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Aggiornamento sullo sciopero della fame a oltranza del difensore dei diritti umani saharawi e prigioniero politico Naâma Asfari
Ricorre il 32° giorno dello sciopero della fame a oltranza intrapreso dal difensore dei diritti umani saharawi e prigioniero politico Naâma Asfari, detenuto nel carcere di Kenitra (Marocco). Nonostante il progressivo aggravarsi delle sue condizioni di salute, le autorità marocchine non hanno ancora avviato alcun dialogo sulle legittime richieste che hanno spinto Naâma Asfari a intraprendere quella che lui stesso ha definito “La Battaglia per la Dignità”. Secondo quanto riferito dalla sua famiglia, Asfari ha perso nove chilogrammi dall’inizio dello sciopero, ma resta fermamente determinato a proseguirlo fino a quando le sue richieste non saranno soddisfatte. La principale delle sue rivendicazioni è che il Marocco dia piena attuazione alle decisioni e alle raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura (CAT) relative ai prigionieri del gruppo di Gdeim Izik, nonché al Parere del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria (WGAD). Chiede inoltre di essere trasferito, insieme agli altri detenuti politici saharawi interessati, in istituti penitenziari situati nel Sahara Occidentale, affinché possano essere più vicini alle proprie famiglie. Il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha adottato numerose decisioni individuali riguardanti membri del gruppo di Gdeim Izik, accertando violazioni della Convenzione contro la Tortura. In tali decisioni il Comitato ha concluso che le condanne si fondavano su confessioni estorte mediante tortura o coercizione, successivamente utilizzate come prove, senza che le autorità marocchine avessero svolto indagini indipendenti ed efficaci sulle denunce di tortura presentate dai detenuti. Per questo motivo, il Comitato ha chiesto al Marocco di annullare le condanne, archiviare le accuse, liberare i detenuti e garantire loro un pieno risarcimento e adeguate riparazioni. Le decisioni del Comitato riguardano i seguenti detenuti: * Naâma Asfari (Comunicazione n. 606/2014) * Sidi Abdallah Abbahah (Comunicazione n. 871/2018) * Abdeljalil Laaroussi (Comunicazione n. 891/2018) * Mohamed Bourial (Comunicazione n. 923/2019) * Mohamed Bani (Comunicazione n. 999/2020) * Hassan Dah (Comunicazione n. 1135/2022) * Mohamed Lamine Haddi (Comunicazione n. 1136/2022) * Ahmed Sbai (Comunicazione n. 1156/2022) * Sidi Ahmed Lemjayed (Comunicazione n. 1166/2023) Inoltre, il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, con il Parere n. 23/2023 (WGAD), ha stabilito che la detenzione dei prigionieri di Gdeim Izik costituisce una detenzione arbitraria ai sensi del diritto internazionale e ha chiesto la loro immediata liberazione, nonché il riconoscimento di un adeguato risarcimento e di altre forme di riparazione, in conformità agli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Mentre Naâma Asfari entra nel secondo mese di sciopero della fame, il persistente silenzio delle autorità marocchine desta crescente preoccupazione per il rapido deterioramento delle sue condizioni di salute e rende ancora più urgente un intervento della comunità internazionale e delle Nazioni Unite affinché le proprie decisioni vengano finalmente attuate e siano garantiti i suoi diritti fondamentali.  Campagna ORALIBERI RETE SAHARAWI ITALIA Redazione Italia
July 10, 2026
Pressenza
Napoli accoglie i bambini saharawi, piccoli ambasciatori di pace
«SONO NATI NEL DESERTO, NON HANNO MAI VISTO IL MARE». A PALAZZO SAN GIACOMO IL BENVENUTO AI BAMBINI SAHARAWI DEL PROGETTO NAZIONALE “PICCOLI AMBASCIATORI DI PACE” «Sono nati nel deserto questi bambini. Non hanno mai visto né una piscina né il mare. Portarli al mare e in piscina è la cosa che loro amano di più.» Bastano queste parole di Francesca Doria, presidente dell’associazione Tiris OdV, per comprendere il valore umano del progetto “Piccoli Ambasciatori di Pace”, che anche quest’anno ha portato a Napoli un gruppo di bambini saharawi provenienti dai campi profughi, offrendo loro un periodo di accoglienza, assistenza sanitaria e scambio culturale. La delegazione è stata ricevuta a Palazzo San Giacomo, dove le istituzioni cittadine