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Brescia, proiezione di Innocence: per un’obiezione di coscienza “prima che sia troppo tardi”
MARTEDÌ, 26 MAGGIO, ORE 20:30 CINEMA NUOVO EDEN, BRESCIA A Brescia martedì 26 maggio verrà proiettato, su iniziativa di alcune realtà della società civile bresciana, il documentario Innocence di Guy Davidi. Questo per portare all’attenzione della società, e soprattutto degli insegnanti, l’importanza di una riflessione su cosa sia l’obiezione di coscienza in Italia oggi, “prima che sia troppo tardi”. Il documentario del 2022 è costruito su testimonianze di giovani israeliani e israeliane che fin da piccoli sentivano un profondo rifiuto al servizio militare, ma che si sono trovate sole in un sistema totalizzante. Attraverso loro video d’infanzia e frammenti dei loro diari, quadri e poesie, vediamo il percorso verso una loro individuale e tragica ultima obiezione di coscienza. Esistono alternative, quali Mesarvot in Israele, affinché la lotta degli obiettori acquisisca una dimensione collettiva e possa quindi passare dalla singola incarcerazione o peggio alla trasformazione della società e delle sue leggi. Come fu di fatto in Italia negli anni che portarono alla legge 772 del 1972. Le realtà organizzatrici vogliono, con questa proiezione, non solo solidarizzare con gli obiettori e le obiettrici israeliane, ma anche riportare all’attenzione del dibattito pubblico bresciano il tema del ritorno della leva e della militarizzazione della società in Italia oggi. Oltre a Brescia Anticapitalista, Movimento Nonviolento, Rete bresciana della società civile per la pace in Palestina e Amnesty International Brescia, hanno contribuito all’evento anche docenti del collettivo di insegnanti Assenze Ingiustificate e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Agli insegnanti in sala verrà anche proposto di lasciare un loro contatto per poter organizzare, nel prossimo autunno, una visione mattutina per le scolaresche interessate. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Una scelta per la pace: l’obiezione di coscienza ieri, oggi, domani
Il convegno svoltosi il 9 maggio scorso a Fontaneto d’Agogna (NO), organizzato da MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) Borgomanero, Associazione per la Pace Novara, Laboratorio per la Pace Galliate, Associazione Pace e Convivenza Sesto Calende, ha focalizzato l’attenzione sull’alternativa nonviolenta alla protesta contro la guerra e contro il militarismo. Gli organizzatori riferiscono: > In un mondo segnato dall’escalation delle guerre e del riarmo e dal ripristino > della leva obbligatoria > in molti Paesi europei, l’obiezione di coscienza al servizio militare > rappresenta un’opportunità > concreta per costruire una pace dal basso alla quale sono chiamati i giovani. > La quasi totalità dei > diciassettenni, che ogni anno vengono d’ufficio iscritti dai Comuni nelle > liste di leva dalle quali > possono essere chiamati a fare il servizio militare (sospeso ma non abrogato) > nel caso di necessità > ed emergenza, non sa di essere iscritti ai registri di leve e nemmeno che > esiste una possibilità di fare > una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza. E per questo è più che > mai importante > parlarne e fare informazione ora che, seppure solo formalmente, siamo ancora > in “tempo di pace”. > > «C’è un grande lavoro culturale e sociale da fare per dimostrare che > un’alternativa alla logica delle > guerre e delle armi è possibile – ha sottolineato Ermete Ferraro, presidente > nazionale del MIR Italia – Un’alternativa deve essere costruita dal basso, > valorizzando le azioni personali e le testimonianze, ma senza ignorare i > meccanismi giuridici, politici e sociali che possono realmente radicare questo > pensiero e farlo diventare concreto. Siamo chiamati ad agire localmente e > pensare globalmente e mi pare che siamo sulla buona strada». > > «In Europa ci sono tantissimi Paesi in cui si sta parlando di reintrodurre la > leva obbligatoria, non è > solo l’Italia. Parlare di questi temi è fondamentale perché quando e se ci > sarà la leva obbligatoria, > non sarà quello il momento di iniziare a parlare del diritto all’obiezione di > coscienza – ha messo in > evidenza Zaira Zafarana, esperta advocacy Onu e responsabile relazioni > internazionali MIR Italia – Tanti Paesi, a partire dalla Germania, che stanno > pensando di reintrodurre la leva, hanno problemi > perché sta calando notevolmente il numero di volontari negli eserciti. Quindi > paradossalmente questo è un buon momento per parlare di questi temi, perché > tanti Paesi hanno il problema di come > potere aumentare i militari nell’esercito perché stanno diminuendo». > > «Il capo di stato maggiore dell’esercito Masiello si è lamentato del fatto che > le nuove generazioni non vogliono fare il militare e quindi si trovano > scoperti e anche le Accademie militari hanno sempre meno aspiranti. La strada > da seguire è quella di fare rete tra noi associazioni a livello locale e > nazionale. Dobbiamo sapere costruire sul lungo periodo e andare avanti in > maniera tenace, costruttiva, continuativa nel tempo, anche quando le guerre > che, sull’onda dell’indignazione e dell’emozione suscitano manifestazioni, > saranno sparite dai media, perché in realtà la guerra e la sua preparazione > continua. Le campagne di cui abbiamo parlato oggi – ha concluso Pasquale > Pugliese del coordinamento nazionale Movimento Nonviolento – sono quelle che > ci devono dare il fiato lungo per portare avanti una alternativa concreta, > tanto dal punto di vista della contestazione e dell’opposizione quanto dal > punto di vista di un programma costruttivo e delle politiche di pace». > > Tra le campagne di cui si è parlato nel corso del convegno vi sono “Ministero > della Pace, una scelta > di governo” – presentata con un video messaggio di Laila Simoncelli e, in > presenza, Mara Ardizio, presidente di Acli Piemonte – e “Un’altra difesa è > possibile”, per la quale è in corso una raccolta di firme, illustrata da > Pugliese. Ma sono anche state presentate iniziative concrete, come il modello > di lettera che i diciassettenni possono trasmettere ai sindaci per esercitare > il diritto all’obiezione di coscienza (che è riconosciuto dalla Dichiarazione > universale dei diritti dell’uomo e dalla Costituzione italiana) preventivo. > > Il MIR Borgomanero, proprio in questi giorni in cui si celebra la Giornata > internazionale dell’obiezione di coscienza, sta rivolgendo un appello ai > sindaci dell’Alto