Il piantedosismo urbano come “ideologia salernitana”

Pressenza - Saturday, July 25, 2026

A volte viene lo sconforto a sentire il mare di retorica continuamente prodotto sotto l’etichetta “sicurezza”. Eppure, anche quella retorica non va lasciata sola in campo, altrimenti il dibattito pubblico si corrompe ulteriormente e tutto si sposta ancor più verso la “normalità autoritaria”.

La messa cantata settimanale del sindaco di Salerno è ampiamente dedicata alla sicurezza. Ed è un sunto a suo modo magistrale di queste cattive retoriche che hanno ormai dilagato – anche a “sinistra” – negli ultimi decenni.

In sintesi apprendiamo

● è inutile che noialtri associazioni, movimenti, giuristi etc. segnaliamo con studi, dati, battaglie che abbiamo un grosso, gigantesco problema di democratizzazione delle forze di polizia. Il nostro è tutto ideologismo arretrato. Gli eventi di Bologna, dice al contrario De Luca, possono anche rilevare qualche responsabilità episodiche da affidare ai magistrati, ma la verità è che le forze dell’ordine sarebbero oggi completamente sole. Il vero problema politico sarebbe che in Italia la violenza contro le forze dell’ordine sarebbe frequentissima e resterebbe impunita. Come anniversario di Genova e commento ai fatti di Bologna, siamo anche oltre la famigerata tesi delle “poche mele marce”. Per De Luca il problema della necessaria discussione pubblica sull’uso della violenza da parte delle forze di polizia, nonostante la catena di casi lunghissima e inquitante, ce lo saremmo inventati: anzi, le ff. oo. sono vittime di violenza diffusa. Sono, notoriamente, le tesi sostenute ormai solo dal governo e dal solo sindacalismo di polizia più collocato a destra.

● le opposizioni, dice De Luca, insistono sulle politiche di integrazione sociale. Ma l’integrazione – dice De Luca – è un problema del futuro, di dopodomani, mentre la sicurezza vuole risposte subito. E “subito” – chiarisce – significa il rafforzamento della chiave repressiva. E con questa bella uscita (del tutto ideologica, anche se accompagnata dal solito ritornello “non facciamo ideologia”), è archiviato qualsiasi tentativo di invertire finalmente la retorica neoautoritaria che ha prodotto infiniti decreti sicurezza e oltretutto ha moltiplicato insicurezza sociale a tutti i livelli. Se nel campo largo pensano di andare alle elezioni con questi veri e propri elogi del “piantedosismo”, l’estrema destra si troverà le autostrade aperte. Ma soprattutto le nostre città rimarranno il deserto che tanti anni di “il sociale viene dopo, la repressione viene prima” hanno prodotto.

Ciliegina sulla torta ma molto significativa:

UN OK SOSTANZIALE ANCHE ALLA CD. “NORMA ANTIMARANZA”. L’abbassamento dell’età imputabile – i quattordiecenni pronti per il processo e la galera – è una faccenda delicata, riconosce bontà sua De Luca. Ma che sia delicata non significa che sia evitabile o rinviabile è perché bisogna pur rispondere alla violenza minorile. E così, tutta l’opposizione disperata degli operatori seri sul territorio, che ci avvertono di non distruggere quel poco che resiste della capacità preventiva e rieducativa del nostro sistema minorile, per andare incontro al suo definitivo sfascio demagogico, ha avuto il suo benservito.

Se le premesse ideologiche e retoriche sono queste, l’annunciata “conferenza nazionale sulla sicurezza” che il Comune di Salerno vorrebbe organizzare, con la partecipazione centrale di Piantedosi, rischia di avere un’impostazione che vedrà il trionfo delle strategie a base di moltiplicazione degli strumenti repressivi e di pacchetti sicurezza. Più che la semplice partecipazione del ministro, qui rischiamo la celebrazione del piantedosismo.

Non ci resta altro che insistere con la calma e la consapevolezza di chi conosce da tempo queste retoriche scivolose: per la sicurezza urbana, bisogna continuare a chiedere precisamente l’inversione di tendenza rispetto a questi discorsi e a queste politiche. Un quadro di integrazione, di rafforzamento della sicurezza di prossimità, delle politiche sociali, di rifiuto di concentrarsi esclusivamente sulle figure di marginalità sociale come soggetti “pericolosi” e da allontare, di attenzione invece all’espandersi dei veri interessi criminali: altro che presente e futuro e “doppi tempi”, bisogna invece ricordare sempre che smantellare welfare e socialità è stato il modo per privare di ogni efficacia anche l’attività repressiva e di controllo

Redazione Italia