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[NoteCoseCittà] Anni zero, Indie vero
SCALETTA   Amari, "Bolognina Revolution" Perturbazione, "Agosto" Le Luci della Centrale Elettrica, "La lotta armata al bar" Tre Allegri Ragazzi Morti "Il principe in bicicletta (La canzone della cameriera) The Microphones, "II. Solar System" Baustelle, "Gomma" Post Nebbia, "Notte Limpida" Fringuello, "Walking the Cow" *   * Bonus Track      
[Likewise] likewise #128
riprende dopo la pausa di Dicembre likewise puntata numero 128 della Stagione 5 abbiamo ascoltato: pixel grip/the belair lip bombs/helena casella/sereen/she's in parties/carina fernandes/dottie/maquillage/khadija al hanafi La nostra sigla è di Koumiya - Ayaw La grafica di Likewise è curata da Le *** email: likewise@ondarossa.info canale telegram: likewise_trx    
[2026-01-23] presentazione libro & live free jazz: "LA MUSICA importante quanto la tua stessa vita" @ CSOA Forte Prenestino
PRESENTAZIONE LIBRO & LIVE FREE JAZZ: "LA MUSICA IMPORTANTE QUANTO LA TUA STESSA VITA" CSOA Forte Prenestino - via Federico delpino, Roma, Italy (venerdì, 23 gennaio 21:00) CSOA Forte Prenestino VENERDÌ 23 GENNAIO 2026 ore 21:00 Forte Infoshop presenta il libro LA MUSICA importante quanto la tua stessa vita. La rivoluzione del Free Jazz e della Black Music di Val Wilmer (Shake Edizioni 2024) con Pino Saulo (autore e conduttore radiofonico) Ermanno ‘Gomma’ Guarneri (Shake Edizioni) a seguire live free jazz con Sandro Satta (sax alto) Marco Colonna (sax baritono / clarinetto basso) Ermanno Baron (batteria) ......... Finalmente in lingua italiana il classico sul free jazz degli anni Sessanta e Settanta della grandissima fotografa e storica del jazz Val Wilmer. Questo però non è un libro fotografico, ma la narrazione dell’avventura della generazione di rivoluzionari che è riuscita a fare della propria arte la vera avanguardia della cultura americana. John Coltrane, Ornette Coleman, Albert Ayler, McCoy Tyner, Sun Ra, Archie Shepp, Cecil Taylor e molti altri nel loro vero contesto politico, sociale ed esistenziale. Un’epoca di straordinaria innovazione e sperimentazione che continua a ispirare anche i musicisti di oggi. Il free jazz è sempre stata una musica scomoda. Quando Coltrane trasformò My Favorite Things – una canzone da musical di Broadway – in un urlo di trenta minuti che lacerava ossessivamente le strutture della struttura musicale convenzionale, o quando Albert Ayler ribaltò Summertime di Gershwin alla ricerca di qualcosa di più profondo e con una risonanza emotiva più oscura, la risposta generale fu l’indignazione. A differenza dei molti critici che espressero il loro disgusto e quasi con risentimento, Val Wilmer capì da subito che quei musicisti non erano apostati o eretici, ma gli straordinari innovatori di una importante, nuova fase della black music. La musica, importante quanto la tua stessa vita è una frase emblematica di McCoy Tyner, che ben rappresenta lo spirito che anima questo libro, il primo e approfondito resoconto che sia mai stato scritto sulla rivoluzione musicale passata alla storia come free jazz. E di quella straordinaria stagione l’Autrice racconta le aspirazioni politiche, umane e musicali, aggregando con sapienza i materiali emersi nelle sue lunghissime interviste con tutti i protagonisti. Prefazione di Richard Williams che ha suonato la tromba, tra gli altri, con Charles Mingus, Yusef Lateef, Duke Ellington, Gil Evans e inciso per la Blue Note, Impulse!, New Jazz, Riverside e Atlantic. “Il capolavoro sulla storia del free jazz.” BBC Radio 3 “Il miglior libro sulla black music.” The Guardian “Questo libro mi ha salvato dall’idea di mollare tutto… i jazzisti di cui Wilmer scrive mi hanno fatto capire come progredire musicalmente.” Viv Albertine (The Slits) https://shake.it/libri/la-musica-importante-quanto-la-tua-stessa-vita-la-rivoluzione-del-free-jazz-e-della-black-music/ ......... Vieni e fai venire! CSOA Forte Prenestino da 40 anni pratichiamo e diffondiamo occupazione & autogestione https://forteprenestino.net/attivita/infoshop/3522-la-musica-importante-quanto-la-tua-stessa-vita
