Grazie, Chepy. La grandezza di ogni essere umano

Pressenza - Tuesday, June 23, 2026

Circa vent’anni fa mia madre adottò a distanza una bambina in Kenya di nome Chepy, aiutandola a compiere gli studi primari e secondari. Dopo la morte di nostra madre, io e mio fratello abbiamo continuato a sostenerla per proseguire gli studi. Purtroppo oggi è arrivata la notizia che la ragazza è morta; era affetta da anemia falciforme e, in seguito a un malore, è deceduta in ambulanza durante il trasporto verso l’ospedale.

La notizia mi ha procurato una grande tristezza, un dispiacere immenso per una ragazza di 25 anni così bella, dolce e riservata, con davanti a sé un grande futuro.

La prima reazione è stata quella di voler capire. Ho sentito il bisogno della ragione di cercare una spiegazione “oggettiva” e mi sono ricordato le parole di Eduardo De Filippo in una sua opera: alla fine si muore di morte, senza che le spiegazioni mediche riescano a esaurire il mistero dell’evento.

Di fronte a questo evento che annichilisce tutto il senso della vita, si cerca di dare spiegazioni per non guardare il nulla che si apre davanti.

Sono poi seguite la rabbia e l’impotenza. Ho cercato subito dei colpevoli: forse lei è andata troppo tardi alla clinica, i medici non hanno capito subito cosa avesse, o l’ambulanza non è arrivata abbastanza velocemente… E anche lì ho visto di nuovo come il cercare dei colpevoli sia un altro modo per sfuggire alla drammaticità dell’evento.

Allora ho cominciato a cambiare i miei pensieri, chiedendomi proprio quale fosse il senso dell’esistenza. Che senso ha lottare, frustrarsi, rialzarsi da terra, sperare, amare, soffrire, se poi, all’improvviso, quando nemmeno te lo aspetti, te ne vai?

E lì è nato in me un desiderio e una sorta di certezza: che la vita umana abbia invece un senso e che tutta questa nostra vita interiore di coscienza non possa dissolversi nell’assurdo quando il corpo viene meno, ma che prosegua in altre forme a me assolutamente sconosciute. Allora ho salutato Chepy augurandole un meraviglioso viaggio verso l’infinito. Ho sperimentato per un attimo qualcosa di profondo.

Poi ho cominciato un’altra riflessione. Siamo circondati dalle guerre. Nelle guerre si spendono milioni, miliardi di euro. Un solo missile intercettore costa 1.500.000 dollari, e altri missili, non meno costosi, in un attimo inceneriscono scuole e uccidono bambini. Ho pensato a quanto viene destinato alle industrie degli armamenti, alla ricchezza accumulata nelle mani di pochi, di persone che possono comprarsi isole intere, come ora sta capitando, per esempio, in Albania.

E contemporaneamente si muore per piccole cose. Si muore per piccole cose…

Allora ho colto la mostruosità del sistema in cui viviamo. C’è una ricchezza e un potere utilizzati ai fini del dominio, della distruzione e della guerra, quando si potrebbe aiutare la gente a vivere meglio, a costruire ospedali, a creare figure professionali, a sviluppare medicine che aiutino la gente, a migliorare la qualità della vita.

E invece tutto è diretto in un’altra direzione.

Una mostruosità tanto grande che cogliamo raramente, proprio perché è presente in ogni istante, in ogni aspetto della nostra società, della politica e dell’economia. Tutto gira intorno ai soldi, al possesso, agli interessi personali, al successo, all’espansione del proprio potere, al nulla…

Una mostruosità terribile.

E allora ho compreso quanto sia importante e necessaria una vera rivoluzione umanista, una rivoluzione nonviolenta che ponga veramente l’essere umano, qualunque essere umano, al centro delle decisioni politiche e sociali. Una rivoluzione perché non è possibile riformare questo sistema, in quanto le sue radici affondano nel non-senso e nella non-umanità.

Tutto il resto sono solo giustificazioni, chiacchiere, distrazioni per non vedere la mostruosità di questo sistema che, in ultima analisi, non crede nel grande valore della vita umana, nella grandezza di ogni vita umana.

Dentro di me sono risuonate le parole di Silo: «…anche la persona più “insignificante” è per qualità umana superiore a qualsiasi individuo senz’anima posto al vertice della congiuntura epocale». 

Ringrazio Chepy perché mi ha aiutato a vedere le cose più in profondità e mi sento vicino alla sua famiglia. La voglio ricordare col suo timido sorriso, con i suoi occhi un poco gialli che brillano guardando l’avvenire. Il suo sguardo è una promessa rivolta al futuro: un nuovo mondo in cui finalmente trionferà l’essere umano, e le innumerevoli Chepy che popoleranno il nostro pianeta blu, potranno, finalmente, sorridere in pace e guardare al futuro con fiducia e allegria.

Gerardo Femina