hanno dato il benvenuto ai piccoli ospiti, protagonisti di un’iniziativa che da anni rappresenta uno dei più significativi esempi di cooperazione e solidarietà internazionale promossi sul territorio. Come ha spiegato Francesca Doria, il progetto è un’iniziativa nazionale che ogni estate coinvolge bambini saharawi accolti in diverse città italiane. L’obiettivo principale è quello di consentire loro di effettuare uno screening medico completo, verificandone le condizioni di salute attraverso visite specialistiche. Accanto all’assistenza sanitaria, il soggiorno diventa un’importante occasione di crescita personale e di incontro con i coetanei italiani. «Il progetto consiste principalmente in uno screening medico, nell’appurare le condizioni di salute dei bambini, dopodiché in uno scambio culturale con i nostri bambini. Il mio progetto è finanziato dal 5 per mille e da varie iniziative con cui cerchiamo di coinvolgere la società civile per avere delle donazioni, assolutamente di privati.» Parole che raccontano un’iniziativa resa possibile soprattutto grazie all’impegno del volontariato e alla generosità di tanti cittadini. Ad accogliere i bambini anche la presidente del Consiglio comunale di Napoli, Enza Amato, che ha sottolineato come questo appuntamento rappresenti ormai una tradizione per la città. «Con grande piacere ospitiamo gli ambasciatori di pace del popolo saharawi. Ormai è una tradizione che, insieme all’associazione Tiris e al Comune di Napoli, il Consiglio comunale dedica qualche ora a questi piccoli ambasciatori che saranno qui per un po’ di tempo nella nostra città.» Nel suo intervento, Amato ha ricordato anche il significato storico e politico dell’iniziativa, richiamando l’attenzione sulla lunga vicenda del popolo saharawi. «Il popolo saharawi vive nel Sahara Occidentale, in una terra desertica lontana dal mare. Proclamata nel 1976, la Repubblica Saharawi è solo in parte riconosciuta a livello internazionale. Per noi è molto bello ospitarli e far sentire la nostra vicinanza e il nostro affetto rispetto a questo popolo e alla sua battaglia per l’autodeterminazione.» I bambini accolti a Napoli provengono dai campi profughi di Tindouf, nel sud-ovest dell’Algeria, dove una parte consistente della popolazione saharawi vive da decenni in condizioni difficili, in attesa di una soluzione politica della questione del Sahara Occidentale. Per molti di loro, il soggiorno in Italia rappresenta un’opportunità preziosa non solo per ricevere cure mediche e partecipare ad attività educative e ricreative, ma anche per vivere esperienze semplici che assumono un significato speciale: una giornata al mare, un bagno in piscina, l’incontro con bambini della loro età. L’accoglienza di Palazzo San Giacomo rinnova così il legame tra Napoli e il popolo saharawi, confermando il valore di un progetto che, attraverso piccoli gesti concreti, continua a promuovere la cultura della pace, della solidarietà e del dialogo tra i popoli. FONTI Comune di Napoli – Festa a Palazzo San Giacomo con i bambini Saharawi ANSA Campania – Servizio sull’accoglienza dei bambini saharawi a Napoli (edizione 2026) Lucia Montanaro
July 9, 2026
Pressenza
Sahara occidentale: “il silenzio sugli innocenti”
“PROMESSE INFRANTE, DRONI E ACCORDI COMMERCIALI SULLA PELLE DEL POPOLO SAHARAWI.” Nel disordine geopolitico globale, segnato da istituzioni indebolite e da un diritto internazionale sempre più sotto attacco, ignorato e calpestato, c’è un conflitto silenzioso che rischia di esplodere definitivamente. È la vicenda del popolo Saharawi. Un dossier congelato da decenni che oggi, a causa di impegni mai mantenuti e nuovi cinici interessi economici, sta scivolando verso una pericolosa escalation armata in cui a pagare il prezzo più alto sono, come sempre, i civili. Accendere i riflettori su questa terra significa capire esattamente dove sta fallendo il nostro concetto di giustizia globale. IL DRAMMA DIMENTICATO DEL SAHARA OCCIDENTALE: DALL’ESILIO ALL’ESCALATION DEI DRONI I Saharawi sono il popolo indigeno di origine arabo-berbera del Sahara Occidentale. Dal 1975, in seguito alla fine della dominazione spagnola e alla conseguente occupazione del loro territorio da parte del Marocco, vivono in gran parte esiliati nei campi