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A Ginevra per la messa al bando dei LAWS
ALLE NAZIONI UNITE SI DECIDE IL FUTURO DEL CONTROLLO UMANO SUI SISTEMI D’ARMA AUTONOMI LETALI. LA RETE ITALIANA PACE E DISARMO A FIANCO DELLA CAMPAGNA STOP KILLER ROBOTS: “LE MACCHINE NON DECIDANO SU VITA E MORTE. L’ITALIA SOSTENGA L’AVVIO DEI NEGOZIATI, IL PARLAMENTO FACCIA LA SUA PARTE“. In questi giorni, presso la sede ONU di Ginevra, si tiene l’ultima sessione del Gruppo di esperti governativi (GGE) sui sistemi d’arma autonomi letali (LAWS), riunito nell’ambito della Convenzione su Certe Armi Convenzionali (CCW). È l’ultimo appuntamento tecnico prima della Conferenza di Riesame della CCW (16-20 novembre 2026), in cui gli Stati saranno chiamati a una decisione politica cruciale: avviare o meno veri e propri negoziati per un trattato che regoli e vieti i cosiddetti killer robot. La Rete Italiana Pace e Disarmo è presente a Ginevra con il coordinatore delle campagne, Francesco Vignarca, a sostegno delle posizioni della campagna internazionale Stop Killer Robots (di cui la Rete è partner italiano) per spingere gli Stati a non lasciar diluire all’ultimo minuto oltre un decennio di lavoro comune. Il messaggio è netto: il controllo umano sull’uso della forza è appeso a un filo, mentre armi autonome e sistemi abilitati dall’intelligenza artificiale sono già testati e impiegati sui campi di battaglia. Sono gli esseri umani, non le macchine, a dover mantenere il controllo sulle decisioni di vita e di morte. UN MOMENTO DECISIVO, DOPO OLTRE DIECI ANNI DI LAVORO Il consenso è cresciuto rapidamente: dai 42 Stati della dichiarazione congiunta guidata dal Brasile al GGE del settembre 2025, agli oltre 70 pronti a negoziare alla sessione di marzo 2026. L’appello congiunto del Segretario Generale dell’ONU Guterres e della Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa Spoljaric ha ribadito con urgenza la richiesta di uno strumento giuridicamente vincolante, avvertendo che “una mancata azione rapida e decisa costerà vite umane”. La Rete Pace Disarmo sottolinea con favore che l’Italia abbia dato in queste ore il proprio assenso alla dichiarazione congiunta cross-regionale (promossa da Stati come Brasile, Irlanda e Norvegia) a sostegno dell’avvio dei negoziati sulla base del testo in discussione al GGE. Un passo nella direzione di quel controllo umano significativo che la società civile chiede da più di dieci anni, prima ancora che l’urgenza del problema diventasse evidente a tutti. La Rete chiede ora coerenza fino a novembre: un mandato negoziale ambizioso e il divieto esplicito dei sistemi d’arma autonomi antipersona. L’ADVOCACY SUL PARLAMENTO ITALIANO VA INTENSIFICATA La presenza a Ginevra si lega al lavoro di advocacy parlamentare già avviato in Italia, che in questa fase decisiva andrà intensificato. Dopo la conferenza ospitata a inizio 2026 in Senato, la Rete sta lavorando alla costruzione di un intergruppo parlamentare trasversale sulle armi autonome, capace di portare il tema al centro del dibattito politico nazionale e di coordinare la posizione italiana con le richieste della campagna globale. UNA PREOCCUPAZIONE CHE UNISCE ISTITUZIONI, SCIENZA E COMUNITÀ RELIGIOSE L’allarme sull’uso militare dell’IA ha ormai un’eco che va oltre la società civile. Lo scorso luglio, a Castel Gandolfo, l’Assemblea Globale dei Premi Nobel su Intelligenza Artificiale e Guerra Nucleare (ispirata dall’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV) ha riunito oltre 200 tra premi Nobel, scienziati, ex capi di Stato e leader religiosi, sfociando nella Rome Declaration del 16 luglio: “nessuna macchina o sistema autonomo può essere posto al centro di decisioni da cui dipende la sopravvivenza dell’umanità”. Su questo terreno si innesta la preoccupazione, condivisa dalla RIPD, per il legame in prospettiva altamente pericoloso tra armi nucleari e l’Intelligenza Artificiale utilizzata nel dominio militare. Un allarme rilanciato in particolare da ICAN (Premio Nobel per la Pace, di cui la Rete è parte): l’integrazione dell’IA nei sistemi di comando e controllo nucleari lascia poco spazio, o addirittura sostituisce, il giudizio umano nei momenti di crisi. E ci potrebbe portare ad una distruzione totale. IL PONTE TRA DISARMO E FINANZA ETICA A conferma di quanto il tema investa anche il mondo finanziario, a margine dei lavori diplomatici degli Stati si svolgerà il side event “Autonomous Weapons Systems: In Conversation with Investors” (2 settembre, Palais des Nations), che vede tra i relatori Aldo Bonati di Etica Sgr. L’evento riprende il percorso avviato a settembre 2025, quando Stop Killer Robots ed Etica Sgr hanno pubblicato una Dichiarazione congiunta degli investitori sulle armi autonome: una delle prime volte in cui investitori istituzionali hanno inquadrato queste armi non solo come questione umanitaria, ma come rischio finanziario. LE RICHIESTE DELLA RETE ITALIANA PACE E DISARMO “Le macchine non devono mai decidere chi vive e chi muore. È la linea rossa etica, umanitaria e giuridica che non possiamo superare. L’Italia ha l’occasione di stare dalla parte giusta della storia: adesso serve coerenza, a Ginevra e in Parlamento”, dichiara Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo. Per questo la nostra Rete, in collegamento con tutte le realtà parte di Stop Killer Robots chiede anche al nostro Paese di: * rafforzare il testo in discussione al GGE, non indebolirlo, e sostenerlo come base negoziale di una norma di messa al bando; * contribuire ad avviare senza rinvii il negoziato per un trattato, con mandato chiaro e a tempo definito; * prevedere anche a livello nazionale il divieto dei sistemi d’arma autonomi antipersona, garantendo un controllo umano significativo sull’uso della forza; * confermare per l’Italia una posizione favorevole ai negoziati, auspicando che il Parlamento italiano assuma un ruolo attivo e trasversale in tal senso. Rete Italiana Pace e Disarmo
