Goffredo Fofi, Marcello Flores / Fantascienza da Cineforum
Dopo il cinema del fronte popolare e quello dei divi di Hollywood, CUE prosegue
la ristampa dei saggi cinematografici di Goffredo Fofi con questo quaderno
dedicato al cinema di fantascienza che il critico pubblicò per A.I.A.C.E
(Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai) nel 1975. Il testo è diviso in tre
parti, un breve prologo sui rapporti tra letteratura e cinema fantascientifici,
scritto a quattro mani con lo storico Marcello Flores; una raccolta di
“definizioni”, cioè di frammenti riconducibili a registi, critici, pensatori su
tematiche science fiction (si va da Fritz Lang a Edgar Morin a James Ballard);
infine, una serie di annotazioni in ordine cronologico a proposito di film
fantastici e di fantascienza definiti “rilevanti” nella storia del cinema
(1902-1974).
Come si sarà già intuito, i tre testi, di carattere critico compilativo,
restituiscono soprattutto l’immediatezza e la discontinuità di riflessioni colte
al volo e messe in circolo attraverso la rete dell’attivismo cinematografico
militante. Cinema e fantascienza va infatti contestualizzato nel fenomeno dei
cineforum e dei cinema d’essai – del cinema “impegnato” e di qualità – che alla
metà degli anni ’70, grazie a un robusto movimento dal basso, riceveva la spinta
che gli consentirà di attraversare relativamente incolume la crisi degli anni
’80-’90.
È significativo che in questo contesto, Fofi guardi qui a un genere popolare e
pulp come la fantascienza, al tempo negletto e per lo più schifato dalla
borghesia più retrograda, in voga tra italiche le gerarchie culturali. Certo,
parliamo di un approccio largamente rudimentale, storiograficamente
approssimativo. È un Fofi non ancora quarantenne in un mondo pre-VHS dove
soltanto l’anzianità, e quindi il numero di film visti nei festival, poteva
garantire la competenza di un critico. Così, mentre, misteriosamente, tra i suoi
appunti sciolti non trovano spazio classici come La cosa, Il giorno dei Trifidi
o L’invasione degli Ultracorpi, ci si può imbattere invece in un assortimento
che in ordine sparso spazia da Dr. No a Batman, da Chris Marker a Marco Ferreri,
dalla curiosità per gli exploit produttivi di Antonio Margheriti all’elogio
sperticato de Gli Uccelli (“il miglior film di Hitchcock”).
I giudizi di Fofi sono in genere ponderati ma per lo più senza appello, a
partire dalla considerazione più generale che la fantascienza arriva al cinema
con almeno dieci anni di ritardo rispetto ai romanzi e che quella
sociologicamente più matura e avvertita di Pohl, Sheckley, Asimov, Heinlein o
Dick, in pratica, non c’è neppure mai arrivata. O se ci arriva perde le sue
occasioni con film inutilmente pretenziosi come Zardoz. Non aspettiamoci quindi
troppo – è il sottinteso – da Hollywood (ma ancora meno dai francesi). Chi si
aspettasse però il semplice panegirico di 2001 Odissea nello spazio a beneficio
dell’amato Kubrick resterà deluso. Con annotazioni secche al Fahrenheit di
Truffaut non perdona l’umanesimo fradicio del film, inferiore, dice, anche al
romanzo, cui preferisce nettamente la serie di Quatermass o il Losey distopico
di Damned. Tra i nuovi autori mostra di apprezzare Michael Crichton (Westworld,
Il Terminale Uomo), come sceneggiatore e come regista, per “la maggiore
complessità tematica e ideologica”. Tra i sottogeneri guarda a film “tosti”
come 2022: i sopravvissuti da cui si evince il disagio per il capitalismo yankee
del tempo. Un giudizio a parte meriterebbero poi le “definizioni” che Fofi
annota a margine di articoli letti e ritagli di interviste, un corposo zibaldone
di idee e opinioni altrui, che sembra alludere a un metodo abituale di lavoro e
di navigazione, a quel vero e proprio sistema di avanzamento e di autocorrezione
dal basso che caratterizza l’attivismo dell’autore.
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