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Verde Urbano ‘latu sensu’, dalla Bretagna a Bologna – Green Deal
Le ondate di calore di una estate ufficialmente riconosciuta da Copernicus come la più calda mai registrata in Europa Occidentale hanno portato non solo a riflettere sulla urgenza di misure emergenziali in ambito urbano, a partire dalla creazione di rifugi climatici, ma anche alla nascita di una fitta rete di gruppi di cittadini impegnati nella difesa degli spazi verdi che una folle politica di cementificazione distruttrice di suolo per il profitto di pochi intende aggredire senza ritegno, come sappiamo dalle mappe di Ispra curate da Michele Munafò. Ci ricorda Elena Granata come abbiamo progettato città impermeabilizzando il suolo, tombando fiumi e canali, canalizzando l’acqua piovana, eliminando il verde spontaneo. Oggi sappiamo che le città devono trattenere l’acqua, veder aumentare la permeabilità dei suoli e piantare alberi depavimentando, creando ombra, riducendo l’asfalto e appoggiandosi al verde come infrastruttura climatica di sopravvivenza. Secondo Paolo Pileri il progetto urbano ‘deve togliere’ ripensando e ridisegnando gli spazi, rivedendo proporzioni e geometrie per re-inventarsi nuovi suoli, prati, arbusti, piante. Ripermeabilizzazione e depavimentazione significano rimozione completa dell’asfalto e poi ricostituzione del suolo che ne aumenti la permeabilità, dando nuovo fiato alla cultura delle green belts e dei green corridors, decenni fa progettati in funzione della tutela di biodiversità ed ancor più della necessità di dotare le città di barriere vegetative periurbane, come difesa dal particolato fine, che rende cancerogena l’aria padana secondo lo IARC di Lione allora diretto da Renzo Tomatis, con cui condivisi la militanza nella redazione del “Sapere” di Giulio Maccacaro. Spazi verdi: il percorso di Bologna e Parigi Si inserisce in questo contesto una riflessione dell’amico Mauro Felicori, rigeneratore della Reggia di Caserta e prima Dirigente apicale del Comune di Bologna: con lui, Francesco Indovina e Bernardo Rossi Doria lavorammo anche, quaranta anni fa, alla proposta di dedicare uno spazio pubblico di Bologna ad una “Biblioteca ed Emeroteca dell’Ambiente”, che divenisse anche custode degli Archivi dell’Associazionismo ecologista di cui conoscevamo il rischio di dispersione. Sempre in quegli anni a Bologna Pier Luigi Cervellati, lavorando sull’OrtoFotoPiano della città, spiegava come realizzando piccole porte nei muri perimetrali dei giardini che abbellivano gran parte dei palazzi in Centro Storico si sarebbe potuto dare vita ad uno splendido Parco Urbano diffuso da rendere accessibile al passeggio ed alla fruizione pubblica, ovviamente accessibile solo secondo tempistiche coerenti con le esigenze degli abitanti e con rigorosi controlli all’accesso e misure di sorveglianza dei percorsi. L’ iniziativa che Mauro Felicori propone oggi nasce da quando a Parigi gli venne mostrata la mappa termica della città con le aree colorate in base alla temperatura media, mappa da cui emergeva il cimitero del Père-Lachaise come grande areale verde, con qualità dell’aria migliore rispetto alle zone circostanti e fonte d’Ossigeno paragonabile al Bois de Boulogne. Maturò allora in lui l’idea che i nostri cimiteri, nati ‘fuori le mura’ ma già ormai pienamente urbani, potrebbero diventare formidabili foreste urbane, spazi verdi pubblici di grande fascino, contributo alla lotta alla crisi climatica. Peraltro il calo delle sepolture ed il crescente ricorso alla cremazione hanno portato al calo drastico di fabbisogno di spazio cimiteriale, almeno di uno a cinquanta secondo Felicori, per cui a Bologna, Rimini, Ferrara ettari di spazi verdi liberati potrebbero essere riprogettati a giardini e piccoli parchi, mentre i cimiteri monumentali, per il loro significato storico andrebbero tutelati e valorizzati come patrimonio culturale, musei a cielo aperto. Tra sacro e profano: il mistero degli enclos bretoni Questo ragionamento, con cui concordo, mi rimanda ai frequenti viaggi d’un tempo tra l’Inghilterra meridionale del gotico perpendicolare e l’amata Bretagna degli enclos paroissiaux, complessi parrocchiali recintati da lastre di roccia piantate verticalmente, alla maniera delle recinzioni costruite dai Cimbri tra Lessinia e Cansiglio, per separare lo spazio sacro da quello profano. Agli enclos, realizzati in granito bretone tra il XVI e il XVIII secolo attorno al cimitero del borgo, si accede attraverso un arco trionfale per arrivare alla chiesa ornata da splendidi jubès lignei, alla cappella funeraria, all’ossario ed al calvario, raffigurazione in pietra della Passione di Cristo scolpita in occasione di calamità o pestilenze con figure recanti abbigliamento