Mille giorni di genocidio e un mazzo di chiavi – video
Il 3 luglio scorso si sono svolte almeno 60 iniziative in differenti piazze
italiane per ricordare i mille giorni di genocidio a Gaza. Si stanno
raccogliendo le immagini e presto sarà possibile vedere un collage di
quest’unica grande piazza che ha gridato “Fermatevi” ai responsabili di questo
genocidio e a coloro che obbediscono ad ordini criminali.
A volte questo tipo di iniziative “dislocate” richiedono un preciso
coordinamento, scalette preordinate, tempi prestabiliti. Questo 3 luglio non è
stato così, ecco un esempio:
quella mattina di venerdì 3 luglio arriva un messaggio da Brescia/Cremona: un
giovane diciannovenne che vive a Cremona, di origini indiane, Simi, ha scritto
un testo che potrebbe diventare un flash mob. “Noi – ci dicono da Brescia – lo
faremo, ecco il testo.” A poche ore dall’essere in tante piazze, la proposta
rimbalza e, dopo poco, viene attuata.
Ecco il testo che ricevemmo quel giorno e che, anche a Milano, si decise di
leggere, mentre in tanti agitavano le chiavi facendo un intenso rumore di
sottofondo. Subito sotto, il video che racconta di questo 3 luglio a Milano.
> IL SUONO PIU’ BELLO AL MONDO
>
> “Questo è il suono più bello al mondo.
>
> Lo sentiamo ogni sera. Lo facciamo senza pensare, mentre teniamo le buste
> della spesa o appena tornati da un aperitivo con gli amici. Infilare la chiave
> nella porta. Girare due volte. Sentire lo scatto della serratura che si apre.
> Cosa significa questo suono? Significa: Sono a casa. Sono al sicuro. Il mondo
> fuori può anche crollare, ma qui dentro nessuno può toccarmi.
>
> Ora… provate a pensare a questo. In qualche parte del mondo ci sono centinaia
> di migliaia di persone che camminano tra le macerie delle loro città con
> questo identico mazzo di chiavi in tasca. Hanno in tasca la chiave del loro
> appartamento al terzo piano. La chiave del cancello, la chiave della loro
> cameretta. Solo che la porta non esiste più. Il portone non esiste più. Il
> palazzo è diventato polvere. Ma loro continuano a tenersi strette quelle
> chiavi in tasca. Come se fossero un amuleto, un pezzo di ferro che dimostra
> che un giorno sono esistiti, che avevano una vita normale, un indirizzo, un
> letto comodo su cui sognare, prima che tutto venisse polverizzato. Ecco…
> questa è la realtà quotidiana a Gaza.
>
> Una chiave senza una porta è l’oggetto più triste dell’universo. È una
> promessa sospesa nel vuoto. È il simbolo di un ritorno che è stato cancellato
> dalla violenza. Quando torniamo a casa stanchi, noi ci lamentiamo dei piatti
> da lavare, del disordine in salotto, del troppo rumore dei vicini. Ci
> dimentichiamo che quel disordine è il segno che lì dentro c’è della vita. Ci
> dimentichiamo che avere una chiave che apre ancora qualcosa… è un miracolo.
>
> Stasera, quando tornerete a casa, vi prego di fare una cosa. Quando infilate
> la chiave nella vostra serratura, non fatelo di fretta. Ascoltate questo
> rumore. Ascoltatelo per chi non lo sentirà mai più. Ascoltatelo per chi sta
> dormendo al freddo, sotto una tenda o sotto il cielo che sa di metallo. E
> ringraziate sempre il caso. Perché in quel preciso istante, mentre la
> serratura scatta, voi siete le persone più ricche e fortunate della Terra.
>
> Stasera torneremo tutti a casa, ci sdraieremo sul letto e guarderemo il
> soffitto prima di addormentarci, sapendo che è lì per proteggerci. Ma in
> quello stesso istante, c’è un bambino che fissa il soffitto della sua stanza
> con il terrore che gli cada addosso… e che prega il cielo di lasciargli almeno
> lo spazio per respirare.
>
> Grazie. Simi”
1000 giorni Video di Fabio Conti, presidente Anpi di Fara Gera d’Adda
Andrea De Lotto