Novarese affinché seguano l’esempio del sindaco di Capaci, > che ha istituito il primo “sportello pubblico” in Italia per raccogliere le > dichiarazioni di obiezione di coscienza preventiva al servizio militare. > L’iniziativa permette ai giovani (dai 17 anni in su) e ai richiamabili (fino > ai 45 anni) di dichiararsi obiettori prima di un’eventuale chiamata alle armi. > > Ma c’è anche la possibilità da parte dei giovani e dei riservisti di inviare > una comunicazione al > ministero della difesa in cui si dichiara la propria obiezione di coscienza > preventiva, seguendo un > modello predisposto da Comunità dell’Arca di Lanza Dal Vasto, Pax Christi, > Centro palermitano del > Movimento Nonviolento, Movimento dei focolari e MIR Italia. > > Tra gli altri relatori intervenuti al convegno, vi sono Matteo Zappa, > Coordinamento Pace in Comune > e assessore alla pace ad Arluno, Norberto Julini, di Pax Christi Italia, > Massimo Diana, obiettore di > coscienza e analista biografico. I lavori sono stati arricchiti anche dalle > testimonianze di obiettori internazionali – Olga Karach, difensora dei diritti > umani bielorussa, e di Yona Roseman, obiettrice di Mesarvot, rete di giovani > obiettori israeliani. La presentazione e il programma di Una scelta per la pace. L’obiezione di coscienza ieri, oggi, domani sono stati pubblicati su Pressenza nella pagina online dal 29 aprile scorso.   MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
May 20, 2026
Pressenza
La meravigliosa “Magnifica humanitas” di Leone XIV
Vatican News ne ha così annunciato la presentazione: > Magnifica humanitas. Questo il titolo della prima lettera enciclica di Leone > XIV “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza > artificiale”. > Il documento sarà pubblicato il prossimo 25 maggio e reca la firma del > Pontefice in data del 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione > della enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. > La presentazione di Magnifica humanitas avrà luogo il giorno stesso della > pubblicazione, il 25 maggio, alle ore 11.30, presso l’Aula del Sinodo, alla > presenza dello stesso Leone XIV. > > I relatori saranno i cardinali Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero > per la Dottrina della Fede, e Michael Czerny S.J., prefetto del Dicastero per > il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. > > Poi la professoressa Anna Rowlands, teologa e docente presso la Durham > University nel Regno Unito; Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (USA) > e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’Intelligenza > artificiale; la professoressa Leocadie Lushombo i.t., docente di teologia > politica e pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology / > Santa Clara University, in California. > > La conclusione sarà affidata al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. > > Seguiranno l’intervento e la benedizione di Papa Leone.   COMMENTO DI ALFONSO NAVARRA: 1. Un titolo che ci interpella: Magnifica humanitas Che gioia leggere questo titolo. “La grandezza dell’umano” è parola che cura, dopo anni in cui l’umano è stato calpestato a Gaza, in Ucraina, nel Mediterraneo, nei luoghi di lavoro precario. Papa Leone XIV parte dall’alto: non dall’emergenza, ma dalla vocazione. Ci ricorda che ogni persona porta in sé una dignità che nessuna guerra, nessuna crisi climatica, nessun mercato può cancellare. Per noi nonviolenti è musica: Capitini diceva che “la realtà di tutti è la mia realtà”. Carlo Cassola invitava a preparare la pace attraverso primi gesti coraggiosi di disarmo. Magnifica humanitas sembra dire la stessa cosa con linguaggio evangelico. LINGUAGGIO e gesti disarmati e disarmanti per la pace! 2. Le anticipazioni: pace, clima, lavoro e obiezione algoretica come unico cammino Gli uffici vaticani anticipano che l’enciclica terrà insieme pace, custodia del creato, dignità del lavoro e difesa dell’umano dall’intelligenza artificiale. È esattamente la nonviolenza integrale che pratichiamo da anni: clima-pace-lavoro, e ora anche algoretica. Se davvero Leone XIV indicherà che non c’è ecologia senza disarmo, non c’è lavoro degno nell’economia di guerra, e che ogni sviluppo tecnico deve realizzarsi in condizioni ordinate al bene integrale della persona, avremo un alleato potente. L’obiezione algoretica — il diritto a dire “no” quando l’algoritmo decide sulla vita, sul lavoro, sulla guerra — diventa così nuova frontiera della nonviolenza. Come l’obiezione di coscienza rifiuta il fucile, l’obiezione algoretica rifiuta la delega cieca alla macchina. Aspettiamo con fiducia il passaggio sulla conversione: dalle armi al pane, dalle basi militari alle comunità energetiche, dagli algoritmi di guerra agli algoritmi di cura. Sarebbe il modo più concreto per magnificare l’umano oggi. 3. L’attesa sull’obiezione di coscienza Le prime note stampa parlano di “responsabilità personale davanti alla violenza”. È linguaggio vicino all’obiezione di coscienza. Noi che lavoriamo all’Albo delle Obiettrici e degli Obiettori alla Guerra ci auguriamo che Magnifica humanitas riconosca questa scelta come via profetica per i laici e per i credenti. Sarebbe un segno forte se un Papa all’inizio del nuovo corso digitale indicasse la nonviolenza attiva — di coscienza e algoretica — non come eccezione eroica, ma come spiritualità ordinaria del tempo presente. 4. Le donne e la pace: l’umano è plurale Humanitas non è neutra. È maschile e femminile, è del Nord e del Sud del mondo. Virginia Woolf ci ha insegnato che le donne, escluse per secoli dal potere, hanno uno sguardo diverso sulla guerra. Siamo certi che Leone XIV, nel magnificare l’umano, saprà dare parola a questa differenza. L’obiezione femminile alla guerra è parte della magnifica humanitas che la Chiesa può aiutare a far fiorire. 5. Dal 25 maggio in poi: camminare insieme Noi Disarmisti Esigenti leggeremo l’enciclica il giorno stesso, con la matita in mano e il cuore aperto. Se, come speriamo, Magnifica humanitas sarà bussola per disarmare l’economia, la politica e la tecnica, saremo i primi a portarla nelle piazze, nelle scuole, nei consigli comunali. Perché la nonviolenza non fa sconti alla verità, ma sa anche riconoscere quando una parola autorevole sposta la storia. E se questa enciclica aiuterà una sola fabbrica d’armi a diventare laboratorio di pale eoliche, o un solo algoritmo di sorveglianza a diventare strumento di cura, avrà già magnificato l’umano. Alfonso Navarra
May 19, 2026
Pressenza
Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza
‘Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza’. Questo è il titolo di un libro appena pubblicato dalla casa editrice Multimage, con contributi di più di una ventina di persone che hanno collaborato con il dehoniano p. Cavagna, ricordato nei giorni scorsi in un dibattito a Bologna (dove per molti anni ha servito). La vita e i vari incarichi di padre Cavagna è descritta all’inizio del libro dal suo allievo Beppe Pierantoni, anche lui dehoniano , poi missionario nelle Filippine dove fu a lungo prigioniero di un gruppo separatista islamico. Cavagna è stato impegnato in molti campi, prete operaio, giornalista, poi impegnato nella cooperazione internazionale, ma soprattutto nel campo della pace, principalmente prima nella promozione della obiezione di coscienza all’esercito e poi del servizio civile alternativo a quello militare da essa nato, fino all’attuale servizio civile universale. Nell’incontro, molto partecipato, hanno parlato Francesco Tosi, presidente CEFA, ong fondata da p.Cavagna e dall’on.Bersani, Michelangelo Chiurchiù, Sabrina Magnani, lo storico Daniele Menotti, i dehoniani Stenico e Pierantoni, e l’arcivescovo Zuppi. La pace per Cavagna era una cosa concreta, nel suo libro “Per una prassi di pace” ripeteva che vi è un legame stretto tra guerra e ingiustizia sociale perché la guerra causa direttamente non solo morti e feriti ma anche ingiustizie e diseguaglianze, le armi danneggiano sempre i poveri, e che la psicosi bellica, la spirale del riarmo, è creata dalle industrie di armi. Occorre al contrario respingere la depressione, il ‘ma io cosa posso fare ?’ per far germogliare la pace anche con piccoli semplici gesti. Cavagna ha lavorato molto per rendere realizzabile il servizio civile – nonostante le fortissime opposizioni dell’istituzione militare – esperienza prima di pochi ma che negli anni ha poi visto l’impegno concreto complessivo di più di 500.000 giovani, la cui vita è stata cambiata da questa concreta esperienza sociale . E’ stato anche determinante per la nascita del CESC (il coordinamento degli enti che accolgono i giovani in servizio civile), insistendo sulla nonviolenza come alternativa concreta al servizio militare, per la difesa della patria in modo nonviolento , verso i corpi civili europei di pace che Alex Langer progettava. Creare esperienze strutturate di servizio è importante, pensiamo solo al fatto che oggi il 73 % delle persone che scelgono il Servizio civile è di sesso femminile e che molti non riescono a farlo perché i governi non vogliono stanziare in questo campo risorse sufficienti(per questo l’anno scorso solo 66.000 domande sono state accolte, su 150.000 pervenute, una su tre). Anche per la creazione della legge per il controllo delle esportazioni di armi padre Cavagna, insieme a Zanotelli, fu un contributo importante, come pure per la riconversione al civile dell’industria bellica e per la esperienza della obiezione fiscale alle spese militari, e per iniziative di pace durante la guerra in Bosnia come la marcia a Sarajevo, in cui vi fu la tragica morte del pacifista Locatelli per mano di un cecchino serbo (cecchini fra cui oggi impariamo che vi erano anche italiani). Cavagna sostenne anche la creazione dei “caschi bianchi” della associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Benzi, con cui realizzò varie iniziative sull’odc. Il cardinale Zuppi ha concluso l’incontro dicendo che “la Chiesa italiana ha un debito verso padre Cavagna, e il recente documento CEI su pace e nonviolenza gliene rende merito. L’idea stessa del riarmo è per noi cristiani intollerabile, il sovranismo è preoccupante. Occorre, come diceva papa Francesco, contrastare la globalizzazione dell’indifferenza. Oggi c’è tanto da obiettare ! ” Aggiungo un ricordo personale. Tante volte Cavagna ci diceva “Ricordatevi di dire sempre che la leva obbligatoria è solo sospesa, non è stata affatto abolita, un generale mi disse che sarebbe bastata una semplice circolare del Ministero Difesa per reintrodurre l’obbligo del militare per i maschi con 18 anni compiuti” Antonio Ghibellini
May 19, 2026
Pressenza
Al CNR di Faenza, la ricerca che rifiuta la guerra
La pioggia ha accompagnato l’inizio del presidio davanti al CNR di Faenza questo venerdì. Cartelli bagnati, strumenti musicali riparati alla meglio sotto gli ombrelli in via Granarolo. Poi, lentamente, il cielo si è aperto. È uscito il sole mentre le persone continuavano a parlare di guerra, ricerca scientifica, salute, ambiente, obiezione di coscienza, diritti umani e tutela dei beni comuni. Un cambiamento atmosferico che molti hanno visto quasi come un segno poetico, un legame profondo con la natura che sembrava accogliere la richiesta di trasparenza, etica e pace. Il presidio “Ceramica per la sanità, non per le armi”, organizzato il 15 maggio davanti alla sede del CNR e dell’ISSMC di Faenza, si è svolto nel giorno dell’open day dell’istituto, mentre ricercatori e tecnici aprivano i laboratori al pubblico per mostrare le ricerche sui materiali ceramici e aerospaziali. Fuori, intanto, attivisti, associazioni e cittadini chiedevano che la ricerca pubblica non venga coinvolta in progetti militari e in collaborazioni con istituzioni israeliane legate all’industria bellica. Al megafono si sono alternati diversi esponenti della società civile e del mondo della ricerca, offrendo sguardi complementari sulla responsabilità etica delle istituzioni pubbliche, degli scienziati e dei cittadini. Ha preso la parola Linda Maggiori, giornalista, scrittrice e blogger impegnata da anni sui temi dell’ecologia integrale, della mobilità sostenibile e della giustizia sociale. È intervenuto poi Pippo Tadolini del Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile, ricordando le prossime tappe della Carovana “Diritti e Rovesci”. Successivamente si sono alternati il giovane attivista Gioele Angeli, in rappresentanza di OSA, Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Marco Cervino, ricercatore del CNR di Bologna e membro della rete nazionale “La ricerca non va in guerra”, una rete di ricercatori contrari all’uso militare della ricerca pubblica. Tutti gli interventi hanno ribadito con forza che istruzione, università e ricerca dovrebbero rimanere spazi di crescita collettiva, confronto e pace, sottraendosi alle logiche della guerra e della produzione bellica. Mentre fuori dai cancelli proseguivano gli interventi e i canti, Linda Maggiori è entrata all’interno dell’istituto per partecipare alle iniziative dell’open day, intervenendo nella