dell’epoca, con funzione didattica per “elevare” a Dio l’anima dei credenti, rivolta ad una popolazione rurale ancora fortemente legata agli antichi culti pagani e per lo più analfabeta. Si ipotizza che ciò possa ricondurre alle croci che i primi Celti convertiti al Cristianesimo ponevano in cima ai menhir (Carnac è sito bretone). Viaggiando per enclos, seduti all’imbrunire a un tavolino del bistrot di paese sorseggiando cydre brut dopo aver gustato una galette de sarrasin, era usuale vedere molte persone, soprattutto donne, superare ritualmente la lastra di granito posta orizzontalmente all’ingresso del prato luogo delle sepolture per fare visita ai propri defunti. Avvertivo sempre, così, segni forti di una cultura riconducibile alle concezioni celtiche della morte che i Celti vivevano come legata alla resurrezione, paragonandola al sole che sorge e tramonta e quindi deve essere nascosta ma sentita il più possibile come evento familiare. Questo ricordo mi rafforza nel condividere la riflessione di Mauro Felicori. *Walter Ganapini è membro onorario del Comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente Redazione Italia
October 25, 2026
Pressenza
Dichiarazione umanista sulle elezioni del 25 ottobre in Brasile
> Il processo elettorale brasiliano va oltre i confini nazionali e si inserisce > in un crocevia storico mondiale: la lotta tra il progetto umanizzatore e > l’escalation internazionale dell’antiumanesimo. Quella stessa dinamica > distruttiva si ripercuote direttamente in Brasile attraverso il bolsonarismo, > fedele espressione di quel fascismo internazionale e della cultura della > violenza. Il Nuovo Umanesimo si fonda su sei pilastri non negoziabili: porre l’essere umano al centro come valore e preoccupazione fondamentale; lottare per la reale uguaglianza delle opportunità; celebrare la diversità personale e culturale, rifiutando qualsiasi tipo di discriminazione; difendere la conoscenza libera da dogmi; garantire la libertà di credo e di pensiero e ripudiare ogni forma di violenza, sia essa fisica, economica, razziale, di genere, psicologica, religiosa o istituzionale. Alla luce di ciò, la nostra posizione non si riduce a un mero sostegno puntuale alla candidatura di Luiz Inácio Lula da Silva, ma costituisce un atto di resistenza etica e storica contro la barbarie. Riconosciamo nel suo programma l’impegno a favore della dignità umana, del superamento della miseria e della fame, degli investimenti nella sanità e nell’istruzione, della ricostruzione della sovranità nazionale, della difesa dei diritti fondamentali e della possibilità di continuare ad avanzare verso una democrazia reale. Per questo motivo, lanciamo un appello a tutte le forze umaniste, progressiste e non violente del Brasile e del mondo affinché si uniscano. È ora di superare la paura, porre fine alla crudeltà sociale e affermare, attraverso la metodologia della nonviolenza attiva, che nulla è al di sopra dell’essere umano e che nessun essere umano è al di sopra di un altro, spianando la strada verso una Nazione Umana Universale. PRIMI FIRMATARI Movimento Umanista, attraverso i suoi organismi internazionali e i suoi fronti d’azione: Centro Mondiale di Studi Umanisti – CEH Pindorama (Brasile), Mondo senza Guerre e senza Violenza – Brasile, Gruppo di base Warmis – Convergenza delle Culture, Comunità per lo Sviluppo dell’Essere Umano e Partito Umanista del Brasile Comunità del Messaggio di Silo di Butantã, San Paolo/SP, Santo Amaro, San Paolo/SP, Caucaia do Alto, Cotia/SP, Collettivo Diáspora Amarela del Messaggio di Silo, San Paolo/SP, Comunità del Messaggio di Silo di Porto Alegre/RS, Tobias Barreto/SE, Santa Cecília, San Paolo/SP, «Siriú» Garopaba e «Monte Verde», Florianópolis/SC, Rizzo, San Paolo/SP, Maricá – RJ e Paraisópolis/Sud di Minas. Progetto «No alla violenza nelle scuole» – Pernambuco, Azione Sociale Umanista per la Salute e il Benessere, Associazione degli Educatori di Cohab II – Bamboo, San Paolo/SP. Firma questo manifesto:   https://forms.gle/RcShjxUoyQnCkVev8 https://docs.google.com/spreadsheets/d/e/2PACX-1vThF-w_2NOEZ8k_VnWlVgYPzN1kwwnxjYbkTYySVmCh8SPaWzCKfFcuAoGuiIRrizqGKc6nn2gXHA4R/pubhtml?gid=10109320&single=true Redação Rio de Janeiro
October 23, 2026
Pressenza
Il 25 ottobre a Faenza la tradizionale ‘Pedalata del Dialogo’