September 1, 2026
Pressenza
Un ordine esecutivo americano, un collettivo italiano spento in una notte
Autistici/Inventati è un collettivo italiano che da venticinque anni offre servizi digitali – posta elettronica, blog, mailing list, server e strumenti di anonimato – a movimenti e associazioni. Il 26 agosto gli Stati Uniti lo hanno inserito in una lista legata al terrorismo globale. Il caso pone una questione più ampia: quanto è sovrana l’Italia nel mondo digitale, se un provvedimento americano può bloccare un’infrastruttura italiana senza passare da un tribunale italiano o europeo. Il 26 agosto il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito Autistici/Inventati nella stessa lista di designazione usata per Al-Qaeda. Lo strumento è l’Ordine Esecutivo 13224, un atto amministrativo dell’esecutivo americano, non una sentenza. Nel documento compaiono numeri imponenti: sedicimila caselle di posta elettronica, diecimila blog, cinquemilacinquecento mailing list, millecinquecento siti. Ma quante di quelle caselle appartengono davvero a qualcuno che ha commesso un reato? La domanda è centrale, perché il caso non riguarda soltanto un collettivo di attivisti digitali che fornisce infrastrutture di rete a movimenti sociali, centri sociali, parrocchie, studenti. Riguarda il potere di un governo straniero di spegnere, con la firma di un funzionario, pezzi di infrastruttura utilizzata in Italia senza passare da un giudice italiano o europeo. Autistici/Inventati nasce nel 2001 dall’incontro tra persone e gruppi dell’area antagonista e anticapitalista interessati alla tecnologia e ai diritti digitali. Le sue origini si intrecciano con Indymedia Italia, la rete di informazione indipendente che raccontò dall’interno le proteste del G8 di Genova. Da allora offre caselle di posta non commerciali, mailing list, blog ospitati su Noblogs e altri servizi, gestiti in gran parte da volontari. Nella designazione americana il collettivo è descritto come fornitore dell’infrastruttura digitale di cellule antifasciste internazionali: posta, chat cifrate, server, videoconferenze e strumenti di anonimato. Il documento cita un gruppo di Portland che avrebbe usato quei servizi per organizzare un attacco agli elicotteri della polizia di frontiera, con un’incriminazione federale in corso. Il Tesoro cita inoltre, tra i beneficiari dei servizi, il PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione designata come terroristica da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. La questione di fondo è dunque questa: fornire strumenti di comunicazione e cifratura a chiunque li richieda, senza controllare chi li usa e per quale scopo, equivale a sostenerne le finalità? C’è poi un aspetto giuridico importante. La designazione del Tesoro tramite l’OFAC attribuisce lo status di Specially Designated Global Terrorist (SDGT), diverso dall’inserimento nella lista delle Foreign Terrorist Organizations (FTO), che compete al Dipartimento di Stato con una procedura distinta. La differenza non è soltanto tecnica: uno status meno formalizzato e deciso con minori garanzie può produrre comunque un blocco totale dei rapporti economici. Da quel momento nessun soggetto americano può più fornire servizi al collettivo, dai server ai domini fino ai pagamenti. Il Tesoro ha dovuto emettere una licenza, la numero 36, per permettere a chi aveva rapporti commerciali con Autistici/Inventati di chiuderli senza rischiare sanzioni. Il punto debole dell’impianto non sta necessariamente nel sospetto su Portland, che può anche essere fondato, ma nel criterio che non distingue tra chi avrebbe commesso un reato e tutti gli altri utenti. La sociologa Susan Leigh Star osservava che un’infrastruttura tende a diventare visibile quando smette di funzionare. È come il montante dell’acqua di un condominio: se viene chiuso per punire l’inquilino del terzo piano, resta a secco l’intero palazzo, compresi quelli che con quell’inquilino non hanno nulla a che fare. Le conseguenze si sono viste subito. Il Public Interest Registry, l’ente statunitense che amministra i domini .org, ha applicato ad autistici.org un blocco tecnico chiamato serverHold: il dominio esiste, ma i browser non riescono più a raggiungerlo. Il collettivo ha dichiarato di aver appreso della designazione non da una notifica ufficiale, ma da un tweet del Segretario di Stato Marco Rubio, e di non aver ottenuto risposte dal registrar europeo, che a sua volta risponde a un registro americano. Nella notte tra il 27 e il 28 agosto, alle 3:57, il dominio è sparito dalla rubrica pubblica di internet. Autistici/Inventati ha respinto ogni accusa, definendo il provvedimento il frutto di un’amministrazione politicamente in affanno e ribadendo l’intenzione di continuare a fornire strumenti di autodifesa digitale a chiunque ne abbia bisogno. Sul fronte economico la vicenda è ancora più istruttiva. Le donazioni tramite bonifico passavano su un conto Banca Etica, l’istituto italiano della finanza sociale. Non è la prima volta che quel “no” viene pronunciato: era già successo con Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi, anch’essa finita nella lista sanzionatoria americana, a cui Banca Etica non era