MBDA alla Spezia, Fincantieri al Muggiano e Riva Trigoso, RWM Italia a Domusnovas, KNDS a Colleferro ecc.). Nel contempo, cresce un’enorme pressione da parte di Leonardo e Confindustria – quindi del Governo e delle amministrazioni regionali – ad integrare il maggior numero di piccole e medie imprese che operano in settori civili – automotive, ma non solo – nella catena di sub-fornitura militare. Si tratta, in prevalenza, di aziende di componentistica che diversificano parzialmente il loro portafoglio clienti, integrandosi alle catene di sub-fornitura dei principali prime contractor dell’industria militare in Italia: aziende, ad esempio, che producono sensori, cavi speciali, software o valvole idrauliche e iniziano a vendere una parte della loro produzione (spesso meno del 10%) ai big della Difesa operanti nel nostro paese (Leonardo, Fincantieri, Rheinmetall, MBDA, Avio Aero, Thales Alenia Space, ELT, Avio Space ecc.). Le tecnologie e i lavoratori, così come i prodotti e i processi produttivi di queste aziende di componentistica non sono oggetto di alcuna riconversione, ma solo di una riallocazione delle risorse. Allo stesso modo, piccole imprese di meccanica di precisione e di elettronica nei distretti industriali di Brescia, Bergamo, Torino, sperano di compensare la contrazione del mercato automotive iniziando a vendere lo stesso tipo di ingranaggi, pistoni o schede elettroniche ai prime contractor di veicoli militari, come la Iveco Defence Vehicles e la Leonardo-Rheinmetall. Finiscono, però, per accorgersi presto che, oltre alle specifiche tecniche, cambiano soprattutto i volumi di produzione per anno: milioni per le auto, migliaia per i veicoli corazzati da combattimento e trasporto. Ci sono poi distretti regionali emergenti nell’aerospazio, come quello umbro, inseriti in rapporti di partnership e nelle catene di subfornitura di prime contractor internazionali, come Airbus, Boeing e Embraer, che operano sia in campo civile, sia militare. Analizziamo le 75 nuove aziende iscritte nel registro nazionale delle imprese esportatrici di materiale d’armamento nel 2025. Ad esclusione della nuova joint venture Leonardo Rheinmetall Military Vehicles Srl e della nuova azienda Baykar Piaggio Aerospace Spa, le nuove aziende iscritte non producono sistemi d’arma completi, ma si inseriscono nella fornitura di componenti critiche, principalmente in tre categorie: 1. Elettronica, Sensori e Laser: aziende nate civili che ora adattano le proprie tecnologie per scopi duali o militari. Un esempio consolidato è Gem Elettronica (sistemi radar e di navigazione), affiancata da decine di piccole-medie imprese specializzate in ottica di precisione e circuiti stampati avanzati. 2. Software, Cyber-Intelligence e IA: ad esempio, Cy4Gate (specializzata in cyber intelligence e sicurezza) e altre aziende del gruppo Tinexta, insieme a numerose startup di intelligenza artificiale: stanno firmando contratti crescenti con le forze armate per la protezione delle reti strategiche e l’analisi dati. 3. Meccanica di precisione, Fluidodinamica e Materiali Compositi: molte piccole-medie imprese del Nord Italia, in particolare nei distretti manifatturieri di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, che storicamente rifornivano l’automotive o l’oleodinamica civile, hanno iniziato a produrre valvole speciali, guarnizioni ad alta resistenza, cavi schermati e scocche in carbonio e altro: materiali destinati ai veicoli ed elicotteri militari o ai droni. Gli unici (e ingenti) investimenti pubblici da parte di Stati e UE sono destinati al rafforzamento della base industriale della Difesa e all’acquisto di nuovi armamenti. La stessa scelta della UE che mantiene vincoli rigidi, in base al Patto di Stabilità e Crescita, per qualsiasi tipologia di spesa pubblica tranne che per le spese militari, è ascrivibile a questa logica spuria che, mentre abiura l’intervento dello Stato nell’economia, affida le politiche di investimento pubblico al complesso militare-industriale.’ (Gianni Alioti) Redazione Italia
August 20, 2026
Pressenza
Genova , il suo porto, i traffici di armi