BLACK HISTORY MONTH TORINO 2026
Febbraio 2026 segnerà l’avvio della quinta edizione della rassegna culturale Black History Month Torino. L’evento, promosso dall’Associazione Donne dell’Africa Subsahariana e II Generazione, si svolgerà sul territorio della città metropolitana di Torino, coinvolgendo più di 25 luoghi storici di grande importanza in 6 comuni (Torino, Rivalta di Torino, Pino Torinese, Carmagnola, Settimo Torinese e Collegno) e dando vita a oltre 85 manifestazioni culturali, artistiche e sociali in 28 giorni.  Questa rassegna, erede di una tradizione storica e internazionale che risale al 1926, cercherà per la quarta volta nella nostra città di celebrare e diffondere la storia degli afrodiscendenti con l’obiettivo di instillare un senso di orgoglio e contrastare i discorsi razzisti che promuovono l’idea di una presunta inferiorità nei successi ottenuti dalla comunità nera.  Nel 2026, il Black History Month Torino si concentrerà su 3 temi principali: “colonialismo commerciale, donne e potere, protagonisti nell’arte e nello sport”.  I temi dell’edizione 2026  – Colonialismo commerciale  – Donne e potere  – Protagonisti nell’arte e nello sport La selezione di queste tematiche è il risultato di un’attenta valutazione del contesto socio-politico contemporaneo e del desiderio di portare all’attenzione e analizzare le dinamiche del nostro tempo e le relative criticità.  Colonialismo commerciale, ieri come oggi, si manifesta attraverso lo sfruttamento delle risorse, il controllo politico ed economico e la creazione di profonde disuguaglianze, con effetti anche culturali e identitari sulle popolazioni locali. La decolonizzazione economica mira a ridurre la dipendenza dalle potenze coloniali e dalle multinazionali, promuovendo giustizia, sovranità sulle risorse e uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle comunità. Tuttavia, questa transizione è ostacolata dalle strutture economiche esistenti e dalla dipendenza dei Paesi sfruttati, rendendo fondamentale diffondere educazione e consapevolezza attraverso momenti di confronto pubblico e rilettura critica degli equilibri economici globali, anche alla luce del ruolo delle nuove tecnologie. Donne e potere, le donne hanno storicamente avuto un accesso limitato al potere a causa di stereotipi di genere, discriminazioni e barriere sociali. Nonostante i progressi recenti, soprattutto nell’attivismo e nel terzo settore, continuano a incontrare difficoltà nell’accesso e nel mantenimento di ruoli decisionali. Per rafforzare l’empowerment femminile sono fondamentali educazione, mentorship e politiche di reale parità di genere. Il festival intende creare uno spazio di confronto coinvolgendo giovani donne afrodiscendenti in Europa e in Africa, che affrontano ostacoli aggiuntivi legati a dinamiche culturali, storiche e sociali, per valorizzarne le competenze e favorire l’accesso a opportunità professionali e istituzionali. Protagonisti nell’arte e nello sport, i giovani artisti e atleti afrodiscendenti svolgono un ruolo fondamentale come modelli positivi, capaci di ispirare le nuove generazioni e promuovere diversità e inclusione. Il festival valorizza la loro espressione creativa e sportiva