Tag - morte

Diario da Gaza
Tamu edizioni ha dato alle stampe un contributo decisamente importante, ci riferiamo a Diario da Gaza di Wi’am Qudaih (Wi’am Qudaih, Diario da Gaza, 2025, 264 pag., € 16,15). Questa testimonianza rientra a pieno titolo nella Resistenza che il popolo palestinese sta portando avanti da tempo immemorabile. Sì, rientra nella […] L'articolo Diario da Gaza su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
Contratto per i rider. Morire di caldo o morire di fame
Il governo recepisca la direttiva europea e riconosca il lavoro subordinato dei rider: Martedi 7 luglio giornata di agitazione Dietro l’alternativa “morire di caldo o morire di fame” c’è la condizione reale dei rider: un lavoro ancora classificato come autonomo, ma organizzato nei fatti come subordinato, dentro un modello basato […] L'articolo Contratto per i rider. Morire di caldo o morire di fame su Contropiano.
July 7, 2026
Contropiano
Muore bracciante per il caldo. Usb: “Serve stop al lavoro nelle ore più calde e misure che coprano l’intero salario”
Nei campi della provincia di Mantova un bracciante è morto per un malore, probabilmente per il caldo torrido mentre raccoglieva angurie in un campo. La vittima è un cittadino marocchino, Thahar El Haddad di 55 anni residente nella vicina Castelmassa, in provincia di Rovigo. Il caldo estremo dovuto al cambiamento climatico, causa gravi rischi legati allo […] L'articolo Muore bracciante per il caldo. Usb: “Serve stop al lavoro nelle ore più calde e misure che coprano l’intero salario” su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
Grazie, Chepy. La grandezza di ogni essere umano
Circa vent’anni fa mia madre adottò a distanza una bambina in Kenya di nome Chepy, aiutandola a compiere gli studi primari e secondari. Dopo la morte di nostra madre, io e mio fratello abbiamo continuato a sostenerla per proseguire gli studi. Purtroppo oggi è arrivata la notizia che la ragazza è morta; era affetta da anemia falciforme e, in seguito a un malore, è deceduta in ambulanza durante il trasporto verso l’ospedale. La notizia mi ha procurato una grande tristezza, un dispiacere immenso per una ragazza di 25 anni così bella, dolce e riservata, con davanti a sé un grande futuro. La prima reazione è stata quella di voler capire. Ho sentito il bisogno della ragione di cercare una spiegazione “oggettiva” e mi sono ricordato le parole di Eduardo De Filippo in una sua opera: alla fine si muore di morte, senza che le spiegazioni mediche riescano a esaurire il mistero dell’evento. Di fronte a questo evento che annichilisce tutto il senso della vita, si cerca di dare spiegazioni per non guardare il nulla che si apre davanti. Sono poi seguite la rabbia e l’impotenza. Ho cercato subito dei colpevoli: forse lei è andata troppo tardi alla clinica, i medici non hanno capito subito cosa avesse, o l’ambulanza non è arrivata abbastanza velocemente… E anche lì ho visto di nuovo come il cercare dei colpevoli sia un altro modo per sfuggire alla drammaticità dell’evento. Allora ho cominciato a cambiare i miei pensieri, chiedendomi proprio quale fosse il senso dell’esistenza. Che senso ha lottare, frustrarsi, rialzarsi da terra, sperare, amare, soffrire, se poi, all’improvviso, quando nemmeno te lo aspetti, te ne vai? E lì è nato in me un desiderio e una sorta di certezza: che la vita umana abbia invece un senso e che tutta questa nostra vita interiore di coscienza non possa dissolversi nell’assurdo quando il corpo viene meno, ma che prosegua in altre forme a me assolutamente sconosciute. Allora ho salutato Chepy augurandole un meraviglioso viaggio verso l’infinito. Ho sperimentato per un attimo qualcosa di profondo. Poi ho cominciato un’altra riflessione. Siamo circondati dalle guerre. Nelle guerre si spendono milioni, miliardi di euro. Un solo missile intercettore costa 1.500.000 dollari, e altri missili, non meno costosi, in un attimo inceneriscono scuole e uccidono bambini. Ho pensato a quanto viene destinato alle industrie degli armamenti, alla ricchezza accumulata nelle mani di pochi, di persone che possono comprarsi isole intere, come ora sta capitando, per esempio, in Albania. E contemporaneamente si muore per piccole cose. Si muore per piccole cose… Allora ho colto la mostruosità del sistema in cui