La pace non è scontata, serve organizzazione, formazione, serve il Ministero della Pace

Pressenza - Tuesday, May 26, 2026

Per fare la guerra occorrono preparazione, addestramento, investimenti, strutture permanenti. Per la pace, invece, raramente pensiamo a istituzioni, formazione o governance. Il libro Ministero della Pace. Una scelta di futuro di Laila Simoncelli, prova a rovesciare proprio questa prospettiva. Nessuno immaginerebbe di fare la guerra con un esercito improvvisato. Eppure, quando si parla di costruzione della pace, il linguaggio cambia registro: la pace viene evocata come ideale etico o auspicio morale, raramente come responsabilità pubblica da costruire. Il libro di Simoncelli cerca di spostare la pace dal terreno dell’auspicio a quello della progettazione pubblica. L’idea del Ministero della Pace nasce da una intuizione di Oreste Benzi che nel 1994 scriveva al presidente del Consiglio incaricato: «gli uomini hanno sempre organizzato la guerra. È arrivata l’ora di organizzare la pace». Una frase che oggi, nel pieno di una stagione segnata dal riarmo globale e dalla normalizzazione del conflitto, appare meno utopica di quanto potesse sembrare trent’anni fa.

Il volume, pubblicato da Sempre Editore e promosso dalla campagna nazionale Ministero della Pace, cerca di trasformare una visione ideale in proposta concreta di governance. Ed è forse qui il suo elemento più interessante: evitare la retorica generica sulla pace per entrare nel terreno delle politiche pubbliche, dell’organizzazione amministrativa e della formazione civile.

Simoncelli insiste su un punto decisivo: la pace è una “competenza complessa”. Non nasce spontaneamente. Va imparata, coltivata, strutturata. Così come esistono scuole militari, strategie di sicurezza e apparati di difesa, dovrebbero esistere percorsi permanenti di educazione alla mediazione, alla trasformazione dei conflitti, alla comunicazione non violenta e alla cooperazione sociale. Durante la presentazione al Salone, l’autrice ha osservato che «la guerra ha budget, bilanci e programmazione, mentre chi vuole la pace spesso si limita a sventolare bandiere».

Il libro propone un Ministero della Pace non come struttura simbolica aggiuntiva, ma come “cabina di regia della nonviolenza”, capace di coordinare ambiti oggi frammentati: educazione, difesa civile non armata, giustizia riparativa, riconversione dell’industria bellica, diritti umani, economia civile. Le “cinque rotte” indicate nel sottotitolo diventano così un tentativo di ripensare la sicurezza oltre il solo paradigma militare. Resta aperta la domanda sulla reale praticabilità di un Ministero della Pace dentro gli equilibri geopolitici contemporanei dove un Paese come gli Stati Uniti ha invece istituito un Ministero della Guerra. Eppure, se la guerra è stata storicamente organizzata, finanziata e insegnata, allora anche la pace può diventare oggetto di pianificazione, preparazione civica e e responsabilità istituzionale.

In un tempo in cui il futuro viene spesso immaginato attraverso il linguaggio della paura, del riarmo e della contrapposizione, Ministero della Pace prova a restituire spazio a una diversa idea di domani: una società in cui la pace non sia affidata soltanto agli appelli morali o alla buona volontà, ma diventi una competenza collettiva, una scelta politica e un orizzonte concreto di convivenza.

Per informazioni sulla campagna nazionale Ministero della Pace: https://www.ministerodellapace.org/

Intervista all’autrice Laila Simoncelli: https://www.pressenza.com/it/2025/05/il-ministero-della-pace-una-scelta-di-futuro-intervista-a-laila-simoncelli/

Fabrizio Floris