in Italia e in Europa, dando spazio a linguaggi artistici e discipline diverse e alle loro testimonianze. L’arte africana, ricca di simbolismo, spiritualità e valore comunitario, ha avuto un forte impatto sulla cultura globale e merita maggiore riconoscimento. Nonostante le difficoltà legate a discriminazioni e mancanza di opportunità, il successo di questi protagonisti rafforza l’orgoglio e l’identità afrodiscendente. Anche quest’anno, il BHMT verrà proposto per l’intero mese di febbraio. L’edizione del 2026, proprio come le precedenti, sarà realizzata in collaborazione con una serie di enti e istituzioni torinesi e piemontesi. Inoltre, la rassegna è il risultato di un lavoro collettivo che vede il coinvolgimento diretto e attivo di numerose associazioni e fondazioni del territorio.  L’obiettivo è creare nuove connessioni con cittadinə, scuole e artistə. BHMTO aspira a coinvolgere la città in un evento rilevante non solo per celebrare la sua multiculturalità distintiva, ma anche come stimolo per promuovere e consolidare politiche dedicate alle minoranze etniche, alle comunità diasporiche, ai giovani afrodiscendenti e alle scuole, che rappresentano il principale ambito di intervento in questo contesto multiculturale.  Redazione Torino
“SALIGIA. Le 7 vie del vizio” degli Alan+ al Caffè degli Artigiani di Firenze con Matias Mesquita
“SALIGIA. Le 7 vie del vizio” (libro+cd Edizioni I libri di Mompracem – 2024)  è un’opera che combina scrittura e musica per immergere il lettore/ascoltatore nelle “stazioni” dei vizi capitali, creando un’atmosfera intensa e suggestiva. Pubblicato a novembre del 2024, … Leggi tutto L'articolo “SALIGIA. Le 7 vie del vizio” degli Alan+ al Caffè degli Artigiani di Firenze con Matias Mesquita sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Quando la musica abbatte i muri: ad Algeri il coro Nagham celebra il Natale alla Basilica di Notre-Dame d’Afrique
In un’epoca in cui i media mainstream amplificano narrazioni di conflitto e incompatibilità tra religioni, giovedì 18 dicembre, a una settimana dal Natale, la Basilica Notre-Dame d’Afrique di Algeri ha offerto una risposta eloquente: la musica come linguaggio universale del dialogo e della convivenza. Protagonista della serata, la Chorale Nagham, ensemble polifonico algerino che da oltre trent’anni incarna l’ideale del vivre-ensemble attraverso il canto corale. La Chorale Nagham nasce nel 1994 per iniziativa del professor Rabah Kadem, pioniere del canto corale polifonico in Algeria, formatosi al Conservatorio di Algeri sotto la guida di maestri russi. Scomparso nell’agosto 2021 a 73 anni, Kadem ha lasciato un’eredità preziosa: generazioni di coristi formati all’eccellenza musicale e alla passione per il dialogo culturale. Oggi il testimone è passato ad Adel Brahim, giovane cantante lirico e direttore d’orchestra che guida il coro con lo stesso spirito del suo maestro. L’evento del 18 dicembre è stato annunciato dalla Chorale Nagham sui social media come una “serata musicale d’eccezione, in collaborazione con Notre-Dame d’Afrique”, promettendo “un momento di condivisione, di emozione e di armonia, portato dalle tradizioni e dal dialogo delle culture”. Una promessa mantenuta, a giudicare dall’atmosfera che ha pervaso la basilica quella sera. L’ingresso era libero, nei limiti dei posti disponibili, permettendo a chiunque di partecipare senza distinzioni. La risposta del pubblico è stata straordinaria: la basilica si è riempita di algerini di diverse generazioni e religioni. Giovani e anziani, uomini e donne, musulmani e cristiani, seduti gli uni accanto agli altri, accomunati dalla stessa emozione di fronte alla bellezza