Tag - musica

Non del tutto umano, non del tutto macchina
Genealogia dell’inganno artistico: per provare a interrogare la musica generata dall’intelligenza artificiale. Riemerge oggi un problema di autorialità e fiducia: il valore dell’arte… L'articolo Non del tutto umano, non del tutto macchina sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
July 17, 2026
L'INDISCRETO
[2026-07-18] CENA BENEFIT E MUSICA ACUSTICA @ Spazio Anarchico 19 Luglio
CENA BENEFIT E MUSICA ACUSTICA Spazio Anarchico 19 Luglio - Via Rocco da Cesinale, 18, 00154 Roma RM (sabato, 18 luglio 20:00) CENA BENEFIT E MUSICA ACUSTICA Sabato 18 luglio abbiamo organizzato una cena benefit alle ore 20:30 allo Spazio Anarchico 19 Luglio in via Rocco da Cesinale 16 a garbatella (metro B). Una serata di chiacchiere e convivialità con intervalli musicali in acustico.  Vi aspettiamo per un brindisi estivo! (A) sottoscrizione libera Gruppo Anarchico C. Cafiero FAI Roma www.cafierofairoma.wordpress.com
July 11, 2026
Gancio de Roma
Jesi: l’innovazione culturale abita al Campo Boario
“Sbirro infame rivolta la mia stanza. Elicottero sorveglia la mia casa”. La memoria fresca della più imponente ed eclatante operazione di polizia che la città di Jesi abbia conosciuto da sempre, risuona triste e lugubre nelle immagini e nel testo di “TOSSICO”: il nuovo video trapper di IHEB, il giovane artista jesino, finito anche lui con altri ragazzi qualche mese fa nelle cronache giudiziarie locali. Dal 9 luglio questo prodotto musicale, girato a febbraio, è in rete sui vari canali social e Youtube.  “Si tratta della vita che si vive a Jesi più che altro al Boario – spiega IHEB – nessuno vede i nostri sforzi che proviamo a cantare per fare qualcosa di nuovo, invece che spacciare e continuare nella strada sbagliata. Voglio cambiare vita parlando di quello che ho vissuto in passato”.  BOARIO#1 era stato il videoclip che a gennaio scorso aveva scatenato in città un clima da apertura di Apocalypse Now Redux. Il sorvolo dell’elicottero dei Carabinieri, fatto decollare appositamente da Pescara all’alba del 31 gennaio, che aveva tirato giù dal letto il quartiere San Giuseppe, la zona del Campo Boario e buona parte della città, le perquisizioni effettuate a casa dei ragazzi del Campo Boario, volanti, pattugliamenti, posti di blocco, con relative denunce, si sono risolti poi con tre ‘avvisi orali’ emessi dal Questore di Ancona. ‘TOSSICO’ è un prodotto musicale di buona qualità, che con il linguaggio trapper, forte e provocatorio, ci racconta una verità di fondo con la quale la nostra ipocrisia preferisce non fare i conti. Che se da una parte la cocaina c’è chi la vende, e spesso questi arrivano dalle periferie sociali delle città, dall’altra c’è qualcuno che la compra, spesso uscendo da case che stanno in centro e nei quartieri residenziali. “Il crack lo cerca solo il mostro. Tu sei solo un tossico. Tu vuoi solo un po’ di coca, un po’ di strisce per sentirti più forte, bro”, è un passaggio del testo della canzone. E’ strana e complessa la vita di una città. In quel quartiere di Jesi in cui negli anni, l’evoluzione urbanistica e abitativa della città, oltre che la demografia, hanno modificato molto le dinamiche quotidiane, convivono oggi germi di interessanti proposte culturali,  desiderio di integrazione e riscatto sociale, assieme a fenomeni di microcriminalità.  Una realtà in cui la luce in mezzo a  troppo buio è rappresentata da un Istituto Comprensivo, il “Federico II”; una scuola modello ed esemplare che da anni favorisce percorsi di integrazione, spesso anche surrogando altre istituzioni, laiche e religiose, che dovrebbero farlo al pari.  Ma che anch’essa è diventata ormai, assieme al resto del quartiere, oggetto dello stigma e di un costruendo apartheid strisciante di buona parte del resto della città; è bastata semplicemente infatti il 27 marzo una pistola che schizza l’acqua  (quelle con cui tutti abbiamo giocato d’estate da bambini) e la ricerca del clickbait della stampa locale, per far buttare di nuovo palate di fango sulla dirigenza scolastica e sugli insegnanti.  Jesi è da un po’ di tempo una realtà sballottata da una parte tra il soffio  delle parole degli haters del mainstream, del pensiero poliziesco e securitario di una certa politica, e dall’altra dall’incapacità di una parte politica di incarnare fino in fondo, con il rischio delle conseguenze, l’”I care’ di don Milani”; sempre solamente citato e spesso a sproposito.  “Questo Stato ha rovinato i nostri sogni”, è il duro giudizio che emerge dal testo della canzone. Falso, vero in parte, vero del tutto? Certo è che nelle nostre città, ormai si preferiscono spendere ogni anno decine di migliaia di euro pubblici per incarichi a professionisti della comunicazione turistica e del city brand, anziché per dei mediatori culturali e operatori di strada che favoriscano processi di emersione e integrazione. Delegando una funzione propria delle municipalità a chi, per titolarità, non può che svolgerla con il criterio dell’ordine pubblico e il metodo della repressione.  Questo porta in generale a ritrovarsi nel tempo città sempre più smembrate, conflittuali, in cui la marginalità abita sia nelle periferie che nelle ZTL. Città in cui è assente da tempo una progettualità culturale; ed in cui, paradossalmente, come nel caso di Jesi, il progetto culturale più innovativo dopo anni alla fine è un video trapper come quello del giovane jesino IHEB. Leonardo Animali
July 10, 2026
Pressenza
L’estate dell’ascolto: in Emilia-Romagna la musica riscopre la natura, la storia e la cura dell’umano