riuscita ad aprire un conto. La spiegazione resa pubblica all’epoca è tecnica quanto inquietante: un bonifico in dollari tra Milano e Roma transita comunque per New York attraverso il sistema SWIFT, e se tra i soggetti coinvolti compare qualcuno inserito nella lista sanzionatoria, quello scalo può negare l’imbarco, con il rischio di compromettere l’operatività dell’intero istituto. Il timbro americano, in altre parole, non colpisce solo il dollaro: arriva anche al bonifico in euro tra due conti italiani. Il 27 agosto anche il conto PayPal di Autistici/Inventati, l’altro canale di raccolta fondi, è stato bloccato. C’è un dettaglio quasi paradossale: il collettivo non ha mai accettato Bitcoin, un canale esterno ai tradizionali circuiti finanziari. È una scelta politica coerente con la sua critica alla speculazione finanziaria, ma oggi rappresenta l’unica porta che aveva scelto di tenere chiusa mentre le altre venivano sprangate dall’esterno. Il precedente più significativo non riguarda però un collettivo di attivisti, ma un magistrato internazionale. A febbraio lo stesso Ordine Esecutivo 13224 aveva colpito Karim Khan, procuratore capo della Corte Penale Internazionale, che aveva emesso un mandato d’arresto per Benjamin Netanyahu. I conti di Khan sono stati congelati e la sua casella di posta professionale, ospitata su Microsoft, è svanita, costringendo la Corte a migrare l’infrastruttura. Lo stesso strumento amministrativo che ieri ha rallentato il lavoro del tribunale internazionale sui crimini di guerra, oggi prova a spegnere un collettivo antifascista italiano. È il criterio che lega i due casi a dover preoccupare, al di là delle simpatie o antipatie per Autistici/Inventati: se offri un servizio a chi commette reati e non conservi i registri, per l’amministrazione americana puoi diventare complice. Non per una sentenza di un tribunale, ma per una decisione amministrativa. Applicato alla lettera, il criterio coinvolge chiunque offra una cifratura efficace, perché l’anonimato è parte essenziale del servizio. È come considerare un fabbro che vende serrature inviolabili complice di qualunque reato venga commesso dietro una porta che quelle serrature proteggono. Sul fronte politico italiano è calato un silenzio quasi totale. Nei giorni successivi alla designazione l’unica voce istituzionale registrata è stata quella di Rifondazione Comunista, che ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani di chiarire la posizione del governo su un provvedimento americano che colpisce un soggetto italiano, la sua infrastruttura e i suoi conti. Nell’immediato non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale dell’esecutivo. È qui che emerge il problema della sovranità. Chi debba essere considerato terrorista non dovrebbe dipendere, per un soggetto italiano, dalla sola firma di un funzionario dall’altra parte dell’oceano, ma da un procedimento in cui l’accusato possa difendersi secondo le garanzie del proprio ordinamento. È questo il perimetro della sovranità che rischia di consumarsi, un dominio alla volta, un conto corrente alla volta: quando un’infrastruttura italiana dipende da un rubinetto americano, una parte della sua autonomia diventa esposta a una decisione amministrativa statunitense. La domanda, allora, non riguarda più soltanto Autistici/Inventati. Riguarda chiunque, in Italia, dipenda da un’infrastruttura che non controlla. FONTI ● Foto di copertina: David Pupăză (@davidpupaza) su Unsplash — licenza Unsplash, uso libero — https://unsplash.com/photos/heNwUmEtZzo ● U.S. Department of the Treasury, “Treasury Takes Action Against Violent Far-Left Terrorist Networks”, 26 agosto 2026 — https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616 ● U.S. Department of State, “Designation of Autistici/Inventati as a Specially Designated Global Terrorist”, 26 agosto 2026 — https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/designation-of-autistici-inventati-as-a-specially-designated-global-terrorist ● U.S. Department of State, “Imposing Sanctions on Violent Far-Left Terrorist Groups”, 26 agosto 2026 — https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/imposing-sanctions-on-violent-far-left-terrorist-groups/ ● U.S. Department of State, Executive Order 13224 — pagina descrittiva — https://www.state.gov/executive-order-13224 ● JURIST, “US Treasury sanctions Palestine Action and two other groups over alleged far-left terrorism ties” — https://www.jurist.org/news/2026/08/us-treasury-sanctions-palestine-action-and-two-other-groups-over-alleged-far-left-terrorism-ties/ ● Decode39, “Autistici/Inventati case sets a new counterterrorism precedent, Irdi says” — https://decode39.com/16319/autistici-inventati-case-sets-a-new-counterterrorism-precedent-irdi-says/ ● Open, “Autistici/Inventati, che cos’è il gruppo italiano antifascista dichiarato «terrorista» dagli Usa”, 27 agosto 2026 — https://www.open.online/2026/08/27/autistici-inventati-sanzioni-usa-terrorismo-cosa-e/ ● Radio Onda d’Urto, intervista al collettivo Autistici/Inventati, 27 agosto 2026 — https://www.radiondadurto.org/2026/08/27/autistici-inventati-nella-lista-statunitense-dei-terroristi-globali-se-non-fosse-grave-e-seria-la-situazione-si-potrebbe-fare-una-bella-risata-intervista-al-collettivo-digitale/ ● Sito ufficiale Autistici/Inventati — comunicato di replica alla designazione USA — https://www.autistici.org Francesco Russo
August 31, 2026
Pressenza
Montello Spa al Meeting di Rimini, Comitato Aria Pulita scrive a Papa Leone XIV