conferenza dedicata alle tecnologie aerospaziali. In un resoconto condiviso successivamente sui social, la giornalista ha raccontato di avere posto domande precise sul rapporto tra ricerca scientifica e industria militare, contestando apertamente l’idea di una scienza neutrale, separata dalle conseguenze concrete delle proprie applicazioni. Di fronte alle risposte di chi definisce la tecnologia uno strumento “neutro”, né buono né cattivo, i manifestanti hanno ricordato che questa impostazione rischia di cancellare la responsabilità etica degli scienziati rispetto agli effetti concreti delle loro ricerche. Il fulcro della mobilitazione faentina è rappresentato dal progetto “Pa Swing”, acronimo di “Spinel Windows Joining by Glass”, una collaborazione scientifica avviata nel 2024 tra l’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici di Faenza e il Ministero della Difesa israeliano. Secondo documenti scientifici e segnalazioni dei ricercatori, il progetto riguarda lo sviluppo di materiali ceramici trasparenti destinati ad applicazioni per mezzi militari terrestri. La questione è stata sollevata dalla rete “La ricerca non va in guerra”, composta da ricercatori e lavoratori del CNR contrari ai progetti collegati a enti governativi coinvolti nell’attuale offensiva su Gaza e nei territori palestinesi occupati. Per i manifestanti, interrompere queste collaborazioni significa applicare concretamente il principio costituzionale che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Nei giorni precedenti all’evento, una lettera aperta era stata indirizzata alla direttrice dell’istituto, Alessandra Sanson, chiedendo che all’interno dell’open day trovasse spazio anche una riflessione critica sul rapporto tra etica, ricerca e industria militare. Nel testo si sosteneva la necessità di “una corrispondenza fra etica che ripudia i crimini di guerra e scelte individuali e istituzionali”. Secondo quanto riferito da Linda Maggiori dopo l’incontro con la direttrice, una delegazione ha consegnato una lettera chiedendo l’interruzione della collaborazione con Israele e l’avvio di progetti sanitari con la Palestina. La dirigenza avrebbe garantito libertà di espressione e dibattito interno per il personale dell’istituto, specificando però di non avere l’autonomia necessaria per interrompere unilateralmente il progetto, decisione che spetterebbe alla direzione nazionale del CNR. Il presidio si è svolto in una data dall’alto valore simbolico, il 78° anniversario della Nakba palestinese, la “catastrofe” del 1948 che segnò l’espulsione forzata di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre. Per le realtà organizzatrici, questa ricorrenza ha permesso di collegare la memoria storica dei diritti violati alla riflessione contemporanea sulle guerre e sulle responsabilità collettive. L’iniziativa ha mostrato come ricerca, industria e molti ambiti considerati “neutrali” abbiano invece un ruolo concreto negli attuali scenari di guerra. Ma la giornata faentina non è stata soltanto una mobilitazione contro il riarmo. È stata anche una delle tappe centrali della Carovana ambientalista e sociale “Diritti e Rovesci”, promossa da RECA Emilia-Romagna e AMAS-ER. Da aprile a giugno, la Carovana attraversa tutta la regione coinvolgendo oltre 90 associazioni, comitati e realtà territoriali sui temi della crisi climatica, del consumo di suolo, dell’inquinamento, delle alluvioni, della salute pubblica e della conversione ecologica. La tappa di Faenza ha assunto un significato particolare proprio perché ha unito questi temi a una riflessione più ampia sui diritti umani: non soltanto ambiente e diritto alla salute, ma anche guerra, ricerca scientifica, obiezione di coscienza, industria militare e libertà di dissenso nei luoghi di lavoro. A Faenza, più che gli slogan, sono rimaste impresse le immagini: le persone ferme sotto la pioggia, i dialoghi davanti ai cancelli del CNR, gli strumenti musicali e i canti, le lettere consegnate a mano, le spillette con scritto “Io non collaboro con Israele” distribuite dai ricercatori obiettori di Faenza, il tentativo ostinato di aprire spazi di discussione dentro e fuori i luoghi della ricerca. Quando il sole è comparso, illuminando bandiere, striscioni e le strade ancora bagnate, il presidio non aveva certo risolto il conflitto aperto attorno ai progetti militari. Ma aveva reso visibile qualcosa difficile da ignorare: l’esistenza di ricercatori, cittadini, studenti e lavoratori che rifiutano l’idea che la scienza possa procedere separata da coscienza ed etica. PROSSIMI APPUNTAMENTI DELLA CAROVANA “DIRITTI E ROVESCI” : * Calendario di tutti gli eventi: https://www.recaemiliaromagna.it/ * Appuntamento sotto la sede della Regione: Bologna, 26 maggio 2026, ritrovo ore 9.00 con le reti ambientaliste, che convergeranno nella stessa giornata con il sit-in pomeridiano della rete “Basta Complicità”, in cui confluiranno anche i Giovani Palestinesi, il BDS e i Sanitari Per Gaza di Bologna per consegnare tutte le firme raccolte finora. .. video qui. > Non ci hanno permesso di fare foto o filmare gli interventi. Non hanno > permesso ad un ricercatore venuto apposta da Reggio Emilia di leggere il suo > intervento. […]  ricercatori obiettori di Faenza non possono parlare > pubblicamente del loro dissenso, tanto che nessuno di loro ha potuto parlare > nel nostro presidio. Questo ci è stato implicitamente confermato dalla > direttrice e ci sembra una cosa gravissima, che lede anche i diritti dei > lavoratori. […] Noi allora continueremo a fare presidi, sia a Faenza sia a > Roma per chiedere di fermare questa complicità criminale, e per chiedere di > iniziare progetti in campo sanitario con la Palestina. > > Continueremo a sostenere i ricercatori e le ricercatrici, a fare emergere la > verità e a non lasciare che il silenzio ricopra tutto. Basta ricerca per il > Genocidio!! > Linda Maggiori Redazione Romagna
May 17, 2026
Pressenza
Pressenza: “E se la difesa della mia Patria diventasse offesa alla Patria altrui? A proposito del ritorno della leva obbligatoria”