Da Rimini a Ravenna, fino alla pianura bolognese, una rete di rassegne culturali prestigiose propone un’alternativa etica ai mega-concerti della riviera, il cui impatto antropico mette a rischio habitat dunali e specie protette. Al centro: l’ecologia profonda, la sorellanza e la cura degli spazi comunitari. C’è un’Emilia-Romagna estiva che sfugge alle logiche del turismo di massa, del consumo rapido e dell’intrattenimento rumoroso. È un’area geografica e culturale che, nel mese di luglio, si riscopre legata da un filo invisibile: quello dell’ascolto profondo, dell’intimità e della cura reciproca tra l’essere umano e l’ambiente che lo ospita. Attraverso formati che uniscono la ricerca musicale, la cura dell’umano e dell’ambiente, diverse rassegne nelle province di Rimini, Ravenna e Bologna stanno tracciando una mappa della resistenza culturale, dimostrando come l’arte possa farsi custode del territorio e delle relazioni umane. Sintonizzarsi con la biosfera: il gemellaggio tra “In mezzo scorre il fiume” e “Altissime Voci” Il primo esempio di questa sinergia si manifesta sabato 11 luglio nell’incantevole e protetta cornice dell’Oasi del Quadrone a Medicina (BO), con l’evento Voci d’Acqua: voci d’acqua e sinfonie selvatiche. Non si tratta di un concerto tradizionale, ma di un’escursione sensoriale itinerante e completamente acustica (unplugged) che prenderà il via alle prime luci dell’alba, alle ore 07:00, da località La Vallona. L’appuntamento nasce dal gemellaggio artistico e d’intenti tra due festival regionali improntati all’ecologia profonda: In mezzo scorre il fiume, diretto dalla cantante e ricercatrice Luisa Cottifogli, e Altissime Voci – Festival Musicale tra Terra e Cielo, ideato e guidato da Arianna Lanci, mezzosoprano e responsabile LIPU di Rimini. L’evento vedrà le due artiste e direttrici fondere le proprie voci in un dialogo intimo con il paesaggio sonoro dell’oasi, muovendosi tra le tradizioni locali delle mondine, la poesia e l’improvvisazione vocale. La collaborazione con il Corpo Guardie Ambientali Metropolitane sottolinea la natura non solo artistica, ma civica dell’iniziativa. È l’espressione di una “sorellanza” che mette al centro la custodia della Terra, ricordando alla comunità l’interconnessione profonda tra uomo e biodiversità. Spazi restituiti alla comunità: la memoria sul colle di Rimini Spostandosi verso la costa, ma salendo sui colli di Covignano che dominano la riviera, la cura dell’umano e la valorizzazione del territorio trovano spazio nella seconda edizione di Serate al Colle – Tra cinema, storie e stelle. Promossa dall’Associazione Roveto Ardente APS con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza il rinnovato giardino dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”, la rassegna trasforma questo spazio verde in un avamposto di dialogo, silenzio e riflessione collettiva. L’iniziativa anima l’estate riminese attraverso un percorso culturale articolato in cinque giovedì a ingresso gratuito durante tutto il mese di luglio. Il calendario propone un’eterogeneità di linguaggi che spazia dal cinema d’autore all’approfondimento artistico: dopo l’apertura del 2 luglio dedicata alla proiezione di Leggere Lolita a Teheran, il programma prosegue il 9 luglio con un focus incentrato su Giotto e il fumetto. Il 16 luglio la rassegna culmina nell’intreccio narrativo-musicale dello spettacolo L’ascoltastorie, per poi riprendere con la settima arte il 23 luglio con Appuntamento a Land’s End e concludersi il 30 luglio con la pellicola L’Orchestra Stonata. Un mosaico di appuntamenti ideato per riscoprire la dimensione comunitaria e il valore civico della condivisione all’aria aperta. Archeologia della musica  Il viaggio attraverso questa estate dell’ascolto prosegue nel territorio ravennate con un pilastro della programmazione concertistica estiva: la rassegna I luoghi dello Spirito e del Tempo. Attiva da oltre trent’anni e inserita nel prestigioso network europeo REMA (Early Music in Europe), questa manifestazione si distingue per la sua capacità di fondere l’archeologia musicale con la valorizzazione del patrimonio monumentale romagnolo. Organizzato dal Collegium Musicum Classense, il festival persegue l’obiettivo etico di aprire al pubblico cortili, chiese e palazzi storici normalmente non visitabili, trasformandoli in culle di memoria e condivisione. È in questa imponente cornice che giovedì 30 luglio, alle ore 21:00, il cinquecentesco cortile di Palazzo Grossi a Castiglione di Ravenna ospiterà il Trio Lympha con il concerto Harmonia Mundi: il canto degli elementi. Attraverso l’uso di strumenti antichi e rari come il salterio e la nyckelharpa, uniti a percussioni e canti corali, la formazione proporrà un raffinato programma in cui la musica antica si fonde con le tradizioni popolari del mondo. Il filo conduttore della serata sarà il “battito degli elementi”, un concetto filosofico e sonoro capace di legare il misticismo medievale di Ildegarda di Bingen ai canti dei nativi americani. L’evento, ad ingresso a offerta libera, intende dimostrare come le radici musicali di culture, geografie e secoli apparentemente distanti rispondano allo stesso identico stimolo ancestrale: la vibrazione del cosmo e la profonda relazione spirituale tra l’essere umano e la natura. Un modello culturale per il futuro Cosa unisce, dunque, l’alba di Medicina, il giardino comunitario di Rimini e i palazzi storici del ravennate? La risposta risiede nella decostruzione del classico “grande evento” spettacolare a favore di una dimensione più intima, etica e sostenibile. Si avverte la necessità di porre un’alternativa ai mega-concerti che ogni estate si insediano sui litorali: appuntamenti di massa che rischiano di compromettere l’equilibrio delle delicate aree dunali, ecosistemi fragili dove la tutela della biodiversità — come la salvaguardia dei pulli di fratino o la protezione dei nidi di tartaruga marina — dovrebbe essere