Al Meeting di Comunione e Liberazione svoltosi a Rimini, Roberto Sancinelli, presidente e amministratore delegato di Montello S.p.A., ha parlato di impresa, sostenibilità e responsabilità sociale. Da queste parole nasce la riflessione del Comitato Aria Pulita Tomenone. La partecipazione di Montello S.p.A. al Meeting di Rimini può certamente essere presentata come un’occasione per parlare di economia circolare, innovazione e sviluppo industriale. Ma proprio per questo sarebbe opportuno che, accanto alla vetrina del Meeting, venissero affrontate con altrettanta chiarezza le criticità che da tempo riguardano lo stabilimento di Montello. Non basta parlare di sostenibilità nei convegni: la sostenibilità deve essere verificabile anche sul territorio dove un’azienda opera. I cittadini hanno il diritto di chiedere risposte concrete sui miasmi e sugli eventuali problemi ambientali e sanitari segnalati nel tempo, così come hanno il diritto di conoscere dati, controlli, prescrizioni e risultati relativi alle emissioni e agli impatti dello stabilimento. Particolare attenzione merita inoltre qualsiasi ipotesi di realizzazione di un inceneritore o di un impianto di trattamento termico dei rifiuti nell’area di Montello. Un progetto di questo tipo, se effettivamente previsto, non può essere valutato soltanto in termini di investimenti e occupazione: deve essere sottoposto a una rigorosa valutazione ambientale e sanitaria, con la massima trasparenza e con il coinvolgimento della popolazione. Come ha scritto Eugenio Beccalli, portavoce del Comitato Aria Pulita Tomenone: “Il fatto che un’azienda operi nel settore del recupero e del riciclo non significa automaticamente che ogni sua attività o ogni suo progetto sia privo di impatto. Proprio chi si presenta come esempio di economia circolare dovrebbe essere il primo a pretendere standard ambientali elevatissimi, controlli indipendenti e piena trasparenza verso la comunità. Per questo, prima di celebrare Montello S.p.A. come “fiore all’occhiello”, sarebbe corretto chiedersi se tutte le criticità dello stabilimento siano state realmente risolte e se i cittadini di Montello e di tutti i paesi limitrofi come Bagnatica, Brusaporto, San Paolo d’Argon, Costa di Mezzate, Albano Sant’Alessandro possano considerarsi adeguatamente tutelati. Il confronto tra imprese, istituzioni e mondo produttivo è importante. Ma non può diventare una vetrina nella quale si parla di sostenibilità a Rimini mentre sul territorio restano domande senza risposta. La vera sostenibilità si misura soprattutto fuori dai palcoscenici: negli impianti, nell’aria che respirano i cittadini, nella tutela dell’ambiente e nella trasparenza delle decisioni. Montello e tutti i comuni interessati meritano sviluppo e occupazione, ma uno sviluppo compatibile con l’ambiente e con la salute pubblica. E prima di parlare di nuovi impianti, occorre fare piena luce sulle criticità esistenti.” Se creare valore significa creare valore per tutti, anche le comunità che vivono accanto agli impianti devono essere ascoltate. Il Comitato Aria Pulita Tomenone ha scritto a Papa Leone XIV per portare all’attenzione le preoccupazioni del nostro territorio: molestie odorigene, qualità dell’aria, ambiente, salute e trasparenza. Come scrive Beccalli: “Non siamo contro il lavoro, l’impresa o lo sviluppo. Chiediamo che sviluppo, ambiente e salute possano convivere. La sostenibilità deve essere concreta e verificabile nei territori, attraverso un confronto autentico tra cittadini, imprese e istituzioni. Non chiediamo di scegliere tra lavoro e ambiente. Chiediamo che non sia necessario scegliere.” Di seguito il testo della missiva:   Santità, il Comitato Aria Pulita del territorio del Monte Tomenone si rivolge rispettosamente a Lei per sottoporre alla Sua attenzione una vicenda che da anni coinvolge le comunità di Montello e dei Comuni limitrofi. La presenza di Montello S.p.A. al Meeting di Rimini rappresenta un’importante occasione per parlare di economia circolare, impresa, innovazione e sostenibilità. Abbiamo inoltre ascoltato con attenzione le parole del presidente e amministratore delegato di Montello S.p.A., Roberto Sancinelli, sul ruolo dell’impresa e sulla necessità che il profitto sia capace di creare valore per la società. Proprio da questo principio nasce la nostra richiesta. Se creare valore significa creare valore per tutti, questo valore deve comprendere anche le comunità che vivono accanto agli impianti. Da anni i cittadini di Montello, Bagnatica, Brusaporto, San Paolo d’Argon, Costa di Mezzate e Albano Sant’Alessandro segnalano problematiche legate alle molestie odorigene e chiedono risposte chiare sulla qualità dell’ambiente nel quale vivono. Non si tratta soltanto di percezioni o di una contrapposizione tra cittadini e impresa. Gli stessi atti istituzionali riportano gli esiti di monitoraggi effettuati da ARPA Lombardia, che nel 2021 individuarono nell’impianto Montello la fonte primaria delle molestie odorigene percepite a Bagnatica. Successivi monitoraggi hanno continuato a evidenziare la presenza di fenomeni odorigeni sul territorio. La questione, pertanto, merita di essere affrontata con trasparenza e senza contrapposizioni ideologiche. A questo si aggiunge il progetto relativo alla valorizzazione energetica dei residui derivanti dalle attività di recupero e riciclo dello stabilimento Montello. Riteniamo che un progetto di tale rilevanza debba essere valutato non soltanto sotto il profilo economico e occupazionale, ma anche considerando con la massima attenzione gli aspetti ambientali, sanitari e territoriali, con controlli rigorosi e indipendenti e con un reale