profughi in Algeria o nei territori controllati dal Fronte Polisario. Da decenni portano avanti una lotta pacifica e diplomatica per l’autodeterminazione e il riconoscimento della loro terra, la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). La storia del popolo Saharawi è una ferita aperta nel cuore del deserto nordafricano, una vicenda di decolonizzazione tradita, promesse internazionali infrante e complici silenzi geopolitici. Da oltre cinquant’anni, questa popolazione lotta per il riconoscimento di un principio fondamentale sancito dalle leggi internazionali e dalle Nazioni Unite, ma sistematicamente negato sul campo: il diritto all’autodeterminazione 1.      L’ORIGINE DEL CONFLITTO: 1975 E L’ESODO NEL DESERTO Le radici del dramma contemporaneo risalgono al 1975, anno in cui la Spagna, ex potenza coloniale che amministrava il Sahara Occidentale dal 1934, abbandonò il territorio. Con gli Accordi di Madrid (un patto mai riconosciuto dal diritto internazionale), la Spagna cedette illegalmente l’amministrazione della regione al Marocco e alla Mauritania, ignorando le risoluzioni dell’ONU che già dal 1965 invitavano ad avviare la decolonizzazione del Sahara Occidentale e a indire un referendum per l’autodeterminazione del popolo Saharawi. La risposta di Rabat fu immediata: la “Marcia Verde” portò all’occupazione militare del territorio da parte delle forze armate marocchine e al trasferimento di circa 150.000 coloni. L’invasione provocò l’uccisione di numerosi civili e scatenò una fuga di massa. Migliaia di donne, uomini e bambini furono costretti ad attraversare il deserto sotto i bombardamenti per trovare rifugio in Algeria, in una delle regioni più inospitali del deserto del Sahara non distante da Tindouf. Nel 1976, il movimento di liberazione nazionale Saharawi, il Fronte Polisario, proclamò la Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi (RASD). Il Fronte Polisario (guidato inizialmente da El Ouali Mustapha Sayed) nacque nel 1973 dopo il fallimento della protesta pacifica di Bassiri. Fondatore del Movimento di Liberazione Nazionale organizzò una grande manifestazione pacifica a El Aaiún contro il controllo spagnolo. La protesta fu repressa violentemente dall’esercito spagnolo. Durante gli scontri, Bassiri fu arrestato dalle autorità coloniali e scomparve nel nulla. È considerato il primo desaparecido e martire della causa saharawi. 2.  DALL’ESILIO ALL’ORGANIZZAZIONE DEI CAMPI PROFUGHI L’accoglienza in Algeria ha permesso ai Saharawi di sopravvivere, ma in condizioni climatiche estreme. L’organizzazione dei campi profughi ha seguito un’evoluzione dolorosa ma straordinaria: 1. Nei primi anni dell’esodo, l’intera popolazione viveva nelle khaima, le tipiche tende di tessuto dei nomadi stese sulla sabbia, che fungevano da unico scudo contro le tempeste e le escursioni 2. Con il prolungarsi dell’esilio, l’organizzazione sociale è mutata. Le tende sono state progressivamente affiancate o sostituite da piccole abitazioni costruite con mattoni di sabbia compressa e tetti di Solo ultimamente compaiono case costruite con mattoni e cemento armato ed è presente in gran parte dei campi l’energia elettrica. Oggi, interi nuclei urbani autogestiti portano i nomi delle città d’origine occupate (come El Aaiún o Smara), a testimonianza di una memoria storica identitaria che si tramanda alle nuove generazioni nate in esilio. Esiste un governo democratico con grande rilevanza dato al ruolo delle donne e alla istruzione dei bambini. 3.  LA TREGUA DEL 1991, LO SFRUTTAMENTO ECONOMICO E LA VOCE DELLA SOCIETÀ CIVILE Nel 1991, dopo sedici anni di guerra di logoramento, con il recupero di una porzione di territorio da parte del popolo saharawi (i Territori Liberati) il Fronte Polisario e il Marocco firmarono un cessate il fuoco sotto l’egida dell’ONU, che istituì la missione MINURSO. Il perno dell’accordo era chiaro: lo svolgimento di un referendum per l’autodeterminazione, in cui il popolo Saharawi avrebbe finalmente potuto scegliere tra l’indipendenza e l’integrazione con il Marocco. Quella promessa è rimasta lettera morta. Durante questa infinita attesa, l’Occidente ha voltato le spalle alle risoluzioni internazionali. Molti paesi europei hanno avviato accordi commerciali