la priorità assoluta. Un precedente virtuoso in questa direzione viene tracciato ogni anno a giugno da Into the Blue – Sea Life Fest. Giunto nel 2026 alla sua sesta edizione, il festival organizzato da Fondazione Cetacea tra Rimini e Riccione è nato proprio per promuovere la coesistenza sostenibile tra le attività umane e la biologia marina. In questo panorama, tutti i festival citati non si limitano all’aspetto concertistico, ma propongono una musica concepita come strumento di connessione profonda, promuovendo cultura a 360 gradi. Le esecuzioni sonore si arricchiscono così, di volta in volta, di momenti emozionanti che uniscono ricerca (etnomusicologica o scientifica), alternandosi a seminari, conferenze di approfondimento, letture drammatizzate e poesia, offrendo al pubblico occasioni plurali di riflessione. Queste rassegne dimostrano che la musica e l’arte non devono necessariamente consumare il territorio che le ospita, ma possono valorizzarlo, proteggerlo e spiegarlo. In un momento storico segnato da forti crisi ambientali e sociali, in cui l’antropizzazione dei litorali mette a dura prova gli habitat costieri, e in cui tra cementificazione e taglio di alberi si mettono a rischio di alluvioni intere città, l’alleanza tra festival artistici regionali, il supporto reciproco tra artiste impegnate nel sociale e la scelta di dare spazio alla fragilità umana offrono un modello culturale necessario. In un paese in cui molti lavoratori dello spettacolo, per riuscire a sopravvivere, scelgono il silenzio o una “neutralità” che non li esponga pur di non scontentare i committenti per arrivare a fine mese, il successo di queste rassegne lancia un segnale potente. La loro crescente affluenza di pubblico non ha nulla a che fare con i grandi eventi commerciali di massa, rappresenta, al contrario, l’espansione di una comunità consapevole che cerca risposte e condivisione. In Emilia Romagna quest’estate la musica ci invita a fermarci e ad ascoltare, per meditare sul nostro passato… E sul futuro che vogliamo dipingere insieme. Per conoscere tutti gli appuntamenti delle Rassegne musicali citate: * In mezzo scorre il fiume: Per consultare il calendario completo della VII edizione del festival itinerante tra arte, musica e natura guidato da Luisa Cottifogli, è disponibile il portale ufficiale di In mezzo scorre il fiume. * Altissime Voci: Il programma completo del festival musicale dedicato ai rondoni e alla biodiversità urbana, ideato e diretto da Arianna Lanci, si trova sulla pagina Facebook Altissime Voci 2026 * Serate al Colle: Il cartellone completo dei cinque giovedì culturali ospitati nel giardino del Seminario vescovile sul colle di Covignano è raggiungibile sul portale dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”, * I luoghi dello spirito e del tempo: Per esplorare i trent’anni di storia della rassegna europea di musica antica e la scheda del concerto del 30 luglio a Palazzo Grossi, è possibile visitare il sito ufficiale: Collegium Musicum Classense o la pagina Facebook de I luoghi dello spirito e del tempo. * Into the Blue – Sea Life Fest: Per documentarsi sulle attività di salvaguardia della fauna marina romagnola e sui dettagli del festival sulla coesistenza balneare svoltosi a giugno, le informazioni ufficiali e i report dei nidi protetti sono pubblicati direttamente sul sito di Fondazione Cetacea. Redazione Italia
July 10, 2026
Pressenza
[2026-07-10] LOCUSTE @ CSOA Forte Prenestino
LOCUSTE CSOA Forte Prenestino - via Federico delpino, Roma, Italy (venerdì, 10 luglio 19:00) Riempiranno le tue case e quelle dei tuoi ministri, occuperanno tutto il terreno del paese e divoreranno tutto il raccolto, cosa che la tua generazione non vide mai né tantomeno quelle precedenti Le cavallette hanno una caratteristica davvero eccezionale. Si tratta di un animale schivo, che conduce la propria esistenza in modo solitario. Tuttavia, in determinate condizioni cambia la propria natura. Il contatto ripetuto con altri esemplari della stessa specie innesca un processo di trasformazione: il corpo degli insetti muta visibilmente, così come il loro atteggiamento, che si fa collettivo e, al contempo, distruttivo. Le cavallette così riunite si trasformano in grandi sciami di locuste: un sol corpo poderoso che si muove famelico alla ricerca spasmodica di cibo. In modo del tutto imprevedibile, anche dopo decenni di assenza, le locuste sono in grado di porre una sfida inaudita all'essere umano e alle sue proprietà, compiendo qualcosa che per la schiva cavalletta sembrava impensabile. LOCUSTE vuole richiamare questo rapporto tra farsi collettività, potere trasformativo della vicinanza corporea e mentale e distruzione gioiosa; la forza, l'imprevedibilità e la pericolosità dello stare insieme a stretto contatto. L'indagine sarà guidata dalla performance Critter del collettivo OUT OF LINE. Uno “spazio di apprendimento interspecie” in cui la trasformazione delle cavallette è intesa come movimento senza guida che “genera sistemi di orientamento non gerarchici, fondati non sulla stabilità ma sull'adattamento permanente". Il rapporto tra corpi, collettività e trasformazione è anche al centro della riflessione e delle pratiche del collettivo di Riduzione del rischio dal basso, che proporrà delle letture e un banchetto per l’intera durata dell’evento. Infine, questo legame sarà esplorato dalla musica. Le redazioni di Indispensa e di Rotation proporranno dei live e djsets che, muovendosi tra techno, dub e downtempo, accompagneranno i corpi danzanti fino a chiusura. LOCUSTE è un evento benefit per Radio Onda Rossa. Il ricavato dall’ingresso a sottoscrizione libera andrà quindi a sostegno delle casse di ROR. NB: durante l'evento le cucine del Forte saranno attive per la cena.
