I gouerra siamo noi

Progetto Melting Pot Europa - Thursday, July 16, 2026

Sono 42 le voci del “Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale”. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar

Ogni giovedì, una voce accompagna lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni. 

Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.

In Tunisia, è il nome che si dà a chi arriva dal nord del mare. E’ il bianco, l’europeo, il non musulmano. Mette a distanza, come una linea di frontiera, invisibile eppure presente. Separa tra chi appartiene a quel luogo e chi lo attraversa.

Oggi il gaouri è colui che può scegliere di arrivare, restare o partire. Ha denaro, passaporto, possibilità di movimento. La sua presenza sostiene l’economia e, al contempo, mette alla luce un contrasto, sempre lo stesso: alcuni attraversano le frontiere con facilità, altri vi restano impigliati.

La parola è uno specchio e ricorda che chi osserva è sempre, a sua volta, osservato e lo invita a non dimenticare  che il privilegio più invisibile è quello di poter viaggiare senza dover spiegare perché.

Notizie

Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale

Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026

Roberta Derosas 12 Febbraio 2026
Gaouri

parola a cura di Filippo Torre, università di Genova

A differenza di chi viene da sud (si veda Jebri), chi arriva in Tunisia da nord è genericamente identificato come un gaouri, una parola che definisce una persona bianca, automaticamente associata a un europeo, occidentale, cristiano, e idealmente sovrapposta alla figura del turista con il portafoglio gonfio e il passaporto di uno stato ricco e potente.

La parola gaouri viene fatta risalire alla parola turco-ottomana gâvur, storicamente usata nell’Impero ottomano per identificare i cristiani, che a sua volta deriverebbe dalla parola araba kafir, che significa «miscredente», «infedele».

Ancora oggi, nei dialetti dei paesi del Maghreb, gaouri è rimasto di gran lunga più popolare di orobi («europeo») o gharbi («occidentale») per riferirsi a una persona straniera, bianca e non musulmana. In una sorta di riflesso al contrario della parola turcu, utilizzata dai pescatori siciliani per identificare le persone nere e musulmane (si veda Turcu), implica un senso di alterità o differenza, anche senza necessariamente comportare un disprezzo o una connotazione negativa.

La presenza dei gouerra (plurale di gaouri) rappresenta una delle fonti principali di entrate di valuta straniera in Tunisia. In un quadro di recessione economica e crescente rischio di default, il turismo contribuisce in modo significativo al Pil e all’occupazione della Tunisia, e nel 2024 questo settore ha raggiunto il suo record storico con oltre dieci milioni di visitatori, di cui un numero significativo provenienti dall’Europa occidentale.

Oltre ai turisti, un crescente numero di pensionati europei, in stragrande maggioranza italiani, ha deciso di spostare la propria residenza in Tunisia, attratti dal regime fiscale agevolato e dal basso costo della vita, concentrandosi in gran parte nella città di Hammamet: in pratica negli ultimi anni la Tunisia è diventata il nuovo paradiso fiscale mediterraneo per i pensionati italiani.

La libertà e i privilegi dei gouerra di decidere dove, quando e come spostarsi – per piacere o per sfruttare le differenze transnazionali – alimentano i desideri migratori e fanno da specchio alle mobilità ostruite dei migranti poveri, razzializzati e indesiderati, che non hanno potere d’acquisto e – dopo la svolta xenofoba del presidente Kaïs Saïed – sono percepiti come una minaccia per la comunità nazionale e l’identità arabo-islamica del paese.

I gouerra siamo noi che facciamo ricerca in Tunisia, che siamo abituati a vedere e osservare gli altri ma dimentichiamo spesso di chiederci come gli altri guardano noi, di interrogare il nostro lavoro e i nostri privilegi. 

Esempi dal campo

Un giorno Mohamed mi invita a passare a trovarlo sulla spiaggia in cui lavora. Siamo nella zone touristique, il lato di riviera colonizzata dagli hotel di lusso, ben diversa dal tratto di spiaggia che corre verso Chebba ancora libera per pescatori e harraga. Mohamed gestisce l’offerta di sport acquatici per i turisti degli hotel; lo trovo mentre sta organizzando un’attività di parasailing per una numerosa famiglia inglese.

Siamo a fine ottobre e sono gli ultimi scampoli della stagione estiva. «Io lavoro per il Mahdia Beach, il Mouradi e il Thalassa… La prossima settimana, se cambia il meteo finisce la stagione». Al caffè mi aveva fatto vedere un video mentre portava una turista sul paracadute trainato dalla barca. Appena arrivo mi prende in disparte per dirmi: «È meglio se non parli di harga e di queste cose qui».

Tutti vorrebbero sposare una gaouria per fare i documenti e venire in Europa. 

Intervista con Ismail, ragazzo di Chebba