Goffredo Fofi, Marcello Flores / Fantascienza da Cineforum

Pulp Magazine - Saturday, May 30, 2026

Dopo il cinema del fronte popolare e quello dei divi di Hollywood, CUE prosegue la ristampa dei saggi cinematografici di Goffredo Fofi con questo quaderno dedicato al cinema di fantascienza che il critico pubblicò per A.I.A.C.E (Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai) nel 1975. Il testo è diviso in tre parti, un breve prologo sui rapporti tra letteratura e cinema fantascientifici, scritto a quattro mani con lo storico Marcello Flores; una raccolta di “definizioni”, cioè di frammenti riconducibili a registi, critici, pensatori su tematiche science fiction (si va da Fritz Lang a Edgar Morin a James Ballard); infine, una serie di annotazioni in ordine cronologico a proposito di film fantastici e di fantascienza definiti “rilevanti” nella storia del cinema (1902-1974).

Come si sarà già intuito, i tre testi, di carattere critico compilativo, restituiscono soprattutto l’immediatezza e la discontinuità di riflessioni colte al volo e messe in circolo attraverso la rete dell’attivismo cinematografico militante. Cinema e fantascienza va infatti contestualizzato nel fenomeno dei cineforum e dei cinema d’essai – del cinema “impegnato” e di qualità – che alla metà degli anni ’70, grazie a un robusto movimento dal basso, riceveva la spinta che gli consentirà di attraversare relativamente incolume la crisi degli anni ’80-’90.

È significativo che in questo contesto, Fofi guardi qui a un genere popolare e pulp come la fantascienza, al tempo negletto e per lo più schifato dalla borghesia più retrograda, in voga tra italiche le gerarchie culturali. Certo, parliamo di un approccio largamente rudimentale, storiograficamente approssimativo.  È un Fofi non ancora quarantenne in un mondo pre-VHS dove soltanto l’anzianità, e quindi il numero di film visti nei festival, poteva garantire la competenza di un critico. Così, mentre, misteriosamente, tra i suoi appunti sciolti non trovano spazio classici come La cosa, Il giorno dei Trifidi o L’invasione degli Ultracorpi, ci si può imbattere invece in un assortimento che in ordine sparso spazia da Dr. No a Batman, da Chris Marker a Marco Ferreri, dalla curiosità per gli exploit produttivi di Antonio Margheriti all’elogio sperticato de Gli Uccelli (“il miglior film di Hitchcock”).

I giudizi di Fofi sono in genere ponderati ma per lo più senza appello, a partire dalla considerazione più generale che la fantascienza arriva al cinema con almeno dieci anni di ritardo rispetto ai romanzi e che quella sociologicamente più matura e avvertita di Pohl, Sheckley, Asimov, Heinlein o Dick, in pratica, non c’è neppure mai arrivata. O se ci arriva perde le sue occasioni con film inutilmente pretenziosi come Zardoz.  Non aspettiamoci quindi troppo – è il sottinteso – da Hollywood (ma ancora meno dai francesi). Chi si aspettasse però il semplice panegirico di 2001 Odissea nello spazio a beneficio dell’amato Kubrick resterà deluso. Con annotazioni secche al Fahrenheit di Truffaut non perdona l’umanesimo fradicio del film, inferiore, dice, anche al romanzo, cui preferisce nettamente la serie di Quatermass o il Losey distopico di Damned. Tra i nuovi autori mostra di apprezzare Michael Crichton (Westworld, Il Terminale Uomo), come sceneggiatore e come regista, per “la maggiore complessità tematica e ideologica”.  Tra i sottogeneri guarda a film “tosti” come 2022: i sopravvissuti da cui si evince il disagio per il capitalismo yankee del tempo. Un giudizio a parte meriterebbero poi le “definizioni” che Fofi annota a margine di articoli letti e ritagli di interviste, un corposo zibaldone di idee e opinioni altrui, che sembra alludere a un metodo abituale di lavoro e di navigazione, a quel vero e proprio sistema di avanzamento e di autocorrezione dal basso che caratterizza l’attivismo dell’autore.

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