DI MICHELE LUCIVERO SU PRESSENZA DEL 6 MAGGIO 2026 Condividiamo sul nostro sito il contributo di Michele Lucivero pubblicato su Pressenza, in cui viene intrecciata con abilità un’interessante riflessione sul ritorno della leva obbligatoria, sul concetto di difesa della Patria e sul fondamento etico del servizio civile. Articolo che, riprendendo le parole di Don Milani e declinandole nel nostro presente, unisce le radici storiche dell’antimilitarismo e del pacifismo italiano ad un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, portando l’attenzione sulla strumentalizzazione del servizio civile a fini bellici… E su un’obiezione di coscienza totale e collettiva. «Per chi non lo sapesse, ad esempio per i più giovani, il titolo di questo articolo riprende un celebre passo provocatorio di don Lorenzo Milani, il quale il 23 febbraio 1965 tuonava contro i cappellani militari intruppati. Don Milani con il suo motto “L’obbedienza non è più una virtù” invitava ad una radicalità epocale per quel periodo e spingeva i giovani ad opporsi al servizio militare obbligatorio, che costringeva anche i suoi studenti a imbracciare le armi per difendere la Patria, così come previsto dall’articolo 52 della nostra Costituzione. In particolare, don Milani scriveva: «Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l’onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile?»1 …continua a leggere su Pressenza. 1. L. Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Chiarelettere, Milano 2023, p. 37. ︎ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
E se la difesa della mia Patria diventasse offesa alla Patria altrui? A proposito del ritorno della leva obbligatoria
Per chi non lo sapesse, ad esempio per i più giovani, il titolo di questo articolo riprende un celebre passo provocatorio di don Lorenzo Milani, il quale il 23 febbraio 1965 tuonava contro i cappellani militari intruppati. Don Milani con il suo motto “L’obbedienza non è più una virtù” invitava ad una radicalità epocale per quel periodo e spingeva i giovani ad opporsi al servizio militare obbligatorio, che costringeva anche i suoi studenti a imbracciare le armi per difendere la Patria, così come previsto dall’articolo 52 della nostra Costituzione. In particolare, don Milani scriveva: «Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l’onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile?»1 Anche grazie all’impegno di don Milani, il quale aveva aperto la strada all’obiezione di coscienza, quando un tempo tale scelta comportava un rischio penale e costringeva al processo e al carcere, come accadde al primo obiettore della storia italiana Pietro Pinna, con la Legge 772/1972 si avviò l’iter che condusse positivamente verso l’alternativa del servizio civile, poi perfezionato con la Legge 230/1998, che sancì il pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza quale diritto del cittadino. Fu così che dal 1972 fino al 2005, molti uomini sottoposti all’obbligo della leva ebbero l’opportunità di svolgere in sostituzione il servizio civile presso enti religiosi, sindacati, in tutta una galassia di attività legate all’associazionismo, opzione percorsa in maniera sistematica, ad esempio, dai Testimoni di Geova con l’accortezza di rispettare in maniera molto puntuale il principio della neutralità politico-militare, cioè di evitare qualsiasi forma di servizio civile militarizzato perché in contrasto con il principio religioso della fratellanza universale. Ora, con i venti di guerra sempre più forti all’orizzonte, negli ultimi mesi stiamo assistendo al ritorno della leva obbligatoria in tutta Europa e questo apre un nuovo e inedito scenario. Infatti, il panorama che abbiamo di fronte, in quasi tutti i Paesi europei, è quello di una leva che prevede l’obbligo del servizio militare e, in sostituzione, di un servizio civile disarmato, ma complementare, cioè sempre legato alla difesa della Patria in caso di guerra. Insomma, se un Paese europeo dovesse essere coinvolto in una guerra, ad esempio nel momento in cui dovesse scattare l’art. 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO), che stabilisce il principio di difesa collettiva (un attacco armato contro uno o più membri in Europa o America del Nord è considerato un attacco contro tutti) ci sarebbero i ragazzi e le ragazze coinvolte pienamente con il conflitto armato al fronte, mentre gli obiettori, sempre al servizio della Patria, sarebbero impegnati in attività di emergenza sanitaria, energetica, informatica. E, tuttavia, il dubbio che resta è proprio oggi come ieri, mutatis mutandis, quello di don Milani, vale a dire: se c’è un Paese della NATO che agisce come oppressore e attacca un altro Stato in violazione del diritto umanitario internazionale, uccidendo ad esempio bambine e bambini (come in Iran ad esempio?), e poi dovesse esserci una ripercussione dello Stato aggredito contro un membro NATO in modo da far scattare l’art. 5 del Trattato, qual è la Patria che sarei chiamato a difendere anche con il servizio civile disarmato ma militarizzato? Nel dubbio, non essendoci ancora una legge per la leva obbligatoria in Italia (la storica e proverbiale lentezza italiana potrebbe anche sortire effetti positivi, se si alimenta la mobilitazione popolare!) e nelle more dell’organizzazione di un dibattito franco per un rifiuto totale della militarizzazione e per una obiezione di coscienza totale alla leva, abbiamo chiesto a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, come vedono, dal loro punto di vista, il sistema che combina servizio militare e servizio civile militarizzato in Svezia, considerato che proprio il modello svedese viene visto come virtuoso da alcune componenti della galassia pacifista e nonviolenta italiana. Alla domanda su come è organizzato il servizio civile in Svezia Rebecka risponde: «In Svezia, la coscrizione è stata attivata il 21 dicembre 2023, dopo essere stata disattivata dal 2010. Nel 2024 e 2025 la coscrizione civile è stata limitata a un numero minore di persone all’interno dei servizi di emergenza municipali e al settore dell’approvvigionamento elettrico. Nel novembre 2025 è stato riportato che il Governo stava lavorando per attivare il servizio civile in termini generali e che il servizio senza armi potesse diventare una realtà nel 2027, ma poi nel dicembre 2025 il Governo svedese ha annunciato che il servizio civile avrebbe incluso i servizi di sorveglianza, le comunicazioni elettroniche, i sistemi di rete e quelli della comunicazione, nonché la sicurezza informatica. Ciò implica che dal 2026 in poi, i cittadini svedesi sono stati obbligati a svolgere e completare un periodo di formazione di base, similmente al servizio militare, anche all’interno della difesa civile. Fare il servizio civile non significa necessariamente essere liberi dal maneggiare armi e non significa necessariamente svolgere un servizio civile privo di legame con la difesa militare. La Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato è contraria alla coscrizione, alla