della musica. Chi è arrivato per primo ha trovato posto sui banchi di legno della chiesa; gli altri, rimasti in piedi in fondo alla cattedrale, non hanno voluto perdere lo spettacolo per nulla al mondo. All’ingresso, i sacerdoti accoglievano i presenti con il sorriso, incarnando lo spirito di apertura che caratterizza questo luogo. Sotto la direzione di Adel Brahim, la Chorale Nagham ha eseguito una ventina di brani tratti dal patrimonio musicale universale. Il programma spaziava attraverso lingue e stili: spagnolo, arabo, zulu, andaluso, gospel, russo. Tra i brani eseguiti: “Freedom”, “Belle qui tient ma vie”, “Por quererte tanto”, “Ozera” e “Alaki mini salam”, ciascuno interpretato con padronanza tecnica e intensità emotiva. Il fatto stesso che il coro canti in così tante lingue diverse rappresenta già un invito al vivre-ensemble. Come ha sottolineato uno dei sacerdoti a margine della serata: “Per vivere insieme abbiamo bisogno della pace. Durante tutto l’anno, quando possiamo avere degli artisti, cerchiamo di organizzare concerti per la promozione della concordia e della convivenza.” Il momento culminante dello spettacolo è arrivato con una sorpresa: i membri della Chorale Nagham si sono diretti al centro della cattedrale, tra i banchi degli spettatori, per l’esecuzione di “Oh, Holy Night” (O Santa Notte), il tradizionale canto natalizio. Un brano che non figurava nel programma distribuito all’inizio della serata, ma che ha trasformato la chiesa in un luogo di comunione profonda tra persone di diverse provenienze e fedi. Durante l’esecuzione si sono levati anche degli youyou, l’ululo di gioia tipico delle celebrazioni nordafricane, creando un’atmosfera unica: un gioioso incrocio tra gli arrangiamenti gospel del coro, la solennità degli affreschi murali e delle preghiere incise nella pietra nei secoli XIX e XX, e la vitalità della cultura algerina contemporanea. La Basilica Notre-Dame d’Afrique: simbolo di dialogo La scelta della location non è casuale. La Basilica Notre-Dame d’Afrique, costruita tra il 1858 e il 1872 in stile neo-bizantino, domina la baia di Algeri da un promontorio di 124 metri. È considerata la “sorella gemella” della Basilica Notre-Dame de la Garde di Marsiglia. Ciò che la rende unica è l’iscrizione sull’abside: “Notre Dame d’Afrique, priez pour nous et pour les Musulmans” (Nostra Signora d’Africa, prega per noi e per i musulmani). È probabilmente una delle poche chiese al mondo dove l’invocazione alla Vergine Maria include esplicitamente i musulmani, testimonianza di una vocazione al dialogo interreligioso che precede di molto il Concilio Vaticano II. Gli algerini la chiamano affettuosamente “Madame l’Afrique” o “Lalla Myriem”, considerandola parte del loro patrimonio condiviso. Oggi ospita regolarmente concerti ed eventi culturali. Virale sui social, contro le fake news I video della serata sono rapidamente diventati virali sui social network, raggiungendo centinaia di migliaia di visualizzazioni. Un influencer algerino ha commentato su TikTok: “L’Algeria, terra di fede dove le religioni si incontrano. Ecco le immagini che certi media francesi non condivideranno mai.” Il riferimento è appena velato: nelle settimane precedenti, alcune emittenti televisive francesi, CNews in particolare, avevano diffuso fake news secondo cui l’Algeria “perseguiterebbe” i cristiani, impedendo le celebrazioni religiose o addirittura vietando le “bûches de Noël” (i dolci natalizi a forma di tronco). Le immagini della Chorale Nagham alla Basilica Notre-Dame d’Afrique smentiscono categoricamente queste narrazioni tossiche. I commenti degli utenti sui social sono un coro unanime di orgoglio