
La storia dell’archivio del G8. Che non si trova a Genova ma a Bologna, accolto dal Vag61
Pressenza - Wednesday, July 15, 2026Lo spazio autogestito nel quartiere Cirenaica ha salvato l’immenso archivio del controvertice del 2001, che ha dovuto cambiare Regione per il disinteresse delle istituzioni. Centinaia di documenti, fotografie e video, fondamentali anche nei processi, sono custoditi dal febbraio 2021 nel Centro doc intitolato a Francesco Lorusso e Carlo Giuliani. Non è un semplice magazzino ma un luogo che incrocia il lavoro storico, la ricerca e la costruzione del conflitto_
“Non sono passati due anni dal G8 di Genova ma venticinque. Ci sono stati dei processi che hanno accertato una verità, per quanto parziale, che fa parte della nostra storia. E questa storia ci dice che Genova non ha voluto accogliere l’archivio del G8 che ora si trova a Bologna”.
Per più di dieci anni il documentarista Carlo Bachschmidt ha raccolto insieme ai volontari della Segreteria legale del Genoa social forum articoli, documenti e testimonianze utili alla difesa dei manifestanti coinvolti nei processi sulle giornate di luglio 2001: 310 faldoni contenenti gli atti dei processi -quello contro i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, quelli per i fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto- una rassegna stampa composta da 6.275 articoli di giornale e ore e ore di materiale audiovisivo. Un patrimonio enorme che, terminati i processi e dopo i tentativi falliti con il Comune e l’Università di trovargli una sistemazione, nel 2021 è stato trasferito a Bologna.
Oggi la memoria di Genova è custodita tra gli scaffali del Vag61, da più di vent’anni un riferimento della cultura indipendente bolognese. Nel cuore del quartiere Cirenaica, in quella stessa via Paolo Fabbri che Francesco Guccini cantava negli anni Settanta, il Vag61 porta avanti progetti di cooperazione sociale guidati dai principi del mutualismo e dell’autogestione. Ha ospitato eventi in collaborazione con Mediterranean saving humans, ha dato vita al portale di informazione Zeroincondotta e ha creato il Centro di documentazione dei movimenti Lorusso-Giuliani, dove cinque anni fa sono confluiti i materiali relativi a Genova.
“Il Centro doc esiste dal 2004 e lo abbiamo dedicato a due ragazzi entrambi uccisi in manifestazioni di piazza”, spiega Valerio Monteventi, attivista del Vag61 e volto storico della militanza bolognese. “Francesco Lorusso è stato ucciso da un carabiniere durante una manifestazione studentesca a Bologna, nel 1977, Carlo Giuliani durante il controvertice di Genova nel 2001. Seppur siano due momenti distanti tra loro, c’è una continuità nelle forme e nei contenuti di quelle lotte. Io -continua Monteventi, con la lucidità di chi ha vissuto le stagioni più calde dell’Italia repubblicana- ero un adolescente nel 1968, un ragazzo nel 1977 e un uomo nel 2001. Chi come me è stato testimone di quei momenti non era soddisfatto del modo in cui i media raccontavano le proteste, con descrizioni banali e strumentali. Così abbiamo iniziato a raccogliere volantini, fanzine, riviste pubblicate dalla fine degli anni Sessanta in poi, per restituire la ricchezza culturale di quegli anni”.
Da questa raccolta, iniziata casa per casa, è nato il Centro doc, “che non è un archivio -specifica Monteventi- perché non è stato pensato come un museo della resistenza movimentista ma come una struttura viva, dove la trasmissione della memoria serva a rafforzare il presente. Dopo tutti questi anni -conclude- sono ancora convinto che si possa fare politica senza avere un partito alle spalle”.
A ricostruire il viaggio delle testimonianze di Genova, prima del loro arrivo al Vag, è Nicola Pezzi che ogni martedì sera si ritrova insieme ai volontari e ai tirocinanti dell’Università di Bologna per continuare la digitalizzazione avviata dalla Segreteria legale. “Siamo stati contattati da Bachschmidt in pieno lockdown -racconta Pezzi con alle spalle una parte dei 300 faldoni blu che contengono le copie degli atti processuali-. Ci conosciamo perché qui ogni anno ospitiamo iniziative su Genova. Dopo la chiusura dei processi, nel 2012, l’attenzione era calata e lui era rimasto solo ad occuparsi dell’archivio. Ha continuato per qualche anno ma quando il contratto di locazione dell’ufficio è scaduto, si è rivolto alle istituzioni genovesi. Di fronte al loro disinteresse, su consiglio di Heidi Giuliani, che ci aveva affidato la documentazione relativa all’uccisione del figlio Carlo, si è rivolto a noi. Così nel febbraio del 2021 siamo andati a prelevare il materiale a Genova”.