circostanza che vede i cittadini essere costretti a portare e usare armi, al fatto che i cittadini possono essere costretti a partecipare ai preparativi per la guerra. C’è una differenza sostanziale tra un servizio civile, ancora progettato e inquadrato in modo tale da essere chiaramente collegato alla difesa militare, e un servizio non militarizzato e progettato per contribuire a rafforzare la società per affrontare ogni tipo di crisi, ad esempio questioni sanitarie e crisi climatiche. Il punto è che il servizio civile-militare sotto la NATO (la Svezia è diventata ufficialmente il 32° membro della NATO il 7 marzo 2024, n.d.r.), probabilmente sarebbe comunque collegato alla difesa militare e alla militarizzazione». Insomma, sussiste di fatto, anche in Svezia da parte della più accreditata associazione pacifista, il sospetto che le guerre spinte innanzi dagli interessi economici dei Paesi legati alla NATO non siano propriamente delle azioni difensive, per cui anche l’articolo 52 della nostra Costituzione avrebbe senso, ma siano mascheramenti di azioni offensive, macchinazioni economiche neoliberiste su cui la coscienza umana dovrebbe costantemente interrogarsi. Dovremmo, ad esempio, chiederci: cosa è diventata la Patria che oggi siamo chiamati a difendere? Gli interessi di chi persegue la Patria che mi appresto a servire anche con il servizio civile militarizzato? Se la mia Patria, o gli alleati della mia Patria, dovesse offendere le Patrie degli altri, come accade da qualche anno, sussisterebbe ancora nella mia coscienza quell’obbligo di difesa? Chiaramente i dubbi sono tutti legittimi, ma le azioni da intraprendere, almeno in Italia, devono essere repentine, considerando che una legge sul ritorno della leva obbligatoria non c’è ancora. Non da ultimo, vorremmo suggerire che, come ci ricorda Rebecka per la Svezia in relazione al Kampfonden, si potrebbe anche in Italia attivare un Fondo economico che sostiene i disobbedienti civili e coloro che rifiutano le armi; infatti, se ci si oppone completamente al servizio militare, si parla di disobbedienza civile totale e si può essere puniti con una multa o con la reclusione. Recuperare un po’ di coraggio per scelte radicali può fare la differenza per la vita dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze: senz’altro questa era la lezione che abbiamo appreso da don Lorenzo Milani. 1 L. Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Chiarelettere, Milano 2023, p. 37. Michele Lucivero
May 6, 2026
Pressenza
Eirenefest Bergamo: l’attualità di Don Milani
Nel corso dell’EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo, il 1° maggio 2026 è stato presentato l’edizione critica, curata da Sergio Tanzarella, ordinario di storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, del volume Lorenzo Milani, Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici. Lettera ai cappellani militari, Il Pozzo di Giacobbe, 2025. Ha dialogato con l’autore Battista Villa, coordinatore del Punto pace Pax Christi di Bergamo.  Il 12 febbraio del 1965 i cappellani militari in congedo della Toscana pubblicano su “La Nazione” di Firenze un comunicato nel quale «considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà». Don Milani, con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana, rispondono così: «Avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo» usando, «con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi». Piovono da ogni parte lettere anonime di ingiurie e di minacce a don Lorenzo. Denunciato da un gruppo di ex combattenti per incitamento alla diserzione e vilipendio delle forze armate, Milani è rinviato a giudizio con Luca Pavolini, vicedirettore della rivista “Rinascita” che aveva pubblicato la Lettera ai cappellani. Non va al processo perché gravemente malato di linfoma, ma durante l’estate del 1965 prepara e invia una memoria difensiva – la Lettera ai giudici – in cui indica la necessità di disobbedire alle leggi ingiuste e battersi per cambiarle obbedendo solo alla propria coscienza. L’epilogo della vicenda è noto: don Milani viene assolto in primo grado, il pm ricorre in appello e chiede 4 anni per il prete. Nell’ottobre 1967 Pavolini viene condannato, il reato di Milani invece è «estinto per morte del reo» avvenuta a giugno dello stesso anno. Tuttavia, le carte del processo sono tra le “fonti meno conosciute e citate da parte di coloro che celebrano Milani senza Milani.” Tanzarella, che si era occupato dell’intero epistolario milaniano per l’Opera Omnia (Mondadori, 2017), ha voluto dedicarsi in particolare a queste due Lettere per la loro estrema attualità: sono lettere, scrive, “che fanno paura perché scardinano tutta la retorica militaresca e celebrativa della nostra storia nazionale”. Non solo, allora come oggi risultano scomode e per questo subiscono una sorta di rimozione dalla produzione milaniana.  Nel libro si ricostruisce così il contesto storico-politico, la genesi delle lettere, il loro impatto pubblico, inoltre si può comprendere la complessa e impegnativa preparazione della Lettera ai giudici. Grazie alla ricerca sulle fonti, che Tanzarella richiama nel libro assieme alla corrispondenza che intercorre nel tempo intercorso tra le due lettere (da febbraio ad ottobre 1965), sappiamo della rete di solidarietà e di consulenza che si attiva attorno a don Milani, il quale si era rivolto al giurista Arturo Carlo Jemolo, ad Aldo Capitini e a Giorgio Peyrot della Tavola Valdese per comporre e organizzare le strategie difensiva che avrà poi come risultato la Lettera ai giudici.  Come per Esperienze pastorali, anche se in tempi più stretti, il lavoro di perfezionamento (il “metodo Milani”) è un continuo rimando ai lettori per migliorare il testo, documentatissimo ma accessibile (primato della comunicazione),  perché i veri destinatari della lettera non sono i giudici ma tutti i cittadini. È in questa luce che per Milani anche la storia nazionale deve essere riscritta. Non è più possibile arroccarsi nelle celebrazioni di caduti e di vittorie, accettare l’ideologia della retorica militaresca – che si rinnova anche in ambienti ecclesiali (la Militia Christi, le preghiere dell’alpino e del bersagliere o il culto e le simbologie del Milite Ignoto) – e la propaganda sempre più pervasiva dei valori bellicisti nei luoghi della formazione (vedi l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università). Nel presente di guerra in cui si ipotizza di ripristinare il servizio militare, questi due testi di don Lorenzo Milani, datati 1965, assumono rinnovata attualità e forza persuasiva: “Abbasso tutte le guerre”. Redazione Italia
