Fuori la guerra dalla storia. A partire da Genova nè una persona nè un soldo per la guerra.

Pressenza - Friday, July 17, 2026

Riceviamo e pubblichiamo dalle associazioni genovesi Fair e Weapon Watch.

GENOVA 2001–2026. Riprendiamoci il futuro
Nell’ambito delle iniziative per i 25 anni dal G8, esperti e attivisti a confronto sul legame tra riarmo europeo, guerre permanenti e sistema finanziario

Genova, 17/07/2026 – Come segnalato su Pressenza, si è tenuto giovedì 16 luglio, nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale a Genova, il forum tematico “Guerre, riarmo, finanza e fabbricanti d’armi”, promosso da Fair e The Weapon Watch nell’ambito delle iniziative per ricordare i 25 anni dal G8.

L’incontro, moderato da Deborah Lucchetti (Fair) e Gianni Alioti (The Weapon Watch), ha visto la partecipazione di: Mario Pianta, professore ordinario in Politica Economica presso la Scuola Normale Superiore di Firenze, Widad Tamimi, giornalista e scrittrice, fondatrice dell’associazione ἰοίην-ioien “Oltre ogni confine, oltre ogni dolore”, Vittorio Agnoletto, medico e attivista, docente di Globalizzazione e Politiche della Salute all’Università degli Studi di Milano; Alessandro Volpi, professore di Storia Contemporanea all’Università di Pisa, Anna Fasano, presidente di Impact SGR (Banca Popolare Etica) e di due rappresentanti del Gruppo Lavoratori Leonardo Torino.

Il Forum ha sviluppato una preziosa riflessione, grazie all’apporto di qualificati contributi multidisciplinari su come guerre e riarmo cambiano in peggio l’economia e le nostre vite, sul cordone finanziario, tecnologico, militare che lega il riarmo europeo con le guerre permanenti e il genocidio dei palestinesi.

Infine, sull’intreccio perverso tra finanza, fabbricanti d’armi e politica che alimenta tutto questo anche grazie ai nostri risparmi investiti nei fondi pensione.

Se pensiamo al recente vertice della NATO ad Ankara, trasformato in un gran bazar delle armi, al progressivo ridimensionamento della diplomazia dei paesi europei e alla loro deriva bellicista, non possiamo che convenire con le parole dell’economista americano Jeffrey Sachs: “L’unica possibilità che hanno i popoli dell’occidente, in grande maggioranza contro la guerra, è far saltare le proprie élite politiche”.

L’élite al potere in Europa e i governi dei singoli paesi, in maggioranza complici del genocidio in Palestina, ci stanno trascinando in guerra contro la Russia.

Per questo sono anni che assistiamo allo sperpero di risorse pubbliche con l’aumento costante dal 2014 delle spese militari. Ma alla voracità dei militarismi e nazionalismi europei, ciò non basta.

Le spese militari che nei paesi europei della Nato hanno raggiunto nel 2025 il valore di 537 miliardi di dollari (+43% rispetto al 2023), dovrebbero aumentare a due volte e mezzo schizzando al 5% del PIL entro il 2035.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la morte della ricerca pubblica in campo civile al servizio del bene comune, il sacrificio dei servizi pubblici fondamentali (sanità, istruzione, trasporti, protezione civile), la riduzione degli investimenti necessari a garantire protezione sociale, lavoro dignitoso, tutela ambientale e transizione ecologica, l’assenza di misure straordinarie di adattamento e mitigazione per fronteggiare gli effetti sempre più drammatici degli eventi climatici estremi.

La miopia colpevole, l’insipienza e la subalternità di chi governa la cosa pubblica (ad ogni livello) alla finanza e ad un pugno di multinazionali e oligarchi suprematisti, colonialisti e autoritari, che detengono gran parte della ricchezza mentre il Pianeta è letteralmente in fiamme, impone uno sforzo straordinario di intelligenza popolare, una rivoluzione dal basso che obblighi chi detiene – spesso illegittimamente – il potere economico e politico a fermarsi e scendere a patti con le richieste e le necessità della maggioranza della popolazione.

