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USB: “Benzina e gasolio fuori controllo, bollette in crescita, pensioni e salari fermi…
… NON POSSIAMO STARE A GUARDARE”. Quota due euro al litro è stata abbondantemente superata anche per la benzina, mentre il governo cincischia sulle accise e non assume nessun provvedimento efficace. Per intere categorie come gli autotrasportatori o i tassisti la situazione sta diventando insostenibile, come per tutti quelli che devono rifornirsi ai distributori per andare a lavorare. E il prezzo dei carburanti, si sa, finisce per riversarsi sull’intera economia, con un effetto inflazionistico molto pesante. Sono cinque milioni di famiglie che in Italia vivono in povertà energetica: per loro scaldarsi, illuminare casa, usare fornelli o scaldabagno è un lusso, figuriamoci il condizionatore nelle estati sempre più torride. Secondo lo studio della CGIA di Mestre il prezzo del GAS NATURALE (per MWh) è passato dai 16,1 € del 2019 ai 36,3 del 2024 con un aumento di oltre 140,2 % roba da strozzini, per poi salire a 38,7 € nel 2025 con una cedola per le aziende del settore del + 6,3 %. Analizzando meglio i dati pubblicati dalla CGIA di Mestre sulla povertà energetica si trovano storiche conferme, ad esempio con il mezzogiorno che ha ben 1.141.501 famiglie e ben 2.601.599 individui condannati alla povertà energetica; tuttavia, gli aumenti pesano sui bilanci familiari, al Nord come al Sud. Il caro bollette aggredisce i salari e le pensioni mantenuti bassi dagli accordi sindacali siglati da CGIL, Cisl, UIL e sindacati autonomi. Mentre lo stipendio medio di un lavoratore dipendente in Italia si aggira tra 30.000 e 35.000 euro lordi l’anno, pari a circa 1.500 euro netti al mese; la pensione media è di circa 1.280–1.350 euro lordi mensili. A questa condizione, già insufficiente, si aggiungono quasi cinque milioni di pensionati con un assegno pensionistico inferiore a 1.000 euro lordi. Considerando anche il prezzo dei carburanti, il quadro peggiora ulteriormente producendo un effetto domino sui prezzi al dettaglio di tutte le merci e impoverisce sia chi ha lavorato una vita sia chi, pur lavorando sempre di più, scivola ogni giorno più in basso fino a rientrare tra i lavoratori poveri. I nodi della crisi si fanno sempre più evidenti e la propaganda governativa, non tiene il confronto con la realtà come dimostra il taglio delle accise limitato a 17 centesimi al litro, valido per appena due giorni e solo sul diesel. Le promesse di Meloni sul taglio delle accise in campagna elettorale, con tanto di video di propaganda, poi disattese e sostituite da ridicoli tagli temporanei, fanno il paio con il governo Draghi: entrambi, di fronte alle aziende che realizzano superprofitti sulla pelle di milioni di pensionati e lavoratori, si sono piegati lasciando proseguire la speculazione. Le scelte di politica internazionale dell’UE ha imposto la fine delle forniture russe, sostituite nel nostro paese con forniture di energia sempre più care, come il GNL dagli USA. Una politica di guerra quella dei paesi NATO sempre più aggressiva che provoca ricadute devastanti sull’intera economia nazionale. La guerra e i dazi contro l’Iran ne sono un esempio evidente. La politica trasversalmente intesa trova sempre le risorse che finiscono per finanziare il risico bancario e gli interessi speculativi degli azionisti, così come per il riarmo e la guerra, ma se si parla di salari, pensioni e spesa pubblica diventa cieca, sorda e muta. Siamo in campagna elettorale e purtroppo la classe politica in queste situazioni diventa sempre più teatrale e sempre più cialtrona e già in questi giorni assistiamo ai i soliti sproloqui di promesse e proclami. Per USB serve un deciso cambio di rotta che metta al centro lavoratori e pensionati: i prezzi delle bollette devono essere tenuti sotto controllo pubblico e calmierati, perché l’accesso a gas, luce e acqua è un diritto fondamentale. Serve sì una tassazione sui super profitti ma il dato vero è che le imprese energetiche e idriche devono recuperare la funzione pubblica: le privatizzazioni e la logica di mercato hanno infatti