La guerra infinita
Gaza e Cisgiordania
Mentre continuano i bombardamenti dell’artiglieria IDF nella striscia di Gaza,
il terrorismo coloniale ebraico inasprisce i suoi attacchi nella provincia di
Betlemme, prendendo di mira i terreni agricoli. Ulivi secolari e vigneti del
villaggio di Minia sono stati sradicati con i bulldozer da gruppi di coloni
armati protetti dall’esercito. I soldati sono intervenuti soltanto quando i
palestinesi hanno cominciato a lanciare pietre contro i coloni. Azioni simili
sono state compiute in 23 località palestinesi, con occupazione di terre,
incendi di raccolti e creazione di avamposti coloniali sulle terre agricole.
Le tre famiglie di Qusra sono ancora assediate per il 15esimo giorno
consecutivo, ma per la stampa nostrana non fanno più notizia. L’esercito e i
coloni vietano l’ingresso di cibo, acqua e medicinali. Sono stati ricacciati
indietro i tecnici del Comune che volevano ripristinare la linea elettrica
distrutta dai coloni terroristi. Tra i 13 palestinesi assediati ci sono due
bambine, una di 4 anni e l’altra di 18 mesi.
Ieri sono stati compiuti dall’esercito israeliano 37 attacchi contro città e
villaggi palestinesi della Cisgiordania e Gerusalemme est occupate.
I rastrellamenti hanno portato in carcere 53 attivisti.
Libano
Bombardamenti israeliani in tutto il sud Libano, accompagnati da demolizioni di
case e edifici. Ieri, Israele ha usato bombe al fosforo per colpire la città di
Nabatie el-Fawqa, munizioni vietate internazionalmente in zone civili. Ma
Israele se ne infischia della legge internazionale.
Secondo l’Agenzia nazionale di stampa libanese, l’esercito israeliano ha
provocato una forte esplosione anche nella città di Haddatha, nel distretto di
Bint Jbeil. L’esplosione fa parte delle operazioni militari israeliane per
distruggere la vita nel sud Libano, tra cui raid aerei, bombardamenti di
artiglieria, demolizioni e fuoco di mitragliatrice.
Secondo l’agenzia libanese, le esplosioni hanno preso di mira le città di
Haddatha, Beit Yahoun e Aita al-Jabal, in concomitanza con il fuoco di
artiglieria diretto verso le valli circostanti.
Anche Al-Mansouri, Majdal Zoun e Beit al-Sayyad sono state colpite da
bombardamenti ed esplosioni. L’agenzia ha riferito che la continua distruzione a
Beit al-Sayyad non ha lasciato “una sola casa intatta”.
Siria
Un drone israeliano ha colpito con un missile un’auto a Beit Jinn, nella zona
rurale di Damasco. Sono rimaste feriti diversi civili. Israele è padrona dello
spazio aereo siriano e si comporta come la Germania degli anni ’40 del secolo
scorso. Il governo siriano si limita ai comunicati di condanna.
Non è il primo attacco israeliano contro la Siria. Venerdì, le forze israeliane
hanno invaso la parte occidentale della città di Al-Rafid nel governatorato di
Quneitra, nel sud-ovest della Siria e all’alba di mercoledì hanno preso
d’assalto una città nel governatorato di Quneitra e arrestato due persone.
È importante ricordare che la città di Beit Jinn e i suoi dintorni, nella
campagna di Damasco, sono stati soggetti a numerosi attacchi e incursioni
israeliane negli ultimi mesi, tra cui attacchi aerei, bombardamenti di
artiglieria e movimenti di terra, il più importante dei quali è stato un attacco
alla fine di novembre scorso che ha provocato l’uccisione di 13 persone.
L’attacco più grave è avvenuto nel nord della Siria, quando l’aeronautica di Tel
Aviv ha colpito una base militare nella provincia di Idlib, a 300 km del
confine. È stata distrutta una pista dell’aeroporto militare Al-Dhohour, in
disuso dalla caduta del regime degli Assad.
Il pretesto di Netanyahu era quello di colpire le interferenze della Turchia,
che secondo la versione israeliana stava rimettendo in funzione la base con la
partecipazione di militari turchi. Un falso per coprire il militarismo egemonico
di Israele.
Iran
L’amministrazione statunitense sta alimentando le aspettative riguardo alle
previste sanzioni contro l’Iran, scommettendo che la combinazione di un blocco
navale e di pressioni economiche potrebbe spingere Teheran ad accettare un
accordo. Trump, però, insiste sul fatto che concentrarsi sull’economia in questa
fase non esclude opzioni militari.
A Washington, ambienti della stessa amministrazione stanno sollevando dubbi
sull’efficacia di questa politica, soprattutto visti i legami economici tra
l’Iran e la Cina, il principale partner commerciale di Teheran e il maggiore
importatore del suo petrolio, e interrogativi sul fatto che le sanzioni possano
colpire le istituzioni finanziarie cinesi che intrattengono rapporti commerciali
con l’Iran.
Da Teheran arrivano minacce alle monarchie del Golfo. “Chi partecipa a queste
sanzioni sarà considerato un nemico”, ha detto il segretario del Consiglio
supremo per la sicurezza iraniano.
ANBAMED