July 8, 2026
Gancio de Roma
[2026-07-09] Ivy Roots Night - festa di chiusura @ CSOA Ex-Snia
IVY ROOTS NIGHT - FESTA DI CHIUSURA CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (giovedì, 9 luglio 18:00) FINE STAGIONE — IVY ROOTS Si chiude la stagione in bellezza nella palestra IVY Roots  ci salutiamo alla nostra maniera tra ronchie, svase, ed esibizioni canore discutibili, ma prima di tutto vi presenteremo il libro di Marco Lapenna, un compagno di cordata e scrittore con il suo "Ruvido Tempo" per Momo Edizioni 18:30 → 21:00 Arrampicata libera + musica by Trix e Eddy 21:00 → 22:00 Presentazione "Ruvido Tempo" di Marco Lapenna, Momo Edizioni 22:00 → Karaoke pazzo Cibo  bevande  Merch In collab con Ex-Snia Ruvido Tempo — Marco Lapenna, Momo Edizioni 2026 Una distopia post-artificiale: il crollo dell'informatica ha spaccato il mondo in due. Le élite nella Cupola, tutti gli altri fuori. Umo, arrampicatore urbano cresciuto all'ombra della guerra civile, ha abbandonato il suo nucleo clandestino per sparire tra gli indesiderati. Ma la distopia non concede tregua — e il tempo sta per scadere. Fantascienza sociale su potere, memoria e resistenza. Verticale come una parete. #arrampicata #sportpopolare
July 7, 2026
Gancio de Roma
Perché disprezzare chi resiste?
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Antonio Cansino da Pixabay -------------------------------------------------------------------------------- Gentile Signor De Gregori, da antico fan mi sarei rivolto a Lei con il “tu”, ma questa è una lettera di un anziano signore a un altro anziano signore e preferisco la forma desueta e cortese del “lei” anche per sottolineare che si tratta di un ragionare su argomenti seri, che meritano il giusto distacco emotivo. Perché da parte mia l’emozione c’è e va raffreddata, tanto più che essa è stata la spinta principale che mi ha indotto a rivolgerLe queste righe. Il punto è che Sue dichiarazioni su Bruce Springsteen mi hanno causato un misto di sorpresa, delusione e amarezza, toccandomi nel profondo. Sono tra i molti e le molte che in questo mezzo secolo hanno legato i propri sentimenti, le proprie speranze, i propri sogni alle Sue canzoni. Ho pochi anni meno di Lei, l’ho ascoltata per la prima volta credo nel 1973 nella mia città, in tournée con Riccardo Cocciante e con Antonello Venditti, e in seguito ho amato particolarmente, e cantato, e suonato, alcune delle Sue canzoni perché erano belle ma anche e forse soprattutto perché stavano dentro un universo di valori che era lo stesso mio, lo confermavano e lo arricchivano. E questo all’epoca era molto importante. È vero che altri esprimevano in modo meno metaforico, più esplicito, l’adesione a quei valori e quello sguardo disincantato e amaro sulla realtà, ma nel Suo repertorio c’erano comunque cose meravigliose: Saigon, Cercando un altro Egitto, Pablo, Generale, Viva l’Italia, La storia. E poi i sodalizi con Caterina Bueno e con Giovanna Marini mi confermavano che tra Lei e un qualsiasi cantante di cassetta c’era un salto profondo. Lei sa bene che tra il pubblico e un artista della “popular music” – per usare un termine accademico – si sviluppa un rapporto affettivo, di fiducia, di identificazione. Emotivo. E così è stato il mio rapporto con Lei. Analogo e diverso rispetto a quello con altre artisti e altri artisti, ma comunque profondo. È questo rapporto che ho sentito improvvisamente incrinato dalle Sue parole. Con grande sorpresa, anzitutto, e poi con un senso di delusione. È stato come se una piccola parte del mio immaginario si fosse compromessa, come se avessi dovuto ammettere che quel piccolo pezzo di me stesso o era sbagliato da sempre o non funzionava più. Ma questi sono certamente affari miei, cose che riguardano me, il mio immaginario, i miei sentimenti. I sentimenti di uno delle tante centinaia di migliaia, forse milioni, di suoi fans. Che è normale e giusto che non La riguardino. Ma oltre alla sorpresa e alla delusione ho citato anche l’amarezza. E qui credo di dovermi spiegare bene perché questo riguarda anche Lei e il mondo intorno a noi. Lei in sostanza ha detto che Bruce Springsteen farebbe bene a cantare e basta, senza dare lezioncine dal palco perché quello non è il mestiere di un cantautore. E che Lei non ne dà perché non ha un’opinione precisa di quello che sta succedendo nel mondo, a Minneapoli, a Kiev, a Gaza. La seconda cosa mi sorprende, ma è del tutto ovvio che se non se la sente di parlare di cose su cui non ha un’opinione precisa il silenzio è la scelta migliore. Anzi, è una scelta particolarmente apprezzabile nell’ipertrofico e degradato mondo della comunicazione attuale. Il caso di Springsteen è però un caso diverso e su questo vorrei attirare per un attimo la Sua attenzione. Springsteen è un cittadino statunitense, profondamente legato al suo paese. Ed è un uomo, credo lo si possa dire senza timore di sbagliare, di “buoni sentimenti democratici” come si diceva una volta. Amante della libertà, della verità, della giustizia sociale, della convivenza pacifica tra esseri umani, tra nazioni, tra uomo e natura. Né più, né meno. Non un sovversivo, non un demagogo, non un arruffapopoli. Un buon cittadino, formato a quegli stessi nobili sentimenti universalistici che sono gli stessi scritti nella nostra Costituzione del 1948. E in quanto tale vede il suo paese, il paese che gli ha ispirato l’amore per la libertà, per la verità, eccetera, sprofondare