viviamo. C’è una ricchezza e un potere utilizzati ai fini del dominio, della distruzione e della guerra, quando si potrebbe aiutare la gente a vivere meglio, a costruire ospedali, a creare figure professionali, a sviluppare medicine che aiutino la gente, a migliorare la qualità della vita. E invece tutto è diretto in un’altra direzione. Una mostruosità tanto grande che cogliamo raramente, proprio perché è presente in ogni istante, in ogni aspetto della nostra società, della politica e dell’economia. Tutto gira intorno ai soldi, al possesso, agli interessi personali, al successo, all’espansione del proprio potere, al nulla… Una mostruosità terribile. E allora ho compreso quanto sia importante e necessaria una vera rivoluzione umanista, una rivoluzione nonviolenta che ponga veramente l’essere umano, qualunque essere umano, al centro delle decisioni politiche e sociali. Una rivoluzione perché non è possibile riformare questo sistema, in quanto le sue radici affondano nel non-senso e nella non-umanità. Tutto il resto sono solo giustificazioni, chiacchiere, distrazioni per non vedere la mostruosità di questo sistema che, in ultima analisi, non crede nel grande valore della vita umana, nella grandezza di ogni vita umana. Dentro di me sono risuonate le parole di Silo: «…anche la persona più “insignificante” è per qualità umana superiore a qualsiasi individuo senz’anima posto al vertice della congiuntura epocale».  Ringrazio Chepy perché mi ha aiutato a vedere le cose più in profondità e mi sento vicino alla sua famiglia. La voglio ricordare col suo timido sorriso, con i suoi occhi un poco gialli che brillano guardando l’avvenire. Il suo sguardo è una promessa rivolta al futuro: un nuovo mondo in cui finalmente trionferà l’essere umano, e le innumerevoli Chepy che popoleranno il nostro pianeta blu, potranno, finalmente, sorridere in pace e guardare al futuro con fiducia e allegria. Gerardo Femina
June 23, 2026
Pressenza
È MORTO CARLO GINZBURG, “STORICO DELLE CLASSI POPOLARI E DEI SUBALTERNI”
È morto a Bologna, all’età di 87 anni, lo storico Carlo Ginzburg. Tra gli autori italiani contemporanei più tradotti e seguiti all’estero, era conosciuto in tutto il mondo per i suoi studi sulla storia delle persecuzioni, dell’eresia e della cultura popolare del Medioevo e dell’Età moderna. Nato nel 1939, a Torino, dall’intellettuale antifascista Leone Ginzburg (ucciso a Roma, dai nazisti, nel 1944) e dalla scrittrice Natalia Ginzburg, influenzato anche dalla propria biografia, si è dedicato allo studio delle classi popolari e subalterne a partire dalla loro vita quotidiana, dando così il proprio contributo fondamentale a quel ramo della Storia sociale che va sotto il nome di Microstoria. “È stato lo stesso Ginzburg a chiarire quanto nel suo interesse per la storia delle classi popolari e dei ceti subalterni ci sia sempre stata, in qualche modo, la misura della sua esperienza personale”, spiega Anna Clara Basilicò, storica dell’Età moderna, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, ricordando come la formazione accademica di Ginzburg sia maturata nel pieno dei fermenti e dei movimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. “Ginzburg ha sempre dichiarato di non essersi voluto occupare di temi più vicini alla sua esperienza familiare, pensiamo alle persecuzioni politiche e razziali… Ma la trasposizione della sua biografia su un’epoca antecedente, il Cinquecento e Seicento italiano, è una traccia di questo passaggio”. “Questo debito biografico nei confronti del ruolo di intellettuale – prosegue Basilicò – si è sempre tradotto in un rifiuto da un lato del neo-positivismo, quindi di una pretesa neutralità dello storico, dall’altro delle ‘degenerazioni’, così le definiva, di un certo post-modernismo secondo cui la verità “non è altro che un costrutto individuale e singolare”. Nella sua lunga carriera accademica, Ginzburg ha insegnato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, a Bologna e – negli Usa – ad Harvard, Yale, Princeton e Ucla. Sull’importanza del contributo di Carlo Ginzburg alla ricerca storiografica, su Radio Onda d’Urto è intervenuta Anna Clara Basilicò, storica dell’Età moderna, specializzata in studi sull’Inquisizione, all’Istituto Storico Italo-Germanico (Isig). Ascolta o scarica.