prodotto un modello predatorio e antisociale. Occorre che salari e pensioni recuperino la perdita di potere di acquisto di oltre il 9% degli anni passati, legandoli all’inflazione reale e non all’IPCA che non considera nel calcolo l’aumento del costo degli idrocarburi importati (carburanti e bollette energetiche); servono aumenti salariali veri che restituiscano dignità al lavoro. Non possiamo pensare a salari al di sotto della soglia minima di 2000 € in paga base, questo significa salario minimo adeguato alla funzione che si svolge e che deve partire da non meno 12 € l’ora per tutte le tipologie contrattuali. Questo aumento vertiginoso del costo della vita è la vera emergenza nazionale che, a causa di un contesto internazionale sempre più caldo, è destinata ad aggravarsi sempre più. Restare a guardare, pensando che prima o poi le cose cambieranno e che tutto è destinato a tornare come prima, è una pura illusione. È ora di tornare a far sentire la rabbia di tanta gente che non ce la fa più e che chiede una alternativa vera.   Unione Sindacale di Base
August 25, 2026
Pressenza
Ricchiuti (Pax Christi Italia) a Schlein (PD): «La politica agisca per la pace»
Nella lettera aperta pubblicata il 22 agosto scorso il presidente del movimento pacifista cattolico esorta la segretaria del partito e i politici italiani: «Una coalizione progressista
dovrebbe prendere le distanze dal riarmo». Pax Christi Italia venne fondata nel 1954 “per desiderio di Mons. Montini della Segreteria di Stato Vaticana”, il futuro papa Paolo VI. Al suo primo presidente, Mons. Rossi, sono succeduti dal 1959 Mons. Castellano e dal 1968 Mons. Bettazzi“, che nel 1976 scrisse al segretario del PCI (Partito Comunista Italiano), Enrico Berlinguer. “ PREPARARE LA PACE, NON LA GUERRA” A cinquant’anni dalla storica Lettera aperta di monsignor Luigi Bettazzi a Enrico Berlinguer, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, si rivolge alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con una nuova Lettera aperta, pubblicata da Avvenire. Lettera che per la verità si rivolge anche a quanti, segretari di partito e parlamentari, nelle diverse forze politiche vogliano contribuire a riflessioni e decisioni che costruiscano concretamente percorsi di pace. Il punto di partenza è l’articolo 11 della Costituzione: se l’Italia «ripudia la guerra», quali conseguenze concrete deve avere oggi questo principio nelle politiche di difesa e sicurezza dell’Italia e dell’Europa? Monsignor Ricchiuti pone alla leader del PD alcune domande precise: una coalizione democratica e progressista * può prendere le distanze dalle politiche di riarmo? * può investire con maggiore decisione nella diplomazia, nella prevenzione dei conflitti, nei corpi civili di pace e nella difesa non armata e nonviolenta? * è disposta a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta? La lettera richiama anche una delle emergenze più nuove e inquietanti: l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma. Da qui la richiesta di una legislazione europea e internazionale vincolante che impedisca di delegare alle macchine decisioni sulla vita e sulla morte. Non una polemica di parte, dunque, ma l’invito ad aprire un confronto politico: è possibile sottrarsi alla falsa alternativa tra riarmo e resa? Cinquant’anni dopo Bettazzi, la domanda torna alla politica con parole nuove, ma con la stessa radicalità: «Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace: con la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza».   https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/la-politica-agisca-per-la-pace-lettera-aperta-del-presidente-di-pax-christi-a-elly-schlein_112204   Pax Christi Italia
August 24, 2026
Pressenza
Sant’Anna di Stazzema: la memoria oltre la retorica militare e le nuove guerre
