Il prigioniero saharawi Naama Asfari prosegue lo sciopero della fame e lancia un messaggio al Marocco
Nell’ambito del suo costante monitoraggio della situazione dei prigionieri
civili saharawi nelle carceri marocchine, la Lega per la protezione dei
prigionieri saharawi nelle carceri marocchine segue con profonda preoccupazione
lo sciopero della fame a tempo indeterminato iniziato dal prigioniero civile
saharawi Naâma Asfari l’8 giugno scorso, all’interno del carcere di Kenitra
(Marocco), in segno di protesta contro la propria situazione e quella dei suoi
compagni prigionieri civili saharawi.
In un nuovo sviluppo di questo caso, la famiglia del detenuto ha riferito di
essere stata contattata telefonicamente lunedì mattina, 22 giugno, e che lui li
ha informati di aver ricevuto la visita del medico del carcere, accompagnato da
un membro dell’organismo noto come «Consiglio Nazionale Marocchino per i Diritti
Umani».
Durante questa visita, il detenuto Naâma Asfari ha ribadito al membro del
Consiglio Marocchino per i Diritti Umani la sua posizione di principio di
boicottare tale organo e di rifiutare qualsiasi collaborazione con esso, data la
sua comprovata mancanza di indipendenza e il fatto che non sia altro che uno
strumento del Makhzen (Governo del Marocco, N.d.T.) privo di qualsiasi contenuto
realmente legato ai diritti umani. Ciononostante, ha affidato al suo emissario
un messaggio umanitario e giuridico urgente, secondo il quale l’amministrazione
penitenziaria marocchina è tenuta ad avviare un dialogo serio ed efficace con
lui e con tutti i detenuti civili saharawi, e ad adoperarsi per soddisfare le
loro legittime rivendicazioni, che possono essere sintetizzate in un punto
essenziale: il rispetto dei diritti fondamentali e legittimi dei detenuti,
conformemente a quanto garantito dalle carte internazionali.
La famiglia ha sottolineato, durante questo contatto, che il figlio è
determinato a proseguire il suo sciopero della fame a tempo indeterminato fino a
quando non saranno soddisfatte le sue rivendicazioni personali e quelle dei suoi
compagni nelle carceri marocchine, respingendo qualsiasi tentativo di guadagnare
tempo senza ottenere progressi concreti sul campo.
Da parte sua, la Lega per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri
marocchine denuncia con la massima fermezza la politica del «fare orecchie da
mercante» praticata dallo Stato di occupazione marocchino di fronte alle
legittime rivendicazioni dei prigionieri civili saharawi, ignorando i loro
diritti umani e giuridici più elementari.
Esprimendo al contempo la propria viva preoccupazione per le condizioni di
salute del prigioniero in sciopero della fame, la Lega lancia un appello alle
coscienze sensibili, alle organizzazioni internazionali per la difesa dei
diritti umani, agli organi delle Nazioni Unite e alle organizzazioni non
governative, affinché intervengano con urgenza ed esercitino pressioni efficaci
sulle autorità di occupazione marocchine, al fine di:
1. rispondere immediatamente alle rivendicazioni dei detenuti e porre fine alla
politica di negligenza medica.
2. rispettare effettivamente le risoluzioni dell’ONU, in particolare quella del
Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria del 2023,
che ha richiesto in modo esplicito e chiaro l’immediata liberazione del
gruppo «Gdeim Izik» e di tutti i detenuti saharawi arbitrariamente
incarcerati.
La Lega, nel dichiarare la propria assoluta solidarietà al prigioniero Naâma
Asfari e a tutti i prigionieri civili saharawi, ritiene la comunità
internazionale responsabile, storicamente e moralmente, di porre fine a questa
sofferenza persistente e a ogni forma di ritorsione e detenzione arbitraria
subita dai civili saharawi nelle prigioni dell’occupazione marocchina.
Lega per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine
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TRADUZIONE DALLO SPAGNOLO DI THOMAS SCHMID CON L’AUSILIO DI TRADUTTORE
AUTOMATICO.
Redacción España