June 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Per Gianni Mattioli, un ricordo personale
Mi addolora profondamente la scomparsa di Gianni Mattioli, e sebbene io sappia che oggi lo ricorderanno persone di grande prestigio e notorieta’, vorrei aggiungere anche il mio modesto ricordo di vecchio militante politico di base, e attestargli una volta ancora il mio affetto e la mia gratitudine. Ho conosciuto Gianni Mattioli nelle lotte del movimento antinucleare a Montalto di Castro, un’esperienza che e’ stata decisiva nella mia vita come in quella di tante altre persone. Come accadeva allora, dopo un po’ si era non solo compagni di lotta ma anche amici. Anni dopo accadde che in una importante manifestazione a Roma una forze politica che era tra le numerose organizzazioni promotrici pose il veto al fatto che potesse prendere la parola anche il rappresentante del popolo palestinese in Italia, che se la memoria non mi inganna era allora Nemer Hammad; gli altri promotori subirono il diktat, e al rappresentante del popolo palestinese fu impedito di parlare. Si parva licet componere magnis, espressi la mia indignazione sul settimanale che all’epoca era a Viterbo la voce dei senza voce. E quel partito mi querelo’, a firma del segretario provinciale (che, paradossalmente, era anche un vecchio amico) e del segretario nazionale. A quei tempi il nostro settimanale conduceva una strenua lotta contro la penetrazione mafiosa nell’Alto Lazio e contro il regime della corruzione che la favoriva. Ricevevamo raffiche di querele per diffamazione da prominenti personaggi del sistema di potere politico ed economico (tra cui uno dei \”quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa\” di cui aveva scritto indimenticabilmente Pippo Fava). A costoro si aggiunse in quella circostanza anche quel partito, che pure si vantava libertario, con nostra grande amarezza. In vista del processo pensai di andare a chiedere ad alcune persone amiche che erano state presenti alla vicenda di venire a testimoniare in mio favore in tribunale. La prima persona cui mi rivolsi fu Gianni Mattioli: ci incontrammo mi pare nel suo ufficio parlamentare, gli dissi di che si trattava e che speravo che lui potesse essere disponibile a venire a testimoniare: lui mi disse che avrebbe fatto di piu’, e subito dinanzi ai miei occhi alzo’ il telefono e chiamo’ credo direttamente l’allora segretario nazionale di quel partito e gli disse con tono che non ammetteva repliche che quella querela era uno scandalo e doveva essere ritirata. A quei tempi Gianni Mattioli era un’autorita’ morale per tutti: quel partito ritiro’ la querela. Era cosi’ Gianni Mattioli: un uomo coraggioso e generoso, una persona mite e accudente, un compagno di lotte nonviolente indimenticabile, uno scienziato con una profonda coscienza morale, un maestro di verita’ e di virtu’. Pochi anni fa ci aveva gia’ lasciato Massimo Scalia, che era quasi una sola persona con lui. Ora ci ha lasciato anche Gianni. I vecchi compagni muoiono, il mondo si offusca, la lotta nonviolenta per il bene comune dell’umanita’ e per la salvaguardia di quest’unico mondo vivente continua, oggi piu’ necessaria che mai. Peppe Sini Viterbo, primo giugno 2026   Peppe Sini
June 1, 2026
Pressenza
Milano. Rinviato a giudizio un carabiniere per morte di Ramy
E’ passato un anno e mezzo dalla morte di Ramy ElGaml durante un inseguimento dei Carabinieri. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il carabiniere Antonio Lenoci, alla guida dell’auto che inseguiva lo scooter sul quale era a bordo Ramy, e per Fares Bouzidi, che guidava […] L'articolo Milano. Rinviato a giudizio un carabiniere per morte di Ramy su Contropiano.
April 4, 2026
Contropiano
Al Polo Tecnologico “Manetti-Porciatti” di Grosseto orientamento a pilotare strumenti di morte?
