Sul nucleare le proposte di Agrusti sono fuori dal tempo

Pressenza - Friday, June 26, 2026
Leggiamo con  preoccupazione sul Piccolo (24.06 2026) l’intervista al dott. Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico. Siamo basiti da una serie di affermazioni non sostenute da argomenti validi. Innanzitutto, gli sbrigativi passaggi sulla  crisi occupazionale che sta investendo la nostra Regione: su Electrolux egli afferma che “non bastano le manifestazioni o le benedizioni della chiesa, serve l’intelligenza dell’ingegneria” e “trovare lavoro per 200 operai non sarebbe un grande problema”. Non capiamo chi stia ostacolando la magnifica opera dell’ “intelligenza dell’ingegneria”; e poi, se è così facile trovare lavoro a 200 operai, lo invitiamo a farlo, subito, magari all’interno di piani industriali che abbiano un minimo di credibilità. In realtà sia la crisi Electrolux sia la crisi Startech (e altre crisi devastanti) mostrano mancanza di vedute e di coraggio dell’imprenditoria, oltre a una chiara assenza di qualsiasi visione di responsabilità sociale da parte dei datori di lavoro. In quanto presidente di Confindustria Alto Adriatico, qualche domanda me la farei…  Ma la parte più sconcertante riguarda Aviano, come prima cosa: affermare che “difendo la permanenza della base perché al suo interno ci lavorano 700 persone”, in un momento di estrema e inquietante crisi bellica e di bellicismo trionfante, ci sembra quanto meno un azzardo e una battuta tra le tante di cui è infarcita l’intervista; e poi il nucleare, come seconda: Agrusti si dice del tutto favorevole all’accelerazione sul’energia nucleare, impressa dal governo Meloni (nonostante due referendum), e per la partecipazione al raddoppio della centrale nucleare di Krško in Slovenia (siccome  “lo faranno comunque a pochi chilometri dal confine, tanto vale averne i benefici” – e non solo i danni, vero?) o addirittura affermando la possibilità di costruire “due o tre centrali in Albania, dove abbiamo fatto i centri per i migranti”… Quanto caos e, tra l’altro, quanto disprezzo per un Paese sovrano come l’Albania: facciamo lì impianti e discariche nucleari, ma anche per umani, dato che gli italiani, egoisticamente, non ne vogliono.  Non un solo argomento razionale viene portato a sostegno del nucleare, mentre ne vengono dimenticate la pericolosità (peraltro il rischio sismico aumenta i dubbi sul raddoppio di Krško), i costi e i tempi di realizzazione, la militarizzazione crescente e il problema delle scorie, non risolto nemmeno dagli impianti più recenti, il caos climatico…  Rifondazione Comunista spera, e si impegnerà in tale senso, che l’opinione pubblica e la classe politica non vengano trascinate in un falso dibattito su cui il popolo italiano si è già pronunciato da decenni: non possiamo che ripetere “mai più nucleare”, qui in Regione e ovunque, in favore delle rinnovabili su cui investire in modo deciso, e per un altro modello di sviluppo, meno energivoro e più lungimirante. 

Gianluca Paciucci

PRC-Federazione di Trieste

Rifondazione Comunista - Sinistra Europea