Il volo. Reportage “Come in mare così in cielo”

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, September 1, 2026

Come in mare così in cielo è il racconto di una settimana a Lampedusa insieme all’equipaggio dell’Albatross, l’aereo di monitoraggio di SOS Méditerranée.

Questo reportage prova ad esplorare cosa significhi sorvegliare una frontiera dall’alto, a raccontare come l’assenza di soccorso si manifesti nelle rotte tracciate sui monitor, nelle parole dell’equipaggio – ostinato e talvolta impotente – che vola e sorveglia, nei corpi visti e non raggiunti.
Narra la violenza strutturale che colpisce le persone in movimento nel central Med, tra respingimenti, complicità istituzionali e pratiche di Stati che negano sicurezza e diritti fondamentali.
Come in mare così in cielo vuole aprire una riflessione sulle contraddizioni etiche e politiche del Mediterraneo centrale, questa volta osservato da un cielo che è diviso, frammentato e sorvegliato tanto quanto il mare.

PH: @ Camille Martin Juan / SOS MEDITERRANEE

Il volo

In molti cercano di raccontare il Mediterraneo Centrale e le frontiere di mare: ricercatori, attivisti, operatori sociali e umanitari a bordo di navi di soccorso o presenti sui moli, ad attendere gli approdi. Io ne faccio parte. Provo a descrivere cosa siano le frontiere liquide, gli arrivi, cosa accada quando qualcuno, dopo anni di tentativi, riesce finalmente a scalfire il muro di questa fortezza e a penetrarne l’interno. Cerco di capire e di raccontare chi siano le persone che attraversano, al di là dei numeri. Lo faccio portando anche quello che sono. Abito un Mediterraneo che mi abita, da sempre: in questo spazio blu naviga, galleggia o affonda anche qualcosa di me 1

L’idea di raccontare cosa si veda dal cielo è nata a maggio di questo 2026 e si è concretizzata velocemente: a giugno ero già a conoscenza del fatto che avrei potuto affiancare la crew di Albatross la prima settimana di agosto.

Le ONG che dispongono di aerei che volano sul Mediterraneo centrale sono tre; tra queste, due hanno anche una flotta navale. Si tratta di Sea Watch e Sos Méditerranée. La prima e Pilotes Volontaires lo fanno da diversi anni; l’ultima in ordine di tempo è SOS Méd che ha iniziato la sua attività in cielo a novembre 2025. 

Il resoconto che segue, nasce dai miei scambi con l’equipaggio di Albatross, l’aereo di monitoraggio gestito da Sos Méditerranée insieme a Humanitarian Pilot Initiative, che ha base a Lampedusa e sorvola il central Med. Trova origine da un tempo condiviso con l’equipaggio di terra e cielo e, ancora una volta, dall’incrocio di sguardi e parole, dal ricamo generato dal tempo, dall’ascolto e dall’osservazione.

Ritornare sull’isola

Gli aerei che perlustrano il Mediterraneo centrale sono sottomessi alle stesse leggi e agli stessi decreti delle navi che fanno soccorso.

Lampedusa è la loro base di decollo e atterraggio. L’ultima volta che sono stata su questo lembo di terra, è stato qualche mese fa, durante la rotation 10 con Nadir della ONG ResqShip. In questi mesi che sono trascorsi, ho ascoltato storie di donne provenienti da Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Mali. Racconti che non mi hanno spostata dal Mediterraneo centrale, solo portata molto più a sud, alle frontiere esterne dell’Europa, proprio quelle che con accordi coi Paesi terzi e finanziamenti a sedicenti guardie costiere sono efficacissime nel trattenere le persone e respingerle fino a farle scomparire. Le testimonianze che ho raccolto mi hanno affinato lo sguardo e appesantito la coscienza.

Atterro di notte a Lampedusa. L’isola è spazzata da uno scirocco che rende l’aria umida e rovente; si appiccica addosso come un pensiero insistente e fastidioso. Dura da settimane. Irrespirabile. A tratti si sente l’odore dell’elicriso e di salsedine. Odore di Mediterraneo.

Arrivo cosciente che per l’ennesima volta la situazione è cambiata. Gli approdi sono diminuiti e non so più chi abbia accesso ai moli tra le associazioni e le ONG con cui ho sempre fatto accoglienza. Alcuni cambiamenti sono stati dettati dall’arrivo del papa in visita. Questioni di sicurezza e d’ordine, pare. Era il mese di luglio 2026, proprio poco tempo dopo l’approvazione del Patto europeo su migrazione e asilo. Ennesima vergogna dell’UE.

Arrivo sull’isola qualche giorno dopo quello che è descritto come l’assalto dei migranti marocchini all’Europa: “Da giovedì scorso, si sono registrati circa 50.000 ingressi e almeno 84 persone morte nel tentativo di raggiungere Ceuta e Melilla, altra enclave spagnola sulla stessa costa”. I social trasmettono video corti di migliaia di persone che escono dall’acqua e arrivano in spiaggia, pullulano di commenti in cui si descrive l’assalto di un’orda di esseri umani. I politici si vomitano addosso responsabilità e si coprono di accuse. Italia e Spagna arrivano a chiudere le proprie frontiere nello spazio Schengen. Ripicche alla corte dei grandi 2. Pochi i commenti sensati e nessuno che riconosca a queste persone il coraggio di aver nuotato per ore per arrivare in un’Europa che sta in Africa. Un’Europa che si dichiara invasa in una terra non sua.

PH: @ Camille Martin Juan / SOS MEDITERRANEE
Volare. Forse.