SANT’ANNA di STAZZEMA (LU) — Come ogni anno, nella settimana che conduce al 12 agosto, i partecipanti al “cammino per la pace e il disarmo” hanno ripercorso a piedi i luoghi simbolo della Resistenza ed in particolare delle stragi nazi-fascite, unendo idealmente la comunità di Monte Sole a quella di Sant’Anna di Stazzema. Un cammino di testimonianza che dura da anni per fare memoria dell’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944, in cui 560 civili — donne, bambini, anziani — vennero massacrati e bruciati senza alcuna pietà. Quest’anno, tuttavia, la presenza del gruppo alla giornata commemorativa si è trasformata anche in una pacifica e ferma presa di posizione critica nei confronti delle modalità con cui spesso vengono organizzate le cerimonie ufficiali, secondo quanto si è sviluppato nelle riflessioni all’interno del gruppo 2 anni fa, grazie anche e soprattutto ai contributi di Marco Frigerio, scomparso l’anno scorso proprio durante il cammino,  e Lorenzo Guadagnucci. Una memoria “militarizzata”: la contraddizione delle commemorazioni Durante le celebrazioni ufficiali, i camminatori hanno espresso il proprio dissenso — attraverso un presidio silenzioso e nonviolento con la distribuzione di un documento ai cittadini e alle autorità — contro quello che definiscono un progressivo processo di “militarizzazione della memoria” affiancata oggi dalla corsa al riarmo. Spesso anche gli  interventi istituzionali risultano più attenti al rito formale che al profondo rispetto del dolore delle vittime rischiano, secondo il movimento, di tradire il senso stesso del ricordo. Ricordare le vittime di una follia sanguinaria non può tradursi nell’esaltazione dei simboli della guerra, ma deve spingere verso il rifiuto radicale di ogni conflitto armato. Anche quest’anno però alcuni interventi si sono distaccati da questa impostazione non rinunciando, oltre ai ringraziamenti a denunciare alcune mancanze soprattutto da parte delle  istituzioni. Molto incisivo invece il sindaco di Sant’Anna si Stazzema, Maurizio Verona, che fra richieste e solleciti ha ricordato come in questo giorno sia importante la Memoria, ma anche la necessità di sentirsi e dichiararsi ancora antifascisti. Tutto ciò avviene in un contesto globale segnato da una deriva bellicista, dove l’aumento della spesa militare s’intreccia con gli interessi del capitale finanziario e dei fondi d’investimento, sottraendo risorse vitali al benessere sociale, alla sanità pubblica, alla scuola e al diritto alla casa. A cosa serve ricordare Sant’Anna oggi? Nel loro appello diffuso ai partecipanti, i promotori dell’iniziativa pongono un interrogativo fondamentale: a cosa serve far memoria se non s’impara a fermare la violenza del presente? Oggi i morti innocenti di Gaza e di tutti gli altri conflitti che insanguinano il pianeta chiedono risposte concrete alle nostre coscienze. Ridurre gli esseri umani uccisi a meri numeri o statistiche attraverso una narrazione distorta allontana la percezione del dramma e rende la società anestetizzata di fronte ai massacri. Le richieste alle istituzioni: disarmo e coerenza Di fronte alla prospettiva di portare le spese militari al 2% o persino al 5% del Prodotto Interno Lordo, il gruppo di pace ribadisce l’urgenza di invertire la rotta: “Le armi portano solo altro sangue”. Da Sant’Anna di Stazzema si leva dunque un forte richiamo ai rappresentanti politici e alle istituzioni affinché assumano posizioni chiare e coerenti per il disarmo: * Utilizzare tutti gli strumenti civili, la diplomazia e il diritto internazionale per spegnere i conflitti armati ed evitare che altri nomi si aggiungano all’elenco dei caduti; * Interrompere ogni forma di complicità con i massacri in corso; * Rispettare le vittime del passato operando concretamente per la tutela della vita umana nel presente. * Rispettare veramente le vittime di Sant’Anna di Stazzema significa adoperarsi per disarmare la storia, affinché a nessuna latitudine la guerra sia mai più considerata uno strumento legittimo di risoluzione delle controversie.   Foto Paolo Mazzinghi Paolo Mazzinghi
August 12, 2026
Pressenza
Università estiva ATTAC Italia 2026: il programma di corso e seminari
