In Italia cresce il tempo dedicato alla musica

Pressenza - Monday, May 25, 2026

Il rapporto tra la musica e il pubblico italiano è più solido che mai: lo svelta il Music Engagement Study 2026, la nuova ricerca della Federazione Industria Musicale Italiana – FIMI che offre una fotografia aggiornata delle abitudini di ascolto e del ruolo che la musica riveste nella vita quotidiana degli italiani. La ricerca, realizzata da Sparks of Fire Consulting per FIMI, evidenzia come la musica continui a occupare una posizione centrale nell’esperienza culturale degli italiani: nell’ultimo anno, infatti, il tempo medio dedicato all’ascolto ha raggiunto 21,9 ore settimanali, in crescita del 15% rispetto a cinque anni fa.

Una quota significativa di questa fruizione avviene attraverso piattaforme digitali: circa la metà dell’ascolto si concentra infatti su servizi di audio e video streaming, che si confermano i principali canali di accesso alla musica. Accanto all’ascolto, la ricerca mette inoltre in luce come la scoperta di nuova musica sia sempre più influenzata dagli ambienti digitali e sociali. Se per le generazioni più adulte, infatti, radio e passaparola restano canali di riferimento, tra i giovani sono i social media ad assumere un ruolo determinante ed è in particolare TikTok a emergere come uno dei principali driver, confermando il crescente intreccio tra consumo musicale e piattaforme di intrattenimento digitale. Per oltre la metà dei consumatori la musica rappresenta un elemento centrale nell’utilizzo di TikTok. In particolare, il 25% considera la presenza dei brani molto importante o essenziale per l’esperienza sul social. I fan di musica scoprono nuovi artisti o nuovi brani su Spotify principalmente grazie alle classifiche, ai suggerimenti della piattaforma e alla sezione related artist.

Il report evidenzia anche la rilevanza economica della musica per i consumatori italiani, con una spesa media mensile destinata a prodotti ed esperienze legate alla musica che si attesta a 57 euro (per l’acquisto di prodotti musicali, come vinili, cd e abbonamenti streaming; esperienze, come concerti e festival; o articoli legati agli artisti, come libri, vestiti e poster. In generale, il numero medio di attività musicali in cui si spendono soldi sono 2.5), un dato che cresce sensibilmente tra i consumatori più giovani e raggiunge livelli ancora più elevati tra i superfan, segmento che in Italia corrisponde al 12% dei consumatori e che conferma il forte valore economico e culturale dell’engagement musicale. I superfan sono gli appassionati di musica che interagiscono con i loro artisti preferiti attraverso più modalità: dall’acquisto di musica fisica e merchandising alla partecipazione ai concerti, passando per l’utilizzo di piattaforme streaming e social.

Dal report emerge inoltre con chiarezza anche il valore della musica come elemento di benessere personale e sociale: la maggioranza degli italiani, trasversalmente a tutte le fasce d’età, riconosce infatti alla musica un impatto positivo sulla salute mentale e sull’equilibrio quotidiano, sottolineandone la capacità di favorire il rilassamento e contribuire alla gestione di ansia e stress. Non poteva non essere analizzato, infine, il rapporto tra musica e intelligenza artificiale: sebbene gli italiani siano attenti alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, si dichiarano fortemente orientati a preservare il valore della creatività umana.

La musica generata dall’intelligenza artificiale non suscita l’interesse dei consumatori italiani, che però faticano a distinguere tra i brani creati dal talento umano e quelli integralmente sintetici. La maggioranza ritiene essenziale il contributo umano nel processo creativo musicale e sostiene l’introduzione di regole chiare in materia di trasparenza, etichettatura dei contenuti generati artificialmente e utilizzo di opere protette per l’addestramento dei sistemi di AI.

La radio è il media principale per l’ascolto di musica in Italia, con un tasso di coinvolgimento crescente con l’aumentare dell’età. Nel complesso, l’84% dei consumatori afferma di ascoltare la radio, con un picco del 90% nella fascia 45-54 anni.

Il Music Engagement Study 2026, ha sottolineato Enzo Mazza, CEO FIMI, conferma come la musica sia un elemento strutturale della vita culturale e sociale del Paese, capace di accompagnare le persone in ogni fase della giornata, di costituire una componente significativa del loro benessere individuale e di evolversi insieme alle tecnologie e alle modalità di fruizione. I risultati mostrano un settore dinamico, in cui innovazione e creatività continuano a rappresentare i pilastri dello sviluppo dell’industria musicale”,

Qui il Rapporto: https://www.fimi.it/wp-content/uploads/2026/05/MES-2026.pdf.

Giovanni Caprio