con il Marocco, legittimando di fatto lo sfruttamento economico illegale di fosfati, risorse ittiche e prodotti agricoli del Sahara Occidentale occupato, senza il consenso del popolo locale e in contrasto con il diritto internazionale. A denunciare con forza questa complicità internazionale è intervenuta spesso anche la società civile italiana. Nell’ottobre 2025, davanti alla 4ª Commissione speciale dell’ONU sulla decolonizzazione, Simone Bolognesi (Presidente di Città Visibili, a nome della Rete Saharawi) ha ribadito che il Sahara Occidentale è un territorio distinto dal Marocco e che lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio può avvenire esclusivamente con il consenso del popolo saharawi, come confermato dalle storiche sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Bolognesi ha esortato le Nazioni Unite a rompere il silenzio, chiedendo l’adozione di misure vincolanti e sanzioni contro lo sfruttamento illegittimo delle risorse saharawi e l’introduzione di un registro internazionale per la tracciabilità dei prodotti, per fermare i flussi economici che alimentano l’occupazione. 4.  2020: LA FINE DELLA TREGUA A EL GUERGUERAT Il fragile equilibrio si è spezzato tra novembre 2020 e gennaio 2021 a El Guerguerat, una località nell’estremo sud-ovest della regione, al confine con la Mauritania. Un gruppo di civili e attivisti Saharawi aveva organizzato una manifestazione pacifica per protestare contro lo stallo politico e l’apertura da parte di Rabat di una “breccia” commerciale illegale attraverso il muro militare di sabbia. Tale valico stradale era considerato dal Polisario un corridoio abusivo utilizzato per esportare le risorse saccheggiate. Il 13 novembre 2020, l’esercito marocchino ha violato l’Accordo Militare n. 1, penetrando nella zona cuscinetto demilitarizzata per disperdere i manifestanti. Considerata l’azione come un’aggressione diretta ai civili, il Fronte Polisario ha risposto al fuoco, dichiarando ufficialmente la fine del cessate il fuoco e la ripresa dello stato di guerra. 5.  IL NUOVO SCENARIO GEOPOLITICO: LA SVOLTA DEI DRONI E L’ISOLAMENTO DIPLOMATICO Da allora, il conflitto ha assunto una veste tecnologica asimmetrica e devastante. Come confermato dal recente attacco di giugno 2026, che ha portato all’uccisione di Lahbib Mohamed Abdelaziz (capo militare del Polisario e figlio dello storico leader e Presidente della RASD Mohamed Abdelaziz), il Marocco presidia il muro di difesa impiegando massicciamente droni militari di ultima generazione (forniti da Israele) per colpire indistintamente e con armi impari i soldati e la popolazione saharawi, oltre che per decimare i vertici del Polisario. Il contesto internazionale è, nel tempo e soprattutto negli ultimi anni, mutato a favore di Rabat: 1. Il blocco pro-Marocco: nel dicembre 2020, nel corso della prima presidenza Trump, gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione delle relazioni tra Marocco e Israele (paese che fornisce armamenti e tecnologie al Marocco). Successivamente, paesi europei come la Francia, il Regno Unito e la Spagna (ex potenze coloniali) hanno espresso un forte appoggio al “Piano di Autonomia” marocchino del 2007, che cancella l’ipotesi di piena indipendenza saharawi e del diritto alla autodeterminazione. 2. Il ruolo dell’Italia: L’Italia, rispetto a Francia e Spagna, mantiene una posizione di forte cautela ed equidistanza. Se da un lato Roma riconosce il Marocco come partner cruciale per la sicurezza e la gestione migratoria nel Mediterraneo, dall’altro non ha mai appoggiato il Piano di Autonomia di Rabat. La diplomazia italiana resta ancorata alla linea ONU per una soluzione negoziata, anche per preservare l’alleanza strategica ed energetica con l’Algeria, principale sponsor della causa saharawi. L’agenzia del Ministero degli Esteri emana regolarmente bandi e programmi di risposta umanitaria integrata rivolti specificamente alla provincia di I fondi governativi finanziano ONG italiane (come CISP, Africa 70, Nexus e altre) per interventi critici: gestione dell’acqua, sicurezza alimentare, cliniche mediche e scuole nei cinque campi profughi (wilaya). Roma destina quote annuali fisse ad agenzie come il WFP (World Food Programme) e l’UNICEF per finanziare la distribuzione di razioni alimentari e assistenza ai rifugiati saharawi vulnerabili, lavorando in stretta collaborazione con la Mezzaluna Rossa Saharawi. A livello di diplomazia culturale e regionale, un tassello fondamentale è rappresentato dal programma dei Piccoli Ambasciatori di Pace. Ogni estate, le reti di solidarietà e numerosi enti locali italiani accolgono i bambini saharawi. Oltre a offrire loro un soggiorno terapeutico lontano dalle temperature estreme del deserto, l’iniziativa permette ai minori di farsi portavoce del dramma del proprio popolo, sensibilizzando le comunità ospitanti sulla causa dell’autodeterminazione saharawi. 3. La resistenza e i rischi globali: La RASD continua a godere del forte supporto dell’Unione Africana (di cui è membro fondatore), di nazioni storiche come l’Algeria, il Sudafrica, Cuba e il Venezuela, oltre che di una fitta e vitale rete legata alla cooperazione internazionale e all’associazionismo, radicata soprattutto in Spagna e in Italia. CONCLUSIONI: UN FOCOLAIO D’INSTABILITÀ NEL MAGHREB Oggi il popolo Saharawi si trova drammaticamente spaccato in tre: una parte resiste nei campi profughi in territorio algerino, in condizioni umanitarie, ambientali e climatiche molto critiche; un’altra vive sotto il regime di occupazione marocchina nei territori del Sahara occidentale occupato, subendo forti limitazioni dei diritti civili e politiche di assimilazione forzata la terza vive nella diaspora, dispersa soprattutto in Spagna e, in misura minore, in Italia, Francia e altri paesi europei. L’uso dei droni, la retorica mediatica di Rabat volta a delegittimare il Polisario identificandolo come movimento terroristico e l’allineamento delle potenze occidentali non hanno risolto la crisi, ma l’hanno incanalata in un pericoloso vicolo cieco. Ad esempio, il rischio di vedere uno sviluppo dell’estremismo religioso e la perdita di consenso di una linea politica fedele al diritto internazionale, così come la ripresa delle ostilità armate minaccia di incendiare l’intera regione del Maghreb, esasperando le tensioni storiche tra Marocco e Algeria e attirando l’interesse strategico di altri attori globali come la Russia e la Cina. Ignorare il diritto all’autodeterminazione dei Saharawi non è solo un’ingiustizia storica, ma una scelta geopolitica miope che alimenta una costante minaccia alla pace internazionale. Paolo Mazzinghi
July 8, 2026
Pressenza
Appello per i prigionieri politici saharawi nelle carceri marocchine
La vita dei prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine è oggi in grave pericolo. Lo sciopero della fame a tempo indeterminato avviato l’8 giugno da Naàma Asfari nel carcere di Kenitra, al quale dal 30 giugno si sono uniti altri prigionieri politici saharawi, richiama con urgenza l’attenzione della comunità internazionale sulle loro condizioni di detenzione e sulla sistematica violazione dei diritti fondamentali. Da oltre dieci anni questi prigionieri sono privati della libertà. Molti hanno più volte fatto ricorso allo sciopero della fame come estrema forma di protesta. Oggi le condizioni di salute di Naàma Asfari e di altri suoi compagni risultano gravemente compromesse. Il Gruppo Diritti Umani e Territori Occupati, insieme alla Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia, ha promosso un’azione di sensibilizzazione presso le istituzioni italiane. L’On. Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente sui Diritti Umani della Camera dei Deputati, e l’On. Stefano Vaccari, Presidente dell’Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo saharawi, hanno presentato un’interrogazione al Governo italiano per sollecitare un intervento urgente a tutela di Naàma Asfari e altri prigionieri politici saharawi. E’ stato inoltre rivolto un appello al Santo Padre affinché richiami l’attenzione della comunità internazionale su questa emergenza umanitaria. I prigionieri politici saharawi furono arrestati dopo lo smantellamento dell’accampamento pacifico di Gdeim Izik, nei pressi di El Aaiun, l’8 novembre 2010. Le loro condanne sono state oggetto di ripetuti rilievi da parte degli organismi delle Nazioni Unite e, in diversi casi, il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha accertato violazioni della Convenzione contro la tortura, chiedendo riparazione e il pieno rispetto dei loro diritti. II Gruppo Diritti Umani, riunito il 1° luglio 2026, invita le associazioni, le istituzioni e il movimento di solidarietà a sostenere la campagna ORA LIBERI, affinché siano garantite cure mediche indipendenti, il rispetto dei diritti fondamentali e la liberazione dei prigionieri politici saharawi. La difesa dei loro diritti non riguarda soltanto il destino di alcuni uomini, ma la credibilità dei principi di giustizia, di legalità internazionale e di tutela della dignità umana sui quali si fonda ogni società democratica. Nadia Conti Coordinatrice Gruppo Diritti Umani in Italia Movimento di Solidarietà con il Popolo Saharawi www.retesaharawi.it email: oraliberi@gmail.com Redazione Italia
July 5, 2026
Pressenza
A Campi Bisenzio tornano i Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi
Dopo alcuni anni, tornano a Campi Bisenzio i Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi, il progetto di solidarietà internazionale che permette a bambine e bambini provenienti dai campi profughi saharawi di trascorrere alcune settimane in Italia, lontano dalle difficili condizioni del deserto algerino. L’accoglienza, in programma dal 4 al 12 agosto 2026, è promossa, con il sostegno della Fondazione CRFirenze, da Città Visibili APS in collaborazione con la Rete Saharawi, l’associazione toscana Hurria, il Comune di Campi Bisenzio e numerose associazioni, volontari e realtà del territorio. I minori saranno ospitati presso una scuola, che diventerà per alcuni giorni un luogo di incontro, amicizia, gioco e scambio culturale. Il progetto dei Piccoli Ambasciatori di Pace è coordinato dalla Rappresentanza in Italia del Fronte Polisario e dalla Rete Saharawi e coinvolge ogni estate decine di associazioni italiane. Nel 2026 sono complessivamente 108 i bambini accolti in Italia, accompagnati da 21 accompagnatori, distribuiti in 7 regioni, grazie all’impegno di 9 associazioni capofila e 24 associazioni coinvolte direttamente. Per Città Visibili APS il ritorno dell’accoglienza a Campi Bisenzio rappresenta un momento particolarmente significativo. “L’accoglienza dei Piccoli Ambasciatori di Pace non è soltanto un gesto di solidarietà”, spiega Simone Bolognesi, presidente di Città Visibili APS. “È il naturale completamento del lavoro che la nostra associazione porta avanti da oltre 10 anni nei campi profughi saharawi attraverso progetti educativi, sanitari e di cooperazione internazionale. Allo stesso tempo rappresenta un’importante occasione per sensibilizzare la cittadinanza sulla storia e sui diritti del popolo saharawi, che da quasi cinquant’anni vive una condizione di esilio e attende di poter esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione”. Durante il soggiorno i bambini avranno la possibilità di partecipare ad attività ludiche, educative, sportive e culturali, effettuare controlli sanitari e beneficiare di un’alimentazione varia ed equilibrata. Saranno inoltre organizzati incontri pubblici, momenti di socializzazione e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza. L’esperienza dell’accoglienza ha infatti una duplice finalità: da una parte offrire ai minori un periodo di serenità, svago e benessere; dall’altra mantenere viva l’attenzione sulla situazione del Sahara Occidentale, una delle più lunghe e dimenticate questioni di decolonizzazione ancora aperte a livello internazionale. Per rendere possibile il progetto, Città Visibili APS ha avviato una raccolta di materiali e beni utili all’accoglienza. In particolare sono richiesti indumenti per bambini e bambine, scarpe, ciabattine, prodotti per l’igiene personale, asciugamani, lenzuola e altri materiali di uso quotidiano. L’associazione rivolge un appello a cittadini, imprese, associazioni e realtà del territorio affinché possano contribuire, ciascuno secondo le proprie possibilità, alla riuscita di questa importante esperienza di solidarietà. Per informazioni e per offrire la propria disponibilità è possibile contattare Città Visibili APS attraverso i propri canali social o il sito internet dell’associazione. Per informazioni: Città Visibili APS www.cittavisibili.it cittavisibili.arci@gmail.com Redazione Toscana
June 21, 2026
Pressenza