IN CONCOMITANZA ALLA XXV GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO E ALLA XVI GIORNATA DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO, LE COMUNITÀ RELIGIOSE DELLA CITTÀ SI INCONTRANO TRA LORO E CON I FAENTINI. L’INIZIATIVA È ORGANIZZATA DAL TAVOLO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO E PROMOSSA DAL SETTORE ECUMENISMO DELLA DIOCESI DI FAENZA-MODIGLIANA, CHE SPIEGA: Domenica 25 ottobre, ospitando la tradizionale Pedalata del Dialogo, Faenza si farà scenario di un importante momento di condivisione, un percorso su due ruote per accorciare le distanze, conoscersi e riscoprire la bellezza dell’incontro. L’appuntamento assume quest’anno un significato ancora più profondo. Oltre a celebrare la XXV Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico e la XVI Giornata del Dialogo Interreligioso, l’iniziativa guarda alla data simbolo del 27 ottobre, in cui ricorre il 40° anniversario dello storico incontro interreligioso di Assisi del 1986, voluto da papa Giovanni Paolo II. Inoltre, l’evento si inserisce nelle celebrazioni per i 60 anni della dichiarazione conciliare Nostra aetate, recentemente commemorata dalla Santa Sede con la significativa Nota “Un cammino di speranza“. Organizzando la Pedalata, il Tavolo del Dialogo Interreligioso, promosso dal settore Ecumenismo della Diocesi con il patrocinio del Comune e dell’URF (Unione della Romagna Faentina), invita tutta la cittadinanza a muoversi insieme lungo le vie del rispetto reciproco, un modo concreto per tessere legami di pace in un tempo storico complesso. Le diverse fedi che abitano la nostra città usciranno dai propri luoghi per incontrarsi e stringere la mano all’intera comunità faentina. La manifestazione conferma il medesimo e collaudato percorso dello scorso anno, un cammino a tappe ricco di significati. Il ritrovo è fissato alle ore 15.30 alla chiesa di San Francesco, dove all’interno del chiostro sarà anche possibile visitare la Mostra sul Dialogo Interreligioso, una mostra sul dialogo strutturata in vari pannelli, precedentemente allestita nella chiesa di San Bartolomeo in occasione del Festival della Comunità educante. La prima sosta avverrà in via della Croce 16, davanti alla pietra d’inciampo dedicata ad Amalia Fleischer, per un momento di profonda memoria storica. La carovana proseguirà poi verso la Chiesa Ortodossa Rumena (piazza San Rocco 4) alle 16.15, per fare tappa successiva alle 17 alla Chiesa Apostolica Evangelica (via Piero della Francesca 49). Il cammino condiviso si concluderà alle 17.30 al Centro di Cultura Islamico in via Luigi Galvani 84/3, dove l’arrivo suggellerà la conclusione di questo fraterno itinerario cittadino tra le diverse confessioni. Unirsi a questo cammino significa testimoniare che il dialogo non è un concetto teorico, ma una strada da percorrere insieme. Gli organizzatori ricordano a tutti i partecipanti l’obbligo del rispetto del codice della strada: nei tratti pedonali e sui marciapiedi le biciclette andranno condotte a mano, mentre per tutti i bambini è obbligatorio l’uso del casco. INFORMAZIONI: https://diocesifaenza.it/pedalata-del-dialogo-2026-le-comunita-religiose-di-faenza-si-incontrano/ CONTATTI : ecumenismoedialogo@diocesifaenza.it   Redazione Italia
October 20, 2026
Pressenza
Patrick Boylan, un amico partito verso l’eternità
Patrick ha lasciato il suo corpo malato. Quella notizia attesa che ci ha dato, stamattina, via whatsapp la sua vicina di casa, in un tenero gesto di affetto. Ripercorrere le cose fatte con lui, per rendergli il doveroso omaggio, è qualcosa per me di complicato. L’immagine che ho scelto è quella del Patrick burlone, in mezzo alle statue per Assange, A volte burbero e polemico, sempre denso nel suo rigore intellettuale è stato il mio, il nostro compagno di tante azioni (stavo per scrivere battaglie ma lui mi ha subito corretto perché non amava le parole anche lontanamente militariste): la liberazione di Julian Assange, l’attivismo di PeaceLink, la nascita di Eirenefest, la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, la sua associazione degli Statunitensi per la Pace e la Giustizia, gli innumerevoli articoli di cronaca ed approfondimento per Pressenza. Anche se non siamo sempre in grado di comprendere la trasformazione di un’azione in un’altra, sappiamo che le sue  continueranno in noi e nel mondo e nulla le potrà fermare. Olivier Turquet
October 15, 2026
Pressenza
Perù: Una proposta dallo spirito umanista per trasformare l’istruzione superiore
Qualsiasi progetto educativo che aspiri a essere serio e genuino deve essere necessariamente integrale se vuole trasformare la vita umana. È precisamente ciò che realizza Jadira del Rocío Jara Nunayalle, umanista e riconosciuta specialista in gestione curricolare e accreditamento universitario e docente di corsi post-laurea in diverse università del Paese, nella sua recente pubblicazione intitolata DAR: Direzione, Azione e Rinnovamento. Richiamando la radice latina del verbo dare (offrire, donare), l’autrice sottolinea che educare è un atto di dedizione che trascende il meramente tecnico per raggiungere una sintesi equilibrata di scienza, tecnica e umanesimo. Questa prospettiva ci ricorda che la vera qualità