Sant’Anna di Stazzema: la memoria oltre la retorica militare e le nuove guerre
SANT’ANNA di STAZZEMA (LU) — Come ogni anno, nella settimana che conduce al 12
agosto, i partecipanti al “cammino per la pace e il disarmo” hanno ripercorso a
piedi i luoghi simbolo della Resistenza ed in particolare delle stragi
nazi-fascite, unendo idealmente la comunità di Monte Sole a quella di Sant’Anna
di Stazzema. Un cammino di testimonianza che dura da anni per fare memoria
dell’eccidio nazifascista del 12 agosto 1944, in cui 560 civili — donne,
bambini, anziani — vennero massacrati e bruciati senza alcuna pietà.
Quest’anno, tuttavia, la presenza del gruppo alla giornata commemorativa si è
trasformata anche in una pacifica e ferma presa di posizione critica nei
confronti delle modalità con cui spesso vengono organizzate le cerimonie
ufficiali, secondo quanto si è sviluppato nelle riflessioni all’interno del
gruppo 2 anni fa, grazie anche e soprattutto ai contributi di Marco Frigerio,
scomparso l’anno scorso proprio durante il cammino, e Lorenzo Guadagnucci.
Una memoria “militarizzata”: la contraddizione delle commemorazioni
Durante le celebrazioni ufficiali, i camminatori hanno espresso il proprio
dissenso — attraverso un presidio silenzioso e nonviolento con la distribuzione
di un documento ai cittadini e alle autorità — contro quello che definiscono un
progressivo processo di “militarizzazione della memoria” affiancata oggi dalla
corsa al riarmo.
Spesso anche gli interventi istituzionali risultano più attenti al rito formale
che al profondo rispetto del dolore delle vittime rischiano, secondo il
movimento, di tradire il senso stesso del ricordo. Ricordare le vittime di una
follia sanguinaria non può tradursi nell’esaltazione dei simboli della guerra,
ma deve spingere verso il rifiuto radicale di ogni conflitto armato. Anche
quest’anno però alcuni interventi si sono distaccati da questa impostazione non
rinunciando, oltre ai ringraziamenti a denunciare alcune mancanze soprattutto da
parte delle istituzioni. Molto incisivo invece il sindaco di Sant’Anna si
Stazzema, Maurizio Verona, che fra richieste e solleciti ha ricordato come in
questo giorno sia importante la Memoria, ma anche la necessità di sentirsi e
dichiararsi ancora antifascisti.
Tutto ciò avviene in un contesto globale segnato da una deriva bellicista, dove
l’aumento della spesa militare s’intreccia con gli interessi del capitale
finanziario e dei fondi d’investimento, sottraendo risorse vitali al benessere
sociale, alla sanità pubblica, alla scuola e al diritto alla casa.
A cosa serve ricordare Sant’Anna oggi?
Nel loro appello diffuso ai partecipanti, i promotori dell’iniziativa pongono un
interrogativo fondamentale: a cosa serve far memoria se non s’impara a fermare
la violenza del presente?
Oggi i morti innocenti di Gaza e di tutti gli altri conflitti che insanguinano
il pianeta chiedono risposte concrete alle nostre coscienze. Ridurre gli esseri
umani uccisi a meri numeri o statistiche attraverso una narrazione distorta
allontana la percezione del dramma e rende la società anestetizzata di fronte ai
massacri.
Le richieste alle istituzioni: disarmo e coerenza
Di fronte alla prospettiva di portare le spese militari al 2% o persino al 5%
del Prodotto Interno Lordo, il gruppo di pace ribadisce l’urgenza di invertire
la rotta: “Le armi portano solo altro sangue”.
Da Sant’Anna di Stazzema si leva dunque un forte richiamo ai rappresentanti
politici e alle istituzioni affinché assumano posizioni chiare e coerenti per il
disarmo:
* Utilizzare tutti gli strumenti civili, la diplomazia e il diritto
internazionale per spegnere i conflitti armati ed evitare che altri nomi si
aggiungano all’elenco dei caduti;
* Interrompere ogni forma di complicità con i massacri in corso;
* Rispettare le vittime del passato operando concretamente per la tutela della
vita umana nel presente.
* Rispettare veramente le vittime di Sant’Anna di Stazzema significa adoperarsi
per disarmare la storia, affinché a nessuna latitudine la guerra sia mai più
considerata uno strumento legittimo di risoluzione delle controversie.
Foto Paolo Mazzinghi
Paolo Mazzinghi