
Utopia disarmata: dal Castello di Albiano alle città, la voce di una nuova radicalità per la pace
Pressenza - Monday, August 31, 2026Un gruppo di quindici partecipanti provenienti dal centro-nord Italia ha vissuto dal 26 al 30 agosto 2026 un intenso campo di formazione e lavoro organizzato dal Mir (Movimento internazionale della riconciliazione).
Ospitati al Castello di Albiano d’Ivrea, in provincia di Torino — un luogo denso di memoria dove ha a lungo dimorato Monsignor Bettazzi — e accompagnati dai contributi dei ricercatori e scrittori Valentina Pazè e Pasquale Pugliese, i partecipanti hanno affrontato senza filtri le grandi questioni del nostro tempo: la guerra, la finanza globale, le dinamiche di potere e la necessità urgente di un disarmo culturale. In un’epoca segnata da una logica binaria che cancella le sfumature e riduce il pensiero a una polarizzazione bellica, la scommessa al centro del confronto è stata quella di ripartire dai saperi fondamentali della nonviolenza.

Durante le giornate di dibattito e studio si è approfondito il pensiero della complessità di Edgar Morin, evidenziando come l’incapacità di cogliere la multidimensionalità renda le persone cieche di fronte alle crisi planetarie. Si è rilanciato il pensiero critico per decostruire il mito della violenza come tratto connaturato alla natura umana, richiamando la Dichiarazione di Siviglia dell’UNESCO e la distinzione tra assertività e aggressività distruttiva. Grande attenzione è stata dedicata alla responsabilità individuale e al superamento della delega, attraverso la lezione di Don Lorenzo Milani e il concetto di “potere di tutti” elaborato da Aldo Capitini. La nonviolenza è stata così definita non come una resa o un’utopia sterile, ma come un metodo rigoroso e trasformativo, fondato sulla verità dei fatti, sull’ascolto empatico e sulla disobbedienza civile.
Ripercorrendo l’esempio storico dei “cinquecento matti” che con Monsignor Bettazzi e Don Tonino Bello raggiunsero Sarajevo per un’interposizione pacifica, il gruppo ha ribadito l’importanza di opporre una radicalità nonviolenta alla logica dei conflitti armati. Tra le proposte concrete emerse vi sono il sostegno alla campagna di obiezione di coscienza, la promozione di una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di una difesa civile non armata, la nascita di corpi civili di pace e l’attivazione di percorsi di educazione alla pace nei territori.
Tornando nelle proprie città, i partecipanti del campo di lavoro ospiti ad Albiano, terra di Adriano Olivetti, Bettazzi e della scrittrice-eremita Adriana Zarri, hanno promesso di portare nei loro territori strumenti di analisi e di azione concreta per smascherare i meccanismi di deresponsabilizzazione e costruire, giorno dopo giorno, un futuro basato sulla giustizia sociale e sulla convivenza pacifica.