
Collettivo di Fabbrica – Lavoratori Gkn: “Salpiamo contro il riarmo!”
Pressenza - Tuesday, July 14, 2026eventi
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“Salpare ora: chi vuole essere vento, sarà cambiamento Gli altri, semplicemente, a furia di invisibilizzarci, non ci vedranno arrivare”. Questa la sintesi dell’assemblea a Villa Montalvo, indetta – dopo 1829 giorni di presidio permanente – nei giorni scorsi dal Collettivo di Fabbrica/Lavoratori Gkn Firenze, per decidere come salpare insieme a tutte le realtà di movimento (associazioni, cers, collettivi) che hanno aderito: “Non possiamo più permetterci di aspettare niente e nessuno. Gettiamo il cuore oltre l’ostacolo e salpiamo!”[accì]
Salpare ora: chi vuole essere vento, sarà cambiamento. Gli altri, semplicemente, a furia di invisibilizzarci, non ci vedranno arrivare! di seguito i dieci punti del documento assembleare. 1. Migliaia di persone che continuano a radunarsi di fronte a una fabbrica dopo 5 anni, sfidando i tempi della cronaca, della routine, del “così vanno le cose di solito”, sono un patrimonio collettivo. Sono quella voglia di farla pagare al capitale che ci protegge. Protegge chi subirà una sorte simile a noi. Abbiamo fatto il nostro dovere di classe. Le forze organizzate che erano *volutamente* assenti (e non quindi per i mille impegni che giustamente abbiamo tutte/i da onorare), si autodefiniscano come vogliono, probabilmente non l’hanno fatto fino in fondo. 2. Una assemblea abbondantemente oltre le 600 persone con 45 interventi, in una calda domenica di luglio per discutere di come avviare un piano industriale dal basso contro i vuoti del capitale e le complicità istituzionali, rappresenta la nascita di un esperimento sociale con pochi precedenti nel paese. Nasce ufficialmente una assemblea di azionisti popolari che è di indirizzo politico, sociale, tecnico, ecologico. 3. Dal concerto fino all’assemblea, questi 5 anni sono un inno alla convergenza. Non integruppo, non accordo tra diplomazie, tra burocrazie, tra vertici, non semplice rete ma tessuto di lotte sociali, internazionaliste, sindacali ambientali ecc. 4. C’erano mille modi, mille momenti in cui da individui potevamo uscire di scena. Con in mano una finta vittoria, con qualche tornaconto magari, sicuramente senza che nessuno potesse minimamente rimproverarci nulla. E invece teniamo aperta la prospettiva: non è solo caparbietà sociale, non è solo fatica, ma anche un esercizio di “intelleggibilità”. Finchè siamo di fronte agli occhi di tutti, la nostra traiettoria è visibile, studiabile, criticabile, discutibile. 5. Noi siamo quelli in discussione sempre e comunque, da criticare finanche nei dettagli, sotto gli occhi di tutti, perché socializzeremo tutto, anche il fallimento. Non possiamo promettere successo, ma di fallire meglio sì.
6. Non salpiamo nel mercato ma contro il mercato. E’ un mare che non ci appartiene dove tutto è sbagliato. Sarà la maturità collettiva della discussione che faremo a stabilire cosa sia compromesso accettabile e cosa svendita. Andiamo insieme all’inferno per imparare a distinguere ciò che inferno non è. Non c’è altra rotta.
7. Equipaggi di mare e equipaggi di terra sono stati insieme in questi due giorni. Come in terra, così in mare e viceversa quaggiù è una pratica, non uno slogan.
8. E salpiamo contro il riarmo. Perché riteniamo fondamentale fermare il riarmo nelle servitù militari, o nella logistica di guerra. Ma se non si crea immaginario collettivo alternativo al riarmo nella produzione, prima o poi la logistica troverà il modo di spostare ciò che la produzione produce in sempre maggiore quantità.
9. La campagna di azionariato popolare è oggi a circa 1.200.000 euro. Si può continuare ad aderire come socie e soci finanziatori alla cooperativa, si può iscriversi alla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Questa reindustrializzazione può fallire e le lotte sociali andrebbero avanti comunque: ma l’occasione sarebbe persa e i rapporti di forza più sfavorevoli. Per quello, non abbiamo paura di cadere, ma aiutiamoci a stare in piedi.
10. Ci avete logorato per 5 anni, e la vostra unica e sola ossessione è stata: sgomberare il Collettivo di Fabbrica. Ora stiamo salpando e forse ritenete che questo sia un passaggio “pacifico”. Non avete capito che stiamo venendo a sgomberarvi noi. Potevate rimetterci semplicemente a produrre. Vi siete creduti furbi nel raggirare per 5 anni la nostra classe sociale. Ci avete solo indicato dove e come crescere.