“Grande è il disordine sotto il cielo…”… ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Viviamo un’epoca tremenda, che rende molto ardua l’idea di un cambiamento sociale e che rischia di anestetizzarne persino l’immaginazione. La guerra – quella combattuta, quella preparata, quella auspicata- è divenuta parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali. L’ampiezza della disuguaglianza sociale non ha precedenti nella storia dell’umanità e, soprattutto, ha smesso da tempo di essere considerata un problema, divenendo il fisiologico esito del dominio del più forte sul più debole. La crisi ecologica, moltiplicata dalla crisi climatica in corso, obbliga a confrontarsi non più solo con la finitezza dell’esistenza individuale, ma, per la prima volta nella storia, anche con la possibile finitudine della specie umana sul pianeta. I nuovi re della finanza pervadono l’economia, la società, la natura e la vita stessa delle persone ed espropriano la democrazia, facendo riemergere spinte autoritarie, vecchi totalitarismi e nuovi fascismi. E la solitudine competitiva sembra essere l’unico orizzonte per le persone, dentro un’esistenza pensata come individuale, performativa, meritocratica e in eterna concorrenza con quella delle altre e degli altri. Per vincere o per tentare almeno di non soccombere. Parrebbe non ci sia scampo, né via d’uscita. E che non vi sia futuro pensabile, ma solo una sopravvivenza quotidiana scandita da emergenze senza soluzione di continuità, intrisa di panico, malinconia, quando non di rancore. Eppure, se guardiamo il mondo da un diverso punto di vista, ci accorgiamo che il modello capitalistico non è mai stato così in difficoltà e che la ferocia che dimostra è direttamente proporzionale alla propria debolezza. Non sa infatti come affrontare alcuno dei profondissimi nodi da esso stesso creati e giunti al pettine contemporaneamente: non può fare a meno di esacerbare la disuguaglianza sociale, non può abbandonare il consunto mito della crescita, è costretto a sostenere l’economia producendo enormi bolle finanziarie, non ha alcuna risposta per la crisi ecologica e climatica. Sa che non può garantire alcuna felicità alle persone, ma che deve solo spaventarle per ottenere rassegnazione. Sa che, non potendo più risolvere alcuno dei problemi che ha creato, deve prepararsi a contenere ogni risveglio sociale, a reprimere ogni conflitto, per evitare l’apertura di faglie che possano terremotare la fragilità intrinseca della propria struttura. Conoscere a fondo dove sta andando il modello capitalistico, capire come la sua profondissima crisi stia trasformando il pianeta e su quali elementi continui a far leva per presentarsi come l’unico dei mondi possibili, è uno degli obiettivi di questa sessione dell’università estiva. L’altro è provare a capire dove stiamo andando noi, un noi collettivo e ampio che dentro le lotte, le vertenze, le pratiche e le esperienze concrete, si oppone alla deriva di questo modello e prova ad affermare, tanto nel qui ed ora quanto nella visione d’insieme, la possibilità e l’urgenza di un’alternativa di società. Una riflessione che vogliamo dipanare attraverso diversi seminari. Venerdì 11 settembre 2026, ore 17 – 19 / Capitalismo, crisi ecoclimatica e guerra – partecipano Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica Università di Cassino e del Lazio Meridionale) e Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica Università di Trento in cotutela con École Normale Supérieure de Paris) Sabato 12 settembre 2026 * ore 10:30 – 12:30 / Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino? – partecipano Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan) e Fabrizio Eva (geografo politico) * ore 14:30 – 16:30 / Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione? – partecipano Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa) e Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) * ore 17 – 19 / Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione? – partecipano Sara Pilia (attivista e referente nazionale ARCI per i territori e le aree interne) e Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche alla Scuola Normale Superiore di Pisa) Domenica 13 settembre 2026, ore 10:30 – 13 / Cambiare il mondo dal basso, partecipano Marcella Corsi (docente di Economia Politica all’Università La Sapienza – Roma), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn), Marco Deriu (professore associato di Sociologia all’Università di Parma) e Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia) https://attac-italia.org/universita-estiva-di-attac-2026-dove-va-il-capitalismo-dove-andiamo-noi/   Attac Italia
