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Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici, secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza. Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
MACCHINE CHE EDUCANO-TENTATIVI DI APPROCCIO DEI SERVIZI SEGRETI- OBIEZIONE DI COSCIENZA ANTIMILITARISTA IN UNIVERSITA’@2
Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, ricercatore al CNR di Bologna ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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July 7, 2026
Radio Blackout
Rolf Cantzen: con i disertori non si può fare la guerra
La storia dell’obiezione di coscienza è di particolare attualità in tempi in cui in Germania si parla di capacità bellica. “Das Reichskriegsgericht” (il Tribunale Militare del Reich) è una mostra aperta dall’inizio del 2026 nel Centro di documentazione Topografia del Terrore nel Bendlerblock di Berlino (complesso storico noto per essere stato il quartier generale della Resistenza antinazista, N.d.R.) . Mostra come la giustizia militare nazista abbia combattuto la resistenza antifascista in Germania e in molti Paesi europei. Particolarmente apprezzabile è il fatto che siano documentati molti esempi poco noti di resistenza ma anche di una magistratura del terrore provenienti da Austria, Belgio, Norvegia e Francia. Tuttavia, la mostra nasconde completamente la lunga lotta per il riconoscimento che le vittime della giustizia militare nazista e i loro parenti hanno dovuto condurre nella Germania Occidentale fino agli anni ’90. A titolo esemplificativo, la mostra non contiene alcun riferimento a Ludwig Baumann. Il presidente dell’Associazione Federale delle vittime della giustizia nazista aveva avuto un ruolo significativo nel riabilitare alla fine degli anni ’90 le persone che si rifiutavano di partecipare alla guerra di aggressione e di sterminio della Germania nazista. Baumann è giustamente riconosciuto per questo nel libro “Disertori” di Rolf Cantzen (per ora non pubblicato in italiano, N.d.R.). Il giornalista si occupa da molti anni di obiettori di coscienza militari e di obiezioni di coscienza, tra l’altro con contributi alla radio tedesca. Ora ha scritto una storia dei disertori di quasi 200 pagine, che contiene molte informazioni ed è di facile lettura. GIURARE SUL POPOLO E SULLA PATRIA Cantzen inizia dall’antichità romana, quando la diserzione era sia un sacrilegio che un tradimento della patria. Già a Roma veniva dispiegata una truppa speciale che dava la caccia ai disertori, i precursori dei cacciatori odierni. Cantzen mostra anche come il sistema militare sia cambiato alla fine del Medioevo. Dominavano i mercenari che si offrivano per il servizio militare. > “I mercenari ben addestrati non combattevano né per la patria né per una > religione e certamente non per le convinzioni politiche. Si consideravano > partner contrattuali di un appaltatore di guerra.” (pag.16) In questo periodo capitava spesso che i mercenari cambiassero schieramento quando veniva loro offerta una migliore retribuzione e vitto. Solo con l’avvento dello stato-nazione i soldati avrebbero giurato sul popolo e sulla patria. In molti luoghi, monumenti con nomi di uomini morti in varie guerre testimoniano ancora questa ideologia. Quelli che non volevano morire per nessuna patria e disertare, naturalmente non sono menzionati. Il XVIII secolo fu l’epoca dei disertori, secondo Cantzen. Nel suo libro cita fonti secondo le quali tra il 1727 e il 1740 in Prussia disertava circa il 20% degli uomini arruolati forzatamente, mentre in Sassonia tra il 1717 e il 1728 addirittura il 50%. Cantzen descrive in modo molto vivido come nel XVIII secolo, con l’ideologia della mobilitazione nazionale, questa fuga dalla guerra dovesse essere frenata. Dove ciò non è stato possibile, si è proceduto con la pena di morte contro gli obiettori di coscienza. Cantzen tratta diverse campagne contro il servizio militare prima della Prima guerra mondiale. Menziona anche le opere dello scrittore russo Leo Tolstoj e di anarchici come Gustav Landauer e Max Stirner, che si opposero alla partecipazione alle guerre. ANTIMILITARISMO DEL MOVIMENTO OPERAIO SOCIALISTA Un punto debole del libro è che Cantzen nasconde in gran parte la resistenza antimilitarista dei socialisti di sinistra come Lenin, Lussemburgo e Liebknecht prima e durante la Prima guerra mondiale. Sono menzionati brevemente da lui, ma liquidati con una motivazione poco convincente: > “Mentre i partiti socialdemocratici sostenevano la Prima guerra mondiale, > nella sinistra marxista radicale intorno a Liebknecht, Lussemburgo e Zetkin il > rifiuto di continuare la guerra doveva trasformarsi in una rivoluzione > sociale. L’antimilitarismo e il pacifismo, le diserzioni e gli > insubordinamenti collettivi erano intesi qui come un mezzo per raggiungere lo > scopo della rivoluzione proletaria”. (pag. 39) Proprio nel paragrafo successivo afferma giustamente che in Germania “la tradizione anarchica e anarco-sindacalista dell’antimilitarismo è stata dimenticata”. C’è da chiedersi perché Cantzen traccia qui una