May 4, 2026
Pressenza
Kassel (Germania), l’Osservatorio e la refusenik Ayana Gerstmann al secondo congresso nazionale contro il ritorno della leva
L’11 e il 12 aprile si è tenuto a Kassel (Germania), il secondo congresso nazionale contro il ritorno della leva e la militarizzazione della società tedesca. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Ayana Gerstmann, refusenik israeliana, hanno contribuito intervenendo alla sessione dedicata alla prospettiva internazionale. Mentre la Germania ha approvato la nuova legge sulla leva a dicembre 2025, Crosetto aveva promesso per marzo 2026 una proposta di legge per la sua reintroduzione in Italia. La fase critica sviluppatasi però con l’attacco all’Iran a livello internazionale e con la vittoria del NO al referendum ha rallentato i piani. Risulta così che la Germania si trovi in un certo senso in una situazione che anticipa quella italiana. La nuova legge tedesca è in linea con il cosiddetto “modello scandinavo” di reclutamento, con quanto fatto da parte di altri stati europei negli ultimi anni e con la dottrina militare della Difesa Totale: l’obiezione di coscienza in senso classico, come rifiuto al servizio militare, è prevista e parte integrante del sistema bellico. Il servizio civile infatti a cui si aderisce “rifiutando” la leva è fatto in modo tale da preparare anche la società civile a sostenere i conflitti, sia attraverso le loro competenze civili (senza mai né imbracciare né vedere armi!) sia attraverso un lavorio ideologico che porta alla creazione del Nemico e alla naturalizzazione della guerra. Un tale servizio civile fa il paio con la militarizzazione delle scuole, che in Germania come in Italia cerca di agire attraverso interventi di forze armate e dell’ordine nelle aule e addirittura attraverso l’introduzione di materie scolastiche come la “difesa nazionale” in Lituania, ore settimanali al pari di letteratura o geografia in cui però si “gioca” a fare orientamento o si impara la storia (e l’eroismo) delle forze armate. Forse è per questo che in Germania come in Svezia hanno il concetto di obiezione di coscienza totale, che prevede non solo il rifiuto del servizio militare (obiezione di coscienza classica) ma anche il rifiuto di ogni forma di partecipazione allo sforzo bellico del proprio paese. In particolare, per esempio, il rifiuto della schedatura della popolazione in età da leva tramite questionari o visite mediche e il rifiuto dei lavoratori di contribuire alla guerra, che sia trasportando armi nel caso delle e dei portuali, producendo il sapere funzionale a produrle nel caso di ricercatori e ricercatrici universitari, o permettendo alle forze armate di entrare nelle scuole nel caso di docenti. Il congresso di Kassel è stato organizzato da cinque realtà antimilitariste tedesche, fra cui Società Tedesca per la Pace – Resistenti di Guerra Uniti (DFG-VK) e Disarmare Rheinmetall (Rheinmetall Entwaffnen). DFG-VK è un’organizzazione storica tedesca (fondata nel 1892) per l’obiezione di coscienza. Rheinmetall Entwaffnen è un’organizzazione del 2018 che in un certo senso trova corrispondenza nei nostri portuali. Fanno azioni di boicottaggio alla produzione e al trasporto di armi. Organizzano anche un campo estivo all’anno che vede migliaia di partecipanti e che è stato recentemente oggetto di forte repressione da parte dello stato tedesco. L’obiettivo con cui è stato lanciato il congresso era quello di costituire una rete di solidarietà al movimento giovanile tedesco di rifiuto della leva. L’idea è: “Come adulti, è nostra responsabilità mettere a disposizione ai giovani tutte le risorse di cui potrebbero necessitare e a cui abbiamo più facile accesso in quanto adulti”. Nella pratica questo significa, come si legge anche dalla dichiarazione finale del congresso: supporto economico (per esempio per il pagamento anche delle sanzioni comminate a chi rifiuta di compilare il questionario), supporto legale e supporto informativo (dal “Che faccio quando mi arriva la lettera per andare a compilare il questionario?” al “Cos’è la cognitive warfare?”). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, siamo stati invitate a condividere il lavoro di ricerca di Serena Tusini sul ritorno della leva in Europa (presentato durante il Convegno Nazionale dell’Osservatorio dell’anno scorso e da marzo disponibile anche online) e la situazione italiana per quanto riguarda ritorno della leva e militarizzazione della società. Il nostro intervento si è inserito senza soluzione di continuità dopo quello di Ayana Gerstmann, una ragazza refusenik israeliana. Con il supporto legale, mediatico e non solo dell’organizzazione israeliana Disertori (Mesarvot), Ayana ha attraversato due mesi di carcere per poi esser giudicata incapace di intendere e rilasciata. Riportiamo alcune cose che abbiamo trascritto mentre parlava, per noi notevoli se viste alla luce della Difesa Totale.  > « Il fondamento della società israeliana è l’esercito: lo considerano la cosa > più importante della società. Si ritiene che la cosa più importante sia > l’eroica lotta dei soldati nell’esercito. Sono quasi considerati sacri, > specialmente coloro che sono morti per difendere il Paese.» > > « Si può essere cittadini a pieno titolo solo se si è stati soldati per alcuni > anni. Altrimenti, non si è degni di far parte di questa “insiemezza”.» > > « È molto difficile opporsi a questo. Ci sono conseguenze sociali. Non ti > trattano bene. Anche le persone che hanno problemi di salute e che l’esercito > non ha voluto, anche quelle persone vengono guardate con sospetto.» > > « L’ingiustizia, ciò che sta accadendo in Cisgiordania, non è nota. Molte > persone non lo sanno. Pensano che sia un’altra bugia dei progressisti che > vogliono solo diffondere menzogne sull’IDF. Molte persone non sanno cosa sta > succedendo qui. I media in Israele quasi non ne parlano.» > > « È molto difficile prendere una decisione indipendente sul fatto di entrare o > meno nell’esercito. È così chiaro che fa parte della vita di ogni persona, è > il percorso normale: scuola, esercito, università. La gente non pensa che ci > sia un’altra opzione.» E invece, grazie ad un’obiezione di coscienza totale e collettiva, un’altra opzione c’è. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Passato, presente e futuro nella prospettiva della nonviolenza