Oggi, come 25 anni fa, siamo qui, persone comuni, lavoratrici e lavoratori, attivisti e attiviste, organizzazioni della società civile nate per difendere diritti e beni comuni, a denunciare le mistificazioni dei padroni della Terra, a chiamare a raccolta tutte le persone di buona volontà perché un altro modo di stare al mondo è necessario, se vogliamo ancora immaginare un futuro su questo pianeta esausto.

Di seguito le proposte di azione urgenti rivolte a persone, associazioni e sindacati tutti affinché aumenti la pressione verso le istituzioni locali, nazionali ed europee per economie di giustizia e di pace, contro la logica del nemico e la corsa al riarmo che, in modo sempre più evidente, mentre arricchisce i fabbricanti d’armi, i maggiori fondi finanziari e gran parte della nomenclatura politica al potere, divide e affama i popoli.

Chiediamo a tutte le Istituzioni e al Comune di Genova poche cose, ma dirimenti:
– Bloccare, nel rispetto della Legge 185/90, qualsiasi esportazione, importazione e transito di materiale d’armamento e tecnologie a uso militare “verso e da” Israele e di tutti i paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani internazionali. Di sospendere nei confronti di Israele tutti i programmi di cooperazione accademica e di ricerca, che coinvolgono industrie militari e/o sono correlate alle guerre di Israele e al genocidio del popolo palestinese.
– Istituire l’Osservatorio Consiliare Permanente per la trasparenza, la sostenibilità etica e la sicurezza dei lavoratori del Porto di Genova, rendendo pubblici i dati di traffico, di quantità e tipologia di merci, di origine e destinazione, per cogliere la domanda dei lavoratori portuali e dei cittadini genovesi di non essere complici con traffici di armamenti che – sebbene siano già vietati da leggi e trattati – continuano a transitare dai porti alimentando guerre e genocidi.
– Istituire – come già richiesto da centinaia tra cittadini e associazioni a Genova alla Giunta Salis – un Assessorato alla Pace.
– Attivare borse di studio per studentesse e studenti provenienti dalla striscia di Gaza, offrendo loro la possibilità di completare la propria formazione accademica e professionale presso prestigiosi atenei e istituti in Italia. Genova, Porto e città di pace, potrebbe distinguersi avviando il primo programma in Italia

Chiediamo alle persone e organizzazioni della società civile e ai sindacati dei lavoratori, tra le tante cose, di realizzare alcune azioni ritenute prioritarie in questa fase:
– Partecipare attivamente alla campagna europea “Stop Rearm Europe” e alle azioni declinate in ambito nazionale (“Ferma il Riarmo”, “Coordinamento No Riarmo”) e locale (“Comuni per la Pace e contro il Riarmo”). Favorire la convergenza dei movimenti e la mobilitazione “Fuori dall’economia di guerra” dell’agenda “No Kings”.
– Esercitare una pressione verso i candidati alle prossime elezioni politiche, sostenendo esplicitamente di “votare solo chi ha parole chiare contro il riarmo”.
– Aderire alla campagna nazionale “Banche complici”, rivolta a Unicredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas, le tre istituzioni finanziarie italiane più coinvolte in operazioni di supporto alla colonizzazione illegale, nell’apartheid e nel genocidio dei palestinesi. La campagna è promossa da BDS, in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, i periodici cattolici che coordinano la campagna contro le “Banche Armate”.
– Aderire alla campagna “Banche Armate” per togliere i propri conti correnti e i propri risparmi dalle “mani sporche di sangue” delle Banche che finanziano l’esportazione di armi che alimenta le guerre.
– Sostenere la campagna per la creazione di una agenzia farmaceutica pubblica europea, pilastro per la sicurezza comune e la ricerca pubblica.
– Sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil per rendere effettivo il diritto alla salute, difendere e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale

Il confronto continua oggi, venerdì 17 luglio 2026, al Palazzo Ducale – Sala del Minor Consiglio dalle ore 15:00 con la seconda giornata del Forum Dalla zona rossa alla Smart City, in cui saranno affrontati temi di scottante attualità sulla sorveglianza e il controllo dello spazio pubblico https://g8genova.it/eventi/dalla-zona-rossa-alla-smart-city/

Per maggiori informazioni:
Gianni Alioti, The Weapon Watch – 3489026909
Deborah Lucchetti, Fair – 3381498490

Redazione Italia