Alla serie in continua estensione delle iniziative di commistione tra scuola e Forze Armate, si aggiunge quella del Polo Tecnologico “Manetti-Porciatti” di Grosseto, che nei giorni scorsi ha accompagnato gli studenti e le studentesse delle classi quinte in uscita “didattica” [sic!] presso il locale aeroporto militare per svolgere attività di FSL ed orientamento in uscita. Ovvero per diventare piloti o loro truppa di supporto per azioni in teatri di guerra. L’aeroporto “Baccarini”, elemento fortemente caratterizzante della realtà locale, è sede del 4º Stormo dell’Aeronautica Militare e base dei caccia intercettori Eurofighter Typhoon F-2000. Resta da conoscere che cosa vi sia di didattico in una visita ad una base aerea che ospita caccia intercettori dotati di sistemi per il bombardamento a bassa quota, con relativa scuola di addestramento per i piloti. Ovvero, che ospita velivoli incapaci di spegnere un incendio o di prestare un soccorso, ma capaci soltanto di seminare morte e distruzione in un raggio di oltre 3000 Km di distanza. Bene si presta, quindi, ad offrire terreno ideale per promuovere quella cultura militare che sistematicamente si sta inoculando nelle giovani e giovanissime generazioni, per coltivare in loro quello spirito combattivo facilmente presentabile come positiva competitività che può tornare utile in momenti di scontro militare, ovvero in quelle situazioni di guerra che, attraverso la propaganda (anche non tanto velata) dell’informazione diffusa a 360° gradi, stanno ormai entrando nell’immaginario collettivo come probabili, o forse necessarie o forse anche indispensabili. É facile fare leva sullo spirito avventuristico dei ragazzi, sul loro desiderio-bisogno di affermazione di sé e proporne la soddisfazione attraverso la proposta di azioni fuori dall’ordinario: la velocità, la competenza tecnica del padroneggiare strumentazioni sofisticate, la sfida con cui misurarsi in azioni quanto mai lontane dalla grigia routine della vita dell’impiegato-tipo. Ci si chiede quale sia la consapevolezza di quei docenti che hanno approvato tali uscite. Soprattutto quanto sia diffusa l’idea che la scuola, più che diffondere i valori dell’obbedienza e della gerarchia, sia il luogo per coltivare autonomia di pensiero, spirito critico, disponibilità al confronto, al dialogo ed alla collaborazione, partecipazione consapevole. Le norme che regolano la vita e l’azione del mondo militare sono necessariamente basate sull’assenza di domande e di dubbi; il concetto stesso di verticalità nei rapporti tra settori e tra persone nega quello dell’apertura al confronto ed alla collaborazione: dunque, la visita ad uno spazio militare non è una scelta come tante, non è un’opzione neutrale: è la proposta di una strada che con il concetto di formazione ad una cittadinanza attiva non ha proprio nulla a che vedere. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Perché la guerra? Una riflessione psicoanalitica
La strutturale ambivalenza emotiva del soggetto umano, i meccanismi di difesa della negazione e della proiezione, la sintomatologia depressiva e maniacale, nonchè le figure cliniche della melanconia e della paranoia, hanno qualcosa a che fare con lo scatenamento della guerra? E la morte, con la conseguente più o meno riuscita elaborazione del lutto? Infine, è la guerra, nelle sue trasformazioni intervenute storicamente, un’invariante comportamentale connaturata alla specie umana? Per rispondere a tali domande indagheremo, seguendo diverse linee di pensiero, le dinamiche inconsce che agiscono all’interno dell’essere umano nel fenomeno guerra. Va infatti sottolineato che, al di là delle motivazioni di ordine politico militare con le quali viene combattuta, siano esse di ordine difensivo piuttosto che offensivo, in ogni guerra sono sempre implicati moventi reali e moventi fantasmatici inconsci, che sebbene illusori, contribuiscono a innescarla. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Philip Dick e il gioco del labirinto mortale
Un romanzo mai scritto di Philip Dick che si sarebbe dovuto chiamare: "Il nome del gioco è morte". La sua trama costituisce una metafora del conflitto che a breve potrebbe caratterizzare le nostre società. Il romanzo, avrebbe dovuto narrare la contrapposizione tra due filosofie dell'uomo, della "natura umana". La prima è quella che vede l'uomo come un individuo isolato, proteso in una permanente lotta contro i suoi simili per affermarsi e prevalere, l'altra è quella che vede il genere umano come una sorta di unico organismo "poliencefalico" la cui caratteristica principale consiste nel condividere esperienze e conoscenze. Sembra soltanto una versione aggiornata dell'ormai frusta diatriba tra individualismo e collettivismo. La mia opinione è che la posizione di Dick non dovrebbe essere letta in termini così manichei... Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica