La guerra infinita

Pressenza - Sunday, August 23, 2026

Gaza e Cisgiordania

Mentre continuano i bombardamenti dell’artiglieria IDF nella striscia di Gaza, il terrorismo coloniale ebraico inasprisce i suoi attacchi nella provincia di Betlemme, prendendo di mira i terreni agricoli. Ulivi secolari e vigneti del villaggio di Minia sono stati sradicati, con i bulldozer, da gruppi di coloni armati protetti dall’esercito. I soldati sono intervenuti soltanto quando i palestinesi hanno cominciato a lanciare pietre contro i coloni. Azioni simili sono state compiute in 23 località palestinesi, con occupazione di terre, incendi di raccolti e creazione di avamposti coloniali sulle terre agricole.

Le tre famiglie di Qusra sono ancora assediate per il 15esimo giorno consecutivo, ma per la stampa nostrana non fano più notizia. L’esercito e i coloni vietano l’ingresso di cibo, acqua e medicinali. Sono stati ricacciati indietro i tecnici del comune che volevano ripristinare la linea elettrica distrutta dai coloni terroristi. Tra i 13 palestinesi assediati ci sono due bambine, una di 4 anni e l’altra di 18 mesi.

Ieri, sono state compiute dall’esercito israeliano 37 attacchi contro città e villaggi palestinesi della Cisgiordania e Gerusalemme est occupate.

I rastrellamenti hanno portato in carcere 53 attivisti.

Libano

Bombardamenti israeliani in tutto il sud libano. Accompagnati da demolizioni di case e edifici. Ieri, Israele ha usato bombe al fosforo per colpire la città di Nabatie el-Fawqa, munizioni vietate internazionalmente in zone civili. Ma Israele se ne infischia della legge internazionale.

Secondo l’Agenzia nazionale di stampa libanese, l’esercito israeliano ha provocato una forte esplosione anche nella città di Haddatha, nel distretto di Bint Jbeil. L’esplosione fa parte delle operazioni militari israeliane per distruggere la vita nel sud Libano, tra cui raid aerei, bombardamenti di artiglieria, demolizioni e fuoco di mitragliatrice.

Secondo l’agenzia libanese, le esplosioni hanno preso di mira le città di Haddatha, Beit Yahoun e Aita al-Jabal, in concomitanza con il fuoco di artiglieria diretto verso le valli circostanti.

Anche Al-Mansouri, Majdal Zoun e Beit al-Sayyad sono state colpite da bombardamenti ed esplosioni. L’agenzia ha riferito che la continua distruzione a Beit al-Sayyad non ha lasciato “una sola casa intatta”.

Siria

Un drone israeliano ha colpito con un missile un’auto a Beit Jinn, nella zona rurale di Damasco. Sono rimaste feriti diversi civili. Israele è padrona dello spazio aereo siriano e si comporta come la Germania degli anni ’40 del secolo scorso. Il governo siriano si limita ai comunicati di condanna.

Non è il primo attacco israeliano contro la Siria. Venerdì, le forze israeliane hanno invaso la parte occidentale della città di Al-Rafid nel governatorato di Quneitra, nel sud-ovest della Siria, e all’alba di mercoledì le forze israeliane hanno preso d’assalto una città nel governatorato di Quneitra e arrestato due persone.

È importante ricordare che la città di Beit Jinn e i suoi dintorni, nella campagna di Damasco, sono stati soggetti a numerosi attacchi e incursioni israeliane negli ultimi mesi, tra cui attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria e movimenti di terra, il più importante dei quali è stato un attacco alla fine di novembre scorso che ha provocato l’uccisione di 13 persone. L’attacco più grave è avvenuto nel nord della Siria, quando l’aeronautica di Tel Aviv aveva colpito una base militare nella provincia di Idlib, a 300 km del confine. È stata distrutta una pista dell’aeroporto militare Al-Dhohour, in disuso dalla caduta del regime degli Assad.

Il pretesto di Netanyahu era quello di colpire le interferenze della Turchia, che secondo la versione israeliana stava rimettendo in funzione la base con la partecipazione di militari turchi. Un falso per coprire il militarismo egemonico di Israele.

Iran

L’amministrazione statunitense sta alimentando le aspettative riguardo alle previste sanzioni contro l’Iran, scommettendo che la combinazione di un blocco navale e di pressioni economiche potrebbe spingere Teheran ad accettare un accordo. Trump, però, insiste sul fatto che concentrarsi sull’economia in questa fase non esclude opzioni militari.

A Washington, ambienti della stessa amministrazione stanno sollevando dubbi sull’efficacia di questa politica, soprattutto visti i legami economici tra l’Iran e la Cina, il principale partner commerciale di Teheran e il maggiore importatore del suo petrolio, e interrogativi sul fatto che le sanzioni possano colpire le istituzioni finanziarie cinesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran.

Da Teheran arrivano minacce alle monarchie del Golfo. “Chi partecipa a queste sanzioni sarà considerato un nemico”, ha detto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza iraniano.

ANBAMED