linea di demarcazione così forte tra i filoni socialisti, comunisti, anarchici e anarco-sindacalisti dell’antimilitarismo, che almeno fino alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 non esisteva affatto. Tutte queste letture dell’antimilitarismo univano la convinzione che una società senza militarismo e guerra sarebbe stata possibile solo dopo il rovesciamento del capitalismo e l’abolizione degli Stati in generale. Quindi non fu solo l’ala socialista dell’antimilitarismo a orientarsi verso una rivoluzione. Tuttavia, le motivazioni teoriche erano diverse. Gli antimilitaristi socialisti e poi comunisti si basano principalmente sugli scritti di Karl Marx e Friedrich Engels, più tardi anche sui testi di Rosa Luxemburg e Lenin, che hanno spiegato perché il capitalismo nella sua fase imperialista porta ripetutamente a guerre tra i diversi Stati e alleanze di Stati. Gli antimilitaristi anarchici hanno sottolineato il legame tra potere e gerarchia per il militarismo e la guerra. Solo dopo l’istituzione dell’Unione Sovietica e la creazione dell’Armata Rossa, che è stata respinta dagli anarchici, la distanza tra i diversi approcci antimilitaristi si è rafforzata. In questo caso si sarebbe auspicata una maggiore differenziazione. NON È UN PROBLEMA DEL PASSATO Vale invece la pena leggere il capitolo in cui Cantzen si occupa dell’elaborazione dell’obiezione di coscienza nella letteratura della Germania Ovest. A tal fine si avvale di esempi di Alfred Andersch, Ingeborg Bachmann e Heinrich Böll. Cantzen approfondisce il romanzo “La casa spezzata”, oggi in gran parte dimenticato, in cui Horst Krüger elabora nel 1966 la sua diserzione e il tentativo mortale di diserzione del suo amico. Qui è chiaro che la resistenza alla rimilitarizzazione nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale in Germania era diffusa anche nella borghesia liberale ed è stata elaborata nella letteratura. Nel capitolo “Buoni disertori – cattivi disertori” Cantzen descrive come i disertori della Germania Est (RDT) siano stati accolti calorosamente nella Germania Occidentale (RFT). Ma c’erano anche soldati della Repubblica Federale Tedesca e di altri paesi della NATO che disertavano nella RDT. Interessante è anche leggere come negli anni ’60 i disertori francesi che non lottavano contro il movimento indipendentista algerino e i soldati statunitensi che non volevano essere schierati in Vietnam fossero supportati da reti internazionali. A ciò si ricollegano oggi iniziative come Connection e.V., che sostengono i disertori ucraini e russi e lottano per ottenere asilo in Germania. Il libro si conclude con una citazione da un volantino dei Verdi del 1990: “Non lasciatevi trasformare in carne da cannone per una politica sbagliata e non al servizio della pace e dell’indipendenza del nostro paese”. (p. 187) L’appello è sorprendentemente attuale, in un momento in cui anche i politici dei Verdi si battono per preparare la Germania alla guerra. Così il libro arriva al momento giusto. Oggi che si parla tanto di capacità bellica, ci vogliono persone con le quali non si può fare la guerra. La storia dei disertori continua. Peter Nowak kritisch-lesen.de -------------------------------------------------------------------------------- Il libro (in tedesco): Rolf Cantzen – Deserteure. Die Geschichte von Gewissen, Widerstand und Flucht. Edizioni Klampen Verlag 2025. 203 pagine, ISBN: 9783987370304. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Filomena Santoro. Revisione di Thomas Schmid. Untergrund-Blättle
July 3, 2026
Pressenza
Consiglio comunale di Bologna, approvato un ordine del giorno sull’obiezione di coscienza
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Bologna Nel corso della seduta pomeridiana di oggi 29 giugno 2026, il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno sull’obiezione di coscienza in cui invita il Sindaco e la Giunta a valutare l’opportunità di avviare un percorso cittadino per far conoscere ai giovani il diritto all’obiezione di coscienza e le modalità per esercitarlo, coinvolgendo i Comuni della Città metropolitana e raccordandosi con la Regione Emilia-Romagna. (Come già avvenuto nel Comune di Capaci e di San Lazzaro ndr). L’ordine del giorno è stato approvato oggi con 24 voti favorevoli (Partito democratico, Coalizione civica, Lepore sindaco, Anche tu conti, Verdi, Giulio Venturi) e 9 non votanti (Fratelli d’Italia, Lega Salvini premier, Forza Italia, Misto, Bologna ci piace). Ecco il testo approvato. OGGETTO : ORDINE DEL GIORNO TESO AD ATTUALIZZARE L’OBIEZIONE DI COSCIENZA AL SERVIZIO MILITARE’ PRESENTATO DALLA CONSIGLIERA DI PIETRO ED ALTRI DURANTE LA SEDUTA DELLA VI COMMISSIONE CONSILIARE DEL 24/06/2026 “”” IL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA Premesso che – Il contesto internazionale continua a essere segnato da guerre e conflitti che producono violenze e violazioni dei diritti umani, aumentano la spesa militare e minacciano l’intera umanità; – Gli accordi e i tentativi di tregua con cui si proclamano azioni di pace e nuovi equilibri dettati da interessi economici restano