Riceviamo e pubblichiamo dalla associazione ‘The Weapon WATCH – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei’ 12 agosto 2026 Leggiamo con un certo stupore l’intervista di Simone Gallotti a Ignazio Messina, a.d. della omonima compagnia armatoriale, comparsa l’11 agosto 2026 su ‘il Secolo XIX’ a p. 13 https://blueconomy.com/it/trasporto-marittimo-e-logistica/armatori/ignazio-messina-a-genova-ce-concorrenza-grimaldi-la-invoca-a-piacimento-ma-nel-tirreno-il-monopolio-e-suo/ Il nostro stupore riguarda le non poche affermazioni circa l’osservatorio permanente sulla trasparenza nel porto di Genova. Una parte di queste affermazioni l’abbiamo già sentita dal vivo all’audizione dello scorso 24 luglio nel Consiglio comunale di Genova, dove il dott. Messina è intervenuto per sottolineare la piena legalità di tutte le operazioni che si svolgono nel porto di Genova, cioè – andiamo a memoria ¬– «in un ambiente professionale tra i più regolamentati che esistano». Sono le stesse parole che vengono ripetute nell’articolo, dove viene anche ribadito il «dispiacere» per la decisione comunale di istituire un osservatorio che contribuisca alla trasparenza, alla sostenibilità etica e alla sicurezza dei lavoratori del porto. Il nostro stupore riguarda specificamente il tema del traffico di armi. Citiamo testualmente le parole dell’amministratore delegato della compagnia Ignazio Messina & C. Spa: «Il Comune ha sbagliato mira. Si vorrebbe impedire a priori il trasporto di qualsiasi tipologia di armi attraverso il porto di Genova, anche quei trasporti che hanno ottenuto tutte le autorizzazioni e che quindi sono perfettamente legali. Per ottenere questo risultato si vorrebbe chiedere al porto, di fatto, di infrangere la legge, rifiutando l’accosto di queste eventuali navi anche quando avessero semplicemente a bordo armi in forma legale, senza che la movimentazione delle stesse sia avvenuta nel nostro porto, come già accaduto in passato». Trasecoliamo. Avendo partecipato alle due sedute di audizioni del Consiglio comunale di Genova, anche prendendo la parola proprio su questo tema, posso assicurare che né i firmatari della proposta di delibera – cioè tutti i capigruppo della maggioranza – né i rappresentanti del CALP auditi hanno mai sostenuto la necessità di impedire « il trasporto di qualsiasi tipologia di armi attraverso il porto di Genova». Anzi, al contrario, come rappresentanti di Weapon Watch abbiamo chiesto con forza la trasparenza sui movimenti di armamenti in entrata, in uscita e in transito dal porto di Genova in violazione della Legge 185, che appunto regola questi movimenti. E che ci siano state ripetute violazioni della Legge 185, e della trasparenza che la legge impone a operatori e autorità, abbiamo accumulato innumerevoli prove a Genova e alla Spezia e a Marina di Carrara e a Livorno e a Talamone e a Ravenna e a Marghera e a Trieste e a Gioia Tauro e a Cagliari … e le abbiamo raccolte e pubblicate nel nostro sito web. Il dott. Messina abbia la pazienza di darci un’occhiata: www.weaponwatch.net Dall’intervista sul Secolo abbiamo però indirettamente avuto la conferma che la questione “osservatorio sul traffico di armi” non è secondaria per gli interessi armatoriali e, pensiamo, anche per quelli della compagnia Messina, storicamente implicata negli scorsi decenni in consistenti movimenti di armi. Oggi è un traffico in crescita, è propiziato e benedetto dai governi, assicura movimenti regolari, vale più delle merci ordinarie. Non stupisce dunque il tentativo di rovesciare in senso massimalistico la richiesta di trasparenza di cui il Comune si sta facendo promotore, tentativo che ha spinto il dott. Messina al provocatorio suggerimento rivolto al Comune stesso di essere coerente e quindi di «tentare di rendere illegale, ferme restando le competenze, in Italia qualsiasi trasporto d’armi». Carlo Tombola (presidente the Weapon Watch) Redazione Italia
August 15, 2026
Pressenza
Colleferro: l’esplosione alla KNDS riaccende l’allarme
Basta industrie belliche: alziamo i salari, abbassiamo le armi! L’esplosione avvenuta oggi nello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, ex Simmel Difesa, impone una riflessione seria e non più rinviabile sulla sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni che vivono accanto agli impianti destinati alla produzione di armamenti e materiali esplosivi. In attesa […] L'articolo Colleferro: l’esplosione alla KNDS riaccende l’allarme su Contropiano.
August 14, 2026
Contropiano
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Crociere, #Armi e Affari di Stato Le rotte complici di #MSC da Gioia Tauro al nuovo terminal di #Messina di Antonio Mazzeo #bds Un terminal croceristico a Messina, a poche centinaia di metri dal Palazzo municipale, dalla Cattedrale e dal Campanile con l’orologio astronomico più grande al mondo, per far sbarcare nel capoluogo dello Stretto fino a un milione di “turisti” all’anno. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/07/crociere-armi-e-affari-di-stato.html
July 31, 2026
Antonio Mazzeo