universitaria non risiede nell’accumulo smisurato di esigenze burocratiche, bensì nell’articolazione fluida tra la progettazione curricolare, il lavoro docente e la trasformazione integrale dello studente. Esistono numerose pubblicazioni sulla pianificazione per competenze nell’istruzione superiore dedicate all’elaborazione di programmi didattici, alla progettazione degli insegnamenti e alla predisposizione di rubriche di valutazione con notevole accuratezza tecnica. La proposta di Jara Nunayalle risulta molto più audace, poiché non si limita alla sola organizzazione operativa di contenuti o indicatori, ma subordina tutto questo procedimento tecnico a un’intenzionalità etica orientata alla crescita umana e piena dello studente. Il contributo del testo risiede nel far convergere la psicologia educativa istruzionale di John Biggs con l’Approccio Umanista Universalista ispirato a Silo. Dal primo, l’autrice riprende l’allineamento costruttivo e la precisione della tassonomia SOLO (dalle sue iniziali in inglese, Structure of Observed Learning Outcome, traducibile come struttura dei risultati di apprendimento osservati); dal secondo, recupera l’etica della nonviolenza attiva e della cura dell’altro che conferiscono alla progettazione curricolare, e, in definitiva, alla pratica pedagogica, un orizzonte veramente umano e trascendente. Questa proposta metodologica si articola in tre processi interconnessi: Direzione: Definisce l’orizzonte formativo mediante la pianificazione congiunta in équipe docenti (co-docenza), superando l’isolamento del professore e garantendo un allineamento sia orizzontale sia verticale degli apprendimenti. Azione: Sviluppa la proposta in aula mediante dinamiche flessibili e partecipative che promuovono il lavoro collaborativo in équipe diverse, la riflessione critica e la costruzione attiva della conoscenza. Rinnovamento: Promuove la trasformazione personale e relazionale attraverso una valutazione integrale (autovalutazione, valutazione tra pari ed eterovalutazione), la metacognizione e la trascendenza dell’apprendimento verso l’impegno comunitario. DAR ha origine nella pratica stessa. Nella sezione introduttiva, l’autrice condivide la genesi della sua metodologia come apprendimento situato e testimoniale, maturato nelle aule di un’università pubblica già diversi anni fa. Lì, di fronte al logoramento e alla rigidità dei tradizionali processi di accreditamento, è emersa una risposta concreta e sperimentata per restituire vitalità e finalità pedagogica alla gestione accademica. È così che la metodologia DAR si erge infine non solo come guida tecnica, ma come autentico manifesto pedagogico che rivendica l’istruzione superiore come atto di impegno nei confronti degli studenti. Recensione di «DAR: Direzione, Azione e Rinnovamento. Una metodologia per la gestione dell’apprendimento intenzionale nell’istruzione superiore», di Jadira del Rocío Jara Nunayalle (Lima: Corta Rama Editores / ACRECERTI, 2026). Juan Carlos Díaz Lara Docente dell’Università Antonio Ruiz de Montoya – Dipartimento di Filosofia e Teologia Redacción Perú
October 8, 2026
Pressenza
Pressenza riceve in Perù un riconoscimento per la sua campagna «Il Buon Governo è un diritto»
L’Associazione Nazionale dei Giornalisti del Perù (ANP) ha riconosciuto la Campagna Internazionale di Pressenza «Il Buon Governo è un diritto», presentata da Judith Purizaga Granados, redattrice dell’agenzia in Perù. La cerimonia si è svolta il 30 settembre 2026, nell’ambito delle attività commemorative per la Giornata del Giornalista peruviano. Di: Erika Vicente. Lanciata nel 2025, la campagna promuove la trasparenza e la lotta alla corruzione, e rivendica il buon governo come un diritto della cittadinanza. Attraverso una copertura informativa internazionale, mira a dare visibilità alle iniziative e alle rivendicazioni sociali che contribuiscono a una buona governance. Nell’ambito di questa iniziativa, la redazione di Pressenza in Perù ha organizzato il webinar «Il Buon Governo è un diritto», uno spazio di confronto sulle sfide della governance, della trasparenza e sul ruolo della società di fronte alla corruzione. La registrazione dell’incontro è disponibile online. La campagna si inserisce nell’approccio del giornalismo nonviolento di Pressenza, impegnata nella difesa dei diritti umani e delle rivendicazioni delle popolazioni che cercano di partecipare alle decisioni che riguardano le loro vite. Premi “Roberto Mejía Alarcón” e “Melissa Alfaro” Durante la cerimonia, l’ANP ha premiato lavori giornalistici legati alla difesa della libertà di espressione e dei diritti umani. La presidente della sezione di Lima, Jeanette Pérez Osorio, ha sottolineato l’importanza di questi spazi di riconoscimento e riflessione per la