La pace non è scontata, serve organizzazione, formazione, serve il Ministero della Pace
Per fare la guerra occorrono preparazione, addestramento, investimenti,
strutture permanenti. Per la pace, invece, raramente pensiamo a istituzioni,
formazione o governance. Il libro Ministero della Pace. Una scelta di futuro di
Laila Simoncelli, prova a rovesciare proprio questa prospettiva. Nessuno
immaginerebbe di fare la guerra con un esercito improvvisato. Eppure, quando si
parla di costruzione della pace, il linguaggio cambia registro: la pace viene
evocata come ideale etico o auspicio morale, raramente come responsabilità
pubblica da costruire. Il libro di Simoncelli cerca di spostare la pace dal
terreno dell’auspicio a quello della progettazione pubblica. L’idea del
Ministero della Pace nasce da una intuizione di Oreste Benzi che nel 1994
scriveva al presidente del Consiglio incaricato: «gli uomini hanno sempre
organizzato la guerra. È arrivata l’ora di organizzare la pace». Una frase che
oggi, nel pieno di una stagione segnata dal riarmo globale e dalla
normalizzazione del conflitto, appare meno utopica di quanto potesse sembrare
trent’anni fa.
Il volume, pubblicato da Sempre Editore e promosso dalla campagna nazionale
Ministero della Pace, cerca di trasformare una visione ideale in proposta
concreta di governance. Ed è forse qui il suo elemento più interessante: evitare
la retorica generica sulla pace per entrare nel terreno delle politiche
pubbliche, dell’organizzazione amministrativa e della formazione civile.
Simoncelli insiste su un punto decisivo: la pace è una “competenza complessa”.
Non nasce spontaneamente. Va imparata, coltivata, strutturata. Così come
esistono scuole militari, strategie di sicurezza e apparati di difesa,
dovrebbero esistere percorsi permanenti di educazione alla mediazione, alla
trasformazione dei conflitti, alla comunicazione non violenta e alla
cooperazione sociale. Durante la presentazione al Salone, l’autrice ha osservato
che «la guerra ha budget, bilanci e programmazione, mentre chi vuole la pace
spesso si limita a sventolare bandiere».
Il libro propone un Ministero della Pace non come struttura simbolica
aggiuntiva, ma come “cabina di regia della nonviolenza”, capace di coordinare
ambiti oggi frammentati: educazione, difesa civile non armata, giustizia
riparativa, riconversione dell’industria bellica, diritti umani, economia
civile. Le “cinque rotte” indicate nel sottotitolo diventano così un tentativo
di ripensare la sicurezza oltre il solo paradigma militare. Resta aperta la
domanda sulla reale praticabilità di un Ministero della Pace dentro gli
equilibri geopolitici contemporanei dove un Paese come gli Stati Uniti ha invece
istituito un Ministero della Guerra. Eppure, se la guerra è stata storicamente
organizzata, finanziata e insegnata, allora anche la pace può diventare oggetto
di pianificazione, preparazione civica e e responsabilità istituzionale.
In un tempo in cui il futuro viene spesso immaginato attraverso il linguaggio
della paura, del riarmo e della contrapposizione, Ministero della Pace prova a
restituire spazio a una diversa idea di domani: una società in cui la pace non
sia affidata soltanto agli appelli morali o alla buona volontà, ma diventi una
competenza collettiva, una scelta politica e un orizzonte concreto di
convivenza.
Per informazioni sulla campagna nazionale Ministero della Pace:
https://www.ministerodellapace.org/
Intervista all’autrice Laila Simoncelli:
https://www.pressenza.com/it/2025/05/il-ministero-della-pace-una-scelta-di-futuro-intervista-a-laila-simoncelli/
Fabrizio Floris