in un baratro in cui tutti quei valori vengono stracciati e umiliati in un crescendo di corruzione e di crudeltà, e le persone che continuano a crederci vivono in condizioni di pericolo – anche fisico – crescente. Questi sono gli Stati Uniti di oggi, non sono un’altra cosa. E di fronte a quel baratro – che rischia di diventare lo stesso baratro di molti paesi europei, compreso il nostro – che fa, Bruce Springsteen? Resiste, resiste attivamente, invita alla resistenza, esalta chi si è sacrificato per resistere. Questo fa, con canzoni e con discorsi degni delle liriche delle sue canzoni. E lo fa, oggi, a suo rischio e pericolo. Perché essere contro Donald Trump può avere conseguenze molto pesanti, anche per un miliardario famoso nel mondo come Bruce Springsteen. Se le cose non cambiano, può significare il carcere, l’esilio, forse peggio. Ammirevole, io direi: Lei non pensa? Nel corso degli anni Lei ha cantato, ci ha cantato, “Viva l’Italia che resiste”. Non dubito che l’abbia fatto perché ci credeva. E allora perché additare al pubblico disprezzo qualcuno che resiste e che resiste coraggiosamente per gli stessi valori che hanno mosso la nostra Resistenza, chi l’ha tenuta viva negli ultimi ottant’anni e chi oggi cerca con sempre più difficoltà di farne l’ispirazione principale della vita pubblica del nostro Paese? Quello che ai miei occhi è sicuro è che Lei ha fatto qualcosa che sarebbe stato meglio non fare: ha dato ragione a Donald Trump e torto a tutti quelli che negli Stati Uniti e nel mondo resistono alla barbarie che avanza veloce e terribile. Io sono piccolo, la mia voce arriva a pochi, quel che posso fare è limitato. DirLe tutto il mio sconcerto, la mia delusione è forse più un modo per fare i conti con me stesso che con Lei, visto che queste mie parole Le appariranno probabilmente non solo non condivisibili ma anche un poco patetiche, stonate. Ma io non me la sentivo di tenermele per me. Oggi – io la penso come Springsteen – la parola può salvare e abbiamo tutti e tutte l’obbligo di dire la verità. Dalle cattedre, nei luoghi di lavoro, nelle strade, sui palchi. La saluto, con immutata ammirazione per tutto quanto mi ha regalato in oltre cinquant’anni. -------------------------------------------------------------------------------- [Luigi Piccioni, docente universitario – Pisa] P.s.: proprio mentre scrivevo queste righe la Corte Suprema Usa ha attribuito a Donald Trump poteri assoluti su quelle che sono state finora le agenzie indipendenti. una delle giudici dissenzienti ha dichiarato che si tratta di una decisione che porta gli Stati Uniti ai livelli della monarchia inglese settecentesca ribellandosi all’arbitrio della quale il paese era nato. un altro passo, insomma, verso il ritorno dell’assolutismo. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > La parola dal palco -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Perché disprezzare chi resiste? proviene da Comune-info.
July 1, 2026
Comune-info
[2026-07-04] 🌀👹 TRIKY TAWA 👹🌀 @ CSOA La Torre
🌀👹 TRIKY TAWA 👹🌀 CSOA La Torre - Via Carlo Giuseppe Bertero 13, 00156, Roma (sabato, 4 luglio 19:00) 🌀👹 TRIKY TAWA 👹🌀 “Un Sound per domarli, un Sound per trovarli, Un Sound per ghermirli e nell’oscurità incatenarli” Ogni comunità ha i suoi confini, il suo senso del fuori e del dentro, ma il Trikster è sempre lì alle porte della città o alle porte della vita. Distinguiamo costantemente giusto e sbagliato, sacro e profano, pulito e sporco, femmina e maschio, e ogni volta il briccone-impostore, nell’estasi, varcherà la linea e confonderà le distinzioni. Incorporiamo dunque l'ambiguità, l'ambivalenza, la duplicità, la contraddizione e il paradosso cosicché la luce si mescoli con le tenebre. Per la prima volta questo 4 Luglio il collettivo Trikster Tribe e il loro Sound, Barbara, giungeranno a Roma per diffondere la propria idea di festa. Nella congiuzione tra arti visive e sonore saremo introdotti al concept dark teknodelico della crew per una nottata di balli sfrenati e non solo... Porta il bianco se vuoi brillare, l'illuminazione ultravioletta farà il resto No omolesbobitransfobia, No ageism, No abilism, No sexism, No speciesism Respect environment and all beings and…. Have fun SOTTOSCRIZIONE 5 euro
July 1, 2026
Gancio de Roma
In Italia cresce il valore dello spettacolo: nel 2025 la spesa è arrivata a 4,3 miliardi
Nel 2025 il sistema dello spettacolo, dell’intrattenimento e dello sport in Italia ha consolidato il proprio peso nell’economia del Paese, registrando una crescita significativa della spesa a fronte di volumi sostanzialmente stabili. È quanto emerge dal Rapporto SIAE 2025, che fotografa un ecosistema capace di rafforzarsi sul piano economico, pur dentro una fase di trasformazione dei consumi culturali e di selezione dell’offerta. Nel corso dell’anno sono stati realizzati 3.343.656 eventi, con 253.067.237 spettatori e una spesa complessiva di 4.299.846.591 euro, in aumento del 7% rispetto al 2024. A fronte di una leggera riduzione degli eventi (–0,8%) e di un pubblico sostanzialmente stabile (–0,1%), il sistema ha mostrato una crescente capacità di generare valore. Sono cresciuti infatti tutti i principali indicatori economici: la spesa media per spettatore è salita a 16,99 euro (+7%), l’introito medio per evento ha raggiunto 1.286 euro (+7,8%) e quello per locale è arrivato a 78.334 euro (+17,3%). Il quadro restituisce l’immagine di un mercato più maturo, che riduce la dispersione e valorizza maggiormente ogni esperienza proposta. Il tessuto organizzativo si razionalizza, con la diminuzione dei locali attivi (–8,8%) e degli organizzatori (–10,9%), ma con il rafforzamento dei soggetti capaci di garantire continuità, qualità e capacità attrattiva. Anche la presenza territoriale resta molto ampia, pur in lieve contrazione, con 6.629 comuni attivi pari all’84% dei comuni italiani.  