categoria. Tra i lavori premiati figuravano nella categoria “Roberto Mejía Alarcón” l’articolo “Omaggio ai grandi della nostra cultura” di Agustín Pérez Aldave (primo posto), “Prevenzione della violenza di genere” di Gladis Núñez Castillo (secondo posto) e l’articolo “Informare in Perù è oggi la cronaca di una morte annunciata?” di Juan Mendoza Paucarmayta (terzo posto); oltre alla Menzione d’onore alla campagna “Il buon governo è un diritto” pubblicata su Pressenza. Nella categoria “Melissa Alfaro” per studenti di giornalismo, sono emerse creatività, impegno sociale e nuove forme di raccontare le storie, come “Prova finale” di Sandra Ponce Cano e Carlos Salazar Carbonero (primo posto – Universidad Nacional Federico Villarreal); il lavoro “Tra zampette – Difesa degli animali indifesi” di Lesly Malma Rodríguez (Universidad Nacional Federico Villarreal); Ariana Leyva Guerrero (dell’Istituto ISIL) e Gabriela Millán Peláez (Universidad de San Martín de Porres) al secondo posto. E al terzo posto, Matías Tasayco, Adriana Vargas, María Rodríguez, Eros Olivares e Angello Laman (Universidad de San Martín de Porres) con il loro lavoro “Anche Dio ha il Wifi” e; altre menzioni d’onore per produzioni come “Il Denaro MP4”, “Quando la parola trasforma”, “Gli eroi dimenticati del Cenepa”, “Malattie rare, storie straordinarie”, “Legge morta per i bambini malati di cancro” e “Economia e aumento dei prezzi”. Redacción Perú
October 6, 2026
Pressenza
Colombia: 4ª. Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza con scambio a Barrancabermeja
Nel Giorno Internazionale della Nonviolenza, la Colombia ha concluso la sua partecipazione alla 4ª. Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza questo venerdì 2 ottobre, con il Forum Umanista per la Pace e la Nonviolenza tenutosi a Barrancabermeja, dove ha risuonato un impegno: “Finora si è detto: l’opera della giustizia sarà la pace. D’ora in poi diremo: l’opera della pace sarà la giustizia”. L’evento è stato organizzato dai membri del Parco di Studio e Riflessione Kolibrí con il sostegno dell’Università della Pace e ha avuto l’obiettivo di “promuovere uno scenario partecipativo e umanista che favorisca la riflessione collettiva sulla pace, la nonviolenza, la trasformazione sociale, l’ambiente e le comunità LGTBIQ+ a partire dall’educazione, dalla cultura, dalla salute e dalla partecipazione cittadina” hanno dichiarato gli organizzatori. I partecipanti hanno potuto confrontarsi con professionisti e leader sociali di spicco come Richard Alvarez Ahumada, i dottori Cecilia Umaña Cruz, José Danerys Vargas, Esther Rincón Alvarado, Elcida Martinez Peinado, Edwin Ortiz e Oscar Porras Atencia, che hanno parlato dell’importanza della Pace e della Nonviolenza attiva. Il Forum ha permesso di mettere in evidenza l’azione umana nel mondo, per “denunciare la situazione più pericolosa mai vissuta, con il rischio di una terza guerra mondiale nucleare e l’aumento della spesa per gli armamenti, mentre in zone sempre più vaste del pianeta molte popolazioni si trovano emarginate per la mancanza di diritti umani, cibo e acqua” hanno dichiarato. Un altro degli obiettivi del Forum è stato “continuare a creare consapevolezza del fatto che è unicamente attraverso la metodologia della ‘nonviolenza’ che si può ottenere la ‘pace’ e aprire il futuro all’intera specie umana; inoltre, mettere in risalto le diverse azioni positive che persone, gruppi e popoli stanno già intraprendendo per garantire l’effettiva applicazione dei diritti umani e la non discriminazione, e per promuovere la collaborazione, la coesistenza pacifica e la non aggressione. Tutto ciò riceve scarsa copertura nei mezzi di comunicazione ufficiali”. I membri del Forum Umanista per la Pace e la Nonviolenza hanno dichiarato che continueranno nel compito di “dare voce alle nuove generazioni che vogliono raccogliere il testimone e lasciare il proprio segno, instaurando la cultura della nonviolenza nell’immaginario collettivo, nell’educazione, nella politica, nella società… È arrivato il momento della coscienza nonviolenta”. Redacción Colombia
October 5, 2026
Pressenza
4 ottobre, S. Francesco d’Assisi
Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, l’ISDE–Medici per l’Ambiente richiama istituzioni, mondo sanitario e scientifico e cittadini alla responsabilità di proteggere insieme salute, ambiente e pace di fronte alle grandi crisi del nostro tempo: “La tutela della salute passa dalla cura della Terra. Il messaggio di Francesco è oggi un richiamo alla responsabilità per il nostro futuro”_ ____________________ Il 4 ottobre 2026 assume un significato particolare. Nell’anno in cui ricorrono ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi, la sua figura ci pone davanti a una domanda di straordinaria attualità: quale rapporto vogliamo costruire tra l’essere umano, gli altri esseri viventi e la Terra che ci ospita? A otto secoli di distanza, Francesco continua a interrogarci non soltanto come una delle grandi figure spirituali della storia, ma come testimone di una concezione radicale della relazione tra l’essere umano, gli altri esseri viventi e la natura. Nel Cantico delle Creature, il sole, l’acqua, l’aria e la terra non sono semplicemente realtà da possedere e consumare, ma elementi di un mondo con il quale l’umanità condivide la propria esistenza. È una rappresentazione che, pur appartenendo a un contesto storico e culturale profondamente diverso dal nostro, conserva una particolare capacità di interrogare il presente: l’essere umano non è separato dalla natura, ma è parte di una comunità vivente e di sistemi naturali dai quali dipendono la sua salute e il suo futuro. È su questo terreno che il messaggio di Francesco incontra, su un piano diverso e attraverso gli strumenti della conoscenza scientifica, la missione di ISDE – Medici per l’Ambiente: non può esserci salute umana in un ambiente malato. La scienza contemporanea documenta infatti con crescente evidenza quanto la salute delle persone sia strettamente connessa alla salute degli animali, degli ecosistemi e del pianeta. È il principio alla base dell’approccio One Health, che riconosce l’interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale, e della prospettiva della Planetary Health, che pone al centro la dipendenza della salute e del benessere delle popolazioni dai sistemi naturali della Terra. Crisi climatica, inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, perdita di biodiversità, contaminazione da sostanze chimiche, sfruttamento non sostenibile delle risorse naturali e crescenti disuguaglianze non costituiscono emergenze separate. Sono fenomeni profondamente interconnessi, con conseguenze sempre più rilevanti sulla salute delle popolazioni e con un impatto particolarmente grave su bambini, anziani, persone fragili e comunità socialmente ed economicamente più vulnerabili. A queste emergenze si aggiungono i conflitti e le guerre, che provocano morte e sofferenza immediata, distruggono territori e infrastrutture, danneggiano gli ecosistemi, possono contaminare acqua, aria e suolo e sottraggono ingenti risorse alla prevenzione, alla sanità, alla lotta contro la povertà e alla transizione ecologica. > AMBIENTE, SALUTE, GIUSTIZIA SOCIALE E PACE SONO DIMENSIONI PROFONDAMENTE > INTERCONNESSE > > È ANCHE IN QUESTA PROSPETTIVA CHE IL MESSAGGIO DI FRANCESCO PUÒ CONTINUARE A > INTERROGARE IL NOSTRO TEMPO L’idea dell’interdipendenza tra dimensione ambientale e sociale ha trovato, nella riflessione contemporanea della Chiesa cattolica, una significativa espressione nel concetto di ecologia integrale proposto dall’enciclica Laudato si’: le crisi ambientali e sociali non possono essere considerate separatamente, perché la tutela degli ecosistemi, la dignità delle persone, la giustizia sociale e la pace chiamano in causa una comune responsabilità verso quella che l’enciclica definisce la “casa comune”. La scienza contemporanea documenta, con i propri strumenti e metodi, la profonda interdipendenza tra salute umana, sistemi naturali e condizioni sociali. Su un piano diverso, il pensiero francescano ci consegna da secoli un’immagine potente della relazione tra l’essere umano e il mondo vivente. Linguaggi e percorsi differenti convergono così su una consapevolezza essenziale per il nostro tempo: tutto è connesso. Alterare profondamente gli equilibri naturali significa compromettere le condizioni dalle quali dipendono la salute, il benessere e la possibilità stessa di un futuro per le nuove generazioni. Per ISDE questa consapevolezza deve tradursi in precise responsabilità pubbliche. Occorre contrastare con decisione la crisi climatica e accelerare l’uscita dalla dipendenza dalle fonti fossili; prevenire e ridurre l’esposizione delle popolazioni agli inquinanti; proteggere acqua, aria, suolo e biodiversità; promuovere sistemi alimentari sani e sostenibili; ripensare città e mobilità mettendo al centro la salute; ridurre le disuguaglianze ambientali e sanitarie; orientare le politiche economiche e le scelte collettive verso la tutela della vita, della salute e degli ecosistemi. La prevenzione primaria deve diventare uno dei pilastri delle politiche sanitarie. Non è sufficiente intervenire quando la malattia si è già manifestata: tutelare la salute significa anche evitare che le condizioni ambientali nelle quali viviamo contribuiscano a farci ammalare. Il pensiero di Francesco richiama inoltre il valore della sobrietà, un tema di particolare attualità di fronte a un modello di sviluppo che continua troppo spesso a utilizzare le risorse naturali come se fossero illimitate. Sobrietà non significa rinunciare al progresso. Significa interrogarsi su quale progresso vogliamo costruire e scegliere un modello capace di misurare il proprio successo non soltanto attraverso la crescita economica, ma anche attraverso la salute, la qualità della vita, l’equità, la salvaguardia degli ecosistemi e la responsabilità nei confronti delle generazioni future. Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, ISDE rivolge quindi un appello alle istituzioni, al mondo sanitario e scientifico e a tutti i cittadini: la crisi ambientale è anche una crisi sanitaria e affrontarla significa assumersi una responsabilità verso la salute e il futuro delle generazioni presenti e future. Disponiamo oggi di conoscenze scientifiche e strumenti che consentono di cambiare direzione. La sfida è trasformare queste conoscenze in politiche coerenti, tempestive e lungimiranti, facendo della prevenzione ambientale una componente essenziale della tutela della salute. Ottocento anni dopo la morte di Francesco e a più di otto secoli dal Cantico delle Creature, il suo messaggio conserva una sorprendente capacità di parlare al presente: l’essere umano non può costruire il proprio benessere contro la natura, perché la salute delle persone dipende anche dalla salute degli ecosistemi e del pianeta. > Proteggere la Terra significa proteggere la salute > Proteggere la salute significa custodire la vita > Custodire la vita significa costruire pace È questo il messaggio che ISDE – Medici per l’Ambiente affida alla giornata del 4 ottobre 2026. Redazione Italia
October 4, 2026
Pressenza
A Eirenefest Roma si è presentato ‘i sogni’ con Pia Figueroa
Nell’ambito di Eirenefest Roma si è presentato il libro I sogni, una porta verso altri mondi, recentemente pubblicato da Multimage, con l’autrice Pia Figueroa e Fulvio de Vita di cui riproduciamo la presentazione. --------------------------------------------------------------------------------   Buonasera a tutti e benvenuti alla presentazione di questo libro I SOGNI, una porta verso altri mondi. Un libro importante, scritto da Pia Figueroa e pubblicato dalla Multimage con cui l’autrice ha già pubblicato La Guida Interna e Silo, Il Maestro del nostro tempo. Questo libro, anche se purtroppo non ci insegna a vincere la lotteria attraverso l’interpretazione dei sogni, cosa che è un vero peccato, per me è stato veramente d’ispirazione. In particolare mi ha insegnato che il mondo dei sogni, questo mondo che normalmente consideriamo di fantasie notturne sganciate dalla realtà, sia invece una parte integrante del mio spazio interno. Mi ha fatto capire che lo spazio interno, lo spazio di rappresentazione in cui si muovono le mie aspirazioni, le mie paure, i miei fallimenti, le mie gioie, è sempre lo stesso. Non ci sono due spazi diversi, uno quello dei sogni e l’altro quello delle cose esterne importanti. Il mio spazio interiore è uno, è sempre lo stesso, e se voglio conoscermi valgono le immagini oniriche tanto quanto quelle di ciò che chiamo realtà, solo che ci si presentano in forme diverse. Il mio spazio cambia forma e organizza i contenuti in modi diversi, ma è pur sempre lo stesso spazio. Il libro è diviso in tre parti. La prima è una breve storia dell’importanza che l’uso dei sogni ha avuto nel corso della storia dell’essere umano. Racconta esempi delle diverse scuole dell’antichità, di alcune scuole orientali, delle culture native di diversi continenti e di come anche nel cristianesimo e nell’Islam si sia approfondito il tema dei sogni da diversi punti di vista: i sogni premonitori delle Sibille, i sogni ispiratori delle scuole mistiche o quelli terapeutici e divinatori, spesso cercando di ordinarli per genere e dotandoli così di un significato utile e comprensibile.  Il tema dei sogni viene poi ripreso e sviluppato ampiamente nelle scuole psicologiche dell’era moderna, passando tra i diversi autori, filosofi e psicologi (tra  gli altri ovviamente Freud e Jung, Gurdjieff , Krishnamurti, ecc.) che attribuiscono una grande importanza ai sogni per la comprensione della psiche umana. Nella seconda parte si approfondisce il pensiero di Silo, espresso in Appunti di psicologia, in particolare sul tema dei livelli di coscienza, sulla funzione importante dei sogni nell’economia dello psichismo, sulle catene di immagini allegoriche e che si sviluppano in quell’ambiente onirico e senza controllo. Si dedica molto spazio anche alla fondamentale comprensione della traduzione degli impulsi che la nostra coscienza realizza quando riceve stimoli e li interpreta. Prendendo poi come riferimento il libro Autoliberazione di L.A. Ammann si spiegano i metodi di interpretazione delle catene