August 11, 2026
Pressenza
Berlino-Kiev-Tel Aviv: triangolo bellicista per produrre missili a lungo raggio
La Germania ha detto di voler sviluppare l’esercito più potente d’Europa (che non ci stancheremo mai di ribadire essere cosa diversa dal costruire un esercito europeo), prima di consegnarlo probabilmente nelle mani dei fascisti di AfD, alle prossime elezioni. La sua logica di riarmo unisce perfettamente il cuore dell’imperialismo europeo […] L'articolo Berlino-Kiev-Tel Aviv: triangolo bellicista per produrre missili a lungo raggio su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
“Dio, patria e famiglia”: la performance satirica di Extinction Rebellion
Nella quarta giornata della settimana di PrimaVera Democrazia, mentre tre figuranti che impersonavano Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto inscenavano uno sketch ispirato ai cinegiornali dell’Istituto Luce quindici persone hanno scalato Palazzo Venezia di Roma per affiggere tre grandi striscioni riportanti slogan evocanti lo storico motto della destra autoritaria. In uno dei luoghi simbolo del ventennio fascista tale protesta ha puntato i riflettori sugli effetti della crisi ecoclimatica per denunciare i crescenti finanziamenti stanziati dal governo italiano per combustibili fossili e riarmo. I quindici e alcuni fotografi che documentavano l’azione dimostrativa sono stati fermati e portati in caserma. COMUNICATO STAMPA : Roma, 1° giugno 2026 – Questo pomeriggio, Extinction Rebellion ha scalato Palazzo Venezia – ex sede del governo fascista – muniti di tre grandi striscioni riportanti slogan contro il celebre motto legato alla destra autoritaria “Dio, patria e famiglia”, mentre ai piedi del palazzo delle figure travestite da Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto hanno inscenato un teatrino satirico ispirato ai cinegiornali dell’Istituto Luce. La polizia è intervenuta sul posto sequestrando gli striscioni prima che venissero srotolati e identificando le persone presenti, inclusi i fotografi accorsi per documentare la scena. Malgrado il gruppo non abbia opposto resistenza e abbia consegnato i documenti, tutti i cittadini inclusi i fotografi sono stati portati in commissariato. “Quello che è successo oggi è surreale e rappresenta concretamente la deriva autoritaria che stiamo vivendo. Le Forze dell’Ordine hanno portato in caserma attivisti, fotografi e persone che non stavano partecipando alla manifestazione. Hanno strattonato giornalisti e sequestrato telefoni – commenta Paola, una delle persone portata in caserma per essersi travestita da Giorgia Meloni – Abbiamo già denunciato tre Questure di Italia per queste pratiche illegittime e lo faremo ancora”. Simbolico il luogo in cui tutto questo è accaduto: Palazzo Venezia, utilizzato durante il ventennio fascista come quartier generale politico del Duce e ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili del potere fascista. Nella quarta giornata di PrimaVera Democrazia, la settimana di mobilitazione nella capitale lanciata da Extinction Rebellion, il movimento porta in scena una nuova protesta per denunciare la distanza tra la propaganda del governo e le conseguenze concrete delle sue politiche: crisi climatica, riarmo, disuguaglianze e repressione. “Ci parlano di ‘Dio, patria e famiglia’, ma i crescenti effetti del collasso ecoclimatico mostrano il fallimento concreto di questa retorica – commenta Paola, una delle persone portata in caserma per essersi travestita da Giorgia Meloni – Non c’è sicurezza in un Paese che investe nel riarmo mentre i territori franano. Non c’è difesa della famiglia quando migliaia di persone perdono casa, salute, lavoro e raccolti a causa di eventi climatici sempre più estremi. Non c’è patria da proteggere se il suolo viene consumato, i fiumi esondano, le città diventano invivibili durante le ondate di calore