tuttora fragili , precari e contraddittori; – Per le grandi potenze, l’economia bellica continua a rappresentare la priorità con cui definire politiche e interventi, alimentando vittime civili, disuguaglianze, nazionalismi e il rischio di escalation armate ; – in Italia la maggioranza al Governo sta discutendo proposte per reintrodurre la leva militare, sospesa nel 2005; – Bologna, Medaglia d’Oro alla Resistenza, per la sua tradizione di città orientata alla pace e alla nonviolenza, ha aderito al Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la Pace; – Per rafforzare l’impegno in questa direzione, il Comune di Bologna, per volontà del Sindaco e a seguito del confronto con la società civile attiva in questo ambito, ha assegnato in Giunta deleghe specifiche alla Pace e alla Nonviolenza, nominando anche una Delegata ai Diritti Umani e al Dialogo Interreligioso ; – La città, grazie a una rete di realtà che ogni giorno si impegnano per promuovere politiche di pace, nonviolenza e giustizia sociale nelle scuole e in altre occasioni, rappresenta un laboratorio di iniziative per una cultura di pace e nonviolenza che si esprime in varie forme; – La pace è bene primario e l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta’ degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Considerato che – Il 1′ gennaio 2026, a Bologna, in occasione della decima Marcia per la Pace organizzata dal coordinamento “Portico della Pace” in collaborazione con Rete Pace e Nonviolenza Emilia Romagna, è stato presentato il gruppo obiettori di coscienza al servizio militare “Onde di Coscienza”; – Nel corso della manifestazione anche quest’anno è stata ribadita l’importanza di attualizzare il tema dell’obiezione di coscienza al servizio militare e di informare i giovani sul diritto, tuttora vigente, di esercitarla in caso di chiamata alle armi ; – Nonostante la leva obbligatoria sia sospesa, i Comuni continuano a trasmettere annualmente al Ministero della Difesa gli elenchi dei diciassettenni, potenzialmente richiamabili qualora il servizio venisse ripristinato ; – La Costituzione, all’art. 52, sancisce che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino, ma l’obiezione di coscienza è oggi diritto costituzionalmente tutelato. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 164/1985, ha stabilito che la libertà di coscienza ha pari dignità rispetto al dovere di difesa, che può essere assolto anche in forma non armata; – Con la legge 230/1998 l’obiezione di coscienza è divenuta diritto soggettivo esercitabile con semplice dichiarazione, senza valutazione di merito da parte di commissioni; – Dal 1′ gennaio 2005 la leva è sospesa, ma il diritto all’obiezione resta vigente. I Comuni continuano a trasmettere al Ministero della Difesa le liste dei diciassettenni potenzialmente richiamabili, e in caso di ripristino resterebbe garantita l’opzione del Servizio Civile Universale quale forma di difesa non armata della Patria ; – In caso di ripristino della leva, resterebbe comunque garantita l’opzione di scegliere il Servizio Civile Universale come alternativa . Ritenuto che – Il Sindaco di Capaci ha avviato un ’iniziativa di raccolta anticipata delle dichiarazioni di obiezione di coscienza in previsione di un’eventuale leva militare, sottolineando nell’appello alle istituzioni che “ognuno di noi, nel suo piccolo, ha il dovere di scendere in campo per la pace”; – Tale iniziativa è storicamente promossa dal Portico della Pace e da Pax Christi e da altre associazioni, gruppi e realtà con cui il Comune di Bologna dialoga e collabora ed è stata proposta di recente anche dal Gruppo Onde di coscienza, una realtà che si è presentata alla città in occasione della marcia della pace del 1 gennaio 2026 e in altre occasioni pubbliche; – È necessario attivare azioni locali per diffondere una cultura di pace, dialogo, cooperazione e solidarietà, organizzando la speranza e promuovendo un cambiamento culturale radicale; – In data 24 giugno 2026, si è tenuta l’udienza conoscitiva congiunta della Sesta e Settima Commissione consiliare, alla presenza dell’Assessore alla Pace, del Sindaco di Capaci e dei rappresentanti delle realtà “Portico della Pace” e “Pax Christi”. Tutto ciò premesso Invita il Sindaco e la Giunta : a valutare l’opportunità di avviare un percorso cittadino per far conoscere ai giovani il diritto all’obiezione di coscienza e le modalità per esercitarlo ; a condividere con la società civile interessata le modalità e i tempi con cui avviare tale iniziativa di conoscenza e sensibilizzazione, garantendole adeguato rilievo mediatico; a valutare la possibilità di diffondere l’iniziativa nei Comuni della Città Metropolitana affinché possano adottare progetti analoghi ; a valutare la possibilità di raccordarsi con la Regione Emilia-Romagna per ampliare il coinvolgimento dei Comuni del territorio . F.to: A.Di Pietro (Partito Democratico), R. Monticelli (Partito Democratico),M.Gaigher (Partito DEmocratico) , S.Negash (Lepore Sindaco), G.Tarsitano (Lepore Sindaco) , D.Celli (europa Verde Verdi).””” Redazione Bologna
June 29, 2026
Pressenza