Mille giorni di genocidio e un mazzo di chiavi – video

Pressenza - Sunday, July 5, 2026

Il 3 luglio scorso si sono svolte almeno 60 iniziative in differenti piazze italiane per ricordare i mille giorni di genocidio a Gaza. Si stanno raccogliendo le immagini e presto sarà possibile vedere un collage di quest’unica grande piazza che ha gridato “Fermatevi” ai responsabili di questo genocidio e a coloro che obbediscono ad ordini criminali.

A volte questo tipo di iniziative “dislocate” richiedono un preciso coordinamento, scalette preordinate, tempi prestabiliti. Questo 3 luglio non è stato così, ecco un esempio:

quella mattina di venerdì 3 luglio arriva un messaggio da Brescia/Cremona: un giovane diciannovenne che vive a Cremona, di origini indiane, Simi, ha scritto un testo che potrebbe diventare un flash mob. “Noi – ci dicono da Brescia – lo faremo, ecco il testo.” A poche ore dall’essere in tante piazze, la proposta rimbalza e, dopo poco, viene attuata. 

Ecco il testo che ricevemmo quel giorno e che, anche a Milano, si decise di leggere, mentre in tanti agitavano le chiavi facendo un intenso rumore di sottofondo. Subito sotto, il video che racconta di questo 3 luglio a Milano.

IL SUONO PIU’ BELLO AL MONDO

“Questo è il suono più bello al mondo.

Lo sentiamo ogni sera. Lo facciamo senza pensare, mentre teniamo le buste della spesa o appena tornati da un aperitivo con gli amici. Infilare la chiave nella porta. Girare due volte. Sentire lo scatto della serratura che si apre. Cosa significa questo suono? Significa: Sono a casa. Sono al sicuro. Il mondo fuori può anche crollare, ma qui dentro nessuno può toccarmi.

Ora… provate a pensare a questo. In qualche parte del mondo ci sono centinaia di migliaia di persone che camminano tra le macerie delle loro città con questo identico mazzo di chiavi in tasca. Hanno in tasca la chiave del loro appartamento al terzo piano. La chiave del cancello, la chiave della loro cameretta. Solo che la porta non esiste più. Il portone non esiste più. Il palazzo è diventato polvere. Ma loro continuano a tenersi strette quelle chiavi in tasca. Come se fossero un amuleto, un pezzo di ferro che dimostra che un giorno sono esistiti, che avevano una vita normale, un indirizzo, un letto comodo su cui sognare, prima che tutto venisse polverizzato. Ecco… questa è la realtà quotidiana a Gaza.

Una chiave senza una porta è l’oggetto più triste dell’universo. È una promessa sospesa nel vuoto. È il simbolo di un ritorno che è stato cancellato dalla violenza. Quando torniamo a casa stanchi, noi ci lamentiamo dei piatti da lavare, del disordine in salotto, del troppo rumore dei vicini. Ci dimentichiamo che quel disordine è il segno che lì dentro c’è della vita. Ci dimentichiamo che avere una chiave che apre ancora qualcosa… è un miracolo.

Stasera, quando tornerete a casa, vi prego di fare una cosa. Quando infilate la chiave nella vostra serratura, non fatelo di fretta. Ascoltate questo rumore. Ascoltatelo per chi non lo sentirà mai più. Ascoltatelo per chi sta dormendo al freddo, sotto una tenda o sotto il cielo che sa di metallo. E ringraziate sempre il caso. Perché in quel preciso istante, mentre la serratura scatta, voi siete le persone più ricche e fortunate della Terra.

Stasera torneremo tutti a casa, ci sdraieremo sul letto e guarderemo il soffitto prima di addormentarci, sapendo che è lì per proteggerci. Ma in quello stesso istante, c’è un bambino che fissa il soffitto della sua stanza con il terrore che gli cada addosso… e che prega il cielo di lasciargli almeno lo spazio per respirare.

Grazie. Simi”

1000 giorni Video di Fabio Conti, presidente Anpi di Fara Gera d’Adda

Andrea De Lotto