Ridisegnare un’altra città

Comune-info - Sunday, July 12, 2026

Il diritto alla città, dicono tanti spazi sociali e occupazioni abitative di Roma, prende forma e si espande quanto più beni e relazioni sono sottratte al profitto. Per questo c’è chi nega in tutti i modi quel diritto. In questo contesto dall’Angelo Mai e Lucha y Siesta, da Acrobax a Casale Garibaldi, passando per Casale Falchetti, Esc Atelier, Palestra Popolare San Lorenzo, Casetta Rossa, Ararat, LSA100celle, Brancaleone, Spin Time non smettono di immaginare, ridisegnare e creare in basso, lì dove è ancora possibile cambiare in profondità le relazioni sociali, un’altra città, da sottrarre ai privati che speculano su beni e territori per restituirla a chi la vive e la abita: in queste settimane, per quel grande “disegno” collettivo, hanno individuato anche una loro agenda

Foto Andrea Valeri (che ringraziamo)

La città che vogliamo? L’eccedenza di fa programma, si potrebbe dire, in un sistema che ormai mette a profitto anche l’aria. Si scherza su ciò che di base è la verità, all’assemblea sit-in indetta nel parco San Sebastiano da3 protagonist3 della vita artistica e culturale dell’Angelo Mai dopo i sigilli apposti dalla questura la notte tra il 27 e il 28 giugno. L’ennesimo atto proditorio che è diventato l’occasione per ricomporre i percorsi dei tanti spazi sociali così come delle occupazioni abitative, e fare fronte comune per rivendicare il diritto alla città a misura della vita delle persone.

La chiamata è stata immediata, e la risposta è stata generale. Tantissim3, furios3, determinat3.

Perché l’Angelo Mai sconta dalla sua prima occupazione nel 2004 a Monti un atteggiamento persecutorio fatto di sgomberi, sigilli, labirinti burocratici per non arrivare mai all’assegnazione, perché questa è la modalità fotocopia che tutti gli spazi subiscono, a cominciare da quelli ormai sgomberati, perché questa volta si è attivata la questura, brandendo l’obbligo del certificato di prevenzione incendi (CPI) stringente dopo la tragedia di Crans Montana. Lecito, se non avessero chiuso il teatro (non soggetto al provvedimento) ma solo la parte dove la messa a norma deve essere ultimata.

Continuiamo l’elenco? Eccolo: perché che intervenga la questura sa di scelta politica e non amministrativa, perché infilarsi nel labirinto kafkiano delle norme amministrative vuol dire rimanere impantanati a produrre documenti, un tempo rubato alle attività, alle iniziative, all’organizzazione, alla sistemazione, alla vita degli spazi sociali della città.

E sono tanti, va detto (lo avevamo raccontato nell’AmMappa! prodotta durante l’occupazione del Globe nel 2021, una preziosissima mappa di tutti gli spazi sociali, e delle diverse condizioni in cui si trovavano). Un tema su cui in tant3, a cominciare da Lucha y Siesta, hanno posto l’accento: la solitudine – e quindi gli ostacoli decuplicati – dei percorsi che ciascuno ha fatto, una conseguenza della delibera 104 approvata poi nel 2022, ma fondamentalmente disapplicata nella sua sostanza: essere uno strumento per legittimare queste esperienze, rovesciando il valore di mercato misura di tutte le cose con il valore dell’attività umana di servizio. La cura contro lo sfruttamento.

Ecco l’eccedenza, tutto ciò che non può essere messo a profitto. Ed è esattamente il perno dell’inclusione di tutte le esperienze presenti, comprese quelle come LOA Acrobax che hanno scelto di non misurarsi con la delibera. Ma che sono a tutti gli effetti determinanti per la vita sociale di questa città. E che insieme agli altri, Casale Garibaldi, Casale Falchetti, Esc Atelier, Palestra Popolare San Lorenzo, Casetta Rossa, Ararat, LSA100celle, Brancaleone, tanto per elencarne alcuni fra gli altri, comprese le occupazioni abitative come Spin Time, pretendono di ridefinire le regole. A cominciare dall’inosservanza della delibera 104: dalla sostenibilità dei canoni in termini di economia sociale alla questione bandi inesistente mentre è prevista l’assegnazione e persino la condivisione se c’è più di una richiesta sullo stesso spazio, previa accordo fra le parti; quel “comma 22” che è l’imputazione di lavori e costi “senza titolo di possesso” neanche fossero vuoti a perdere; il “diritto di prelazione” di chi è già occupante; l’assegnazione gratuita di tutti gli spazi, occupati e liberi, seguendo la stessa procedura messa in atto per l’ex Rialto.

Questi i punti messi a fuoco nelle successive due assemblee tenute a Spin Time, che hanno prodotto la necessità di stilare un documento comune che metta insieme tutte le esigenze, sociali, culturali e abitative per ridisegnare un’altra città, da sottrarre ai privati che speculano su beni e territori per restituirla a chi la vive e la abita. Un programma comune, che consenta di restituire tempo alla cura e all’immaginario, al gioco e alla condivisione, ora così compresso e sottratto alle tantissime attività e alle altrettante potenzialità da mettere in campo.

La prima tappa di questo percorso sarà il 30 luglio, quando a Casale Garibaldi la direzione tecnica del Municipio V si presenterà “per un sopralluogo” indipendentemente dalla presenza dell3 attivitst3. Una vera provocazione, non solo perché di sopralluoghi ne sono stati fatti a iosa, ma perché vuol dire ritenere di poter agire impunemente solo per il fatto di avere un ruolo. Qui sta un nodo determinante, che la stessa delibera 104 contiene: parlare di “Roma Capitale proprietaria” degli spazi come se quest’ente non fosse incarnato da tutt3 3 cittadin3, ma una superfetazione del potere chissà come determinato dal voto.

Una dinamica patriarcale che deve finire, per fare posto ad un’autentica condivisione ben più orizzontale. Di questo anche si parlerà a settembre, per il ventennale di Renoize, il festival organizzato da Acrobax nel nome di Renato Biagetti, ucciso dai fascisti il 27 agosto 2006 a Focene.

“Colpire uno vuol dire colpire tutt3”: è il segnale che arriva da questo essersi ritrovat3, vale per 3 compagn3 come per gli spazi. Ed è chiaro a tutt3 che l’intervento della questura è il segnale d’allarme di una fase politica su un brutto crinale. Forse lo sanno anche dall’amministrazione comunale, dal momento che pochi giorni dopo la mobilitazione un comunicato stampa dell’assessorato al patrimonio fa sapere di aver istituito una “task force” (e già la definizione è insopportabile, se il linguaggio è importante) per gli spazi sociali e culturali, a cui segue una telefonata all’Angelo Mai per informare che è stata fatta domanda per il dissequestro dello spazio. Che queste prese di posizione siano la conseguenza della mobilitazione? O magari della denuncia ormai generalizzata dello scandalo dell’assegnazione gratuita dell’ex Rialto S. Ambrogio? Se non è un gioco delle parti seguiranno sicuramente atti concreti, a cominciare dall’ascolto finalizzato ad un radicale cambiamento nella gestione della città.

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