coinvolgimento delle comunità interessate. Santità, non chiediamo di scegliere tra lavoro e ambiente. Chiediamo che non sia necessario scegliere. Riteniamo che una vera economia circolare debba essere capace di coniugare sviluppo industriale, occupazione, tutela dell’ambiente, salute delle persone e qualità della vita delle comunità. Per questo Le chiediamo, con rispetto, di rivolgere la Sua attenzione anche alla voce di questa comunità e di incoraggiare, attraverso la Sua autorevolezza, un confronto responsabile tra cittadini, impresa e istituzioni. Chiediamo soprattutto che prima di celebrare qualsiasi realtà industriale come esempio di sostenibilità vengano affrontate con chiarezza le criticità ancora segnalate nei territori nei quali essa opera. La sostenibilità non può essere soltanto un concetto discusso sui palcoscenici dei convegni. Deve essere verificabile nei territori. Deve essere percepibile nella qualità dell’aria che respirano le persone, nella tutela dell’ambiente, nella trasparenza dei dati e nella possibilità per i cittadini di essere ascoltati quando esprimono preoccupazioni sul futuro della propria comunità. Santità, ci permettiamo di rivolgerci a Lei anche richiamando il tema della cura della nostra “casa comune”: perché la tutela del creato passa inevitabilmente anche dalla tutela concreta dei luoghi nei quali le persone vivono, lavorano e crescono i propri figli. Montello e i Comuni circostanti meritano lavoro, sviluppo e opportunità. Ma meritano anche un futuro nel quale sviluppo economico, ambiente e salute possano procedere insieme. Confidando nella Sua attenzione e nella Sua sensibilità verso la tutela del creato, della dignità delle persone e delle comunità, La ringraziamo per l’ascolto e Le porgiamo i nostri più rispettosi saluti.   Con profondo rispetto,   Eugenio Beccalli, Portavoce Comitato Aria Pulita Tomenone – Montello (BG)   Redazione Sebino Franciacorta
August 28, 2026
Pressenza
Guerra all’agricoltura biodinamica, Carlo Triarico: “Oggi serve un’agricoltura artigiana che liberi e potenzi l’umano dell’uomo”
Pubblichiamo di seguito la risposta di Carlo Triarico, Storico della Scienza e Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, all’articolo di Silvana De Mari su La Verità in attacco frontale all’agricoltura biodinamica, metodo di produzione agroecologico, olistico e sostenibile basato sugli insegnamenti spirituali ed esoterici del filosofo Rudolf Steiner, padre dell’Antroposofia. L’articolo di Silvana De Mari pubblicato il 12 agosto su La Verità, ha destato giustamente indignazione da diverse parti, con una considerazione comune: si possono citare fatti veri e non dire il vero. Assimilare Rudolf Steiner ad Aleister Crowley, un occultista anticristico, attraverso il “Steiner collaborava con, a sua volta amico di, che conosceva…” è un espediente retorico col quale sarebbe possibile accostare chiunque a chiunque, senza nessun grado di separazione e dare un’idea completamente errata di un qualsiasi soggetto descritto. Del resto a far dubitare della sensatezza del metodo dell’articolo, basti pensare che la Federazione delle Scuole Waldorf Steiner, accusate dalla dottoressa De Mari di fondamenti demoniaci e anticristiani, è membro della FOE, la Federazione delle Scuole non statali fondata sulla Dottrina della Chiesa Cattolica. Se dunque adottassimo il procedere retorico di Silvana Mari, in un solo passaggio potremmo includere le stesse scuole cattoliche, che immagino De Mari difenda, nella catena dell’occultismo nero. Mi si permetta da storico di dire che questo metodo è privo di rigore. Come è noto, una figura di interesse storico è valutata con criteri scientifici e solo col ricorso ad archivi autorevoli di fonti primarie e secondarie, nonché con la valutazione dei frutti della sua opera. Cautela che, di tutta evidenza, è mancata nell’articolo. La pedagogia, la medicina, l’agricoltura biodinamica sono tutte incentrate da Steiner sulla libertà dell’essere umano e costituiscono un esempio che non può non dirsi cristiano, per dirla con Benedetto Croce. Da presidente dell’Associazione Biodinamica ho dovuto affrontare negli ultimi anni, coi miei soci imprenditori seri del nostro paese, una potente campagna di mistificazione e discriminazione di questa agricoltura, che in realtà è stata la fondatrice del movimento biologico all’inizio del Novecento. Abbiamo dovuto difenderla noi dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e tutti hanno notato il silenzio e l’assenza di sostegno di tanti che dal biodinamico hanno costruito arricchimenti finanziari e di potere. La campagna è stata così potente da aver coinvolto premi Nobel e lo stesso presidente della Repubblica mentre, come avvenuto in altre campagne totalizzanti nel nostro paese, è stato impedito il contraddittorio. La dottoressa De Mari ha così usato notizie prese da quella campagna e paradossalmente da correnti che penso giudicherebbe ostili al suo credo. I disciplinari dell’agricoltura biodinamica andrebbero finalmente conosciuti attraverso spazi di confronto liberi, che ancora aspettiamo. Si scoprirebbe che la prima biotecnologia dell’humus la si deve proprio alla biodinamica, insieme alla prima proposta di un modello agroalimentare ecologico. I disciplinari biodinamici contengono solo tecniche agronomiche sensate. Certo, ben diverse da quell’agricoltura industriale che tratta la terra come materia e gli esseri, anche quelli umani, come strumenti prima e come rifiuti dopo. D’altro canto in questi giorni abbiamo sentito giornalisti informare che gli agricoltori italiani stessi