Il prigioniero saharawi Naama Asfari prosegue lo sciopero della fame e lancia un messaggio al Marocco

Pressenza - Saturday, June 27, 2026

Nell’ambito del suo costante monitoraggio della situazione dei prigionieri civili saharawi nelle carceri marocchine, la Lega per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine segue con profonda preoccupazione lo sciopero della fame a tempo indeterminato iniziato dal prigioniero civile saharawi Naâma Asfari l’8 giugno scorso, all’interno del carcere di Kenitra (Marocco), in segno di protesta contro la propria situazione e quella dei suoi compagni prigionieri civili saharawi.

In un nuovo sviluppo di questo caso, la famiglia del detenuto ha riferito di essere stata contattata telefonicamente lunedì mattina, 22 giugno, e che lui li ha informati di aver ricevuto la visita del medico del carcere, accompagnato da un membro dell’organismo noto come «Consiglio Nazionale Marocchino per i Diritti Umani».

Durante questa visita, il detenuto Naâma Asfari ha ribadito al membro del Consiglio Marocchino per i Diritti Umani la sua posizione di principio di boicottare tale organo e di rifiutare qualsiasi collaborazione con esso, data la sua comprovata mancanza di indipendenza e il fatto che non sia altro che uno strumento del Makhzen (Governo del Marocco, N.d.T.) privo di qualsiasi contenuto realmente legato ai diritti umani. Ciononostante, ha affidato al suo emissario un messaggio umanitario e giuridico urgente, secondo il quale l’amministrazione penitenziaria marocchina è tenuta ad avviare un dialogo serio ed efficace con lui e con tutti i detenuti civili saharawi, e ad adoperarsi per soddisfare le loro legittime rivendicazioni, che possono essere sintetizzate in un punto essenziale: il rispetto dei diritti fondamentali e legittimi dei detenuti, conformemente a quanto garantito dalle carte internazionali.

La famiglia ha sottolineato, durante questo contatto, che il figlio è determinato a proseguire il suo sciopero della fame a tempo indeterminato fino a quando non saranno soddisfatte le sue rivendicazioni personali e quelle dei suoi compagni nelle carceri marocchine, respingendo qualsiasi tentativo di guadagnare tempo senza ottenere progressi concreti sul campo.

Da parte sua, la Lega per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine denuncia con la massima fermezza la politica del «fare orecchie da mercante» praticata dallo Stato di occupazione marocchino di fronte alle legittime rivendicazioni dei prigionieri civili saharawi, ignorando i loro diritti umani e giuridici più elementari.

Esprimendo al contempo la propria viva preoccupazione per le condizioni di salute del prigioniero in sciopero della fame, la Lega lancia un appello alle coscienze sensibili, alle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, agli organi delle Nazioni Unite e alle organizzazioni non governative, affinché intervengano con urgenza ed esercitino pressioni efficaci sulle autorità di occupazione marocchine, al fine di:

  1. rispondere immediatamente alle rivendicazioni dei detenuti e porre fine alla politica di negligenza medica.
  2. rispettare effettivamente le risoluzioni dell’ONU, in particolare quella del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria del 2023, che ha richiesto in modo esplicito e chiaro l’immediata liberazione del gruppo «Gdeim Izik» e di tutti i detenuti saharawi arbitrariamente incarcerati.

La Lega, nel dichiarare la propria assoluta solidarietà al prigioniero Naâma Asfari e a tutti i prigionieri civili saharawi, ritiene la comunità internazionale responsabile, storicamente e moralmente, di porre fine a questa sofferenza persistente e a ogni forma di ritorsione e detenzione arbitraria subita dai civili saharawi nelle prigioni dell’occupazione marocchina.

Lega per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine

 

Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico.

Redacción España