Sabato 9 maggio a Fontaneto d’Agogna sul tema “Una scelta per la pace. L’obiezione di coscienza ieri, oggi, domani”  interverranno alcuni esponenti di rilievo nel ‘mondo’ del pacifismo e della nonviolenza: Ermete Ferraro, Pasquale Pugliese, Laila Simoncelli, Matteo Zappa, Norberto Julini, Zaira Zafarana e Massimo Diana in presenza e in videocollegamento Olga Karach e Yona Roseman. Il convegno aperto al pubblico è organizzato da gruppo MIR di Borgomanero, Associazione per la Pace di Novara, Laboratorio per la Pace di Galliate e Associazione Pace e Convivenza di Sesto Calende, che con questa loro iniziativa si rivolgono in particolare ai giovani e ai loro educatori. Nel contesto di una situazione internazionale degenerata a causa delle guerre in Europa e Medio Oriente e della conseguente corsa al riarmo da parte delle istituzioni europee che sta concretizzando il progetto di un ripristino della leva militare, l’iniziativa nasce con l’intento di porre al centro del dibattito una visione di società in cui si possa esercitare un’altra difesa, quella nonviolenta, e in cui la pace concretamente si possa costruire con le istituzioni nazionali e locali. E un modo di costruire la pace è quello di esercitare un fondamentale diritto umano: quello all’obiezione di coscienza alla guerra e, in particolare, al servizio militare. In Italia la sospensione della leva ha in un certo qual modo “congelato” l’obiezione di coscienza, ma il disegno di legge per il ritorno di un servizio militare obbligatorio rende più che mai urgenti azioni concrete, quali un’obiezione di coscienza preventiva, per esercitare questo diritto. «La guerra è di fatto decisa da pochi potenti ricchi maturi e al sicuro, ma viene agita in prima linea dalle giovani generazioni – precisa Laura Bergomi dell’Associazione per la Pace e Convivenza di Sesto Calende – Per rompere il silenzio pubblico sui temi del diritto all’obiezione di coscienza e della nonviolenza, invitiamo quindi a partecipare al convegno del 9/5/26 a Fontaneto d’Agogna sia i/le giovani, in nome del loro diritto al futuro, sia tutte le persone che vivono e operano con le giovani generazioni, nelle istituzioni scolastiche e sociali e nelle relazioni quotidiane». Per le/gli insegnanti infatti sarà possibile avere un attestato di partecipazione al convegno. «Pensiamo che l’obiezione di coscienza alla guerra ed al servizio militare non sia soltanto il valore di una scelta individuale, ma che rappresenti una proposta alla collettività per orientare le istituzioni ad una strategia di difesa non armata – evidenzia Elena Zanolli dell’Associazione per la Pace di Novara – Orientamento che va verso una logica che, scardinando la cultura delle armi e delle soluzioni armate ai conflitti, favorisca la convivenza tra stati a favore dello sviluppo sociale della società». «L’obiezione di coscienza non deve essere vista come un atto di vigliaccheria o di negligenza nei confronti del nostro Paese, ma è il rifiuto di ottemperare a un dovere imposto se gli effetti che ne derivino sono contrari alle proprie convinzioni etiche, morali o religiose – mette in luce Antonio Pomella del Laboratorio per la Pace di Galliate – La convinzione che solo operando il bene si crea il bene, ci spinge a trovare nuove forme di convivenza e di “lotta” per i diritti di tutti gli esseri umani, che vada oltre la logica della violenza». «L’obiezione di coscienza al servizio militare è un diritto umano – pone in rilievo Antonietta Lavista del gruppo MIR di Borgomanero – Il convegno nasce da questa consapevolezza e si propone di portare al centro il dibattito questo tema, ancora marginale nel nostro Paese, focalizzando l’attenzione sulle principali iniziative che la società civile sta mettendo in campo per creare veri e propri spazi istituzionali, affinché la pace non sia solo uno slogan da utilizzare sulle bandiere e nelle manifestazioni, bensì una condizione concreta a cui tendere e da costruire». Il presidente del MIR Italia, Ermete Ferraro, farà un intervento dal titolo “Dall’obiezione di coscienza alla coscienza dell’obiezione”. Pasquale Pugliese del coordinamento nazionale Movimento Nonviolento parlerà del tema “Se vuoi la pace prepara la pace: un’altra difesa è possibile”. Responsabile del servizio Diritti umani e giustizia della Comunità Papa Giovanni XXIII e coordinatrice nazionale della campagna Ministero della Pace, una scelta di governo, Laila Simoncelli svilupperà il tema “Ministero della Pace: resistenza collettiva della coscienza e governance nonviolenta”. Assessore alla pace del Comune di Arluno (Milano) e referente del Coordinamento Pace in Comune, Matteo Zappa condividerà la propria esperienza in materia di “Istituzioni di pace. Comuni insieme per una cittadinanza consapevole”. Norberto Julini di Pax Christi Italia illustrerà la “Nota pastorale ‘Educare a una pace disarmata e disarmante’: le obiezioni di coscienza”. Esperta advocacy Onu e responsabile Relazioni internazionali MIR Italia, Zaira Zafarana, parlerà di “Obiezione di coscienza al servizio militare in contesti di guerra” e introdurrà le testimonianze in videocollegamento di Olga Karach, difensora dei diritti umani bielorussa e presidente di Our House, e di Yona Roseman, obiettrice di Mesarvot, rete di giovani obiettori israeliani, e in presenza di Massimo Diana, obiettore di coscienza alla Caritas Diocesana di Novara e analista biografico, che parlerà di “Khudai Khidmatgar, esercito Pasthtun nonviolento”. Le due sessioni, mattutina e pomeridiana, sono moderate rispettivamente da Lorenzo Rotella, giornalista de La Stampa e presidente del Comitato Bene Comune Abbiategrasso, e Laila Simoncelli. Il convegno si tiene nella sala polivalente Grazia Deledda di Fontaneto d’Agogna, che si trova a cinque minuti dall’uscita di Borgomanero dell’autostrada A26 e raggiungibile in treno fino alle stazioni di Novara o Borgomanero e da Novara e Borgomanero con i messi dell’autolinea SAF. I lavori inizieranno alle 9:30 e si concluderanno alle 16:30, con un’iterruzione dalle 12:30 alle 14. Chi lo desidera, su prenotazione potrà pranzare in un ristorante convenzionato, distante cinque minuti a piedi dalla sede degli incontri. Per la partecipazione è obbligatoria l’iscrizione, in cui va indicata l’eventuale prenotazione per il pranzo, effettuabile compilando l’apposito modulo online – https://forms.gle/ppmH9YbEhyy4HXGS9 – oppure rivolgendosi ai recapiti e-mail borgomanero@miritalia.org e telefono o WhatsApp 349-6387859 . Informazioni sono divulgate sulla pagina Facebook MIR Borgomanero. MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
April 29, 2026
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