non servono più a niente. Possiamo osservare lucidamente il processo di annullamento dell’umano nel mondo rurale avvicinarsi ai suoi esiti finali. Una comune missione per unire tanti esseri umani di buona volontà alla terra, potrebbe però concorrere a far comprendere che l’agricoltura artigiana garantisce oggi sia l’alimentazione della maggior parte della popolazione mondiale, sia la tenuta dei territori più fragili. Per questo l’agricoltura biodinamica ha fatto nascere l’agricoltura biologica con un connotato umanitario e ponendo l’urgenza di un nuovo modello agricolo. Sì, oggi è urgente e possibile un’agricoltura artigiana che liberi contadini e cittadini e potenzi l’umano dell’uomo. L’attacco all’agricoltura biodinamica è stato il tentativo di separarla dal biologico e portare così la crescente e ormai ineludibile affermazione della bioagricoltura a divenire un ennesimo marchio di qualità del modello industriale. È possibile che questo sarà, forse è anche probabile che questo sarà. Dopo il tentativo di eliminarla, l’agricoltura biodinamica è oggi soggetta a un processo di normalizzazione, capace di farle perdere quel portato cristiano e umanitario, quindi rivoluzionario, che è d’esempio per larga parte del mondo agroalimentare italiano libero. È di questi giorni la notizia, diffusa da giornali finanziari, della possibile scalata della più importante catena del biologico e biodinamico da parte di gruppi potentissimi dell’agroalimentare industriale. Al di la del vero di tali notizie, il solo fatto che ciò si possa dare per possibile manifesta la direzione che biologico e biodinamico stanno per prendere se non ci attiviamo: la perdita della loro forza di nuovo modello agricolo. L’agricoltura biodinamica, per sua natura, non è però assimilabile alle forze che dominano oggi le sorti agricole in Italia. A queste non possiamo consegnarne il futuro, per quanto esponenti autorevoli dell’ambiente biodinamico siano corsi a rassicurare, sulle stesse pagine de La Verità, sulla compatibilità e innocuità della biodinamica, o dell’antroposofia, per il sistema. In realtà l’agricoltura biologica e biodinamica non sono riducibili a un modello industriale identico a se stesso, ma solo privo di pesticidi. Se operassimo per questo perderemmo un appuntamento di portata evolutiva. L’Associazione Biodinamica ha fatto scelte coraggiose e difficili, il cui esito dipende anche da chi ora legge, dal risveglio individuale e da quanti vorranno porsi al suo fianco. Non è sola e insieme a tanti enti importanti dell’agroalimentare italiano, sta dando vita a “Terra comune”, l’alleanza di centinaia di organizzazioni, comitati e operatori che non cederanno le loro forze a un processo transumano. Saremo in tanti a Roma, il 18 ottobre, per scrivere in un’assemblea, obiettivi e campagne di una nuova alleanza dell’agroalimentare italiano. Davanti a noi ci sono eventi mondiali di grande portata a cui siamo chiamati. Possano comprenderlo innanzitutto coloro che trovano in Steiner un riferimento innovativo capace d’interpretare il presente dell’umanità e le sue crisi a tutte le latitudini. Possano mobilitarsi le coscienze di ciascuno e di tutti e agire. Non si tratta certo solo di salvare l’Associazione Biodinamica dai tentativi di conquista a cui è sottoposta da tre anni. È in gioco qualcosa di più grande, contenuto nelle ragioni e nelle speranze della biodinamica e che è intimamente umano. Ho visto con gioia infinita tante voci levarsi sull’articolo della dottoressa De Mari, come non era avvenuto in precedenti casi. Qualcosa di importante sta avvenendo dunque in questo risveglio di coscienze, in questa forza di spirito che ha chiamato a testimoni tanti di noi, uscendo dal torpore, deponendo la nostra rassegnazione. Come è evidente, siamo dentro grandi guerre spirituali e materiali, fra concentrazioni di poteri, saperi e ricchezze nelle mani di pochi, come mai prima nella storia dell’umanità. Il movimento biodinamico stesso non è indenne dal fascino di questo processo. Eppure quando tutto sembra perso, io ricordo sempre che il male consuma anche se stesso e che, a differenza di esso, l’essere umano può alimentarsi dal bene e farcela. Un movimento biodinamico libero, con un’antroposofia capace di grande forza spirituale, è quel tipo di alimento, lavorando alla formazione di comunità e non da soli.   di Carlo Triarico – Storico della Scienza, Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Direttore in APAB, Istituto di formazione riconosciuto, Direttore di Agrifound (ente di ricerca), Membro del Comitato Permanente Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica del Ministero dell’Agricoltura, Editorialista per l’Osservatore Romano, Direttore della rivista Bioagricoltura. Svolge un’intensa attività di volontariato, divulgazione e insegnamento. Redazione Italia
August 28, 2026
Pressenza
Gli USA dichiarano entità terrorista un collettivo italiano che si oppone alle Big Tech