Per quanto riguarda la musica dal vivo, nel 2025 i Concerti hanno superato per la prima volta la soglia simbolica del miliardo di euro di spesa, confermandosi il principale motore economico dello spettacolo italiano. Con appena il 2% degli eventi complessivi, il macro-settore ha concentrato il 12,5% degli spettatori e il 27% della spesa totale dell’intero sistema. Il comparto ha chiuso l’anno con 67.890 eventi (+3,6%), 31.512.325 spettatori (+8,7%) e 1.162.064.376,7 euro di spesa (+17,5%). Cresciuti anche gli indicatori di rendimento: la spesa media individuale è salita a 36,88 euro e l’introito medio per evento a 17.117 euro. A trainare è stato soprattutto il settore Pop, Rock e Leggera, che da solo ha raccolto il 57,7% dell’offerta, l’83,8% del pubblico e il 91,6% della spesa del macro-aggregato. Il live si è confermato sempre più centrale nel panorama culturale italiano, anche per la sua capacità di intercettare un pubblico ampio e trasversale e di generare un’esperienza non replicabile altrove. Anche il Cinema ha confermato la propria tenuta economica, seppure con una flessione della partecipazione. Le proiezioni sono restate sostanzialmente stabili a 2.746.498 (+0,1%), mentre gli spettatori sono scesi a 71.750.837 (–2,3%), con una spesa complessiva di 539,9 milioni di euro (+0,1%). Gli incassi si sono tenuti soprattutto grazie al prezzo medio del biglietto, che è salito a 7,52 euro (+2,5%), compensando in parte il calo delle presenze. Ma il settore continua a scontare trasformazioni strutturali nei consumi culturali: l’accorciamento delle finestre di distribuzione, la crescita delle piattaforme di streaming, il miglioramento della qualità dei dispositivi domestici e una più generale trasformazione delle abitudini di fruizione. In questo contesto, è emerso però un segnale incoraggiante sul fronte del prodotto nazionale: nella top ten dei film più visti, 4 titoli su 10 sono stati italiani, e insieme hanno raccolto oltre 9,9 milioni di spettatori, pari al 46% delle presenze dei film in classifica. È un dato che segnala una rinnovata forza competitiva del cinema italiano, capace di presidiare il botteghino in un anno segnato da una minore spinta dei blockbuster internazionali. Quanto al Teatro, nello scorso anno si è confermato uno dei pilastri del sistema dello spettacolo italiano, sia per articolazione interna sia per capacità di generare valore: 154.900 spettacoli (+1,2%), per 29.747.210 spettatori (+5,3%) e 641.172.118 di euro di spesa (+10,8%). Cresciuti anche la spesa media per spettatore – pari a 21,55 euro – e l’introito medio per spettacolo, superiore a 4.139 euro. La Prosa continua ad essere la spina dorsale del comparto, ma segnali molto positivi arrivano anche da Arte varia, Rivista e Musical e Balletto. La Lirica, pur con volumi più contenuti, si è distinta ancora una volta per il profilo premium, con la spesa media per spettatore più alta del macro-settore. Nel comparto sportivo, il Calcio ha continuato ad occupare una posizione dominante, confermando la propria centralità culturale ed economica nell’esperienza sportiva del Paese, con l’82,6% degli eventi sportivi totali, il 75,1% degli spettatori e il 71,7% della spesa del macro-aggregato Sport. La spesa complessiva ha raggiunto 626.246.807 euro, in crescita del 3,1%, mentre eventi e spettatori hanno fatto registrare una lieve flessione, soprattutto per effetto delle dinamiche di rilevazione delle partite delle categorie dilettantistiche e per il minor numero di competizioni internazionali giocate nei grandi stadi rispetto all’anno precedente. Accanto al calcio, gli sport individuali si sono confermati uno dei comparti a più alta intensità economica dell’intero sistema dello spettacolo e dell’intrattenimento, con 2.962 eventi, 2.460.495 spettatori e 159.411.228 euro di spesa, in crescita del +13,6%. A trainare il comparto è soprattutto il tennis, protagonista di un autentico boom nel 2025 anche sull’onda dei grandi risultati azzurri: 893.092 spettatori (+30,7%) e 73.105.344 euro di spesa (+23,5%). Infine, quanto alle Mostre, nel 2025 il settore ha confermato la propria capacità attrattiva, tra il richiamo dei grandi maestri e la crescita di format immersivi sempre più ibridi tra esposizione e intrattenimento. L’anno si è chiuso con 84.519 giornate di apertura, 16.278.462 visitatori e 157.543.567 euro di spesa: volumi in lieve calo rispetto al 2024, ma con una sostanziale tenuta sul piano economico. A crescere è stato soprattutto il valore medio dell’esperienza, con una spesa per visitatore di 9,68 euro (+3,6%), mentre i comuni raggiunti salgono a 313, a conferma di una presenza territoriale ancora ampia e in lieve espansione. Qui il Rapporto SIAE 2025. Tutti i numeri dello Spettacolo in Italia – Novantesima edizione: https://d2aod8qfhzlk6j.cloudfront.net/SITOIS/SIAE_ANNUARIO_Impaginato_DIGITAL_e357ecdf9e.pdf.  Giovanni Caprio
June 29, 2026
Pressenza
Una svolta a destra. L’immaginario reazionario nelle canzoni di Tutti Fenomeni
(disegno di otarebill) In una delle date del tour estivo di Tutti Fenomeni, in occasione dell’ultima serata del Meeting del Mare, don Gianni – parroco di Camerota e storico ideatore del festival – ha accostato in cartellone il cantautore romano e Tära, artista italo-palestinese. Una successione che si è rivelata più disturbante di quanto il sacerdote “che ama stare con i giovani” avrebbe potuto prevedere. Da una parte la consueta fauna alternative-cool dei festival, accampata sulla spiaggia di Lentiscelle; dall’altra i figli della villeggiatura per bene, accuratamente ripuliti dopo il mare. È un pubblico progressista, culturalmente alfabetizzato, abituato a riconoscersi nei codici dell’impegno e della distinzione. Sale sul palco per prima l’artista italo-palestinese: kefia in mano, abito spezzato, pantalone e top orientaleggianti firmati Sculptor.foundation – brand emergente che si propone di “globalizing arab culture”. Poi il cantante romano. Total denim, mocassini scuri, cappellino con un alce ricamato: un’estetica borghese leggermente disallineata, abbastanza eccentrica da risultare riconoscibile, abbastanza familiare da non apparire minacciosa. Tära canta del genocidio del popolo palestinese (“Il genocidio siete in tanti ad averlo ignorato” in Diaspora), Tutti Fenomeni dei lager tedeschi (il sintagma ricorre in due pezzi dell’ultimo disco: “Ma dentro i lager tedeschi non si leggeva Dostoevskij” in Morire vista mare; “Dentro i lager tedeschi Love is not enough” in Love is not enough). Mentre un drone riprende il concerto planando sulle teste del pubblico, Tära intona: “Le statuine nel presepe bello illuminato/In Palestina oggi è un drone a fare da cometa/E Gesù di questo passo non sarebbе nato”. Più tardi, forzando il testo di Diabolik, Tutti Fenomeni indica la camera volante: “Ho fatto un sogno mi sentivo quel drone” (in luogo di piccione). Siamo all’ottavo pezzo della scaletta. Il cortocircuito comincia a rendersi manifesto. È però soltanto dopo La ragazza di Vittorio che la natura di questo scarto si lascia intravedere con chiarezza. Il cantante romano si ferma un momento, guarda il pubblico e introduce il pezzo successivo: “Questa è una canzone che parla di pace”. Costruita sulla pulsazione inquietante del trio di Schubert già usato da Kubrick in Barry Lyndon, Privilegio raro, procede come una marcia senza destinazione: un passo dopo l’altro, sempre uguale a sé stesso, con qualcosa di militare nella cadenza e qualcosa di demoniaco nell’atmosfera. Sui battiti regolari e inesorabili si muove il pubblico. Il carisma del cantante, la sua postura granitica, il suo aspetto severo, tradito ogni tanto da un sorriso sornione, non danno scampo: tutta la folla comincia a tenere il ritmo sul posto puntando le braccia in alto – chi un solo braccio, chi col pugno chiuso – cantando senza riserve tu mi fai girare come una svolta a destra. Sullo sfondo si susseguono martellanti dei frame in bianco e nero a metà tra un documentario di Leni Riefenstahl e una performance esoterica di Hermann Nitsch: masse di agnellini costretti in un recinto, propaganda fascista, cartelloni della campagna elettorale di Berlusconi, stormi di uccelli stretti in una geometria da squadriglia, svastiche. La violenza impersonale delle immagini proiettate, la disciplina che annulla l’individuo si riflettono come in un gioco di specchi nell’automatismo dei gesti che regola il pubblico massificato. A tratti diventa difficile stabilire se le immagini commentino il pubblico o se sia il pubblico a fornire una chiave di lettura alle immagini. Se con Privilegio raro il pubblico finisce per confondersi nelle forme impersonali della massa, Cantanti lo raggiunge su un terreno più intimo, quello della memoria. Non è più il potere psicagogico a governare i corpi, ma il riconoscimento. Anche in questo caso, però, si tratta di coercizione simbolica. La violenza del dispositivo è rivolta innanzitutto contro gli spettatori. Dopo ogni ritornello – “Non sopporto i cantanti/quelli di bell’aspetto, quelli maleodoranti” – Tutti Fenomeni lascia affiorare per pochi secondi ritornelli di canzoni che appartengono al patrimonio affettivo più condiviso della musica italiana, cantandoli con romantico trasporto. Bastano poche note. La donna cannone, Se telefonando, Notte prima degli esami, perfino Achille Lauro. La reazione è immediata: il pubblico riconosce, si illumina, alza le braccia, ondeggia, canta con lui. Per un attimo si ricostituisce quella comunità sentimentale che vive di ricordi, identificazioni e devozioni musicali, e proprio in quell’istante il meccanismo si ritorce su se stesso. Quando l’entusiasmo comincia a montare, il ritornello torna a imporsi come una sentenza. La folla che un attimo prima cantava De Gregori, Mina o Venditti si ritrova costretta a gridare di detestare i cantanti che ha appena celebrato. Prima l’evocazione dell’oggetto venerato, poi la sua immediata dissacrazione. Centinaia di persone vengono guidate a partecipare simultaneamente a un atto di distruzione simbolica. È una pedagogia del disincanto, un esercizio di profanazione collettiva. La scena possiede qualcosa di paradigmatico. La difficoltà di aderire stabilmente a un valore, a una tradizione o a un’immagine del mondo attraversa infatti l’intera scrittura di Tutti Fenomeni, riflettendosi anzitutto nel modo in cui i materiali culturali vengono accostati e fatti circolare. L’impressione è che il suo vasto apparato di riferimenti sia costruito per essere immediatamente riconosciuto come elitario, e fruito tuttavia sotto forma di feticcio: apparentemente ricercato, ma facilmente disponibile; sacrale, eppure pronto al consumo (“Non voglio la pace nel mondo/voglio educare un tiranno/se sei in cerca di metafore/guarda Il posto delle fragole”, in Mister Arduino). La famosa “pappa” di cui parlava Furio Jesi. Le canzoni assemblano senza gerarchie luoghi comuni provenienti dal parlato quotidiano e dalla tradizione letteraria, anche la più scolastica: “Te la ricordi la nazionale?