Crescono le rinnovabili, ma restano i ritardi su obiettivo 2030. Il nuovo studio di Legambiente

Pressenza - Thursday, May 28, 2026

In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7%, passando dal 33,9% nel 2015 al 41,1% nel 2025 e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico, seguito da idroelettrico, eolico e geotermia. Una crescita nel complesso lenta ma importante, che però deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci, sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040.

A chiederlo è Legambiente, che ha presentato il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, media partner La Nuova Ecologia, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta, su cui a oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna, dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite. Ai dati sui dieci anni si affiancano quelli del 2026 (fonte Terna): a marzo 2026 nella Penisola il solare fotovoltaico raggiunge quota 44.878 MW di potenza installata, pari al 53,9% del totale delle rinnovabili. Questa tecnologia per la prima volta è arrivata a superare, rispetto ai consumi, il contributo di tutte le fonti rinnovabili, contribuendo con il 14,2% – era l’11,3% lo scorso anno – e superando anche una fonte storica come quella dell’idroelettrico, che nel 2025 si ferma a quota 13,3% (era il 16,8% nel 2024).

Il Paese si conferma anche in prima linea nei sistemi di accumulo: a marzo 2026 installati 918.971 impianti di accumulo per 7.803 MW di potenza.  L’Italia, inoltre, è terza in Europa per numeri di occupati nel settore delle rinnovabili – 228.900 (dati 2023). Di questi, 135.900 sono impiegati nel settore delle pompe di calore, settore nel quale la Penisola detiene il primato assoluto per il loro impiego tra i Paesi UE.

Eppure il governo, sottolinea Legambiente, continua a foraggiare le fonti fossili e a puntare su un ritorno al nucleare a discapito delle rinnovabili, dimenticando i 2,4 milioni di famiglie che vivono in povertà energetica. A fine marzo 2026 il Paese ha raggiunto appena il 33,2% dell’obiettivo complessivo 2030. Mancano ancora all’appello 53.469 MW da aggiungere entro i prossimi 5 anni e mezzo e, continuando con la media di installazione mantenuta tra il 2021 ed il 2025, il Paese rischia di arrivarci tra 10,7 anni, con ben 5,7 anni di ritardo. Un dato preoccupante se si ragiona anche in termini di posti di lavoro a rischio a causa dei continui ritardi. Secondo uno studio Svimez, il raggiungimento degli obiettivi 2030 potrebbe portare, solo nel Mezzogiorno, alla nascita di 73mila nuovi posti di lavoro, di cui 15mila under 35, trattenendo sui territori competenze e conoscenze e fermando il trend delle migrazioni dal Sud e dalle Isole che tra il 2022 e il 2024 ha coinvolto oltre 106mila giovani.

Legambiente punta il dito anche contro i ritardi dell’entrata in vigore dei prezzi zonali e dinamici: “Garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali e dinamici, legati alle diverse aree di mercato che devono sostituire al più presto il prezzo unico nazionale index GME in modo da ridurre i costi in bolletta per imprese e famiglie e valorizzando quelle aree del Paese in cui le rinnovabili danno un maggior contributo. A tal proposito, occorre eliminare al più presto il corrispettivo aggiuntivo stabilito da Arera che unifica i prezzi a livello nazionale, ma anche stimolare e aiutare le imprese, a partire da quelle del nord, verso contratti PPA con impianti a fonti rinnovabili al fine di ridurre i costi energetici. A questo va aggiunto lo scorporo nel prezzo finale tra gas e rinnovabili, strumento strategico per dare ai territori e ai cittadini una risposta immediata sul valore delle rinnovabili nei territori”.

Alla luce della fotografia scattata dallo studio “Italia Rinnovabile”, Legambiente rilancia al governo 15 proposte, suddivise in quattro macro aree di intervento, chiedendo di sbloccare gli iter autorizzativi (prevedendo più risorse, tempi certi e procedure efficienti); di accelerare la transizione (più rinnovabili, più repowering, più investimenti sulla rete); di ridurre i costi energetici (introducendo i prezzi zonali, promuovendo contratti PPA con rinnovabili, scorporare nel prezzo finale la componente gas da quelle rinnovabili); di coinvolgere i cittadini in processi partecipativi uscendo dalle fonti fossili  e avviando  anche una politica di riqualificazione degli edifici in linea con la direttiva EPBD sulle case green, con incentivi a tutte le famiglie, in primis a quelle più bisognose.

È, inoltre, fondamentale replicare quelle buone pratiche che arrivano dal Paese come le undici storie simbolo mappate da Legambiente. Legambiente ha anche mappato con Italia Rinnovabile 11 storie nazionali che ben raccontano i vantaggi diretti che le fonti pulite portano nei territori rispondendo alla domanda: “A me che cosa me ne viene?”: da Trino, in provincia di Vercelli, dove si trova il più grande parco solare del Nord Italia nato sull’area di una ex centrale nucleare, alla scommessa vinta in Campania dal piccolo Comune di Lacedonia (AV) dove un hub eolico crea nuova occupazione giovane e qualificata. Dalla provincia di Teramo, dove a Torre San Rocco, 40 ettari di fotovoltaico portano benefici alla comunità, tra cui contratti di fornitura elettrica agevolata, alla provincia di Siena, dove un impianto trasforma i pannelli fotovoltaici a fine vita in nuove risorse, per arrivare a Lendinara, in provincia di Rovigo, dove le fonti pulite svolgono un ruolo decisivo nella rigenerazione dei territori, trasformando aree degradate e a rischio sanitario in risorse per il futuro, solo per citarne alcune.

Qui il Report di Legambiente: https://admin.legambiente.it:8080/wp-content/uploads/2026/05/Report-Italia-Rinnovabile-2026.pdf.

 

Giovanni Caprio