
Accoglienza Estiva Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi
Pressenza - Monday, August 24, 2026L’esperienza dell’Accoglienza Estiva dei Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi si conclude. Abbiamo deciso di fare questa riflessione evitando l’elenco delle attività svolte, delle visite, dei momenti di gioco o degli incontri organizzati. Preferiamo soffermarci sul significato più profondo di questo progetto, significato che sta nelle relazioni che si sono costruite e negli sguardi che, ancora una volta, si sono incontrati.
Tre parole possono aiutarci a restituire il senso di questo percorso: reciprocità, condivisione, comprensione.
Reciprocità, perché l’accoglienza non è un gesto a senso unico. Non ci sono semplicemente persone che accolgono e altre che vengono accolte. Ci sono storie ed esperienze che si incontrano e, forse un po’, si trasformano avicenda. I bambini e le bambine saharawi ed i loro accompagnatori non sono stati soltanto ospiti: hanno portato con sé una storia collettiva, una cultura, una memoria e domande di giustizia.
Condivisione, perché in questi giorni abbiamo condiviso tempo, luoghi, esperienze e momenti di vita quotidiana. Ma abbiamo condiviso anche qualcosa di più difficile e più importante: la responsabilità di non considerare la causa saharawi come una vicenda lontana, confinata nel deserto o nei campi profughi. La condivisione diventa così una forma concreta di partecipazione, capace di creare legami e di mettere in discussione l’idea che ciò che accade altrove non ci riguardi.
Infine, comprensione. Comprendere non significa semplicemente conoscere una situazione o apprendere qualche informazione in più. Significa provare a guardare il mondo anche dal punto di vista dell’altro, riconoscere la complessità della sua storia e assumersi la responsabilità di non restare indifferenti.
Forse è proprio in una fotografia che possiamo ritrovare, meglio di tante parole, il senso di questo percorso: un bambino che, entrando a scuola, si avvicina spontaneamente all’immagine di El Uali e la bacia.
Un gesto semplice, naturale, non costruito.
In quel gesto c’è una memoria che continua a vivere. C’è il legame tra le nuove generazioni e la storia di un popolo. C’è la consapevolezza, trasmessa attraverso la cultura e l’educazione, che la propria identità non è qualcosa da custodire in silenzio, ma una storia da conoscere e portare nel futuro.
Ed è forse qui che il progetto dei Piccoli Ambasciatori di Pace trova uno dei suoi significati più autentici; l’internazionalismo, in fondo, non è una parola astratta. Prende forma quando una storia che potrebbe sembrarci lontana entra nelle nostre scuole, nelle nostre piazze, nelle nostre case e nelle nostre relazioni. Quando smettiamo di considerare un popolo soltanto attraverso la sua sofferenza e iniziamo a riconoscerlo per la sua storia, la sua dignità, la sua cultura e la sua lotta per l’autodeterminazione.
L’Accoglienza Estiva si è, da poco, conclusa, ma il nostro percorso accanto al Popolo Saharawi continua nelle relazioni, nella curiosità di chi si è avvicinato per la prima volta alla causa saharawi, nelle domande che questo incontro ha lasciato aperte e nella responsabilità di continuare a costruire ponti e portare avanti utopie.
Incontrarsi davvero significa cambiare, almeno un poco, il proprio modo di guardare il mondo.
Simone Bolognesi Presidente Città Visibili APS