associative, delle allegorie che appaiono anche nei sogni, e come orientarsi in quel grande mondo che è il nostro spazio interno offrendo un metodo e strumenti di interpretazione per ordinare i fenomeni che lì accadono. Nella terza parte si passa infine alla pratica. Pia spiega nella pratica i passi che lei stessa ha realizzato per prendere contatto e organizzare la grande varietà di espressioni che troviamo nel mondo onirico. Racconta come fare il lavoro di raccolta della materia prima, le immagini dei sogni, senza le quali non è possibile fare alcuna interpretazione. Insomma propone un metodo di lavoro semplice in passi sequenziali che tutti possono, se lo desiderano, portare avanti. Bene, lascio allora la parola a Pia che saprà indicarvi molto meglio di me i temi centrali del libro.   Multimage
October 3, 2026
Pressenza
Pia Figueroa a Milano: I sogni. Una porta verso altri mondi
Ieri è stato presentato a Milano, presso “Pratiche Sistemiche”, la versione italiana del libro di Pia Figueroa Edwards “I Sogni – una porta verso altri mondi”, edito da Multimage. Una numerosa ed attenta platea è stata accompagnata da Pia Figueroa e Giorgio Schultze ad entrare in un mondo tanto straordinario quanto delicato: quello dei sogni. Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita, così scriveva William Shakespeare, nella sua ultima opera La Tempesta. Una rappresentazione teatrale che, utilizzando “il sogno” come metafora ed allegoria della fragilità della vita, precarietà dell’esistenza umana e fugacità del tempo, ci costringe a fermarci e riflettere su quel gioco in continua di dissoluzione tra sogno e realtà di cui è fatta la nostra esistenza. Un dato universale che riguarda ogni essere umano: ogni singolo giorno, per qualche ora, che lo so voglia o no, noi sogniamo. Immagini fugaci che si muovono liberamente, senza alcun controllo della coscienza razionale. Immagini che ci fanno sorridere, a volte piangere. Vere e proprie rappresentazioni con protagonisti e scene che “viviamo realmente”. Situazioni che ci rallegrano o ci spaventano. Morti che ci parlano senza pronunciare parole. Simboli, numeri ed allegorie incomprensibili. Strade in cui corriamo senza mai raggiungere la meta. Paesaggi sconosciuti in cui ci muoviamo come se avessimo vissuto sempre lì. Film in bianco e nero o a colori di cui siamo protagonisti senza conoscere minimamente il copione. Immagini e scene così potenti da farci agitare, sudare, sussultare, ma così fragili da svanire, in pochi attimi e dissolversi senza lasciare traccia di un minimo ricordo. Eppure… i sogni, ci parlano, ci dicono verità nascoste, ci riportano alla memoria ricordi sepolti, ci segnalano eventi futuri, che nella vita apparentemente sveglia, schiacciati dalla quotidianità, non siamo in grado di cogliere. Ma c’è di più, i sogni possono essere fonte d’ispirazione artistica, intuizione scientifica e facendo un ulteriore passo, potremmo scoprire che i sogni possono diventare un portale, un ponte, una connessione con il Profondo, con il Sacro. Luoghi difficilmente raggiungibili con la semplice speculazione razionale, soggetta a censure e chiusa in stretti corridoi culturali e convenzioni sociali. I sogni proprio per il loro totale “libero arbitrio” possono aprire varchi ed accedere in luoghi insondabili dove sono depositati non solo i ricordi della nostra vita attuale, ma si possono trovare le tracce antiche della nostra Origine, e i significati profondi del nostro Senso. Come un portale possono farci accedere nel Profondo e metterci in contatto con il Sacro. Pia Figueroa con questo suo libro, ci offre una mappa, un percorso possibile. Delicatamente ci prende per mano, e ci accompagna per addentrarci nei labirinti che conducono ad altri mondi, a quelle profondità della mente umana a cui possiamo accedere senza altro tramite se non quella di chiudere gli occhi e abbandonarci al sonno… Un’esplorazione dalle immense possibilità, con la certezza che, da questo trance, usciremo più svegli che mai. L’incontro si è concluso con la lettura di una poesia dal titolo emblematico per chi vuole sognare: Risveglio[1] “Qualunque fiore tu sia, quando verrà il tuo tempo, sboccerai. Prima di allora una lunga e fredda notte potrà passare. Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento. Perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati e amati senza paragonarti o voler essere un altro fiore, perché non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è. E quando ciò accadrà, potrai scoprire che andavi sognando di essere un fiore che aveva da fiorire.” [1] Risveglio, poesia erroneamente attribuita a Daisaku Ikeda, ma scritta da Walter Gioia nel 1996   Giorgio Schultze
September 30, 2026
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