Continua negli USA la moderna caccia alle streghe dell’amministrazione Trump. Il Dipartimento di Stato ha infatti aggiornato la lista delle entità terroristiche, inserendo al suo interno anche il collettivo italiano Autistici Inventati (A/I), da anni impegnato nel garantire una comunicazione più libera contro l’oligopolio delle Big Tech. Accusato di fornire supporto digitale ai gruppi Antifa e ad altre sigle dell’estrema sinistra sparse nel mondo, Autistici Inventati (A/I) è stato bollato come “terrorista globale appositamente designato”. La decisione comporta il congelamento di tutti i beni dell’organizzazione soggetti alla giurisdizione USA e il divieto, per cittadini e soggetti giuridici statunitensi, di effettuare transazioni verso di essa, sul modello delle sanzioni comminate di recente alla Relatrice Speciale dell’ONU Francesca Albanese. Pochi giorni dopo l’attentato dell’11 settembre, l’allora presidente americano George W. Bush firmò il decreto esecutivo n. 13224, dotando il governo di un nuovo strumento «per impedire il finanziamento del terrorismo». In base a quel decreto, le varie amministrazioni che si sono succedute alla Casa Bianca dal 2001 hanno aggiornato la lista delle organizzazioni ritenute terroristiche, prevedendo blocchi e sanzioni, oltre a un’importante espansione dei poteri di sorveglianza. Soltanto nel febbraio dello scorso anno, a pochi giorni dall’inizio del suo secondo mandato, il presidente Donald Trump ha inserito otto nuove organizzazioni all’interno dell’elenco. A novembre è toccato anche a una delle sigle della galassia internazionalista Antifa, la Antifa Ost, attiva in Germania. Preludio della nuova Strategia Nazionale di Controterrorismo, dove movimenti definiti “anti-americani”, “anarchici”, “anti-fascisti” e “radicalmente pro-transgender” sono stati formalmente inseriti nell’elenco delle minacce terroristiche. È in questo contesto che si inserisce l’aggiunta del collettivo italiano Autistici Inventati (A/I) nella lista delle entità terroristiche, per il presunto supporto a organizzazioni bollate come nemiche dalla Casa Bianca, anche se espressione di mero dissenso interno, sale di quella democrazia di cui gli USA si dicono essere massima espressione. Secondo il Dipartimento di Stato, il collettivo fornirebbe strumenti digitali — come chat, email e blog — per comunicare in anonimato. Un intento di cui non fa mistero la stessa organizzazione, nata nel 2001 durante le proteste no global «dall’incontro di individualità e collettivi provenienti dal mondo antagonista e anticapitalista, impegnati a lavorare con le tecnologie e attivi nella lotta per i diritti digitali. Crediamo che questo non sia affatto il migliore dei mondi possibili. La nostra risposta è offrire ad attivisti, gruppi e collettivi piattaforme per una comunicazione più libera», sfidando dunque il cartello delle Big Tech. Secondo Washington, questi servizi sarebbero «specificamente progettati per sostenere le operazioni delle reti terroristiche di estrema sinistra». Contro questa presunta minaccia, gli Stati Uniti, su iniziativa del Segretario di Stato Marco Rubio, hanno addirittura organizzato un vertice internazionale, a cui anche l’Italia ha partecipato con una delegazione. Il taglio politico dell’evento punta a mettere Washington, alle prese con una congiuntura storica non proprio favorevole, a guida di un neo-maccartismo capace di neutralizzare il dissenso, equiparando proteste ambientaliste o contro la violenza della polizia al terrorismo internazionale, sinonimo, fino a qualche anno fa, di jihadismo. A suggellare questo cambio di rotta storico è un’altra decisione proveniente in queste ore dalla Casa Bianca, che dopo 47 anni ha rimosso dai Paesi sponsor del terrorismo la Siria dell’ex tagliagole al-Jolani.   L'Indipendente
August 27, 2026
Pressenza
Il rischio della disinformazione sull’esito delle elezioni in Brasile
In vista delle elezioni presidenziali in Brasile, Amnesty International ha sottoposto a Facebook alcune inserzioni per verificare l’efficacia del sistema di moderazione di Meta. Più della metà delle inserzioni contenenti disinformazione sulle elezioni è stata approvata. Le altre sono state segnalate, ma non respinte esplicitamente pur se contenenti disinformazione sulle elezioni Amnesty International ha lanciato l’allarme sul rischio che, in vista delle elezioni presidenziali in Brasile del 4 ottobre, Meta potrebbe non contrastare in modo efficace la disinformazione sulle elezioni diffusa attraverso il sistema pubblicitario di Facebook. Da anni in Brasile i social media vengono utilizzati per diffondere disinformazione. Per verificare in che modo Facebook tratti la disinformazione sulle elezioni nelle inserzioni pubblicitarie, Amnesty International ha condotto un esperimento, sottoponendo alla piattaforma 15 inserzioni create appositamente e contenenti disinformazione elettorale. I contenuti andavano da accuse di brogli a messaggi che sostenevano la necessità di una presa del potere da parte dei militari. L’esperimento ha dimostrato che otto delle inserzioni presentate sono state approvate, mentre per le altre sette è stata richiesta la verifica dell’identità perché sembravano riguardare temi sociali, elezioni o politica. Non sono state dunque respinte specificamente perché contenevano disinformazione sulle elezioni. Amnesty International ha fatto in modo che questi annunci di prova non venissero pubblicati, nonostante Facebook non li avesse bloccati. “È fortemente allarmante che il sistema di moderazione di Meta non sia riuscito a intercettare più della metà delle inserzioni contenenti disinformazione sulle elezioni presentate da Amnesty International. Questo dimostra che Meta non sta facendo abbastanza per impedire che la sua piattaforma diventi un veicolo di disinformazione, continuando al tempo stesso a trarre profitto dai contenuti e dai sistemi pubblicitari che ne consentono la diffusione”, ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice di Amnesty International Brasile. L’esperimento Amnesty International ha sottoposto a Facebook 15 inserzioni in portoghese brasiliano, destinate esclusivamente alla popolazione in età di voto in Brasile, per valutare come i sistemi di