
Perù: Quando il problema non è il libro, ma l’uso del denaro pubblico
Pressenza - Friday, August 28, 2026LIn una democrazia, la libertà di espressione protegge persino quelle pubblicazioni che generano controversie, rifiuto o derisione. Un libro può essere elogiato, criticato o ignorato dalla cittadinanza, e nessuna autorità dovrebbe censurarlo per il suo contenuto. Tuttavia, il dibattito cambia completamente quando quella pubblicazione è stata finanziata con risorse dello Stato. In quel momento, la discussione smette di essere politica o letteraria per diventare una questione di legalità, responsabilità e corretto uso dei fondi pubblici.
La recente controversia intorno al libro digitale Mi gallo es el chancho, scritto da Francisco “Pancho” de Piérola su Rafael López Aliaga e finanziato da Renovación Popular con risorse del Finanziamento Pubblico Diretto, mette precisamente in evidenza questo dilemma. Il problema non risiede nell’esistenza del libro né nell’opinione che esprime, bensì nel determinare se l’utilizzo di denaro proveniente dall’erario nazionale abbia rispettato la finalità stabilita dalla legge.
Il Finanziamento Pubblico Diretto non costituisce una sovvenzione a libera disposizione dei partiti politici. La Legge sulle Organizzazioni Politiche e il Regolamento sul Finanziamento e la Supervisione dei Fondi dei Partiti dell’ONPE stabiliscono che tali risorse devono essere destinate al rafforzamento istituzionale, alla formazione politica, alla formazione degli iscritti, alla ricerca e alla diffusione di conoscenze che contribuiscano al sistema democratico. Di conseguenza, ogni pubblicazione finanziata con tali risorse deve dimostrare di rispondere a questi obiettivi e non a interessi strettamente propagandistici o di promozione personale.
Proprio per questo, l’ONPE ha contestato questa spesa ritenendo che l’opera non avrebbe dimostrato in modo sufficiente una finalità di formazione politica o di ricerca e, inoltre, ha segnalato dubbi riguardo alla procedura seguita per il suo affidamento, inclusa la mancanza di pluralità nelle offerte dei fornitori. Tali osservazioni non costituiscono un giudizio sulle idee contenute nel libro, bensì sulla legalità dell’uso delle risorse pubbliche e sul rispetto dei principi che regolano l’amministrazione del bilancio statale.
Nel contesto del Diritto Amministrativo esiste un principio fondamentale: ogni spesa pubblica deve rispondere rigorosamente alla finalità per la quale è stata autorizzata. Questo principio di finalità costituisce una garanzia contro l’uso arbitrario del denaro dei contribuenti e obbliga ogni ente o istituzione che amministra fondi statali a dimostrare che ogni sol investito soddisfa l’obiettivo previsto dalla norma. Quando ciò non avviene, spetta attivare i meccanismi di controllo e determinare le responsabilità amministrative pertinenti.
In questo contesto, è importante distinguere due concetti che spesso vengono confusi. Una cosa è la libertà di pubblicare un’opera, diritto pienamente protetto dalla Costituzione; altra cosa, molto diversa, è pretendere che tale pubblicazione sia finanziata con denaro dello Stato senza dimostrare che soddisfa i requisiti legali per farlo. L’eventuale mancato rispetto della finalità del finanziamento non implica la censura del libro né il suo ritiro dalla circolazione. Ciò che corrisponde è valutare la legalità della spesa e, se del caso, disporre le misure amministrative previste dall’ordinamento giuridico, compresa la restituzione delle risorse utilizzate indebitamente, fatto salvo ogni ulteriore responsabilità che gli organi competenti potrebbero stabilire.
Infine, questo caso lascia una riflessione che trascende qualsiasi partito politico. La fiducia dei cittadini nelle istituzioni dipende anche dal modo in cui vengono amministrate le risorse pubbliche. Ogni sol destinato al rafforzamento della democrazia deve rispondere all’interesse generale e non alla promozione individuale dei dirigenti politici. Perché il vero dibattito non avrebbe mai dovuto essere se il libro sia buono o cattivo; il vero dibattito consiste nel determinare se il denaro di tutti i peruviani sia stato utilizzato conformemente alla legge. E quando si tratta di risorse pubbliche, la trasparenza e la rendicontazione smettono di essere un’opzione per diventare un obbligo giuridico ed etico.