Nei faldoni c’è il lavoro di avvocati e volontari che negli anni hanno analizzato migliaia di video, fotografie e comunicazioni radio per prepararsi alle udienze dei processi. Il G8 di Genova, infatti, è stata la prima grande manifestazione in Italia ad essere ripresa da ogni lato e questo ha prodotto una quantità sterminata di materiale che è stata utilizzato, prima, per identificare parte dei manifestanti e accusarli di aver “devastato” la città; dopo, per smentire le ricostruzioni ufficiali e dimostrare l’uso ingiustificato e sproporzionato della forza da parte delle autorità. Questo ha reso possibile anche l’accertamento giudiziario dei pestaggi nella scuola Diaz e delle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto.
“La scannerizzazione degli atti dei processi è un lavoro lungo ma necessario -continua Pezzi-. Su internet mettiamo solo gli indici perché ci teniamo al rapporto con le persone. Genova ci permette di fare dei ragionamenti sul presente e questo è il senso di un archivio militante. Tutto quello che conserviamo qua è una base per le lotte attuali”.
Il movimento del Sessantotto, quello del Settantasette, il processo del 7 aprile 1979 contro i vertici dell’Autonomia operaia, il fondo del poeta Roberto Roversi e la stagione dei Social forum conclusasi con Genova: il patrimonio custodito tra le pareti del Vag61 è immenso e attraversa mezzo secolo di storia. “Dal 2021 sono passati da qui 94 studenti, anche dall’estero. Ne sono venuti fuori -racconta Pezzi con orgoglio- molti lavori di tesi. Abbiamo ospitato una compagnia teatrale francese, fatto laboratori con le scuole e siamo finiti in un podcast sul ventennale di Genova”.
Tante soddisfazioni che, però, non hanno destato grande attenzione a livello istituzionale. “Nel 2015 la Soprintendenza dei beni archivistici dell’Emilia-Romagna, che è un organo di Stato, ha riconosciuto il valore storico dell’archivio ma è un atto puramente simbolico. Dal Comune di Bologna non è arrivato nulla”. Nemmeno quando si è arricchito del materiale arrivato da Genova. Anche Carlo Bachschmidt, che negli anni si è interfacciato più volte con le autorità del capoluogo ligure, si è interrogato su questo silenzio: “Io non cercavo un semplice magazzino dove lasciare il materiale -spiega- ma un soggetto che finanziasse un lavoro storico. Se questo progetto dell’archivio non è andato in porto è perché, da una parte, noi del movimento non abbiamo trovato una sintesi delle nostre posizioni; dall’altra però il Comune ha lasciato cadere la questione. In realtà l’allora direttrice dell’archivio di Genova si era interessata ma il problema non era tecnico, bensì politico: una volontà dell’amministrazione non di rifiutare il progetto ma di disinteressarsene. A quel punto, dopo anni, ero stanco di ribadire che quello era un pezzo della storia di Genova. Così mi sono rivolto ai bolognesi”.

una delle tavole del fumetto di Christian Mirra
Quel lavoro di memoria, oggi, lo porta avanti il Vag61, nella convinzione che i temi delle piazze di Genova siano ancora attuali: la privatizzazione della sanità, la precarietà lavorativa, la denuncia di un mondo in cui le merci circolano liberamente mentre si innalzano muri contro le persone. Gestito interamente dal basso, il fondo “Lorusso-Giuliani” permette di studiare i fatti di Genova a partire dalla verità scritta delle sentenze, e interrogarsi su ciò che di questa verità rimane fuori.
L’archivio custodisce anche la documentazione relativa all’omicidio di Carlo Giuliani, avvenuto il 20 luglio 2001, per il quale non c’è mai stato nessun processo. “L’accusa è stata archiviata -spiega Monteventi- perché il carabiniere che sparò, Mario Placanica, fu prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi. Allo stesso modo, il collega che nel 1977 uccise Francesco Lorusso, fu protetto dalla Legge Reale del 1975. Oggi questa legge è ancora in vigore, anzi è stata inasprita dall’ultimo “Decreto sicurezza”. Il problema è che lo Stato, a prescindere dai governi, continua ad affrontare la conflittualità sociale con una logica emergenziale e del nemico, sia esso un militante o un migrante”.