e apertura: “Buone feste ai cristiani d’Algeria”, “Rispettiamo le altre religioni”, “L’Algeria è stata dalla notte dei tempi una culla per diverse civiltà e religioni”, “Conosciamo la nostra storia, ma siamo umani prima di tutto. Nulla ci impedisce di dare importanza alle altre religioni”. Non è la prima volta che la Chorale Nagham si esibisce alla Basilica Notre-Dame d’Afrique. Da oltre cinque anni, la basilica organizza un concerto in occasione della Giornata mondiale della pace, che coincide con il 1° gennaio. In passato, la Chorale Nagham aveva già animato queste celebrazioni, confermando il suo ruolo di ambasciatrice del dialogo interculturale e interreligioso. Il coro algerino partecipa anche a festival internazionali di canto corale, come il Festival Internazionale di Tangeri in Marocco, portando ovunque la testimonianza di un’Algeria plurale, aperta e fiera delle sue molteplici identità. In un momento in cui l’Europa è attraversata da retoriche che dipingono l’Islam come incompatibile con il dialogo interreligioso, l’evento del 18 dicembre offre una lezione preziosa. È l’Algeria musulmana che ospita e protegge una basilica cristiana, trasformandola in luogo di incontro. Sono i giovani algerini, musulmani e cristiani insieme, che affollano una chiesa per celebrare la musica e il Natale. Sono gli youyou nordafricani che si mescolano agli inni gospel, creando una sinergia culturale impensabile secondo i clichés mediatici. La Chorale Nagham dimostra che il vivre-ensemble non è un’utopia astratta, ma una realtà concreta quando si costruisce sulla base del rispetto reciproco e della bellezza condivisa. Come ha ricordato uno dei sacerdoti: “In Algeria, il vivere insieme è concreto”. Una realtà semplice che certi media occidentali preferiscono ignorare, ma le immagini di quella sera parlano più forte di mille editoriali: la musica è uno dei ponti più efficaci tra culture e religioni. Redazione Italia
[2026-01-05] BEFANA REGGAE – Rub a Dub Party @ CSOA La Strada
BEFANA REGGAE – RUB A DUB PARTY CSOA La Strada - Via Passino, 24 (lunedì, 5 gennaio 22:30) "Anche questo nuovo anno non potevamo cominciarlo nel migliore dei modi con la mighty dancehall della Befana. Ai microfoni del Baracca Sound System avremo il piacere di ospitare due fratelli: Papa Buju & Natty Vale Hi Fi!! 🔥 🔥 Nah Miss!!!"
[2025-12-20] Insieme per la Palestina @ Spin Time Labs
INSIEME PER LA PALESTINA Spin Time Labs - Via di S. Croce in Gerusalemme, 55 (sabato, 20 dicembre 18:00) INSIEME PER LA PALESTINA Una serata d'arte, cibo e convivialità. Il 20 dicembre dalle 18 ospiteremo in osteria una cena di raccolta fondi per la Palestina insieme a Gazzella Onlus. Ingresso con donazione libera, su Whatsapp al numero 3349224035. Ti aspettiamo!
[2025-12-26] Rêve benefit night @ Brancaleone
RÊVE BENEFIT NIGHT Brancaleone - Via Levanna, 11, 00141 Roma RM (venerdì, 26 dicembre 22:00) Ciaoooo ci rivediamo presto! il 26 dicembre siamo al C.S.A. Brancaleone con tante altre amiche 💥 Il ricavato della festa coprirà le spese legali delle mobilitazioni per la Palestina alle quali abbiamo partecipato negi ultimi mesi. Venerdì 26/12 dalle 22, vieni a divertirti per una buona causa :) Contributo all’ingresso: 5€
[2025-12-18] Ivy Roots Night - Anti X-Mas @ CSOA Ex-Snia
IVY ROOTS NIGHT - ANTI X-MAS CSOA Ex-Snia - Via Prenestina 173 (giovedì, 18 dicembre 18:00) 🎄🐒IVY ROOTS NIGHT - ANTI XMAS🐒🎄 Giovedì 18 dicembre | dalle 18 🧗‍♀️Arrampicata libera in parete 🎶 Musica con - NED Ensemble - Eddy Harper - Trix - Branzino Ping-pong 🏓 e Calcetto 🥅 🍻 Bar aperto e 🥙Cena vegana Mangia. Bevi. Arrampica. Pratichiamo la cura collettiva, rispetta chi ti sta intorno⚧️