Arrivo a Lampedusa per sorvolare il Mediterraneo centrale e, all’inizio, sono banalmente preoccupata da questioni tecniche: quante ore di volo, come si resiste in uno spazio così piccolo, il caldo, i movimenti. Per questo scopro con presuntuoso disappunto che gli aerei della flotta civile che pattugliano il cielo possono avere problemi tecnici. Se il mio desiderio di volare è un imperativo, capisco in fretta che devo cominciare ad usare il condizionale: dovrei volare, ma nulla dipende da me e dalla mia volontà.

All’indomani del mio arrivo, ho il primo appuntamento coi membri dell’equipaggio di Albatross. Sono sette, l’unico uomo è il pilota. I primi scambi con la capo missione li ho avuti via messaggio qualche giorno prima del mio ennesimo ritorno sull’isola. 

Incontro, in un appartamento in paese, sette persone che condividono senza sosta il loro tempo e spazio; vivono e lavorano insieme, alternando un mese di attività e uno di stand by. Mi raccontano che, nei momenti in cui sono in off, lasciano l’isola, per respirare e “staccarsi” da un quotidiano in cui non si contano le ore e in cui la fine dell’attività non si chiude col volo, perché quando si atterra si scrivono rapporti, si studiano e analizzano i dati. E poi, dopo circa cento ore di volo, l’aereo deve andare in mantenance e fare uno stop di controllo.

Nella squadra sono tutte donne, pilota a parte: una capo missione, due TACCO 3 che si alternano, una responsabile della logistica e della raccolta dati, una responsabile media e del monitoraggio, il pilota e una persona di supporto a terra. Sono colpita da questo equipaggio giovane, tecnicamente altamente preparato e competente, i cui membri hanno alle spalle, spesso, anni di navigazioni e soccorso in mare, lunghi periodi di attività con persone migranti in luoghi di frontiera, moltissime ore di volo. Il loro lavoro è un atto politico: sento la loro ostinazione ad esserci in un cielo che è uno spazio diviso, sorvegliato, giuridicamente frammentato. 

Perchè questo piccolo aereo si sia unito agli altri della flotta civile, me lo spiegano i membri della crew: perché esiste uno spazio vuoto di osservazione e interventi e che proprio lì, gli aerei civili – Albatross, Seabird, Colibri – documentano ciò che altrimenti rimane ignorato. Nel 2025 la situazione si è progressivamente inasprita: la guardia costiera libica ha attaccato l’Ocean Viking in acque internazionali. Poche settimane dopo, colpi d’arma da fuoco contro la Sea-Watch 5. Catalogarli come incidenti isolati è riduttivo. Parlano, piuttosto, di un sistema sempre più consolidato: respingimenti, soccorsi negati, violenza.

Per questo SOS Méditerranée ha deciso di “ingrandire il suo campo d’azione” e si è lanciata con il progetto di sorvegliare e osservare anche il cielo. Le attività dell’Albatross sono cominciate a novembre 2025, in un’alternanza tra attività e tempo in off. Un volo medio dura tra le cinque e le sette ore. Ci sono giorni di doppio volo, mattina e pomeriggio: l’equipaggio in questo caso supera anche le dieci ore in aria nell’arco di 24 ore.

La flotta aerea civile, come accade anche in mare, cerca di organizzarsi in modo tale da essere costantemente presente in cielo. Per questo, le diverse organizzazioni comunicano tra di loro per assicurarsi che ci sia sempre almeno un aereo operativo.

La capo missione, Mila 4, sottolinea che esiste una forma di cooperazione naturale con le altre ONG e che talvolta questo accade anche con Frontex: «Una volta ci ha chiesto per quanto tempo potevamo restare in volo per sorvegliare un target» mi spiega.

I piloti, esperti e competenti, sono invece volontari messi a disposizione da un’associazione svizzera, Humanitarian Pilot Initiative, che è stata la prima a svolgere azione di monitoraggio del Mediterraneo Centrale.

Nei giorni che seguono il mio arrivo, condivido tempo prezioso coi membri di questo equipaggio che ha appena ripreso la sua attività. Li percepisco febbrili in questa loro ripresa. La prima immagine a rimanermi impressa è quella di un terrazzo assolato su cui saliamo per assistere al primo volo: l’Albatross ci passa sopra la testa. Ne percepisco il suono del motore, ma non riesco a vederlo sopra la mia testa. Quando alzo lo sguardo si è già allontanato all’orizzonte per perlustrare. E’ il primo volo dopo il periodo di pausa: un rodaggio necessario prima di iniziare l’attività vera e propria.

  1. Haraway, D. (1988), “Situated Knowledges: The Science Question in Feminism and the Privilege of Partial Perspective”, in Feminist Studies, vol. 14, n. 3, pp. 575-599 (p. 581) ↩︎
  2. ‘Controlli alle frontiere con l’Italia’, arriva la ritorsione di Madrid – Ansa.it, 7 agosto 2026 ↩︎
  3. TACtical COordinator (coordinatore tattico). È, in volo, il membro dell’equipaggio responsabile di coordinare le attività della parte dell’equipaggio addetta alla conduzione tattica dell’aereo e dei suoi sistemi – nelle missioni di pattugliamento marittimo, controlla le attività di tutti gli operatori. Analizza le informazioni ricevute durante il volo e mette in atto le strategie disposte dal comandante ai comandi ↩︎
  4. Questo è un nome di finzione, come quello degli altri membri dell’equipaggio ↩︎