e intere comunità vengono abbandonate dopo ogni disastro.” La protesta richiama a una situazione ormai difficile da ignorare. Secondo il Climate Risk Index 2025, negli ultimi trent’anni in Italia circa 38.000 persone sono morte a causa di eventi climatici estremi. Frane e alluvioni hanno causato almeno 19 miliardi di euro di danni negli ultimi dieci anni, con 8,5 miliardi legati alle sole alluvioni in Emilia Romagna del 2023. Parallelamente, il Governo continua a finanziare fossili e riarmo: nel 2025 la spesa militare italiana ha raggiunto 32 miliardi di euro, mentre con il Piano Mattei si sta consolidando la dipendenza dal gas, lasciando alle famiglie il costo della crisi energetica. In Italia, infatti, oltre 2 milioni di famiglie si sono trovate in condizioni di povertà energetica solo nel 2024, mentre nel 2025 le bollette dell’elettricità sono aumentate di circa il 100% e quelle del gas 70% rispetto al 2022. “È il risultato di un modello che protegge chi trae profitto da fossili, guerra e speculazione, mentre scarica i costi su famiglie, territori e comunità già esposte alla crisi – continua Ludovico, un’altra delle persone identificate – Il punto non è solo la memoria del fascismo, ma la sua eco nelle pratiche politiche del presente: mentre la crisi ecoclimatica rende più insicura la vita di milioni di persone, il Governo restringe gli spazi democratici e criminalizza il dissenso”. Il riferimento è in particolare al nuovo Decreto Sicurezza, approvato dal governo e dagli esperti dell’ONU definito «il più grave attacco alla libertà di protesta degli ultimi decenni», che introduce nuovi reati e aggravanti in particolare legati a manifestazioni e proteste. “Per questo siamo scesi in piazza oggi e torneremo ancora. Contro un governo che usa valori identitari per coprire politiche di abbandono, repressione e profitto – conclude Ludovico – Pretendiamo che le priorità politiche rimettano al centro le persone, i territori e la democrazia”. Fonti: – PrimaVera Democrazia, https://extinctionrebellion.it/primavera-2026/ – Climate Risk Index 2025, http://www.germanwatch.org/sites/default/files/2025-02/Climate%20Risk%20Index%202025.pdf – L’Espresso, https://lespresso.it/c/attualita/2026/4/2/crisi-climatica-danni-alluvioni-19- miliardi/61085 – Regione Emilia Romagna, https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/notizie/attualita/2024/maggio/alluvione-unanno-dopo-il-bilancio-su-quanto-fatto-dalla-regione-i-contributi-e-le-iniziative – Oxfam, https://www.oxfamitalia.org/conseguenze-cambiamento-climatico/ – La Repubblica, https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2025/12/18/news/ poverta_energetica_2024_milioni_famiglie_massimo_storico-425048292/ – Sky TG24, https://tg24.sky.it/economia/2026/04/09/prezzo-gas-luce-bollette-dati-enea – Pagella Politica, https://pagellapolitica.it/articoli/costo-italai-aumento-spesa-difesa-nato – Valori, https://valori.it/sussidi-ambientalmente-dannosi-italia-legambiente/ – Civicus Lens, https://lens.civicus.org/interview/il-decreto-sicurezza-e-il-piu-grande-attacco-aldiritto-di-protesta-della-storia-della-repubblica-italiana/ Extinction Rebellion
June 2, 2026
Pressenza
Referendum: voci diverse per un NO e…
…. e un caro amico della “bottega” che invece vota Sì. Interventi di Raffaele Barbiero, Valerio Calzolaio, Davide Fabbri, Luigi Ferrajoli, Gianni Lixi, Mario Sommella. Con una breve replica di Daniele Barbieri all’amico che nell’urna “tradirà”… A seguire i link ai nostri articoli precedenti. L’invito di Valerio Calzolaio Domenica prossima andrò a votare e voterò no. I referendum contengono vari
Trionfo di Takaichi in Giappone. Strada spianata al riarmo del Sol Levante
La scommessa lanciata da Sanae Takaichi, da ottobre nominata prima presidente del Partito Liberale Democratico (PLD) e poi prima ministra del Giappone, è riuscita. Le elezioni anticipate chiamate per rafforzare la sua risicata maggioranza le hanno consegnato non solo la maggioranza assoluta della camera bassa del Sol Levante, ma i […] L'articolo Trionfo di Takaichi in Giappone. Strada spianata al riarmo del Sol Levante su Contropiano.
