Sant’Anna di Stazzema: la memoria oltre la retorica militare e le nuove guerre

Pressenza - Wednesday, August 12, 2026

SANT’ANNA di STAZZEMA (LU) — Come ogni anno, nella settimana che conduce al 12 agosto, i partecipanti al “cammino per la pace e il disarmo” hanno ripercorso a piedi i luoghi simbolo della Resistenza ed in particolare delle stragi nazi-fascite, unendo idealmente la comunità di Monte Sole a quella di Sant’Anna di Stazzema. Un cammino di testimonianza che dura da anni per fare memoria dell’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944, in cui 560 civili — donne, bambini, anziani — vennero massacrati e bruciati senza alcuna pietà.

Quest’anno, tuttavia, la presenza del gruppo alla giornata commemorativa si è trasformata anche in una pacifica e ferma presa di posizione critica nei confronti delle modalità con cui spesso vengono organizzate le cerimonie ufficiali, secondo quanto si è sviluppato nelle riflessioni all’interno del gruppo 2 anni fa, grazie anche e soprattutto ai contributi di Marco Frigerio, scomparso l’anno scorso proprio durante il cammino,  e Lorenzo Guadagnucci.

Una memoria “militarizzata”: la contraddizione delle commemorazioni

Durante le celebrazioni ufficiali, i camminatori hanno espresso il proprio dissenso — attraverso un presidio silenzioso e nonviolento con la distribuzione di un documento ai cittadini e alle autorità — contro quello che definiscono un progressivo processo di “militarizzazione della memoria” affiancata oggi dalla corsa al riarmo.

Spesso anche gli  interventi istituzionali risultano più attenti al rito formale che al profondo rispetto del dolore delle vittime rischiano, secondo il movimento, di tradire il senso stesso del ricordo. Ricordare le vittime di una follia sanguinaria non può tradursi nell’esaltazione dei simboli della guerra, ma deve spingere verso il rifiuto radicale di ogni conflitto armato. Anche quest’anno però alcuni interventi si sono distaccati da questa impostazione non rinunciando, oltre ai ringraziamenti a denunciare alcune mancanze soprattutto da parte delle  istituzioni. Molto incisivo invece il sindaco di Sant’Anna si Stazzema, Maurizio Verona, che fra richieste e solleciti ha ricordato come in questo giorno sia importante la Memoria, ma anche la necessità di sentirsi e dichiararsi ancora antifascisti.

Tutto ciò avviene in un contesto globale segnato da una deriva bellicista, dove l’aumento della spesa militare s’intreccia con gli interessi del capitale finanziario e dei fondi d’investimento, sottraendo risorse vitali al benessere sociale, alla sanità pubblica, alla scuola e al diritto alla casa.

A cosa serve ricordare Sant’Anna oggi?

Nel loro appello diffuso ai partecipanti, i promotori dell’iniziativa pongono un interrogativo fondamentale: a cosa serve far memoria se non s’impara a fermare la violenza del presente?

Oggi i morti innocenti di Gaza e di tutti gli altri conflitti che insanguinano il pianeta chiedono risposte concrete alle nostre coscienze. Ridurre gli esseri umani uccisi a meri numeri o statistiche attraverso una narrazione distorta allontana la percezione del dramma e rende la società anestetizzata di fronte ai massacri.

Le richieste alle istituzioni: disarmo e coerenza

Di fronte alla prospettiva di portare le spese militari al 2% o persino al 5% del Prodotto Interno Lordo, il gruppo di pace ribadisce l’urgenza di invertire la rotta: “Le armi portano solo altro sangue”.

Da Sant’Anna di Stazzema si leva dunque un forte richiamo ai rappresentanti politici e alle istituzioni affinché assumano posizioni chiare e coerenti per il disarmo:

  • Utilizzare tutti gli strumenti civili, la diplomazia e il diritto internazionale per spegnere i conflitti armati ed evitare che altri nomi si aggiungano all’elenco dei caduti;
  • Interrompere ogni forma di complicità con i massacri in corso;
  • Rispettare le vittime del passato operando concretamente per la tutela della vita umana nel presente.
  • Rispettare veramente le vittime di Sant’Anna di Stazzema significa adoperarsi per disarmare la storia, affinché a nessuna latitudine la guerra sia mai più considerata uno strumento legittimo di risoluzione delle controversie.

 

Paolo Mazzinghi