/Assist di D’Annunzio, goal di Montale”, in Piazzale degli eroi. Il registro alto e quello basso, la cultura e la chiacchiera, la storia e l’attualità cessano di opporsi in un linguaggio kitsch che tutti fanno proprio e che proprio per questo non produce più alcuna esperienza di estraneità (“Karl-Marx-Straße / I really like your trousers” in Qualcuno che si esplode). Non ha rapporto con la ragione, né con la storia: nasce da ciò che viene chiamato passato, ma da un passato così radicalmente decontestualizzato da poter circolare senza resistenze nel presente: “Chissà cosa penserebbe Freud della sessuologa di Tiktok”, in La felicità del cane. Si potrebbe pensare che quest’operazione appartenga semplicemente al registro dell’ironia. In effetti, la scrittura di Tutti Fenomeni procede spesso per associazioni impreviste, assonanze, funambolici giochi fonosintattici, in un vortice dadaista. Eppure la continua oscillazione tra adesione e dissacrazione rende più difficile stabilire che cosa debba essere preso sul serio e che cosa no. E quindi: cosa accade quando la parodia smette di essere un procedimento retorico e diventa una modalità strutturale di rapporto con il reale? Quando tutto può essere citato, deformato e immediatamente rovesciato nel proprio contrario? Non scompaiono né il bisogno di appartenenza né il potere dei simboli. Cambiano piuttosto le forme attraverso cui essi si esercitano. L’ambivalenza protegge dall’accusa di adesione, ma non impedisce la partecipazione. Si può essere fascisti, ma per scherzo. Da questo universo di rovesciamenti e ambivalenze emerge una sensibilità che sembra guardare alla modernità con ripugnanza, ma che di quella stessa modernità è un’epitome. Le conquiste politiche e culturali del presente vengono costantemente derise (“Galileo non sei capace a fare la rivoluzione”), il passato riacquista un’autorità che prescinde dalla sua realtà materiale (“Mia nonna era femminista proprio perché non sapeva di esserlo/e forse è per questo che ha campato cent’anni”), e il conflitto appare come una legge immutabile dell’esistenza (“Libertà per un lupo vuol dire morte per l’agnello”). Entro questo sistema il male non affiora come qualcosa di esterno. Non è tanto un evento quanto una condizione; non una caduta contingente, ma una forma di compromissione che precede ogni gesto: “Quando mi sento da solo penso a Gesù sulla croce/muro di mattoni davanti/mi protegge dalla verità/ogni puttana si vende/una vera puttana si vendica/Ogni poeta si vende/ un vero poeta si vendica/spesso il nemico si comprende/dall’amico che si tradirà”). Da una simile visione deriva anche una precisa postura enunciativa. Se nessuno può rivendicare un’innocenza integrale, se il male attraversa indistintamente amici e nemici, vittime e carnefici, allora il linguaggio tende ad assumere la forma del verdetto. La voce poetica parla come un moralista disilluso o un predicatore senza fede, alternando invettiva e profezia (“Una profezia/da domani chiamami Isaia/Elon Musk è il capo della CIA”, in Morire vista mare). Da qui la frequenza di formule categoriche e memorabili, che condensano il mondo in una diagnosi lapidaria. Il passato perde così la propria opacità, la propria resistenza, la propria irriducibile alterità, diventando un serbatorio indifferenziato per la costruzione di una mitologia identitaria: “Saluti romani a piazzale degli Eroi/Pеrché ogni croce celtica, alla fine, sta parlando di noi”. È precisamente questo meccanismo che il concerto mette in scena. Il linguaggio di Tutti Fenomeni si offre come trasparente, accessibile, perfino democratico; ma la sua forza agisce nella capacità di trasformare il riconoscimento in adesione affettiva, la cultura in atmosfera, il passato in esperienza immediata, sostituendo alla fatica del pensiero il conforto dell’appartenenza. Lo stesso pubblico che pochi minuti prima cantava con Tära “Free Palestine” si ritrova a scandire in perfetta sintonia “tu mi fai girare come una svolta a destra”, a muoversi all’unisono sotto immagini di masse, svastiche e propaganda totalitarista. Non è una dichiarazione politica, ma qualcosa di più elementare e, proprio per questo, più potente: il piacere di partecipare a una comunità simbolica che precede il giudizio e sospende la distanza critica. Sul palco la scrittura di Tutti Fenomeni mostra tutta la propria ambivalenza. Mentre pretende di dissacrare ogni comunità, ne costruisce una. Mentre parla il linguaggio del disincanto, produce incantamento. Mentre sembra sottrarre autorità ai miti, ne genera di nuovi. In questa capacità di trasformare la critica in rito, la cultura in feticcio e la partecipazione in destino che risiede il tratto più profondamente reazionario del suo immaginario. (diletta bergamo)
June 29, 2026
Napoli MONiTOR