Il piantedosismo urbano come “ideologia salernitana”
A volte viene lo sconforto a sentire il mare di retorica continuamente prodotto
sotto l’etichetta “sicurezza”. Eppure, anche quella retorica non va lasciata
sola in campo, altrimenti il dibattito pubblico si corrompe ulteriormente e
tutto si sposta ancor più verso la “normalità autoritaria”.
La messa cantata settimanale del sindaco di Salerno è ampiamente dedicata alla
sicurezza. Ed è un sunto a suo modo magistrale di queste cattive retoriche che
hanno ormai dilagato – anche a “sinistra” – negli ultimi decenni.
In sintesi apprendiamo
● è inutile che noialtri associazioni, movimenti, giuristi etc. segnaliamo con
studi, dati, battaglie che abbiamo un grosso, gigantesco problema di
democratizzazione delle forze di polizia. Il nostro è tutto ideologismo
arretrato. Gli eventi di Bologna, dice al contrario De Luca, possono anche
rilevare qualche responsabilità episodiche da affidare ai magistrati, ma la
verità è che le forze dell’ordine sarebbero oggi completamente sole. Il vero
problema politico sarebbe che in Italia la violenza contro le forze dell’ordine
sarebbe frequentissima e resterebbe impunita. Come anniversario di Genova e
commento ai fatti di Bologna, siamo anche oltre la famigerata tesi delle “poche
mele marce”. Per De Luca il problema della necessaria discussione pubblica
sull’uso della violenza da parte delle forze di polizia, nonostante la catena di
casi lunghissima e inquitante, ce lo saremmo inventati: anzi, le ff. oo. sono
vittime di violenza diffusa. Sono, notoriamente, le tesi sostenute ormai solo
dal governo e dal solo sindacalismo di polizia più collocato a destra.
● le opposizioni, dice De Luca, insistono sulle politiche di integrazione
sociale. Ma l’integrazione – dice De Luca – è un problema del futuro, di
dopodomani, mentre la sicurezza vuole risposte subito. E “subito” – chiarisce –
significa il rafforzamento della chiave repressiva. E con questa bella uscita
(del tutto ideologica, anche se accompagnata dal solito ritornello “non facciamo
ideologia”), è archiviato qualsiasi tentativo di invertire finalmente la
retorica neoautoritaria che ha prodotto infiniti decreti sicurezza e oltretutto
ha moltiplicato insicurezza sociale a tutti i livelli. Se nel campo largo
pensano di andare alle elezioni con questi veri e propri elogi del
“piantedosismo”, l’estrema destra si troverà le autostrade aperte. Ma
soprattutto le nostre città rimarranno il deserto che tanti anni di “il sociale
viene dopo, la repressione viene prima” hanno prodotto.
Ciliegina sulla torta ma molto significativa:
UN OK SOSTANZIALE ANCHE ALLA CD. “NORMA ANTIMARANZA”. L’abbassamento dell’età
imputabile – i quattordiecenni pronti per il processo e la galera – è una
faccenda delicata, riconosce bontà sua De Luca. Ma che sia delicata non
significa che sia evitabile o rinviabile è perché bisogna pur rispondere alla
violenza minorile. E così, tutta l’opposizione disperata degli operatori seri
sul territorio, che ci avvertono di non distruggere quel poco che resiste della
capacità preventiva e rieducativa del nostro sistema minorile, per andare
incontro al suo definitivo sfascio demagogico, ha avuto il suo benservito.
Se le premesse ideologiche e retoriche sono queste, l’annunciata “conferenza
nazionale sulla sicurezza” che il Comune di Salerno vorrebbe organizzare, con la
partecipazione centrale di Piantedosi, rischia di avere un’impostazione che
vedrà il trionfo delle strategie a base di moltiplicazione degli strumenti
repressivi e di pacchetti sicurezza. Più che la semplice partecipazione del
ministro, qui rischiamo la celebrazione del piantedosismo.
Non ci resta altro che insistere con la calma e la consapevolezza di chi conosce
da tempo queste retoriche scivolose: per la sicurezza urbana, bisogna continuare
a chiedere precisamente l’inversione di tendenza rispetto a questi discorsi e a
queste politiche. Un quadro di integrazione, di rafforzamento della sicurezza di
prossimità, delle politiche sociali, di rifiuto di concentrarsi esclusivamente
sulle figure di marginalità sociale come soggetti “pericolosi” e da allontare,
di attenzione invece all’espandersi dei veri interessi criminali: altro che
presente e futuro e “doppi tempi”, bisogna invece ricordare sempre che
smantellare welfare e socialità è stato il modo per privare di ogni efficacia
anche l’attività repressiva e di controllo
Redazione Italia