Sui tuoi occhi: come trovare le parole per spiegare una rivoluzioneArticoli e libri sull’esperienza della Siria del Nord-est si dividono
principalmente in due filoni: il primo racconta la guerra da un punto di vista
geopolitico, quindi inquadra l’esperienza di autogoverno curda come una delle
tante questioni nello scacchiere medio-orientale, una lettura molto diffusa
anche a sinistra, tra pagine e gruppi telegram dedicati alla geopolitica e alle
analisi strutturali, spesso è un’analisi piatta che aiuta a comprendere le
posizioni di fiumi, montagne, risorse, composizione dei gruppi etnici, ma
difficilmente ci fa comprendere cosa significhi vivere in guerra. L’altro è un
racconto celebrativo dell’esperienza del confederalismo democratico, della
resistenza di Kobane, e della lotta all’Isis, che ha contribuito a raccontare il
Rojava come esperienza politica, a cui anche il nostro sito ha contribuito. Ma
che non è stato sufficiente per comprendere tutta la complessità di questa
esperienza e del suo contesto.
Il libro di Daniela Galiè, parte della redazione di Dinamopress, Sui tuoi occhi.
Racconti dalla rivoluzione del Rojava, edito da Momo edizioni, prova a superare
entrambi gli approcci. Per quanto parta da un punto di vista situato, quello
delle reti di solidarietà all’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-est,
e con queste abbia svolto la propria esperienza sul campo, il libro racchiude
una pluralità di voci, di punti di vista, e di geografie, che non nascondono i
conflitti e le contraddizioni di un progetto nato in un territorio devastato da
più di quindici anni di guerra.
> Come spiega Delil Souleiman, un attivista dell’organizzazione Green Nes
> intervistato a Qamișlo, «molti parlano dell’impianto ideologico del Rojava, ma
> la vita quotidiana qui è un po’ diversa» (p. 191).
Tra le pagine prende forma un vero e proprio reportage narrativo che tra
interviste e racconti di viaggio, mischia anche la propria esperienza personale
e il proprio punto di vista. Non vengono dimenticate le questioni geopolitiche,
materiali e militari, queste sono parte del racconto, gli assi lungo i quali si
dispiega la storia, che tuttavia eccede queste coordinate. Così l’inchiesta si
dipana tra parole, relazioni e sofferenza delle persone incontrate. E la
spiegazione dell’esperienza politica diventa un tutt’uno con il racconto delle
vite, avendo l’autrice dato ampio spazio alle interviste e alle voci
raccolte. Così la guerra non viene presentata a partire dalla linea del fronte
ma dai campi profughi che sono sorti dentro e fuori la Siria perché la
popolazione è dovuta scappare dai combattimenti:
> «Osservare i campi […] mi ha consentito di cogliere come la storia della
> guerra non coincida mai con quella delle vittorie dichiarate». E che «la
> guerra non si esaurisce con il silenzio della armi, ma con la ricomposizione
> delle condizioni di vita. E nei campi, questa ricomposizione resta sempre
> incompleta» (p. 45).
Sui tuoi occhi è stato scritto in procinto di un momento di svolta della
rivoluzione del Rojava, dopo la caduta di Assad, e prima dell’avanzata delle
forze del nuovo governo siriano sui quartieri curdi di Aleppo, poi su Raqqa e
verso le altre province del Nord-est. A questo attacco il Rojava e la
popolazione curda circostante ha risposto con una mobilitazione generale
costringendo Damasco a un accordo. Questo prevede una graduale integrazione dei
territori autonomi all’interno del nuovo Stato centrale ma è poco chiaro quali
saranno le sue prossime tappe. Il futuro del Rojava è quindi incerto e precario,
come del resto lo è stato per questi quindici anni, tra invasioni, ritiri,
bombardamenti, occupazioni e spostamenti forzati di popolazioni. Ciò che emerge
con forza dal libro, però, è che l’autodifesa e l’autogoverno sono un processo
lento fatto di formazione e relazione, che ha sedimentato in questi quindici
anni e trova radici anche precedenti, e per questo non sarà così semplice
spezzarli ed eliminarli.
> «Quando parliamo di difesa, non ci riferiamo esclusivamente alla dimensione
> militare», precisa Han Hussein, parte del coordinamento di Kongra star di
> Qamișlo, l’organizzazione che si occupa delle donne, «organizziamo corsi e
> percorsi formativi per imparare a proteggersi nella vita quotidiana:
> riconoscere un rischio, reagire a un’aggressione e costruire reti di supporto
> tra vicine» (p. 96).
La rivoluzione è una pedagogia, che si dispiega in una molteplicità di ambiti,
Galiè tenta di spiegarne molti nei dieci capitoli che compongono il libro: la
partecipazione delle donne, i tentativi di organizzare una comunità multietnica
e multireligiosa, il sistema di autogoverno, la partecipazione alle decisioni
politiche, il sistema di conciliazione comunitario, il sistema economico
cooperativo, l’ecologia, l’organizzazione del sistema scolastico, universitario
e sanitario. Tutto è illustrato senza tralasciare i simboli, l’iconografia e la
mitologia che attraversano i territori del Nord-est della Siria. E così
conosciamo le storie dei e delle combattenti morte in battaglia che oggi sono
dipinti tra le strade delle città e dei villaggi del Rojava, così come il mito
di Ishtar, o la simbologia mediorientale e anatolica della donna serpente. Una
menzione speciale meritano i capitoli dedicati alla rivoluzione delle donne e
all’esperienza di Jinwar, il villaggio delle donne, dove incontri, emozioni,
teoria politica e pensiero femminista si fondono in una prosa coinvolgente.
È quindi un ottimo libro per avere un quadro di insieme di ciò che è accaduto e
quali sono le sfide future dell’amministrazione del Nord-est della Siria. Un’
ottima prima lettura nello spirito della casa editrice Momo che fa
dell’accessibilità a temi complessi uno dei suoi obiettivi principali e che
Daniela, insegnante di materie umanistiche, persegue in uno stile ibrido tra
giornalismo, letteratura e saggio politico. Speriamo, quindi, sia il primo di
una lunga serie di reportage narrativi da zone del mondo dimenticate.
Il 1 luglio il libro sarà presentato a Casale Garibaldi a Roma
Immagine di copertina di una delegazione in Rojava via Flickr
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