February 10, 2026
Contropiano
Papa Leone dice no al riarmo
Nel messaggio per la 59a Giornata mondiale della pace, Papa Leone XIV denuncia la corsa al riarmo fino a proporre un “disarmo integrale”. Arriva a citare le cifre del Sipri sull’aumento delle spese militari del 9,4% rispetto all’anno precedente per arrivare a una cifra complessiva di 2.718 miliardi di dollari (il 2,5% del PIL mondiale). Mi chiedo se i politici cattolici saranno capaci di riflettere e meditare per poi agire di conseguenza rifiutandosi di votare i programmi di crescita della spesa per nuovi sistemi d’arma, di negare il proprio voto agli incentivi previsti in finanziaria per le aziende di armi e di interrompere questa spirale di morte. Il Papa arriva a denunciare “le campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”. E poi denuncia l’appalto che questa maldestra politica della sicurezza e della difesa ha effettuato all’intelligenza artificiale e a ogni altra forma di tecnologia e cibernetica in grado di colpire con più efficienza e senza controllo umano diretto, gli obiettivi da eliminare. Altro che post-umano, siamo all’antiumano. Mosaico di pace
December 19, 2025
Pressenza
Sono gli interessi dell’industria militare a spingere la corsa al riarmo
Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti, attivista di ‘Weapon Watch’ ed uno dei maggiori esperti italiani di produzioni militari Nel 1988, il punto più alto raggiunto durante la Guerra Fredda, le spese militari nel mondo, a valori costanti, avevano raggiunto i 1.750 miliardi di dollari, nel 2024 le stesse hanno raggiunto ii massimo storico di 2.718 miliardi di dollari (+55% in termini reali).(Fonte SIPRI) L’andamento delle spese militari – a valori costanti- dal 1988 al 2024 dimostra quanto non sia vero che abbiamo goduto di un “dividendo della pace”. Ciò è vero solo nella prima metà degli anni ‘90 per effetto degli accordi di disarmo tra Urss e Usa e tra la Nato e il Patto di Varsavia, che sancirono la fine della ‘Guerra fredda’. Poi le spese militari hanno ripreso a crescere (specie dal 1999), con una flessione negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008-2009, per poi impennarsi negli ultimi dieci anni. Sul piano ReArm Europe, l’ingente trasferimento di risorse pubbliche verso le spese militari (+800 miliardi entro i prossimi quattro anni e l’obiettivo del 5% del Pil entro il 2035) e la preparazione alla guerra con la Russia, si innesta su un decennio (2014-2024) di crescita delle spese militari nei paesi Ue (+ 121%) e della voce armamenti (+325%)- dati depurati dall’inflazione – (Fonte Consiglio Europeo). L’ultimo rapporto della Agenzia europea della difesa ha confermato che l’anno scorso, le spese militari nei 27 paesi Ue hanno raggiunto 343 miliardi di euro e quest’anno raggiungeranno i 392 miliardi di euro (+11% in termini reali). E’ grave che il piano di riarmo europeo sia stato imposto dalla Comunità Europea senza un vero dibattito pubblico e una approvazione parlamentare, sia per le ragioni etiche e politiche che per le conseguenze sulla tenuta del welfare e sulle politiche di contrasto alla crisi climatica. Rispetto al coordinamento del piano ReArm Europe, ai fini di una difesa comune europea e del rafforzamento dell’industria europea della difesa, all’orizzonte di questa Ue non c’è in agenda alcun percorso per una difesa comune europea. Per la prima volta, invece, la Comunità Europea ha un commissario all’industria della difesa e dello spazio. Rispetto al passato, il budget europeo destinato a spese militari sarà tale da poter favorire politiche di coordinamento e integrazione dell’industria europea. Sono gli interessi dell’industria militare pertanto, a condurre le danze con la politica in Europa, a pieno servizio del complesso militare-industriale e finanziario. Ad esempio, la tedesca Rheinmetall è il più importante hub europeo sia per l’espansione a Est delle produzioni militari,compresa l’Ucraina, sia nel potenziamento del settore del munizionamento e dei veicoli corazzati a livello globale (a partire dalla joint venture con Leonardo). Nei fatti, le scelte strategiche di Rheinmetall confermano come, prescindendo dalla retorica sul recupero di autonomia dell’industria europea verso quella americana nel campo della difesa, non emerga in realtà una strategia coerente in ambito Ue. Un’industria militare europea in competizione con quella nord-americana non esiste, mentre c’è una compenetrazione e interdipendenza produttiva e tecnologica tra le due sponde dell’Atlantico. Insieme a un’integrazione dei mercati, con una presenza diretta reciproca delle aziende Usa nel mercato europeo e delle aziende europee nel mercato americano, è presente, soprattutto, una integrazione finanziaria. Gli azionisti che controllano le cinque maggiori aziende al mondo per fatturato militare sono anche i principali azionisti delle più importanti aziende europee: Airbus, BAE Systems, Rolls Royce, Leonardo, Hensoldt, Rheinmetall, JSC Ukrainian Defense Industry ecc. E’ questa la vera dinamica che ci spinge al riarmo ! Redazione Italia
November 25, 2025
Pressenza