moderazione delle inserzioni della piattaforma trattassero i contenuti relativi alle elezioni in vista del voto del 4 ottobre 2026. Per fare in modo che le inserzioni rispecchiassero narrazioni elettorali effettivamente circolanti in Brasile, tra gennaio e maggio 2026 Amnesty International ha analizzato le conversazioni online e gli orientamenti espressi pubblicamente sui social media, oltre ai contenuti in lingua portoghese pubblicati sulle piattaforme Facebook e X. Quattordici inserzioni contenevano disinformazione, una era neutra. In questa analisi viene utilizzato il termine “disinformazione” secondo la terminologia usata da Amnesty International; nella costruzione e nell’analisi delle inserzioni dell’esperimento, tuttavia, è stata applicata la definizione di “misinformation” adottata da Meta. Come indicato nelle sue politiche e nei suoi Standard della community, questa definizione comprende informazioni false o inesatte, inclusi i contenuti che possono verosimilmente interferire con il funzionamento dei processi politici. Le 14 inserzioni contenenti “disinformazione” erano state pensate per riprodurre tre strategie spesso utilizzate da esponenti politici e candidati per sostenere pratiche autoritarie: la “delegittimazione elettorale”, cioè contenuti volti a minare la fiducia nelle elezioni, nei sistemi di voto o nei risultati elettorali; la “costruzione del nemico”, che presenta gli avversari politici e i tribunali come minacce per la nazione o come soggetti privi di legittimità; e l’“autoritarismo incentrato sulla sicurezza”, che presenta l’uso della forza, l’intervento militare o il governo di un uomo forte come risposte necessarie alla criminalità o al disordine politico. Alcune inserzioni erano riconducibili a una sola di queste categorie, mentre altre combinavano narrazioni appartenenti a più categorie. Tutte le inserzioni, tranne quella neutra, erano in violazione della politica di Meta sulle informazioni false, in particolare la sezione relativa alle interferenze con il voto o con i censimenti. L’inserzione neutra era stata inclusa per verificare l’obbligo imposto da Meta di confermare l’identità per tutti i contenuti relativi alle elezioni. Sette delle inserzioni elaborate da Amnesty International si basavano su affermazioni intenzionalmente fuorvianti riguardanti candidati e istituzioni elettorali, tra cui accuse secondo cui alcuni candidati stavano manipolando le elezioni e contenuti che mettevano in dubbio l’integrità del sistema di voto. Le altre sette contenevano informazioni false che avrebbero potuto interferire con la possibilità delle persone di votare, per esempio fornendo indicazioni errate su quando o come votare oppure su quali candidati partecipassero alle elezioni. L’account Facebook utilizzato per sottoporre le inserzioni non aveva completato la procedura di Meta “Conferma la tua identità”. Nell’ambito della ricerca si è scelto di non completare la verifica dell’identità, così da mantenere un account di prova neutro ed evitare che la cronologia o le attività precedenti dell’account potessero influenzare l’esito della moderazione delle inserzioni. Per ridurre il rischio che la cronologia d’uso degli account incidesse sui risultati, sono stati utilizzati account creati appositamente per la ricerca anziché account personali. Le persone che hanno condotto la ricerca non si trovavano fisicamente in Brasile e non hanno utilizzato una VPN per far apparire che le inserzioni fossero state inviate dal Brasile. Le inserzioni sono state sottoposte da Londra. Tutte le inserzioni erano programmate per essere pubblicate in una data successiva. In questo modo Amnesty International ha potuto verificare i processi di revisione delle inserzioni delle piattaforme, assicurandosi al tempo stesso che quelle eventualmente approvate potessero essere annullate prima della pubblicazione. Ciò ha impedito che venissero effettivamente diffuse e ha evitato potenziali conseguenze negative sui diritti umani o altri rischi di natura etica. Il 21 luglio 2026 Amnesty International ha scritto a Meta chiedendo una risposta alle accuse secondo cui i sistemi di moderazione pubblicitaria di Facebook non sarebbero riusciti a individuare la disinformazione sulle elezioni e sollevando preoccupazioni sull’adeguatezza dei sistemi adottati dall’azienda per individuare, valutare e mitigare i relativi rischi per i diritti umani. Al momento della pubblicazione di questo comunicato, Meta non ha ancora risposto. Risultati Facebook ha approvato otto inserzioni contenenti disinformazione e nessuna delle sette respinte è stata rifiutata esplicitamente perché conteneva disinformazione. Delle otto inserzioni contenenti disinformazione approvate per la pubblicazione, quattro rientravano esclusivamente nella categoria della “delegittimazione elettorale” e due esclusivamente in quella dell’“autoritarismo incentrato sulla sicurezza”, comprendendo anche contenuti di disinformazione che sostenevano un intervento militare o invitavano a non partecipare alle elezioni. Le altre due combinavano elementi riconducibili a tutte e tre le categorie. Le sette inserzioni respinte, tra cui quella neutra, sono state rifiutate perché considerate “inserzioni su temi sociali, elezioni o politica”. In questi casi, Gestione inserzioni di Facebook indicava che, poiché le inserzioni sembravano riguardare un tema sociale, elezioni o politica, l’account avrebbe dovuto completare la verifica dell’identità prima che potessero essere pubblicate. È importante sottolineare che questi avvisi non comunicavano che le inserzioni erano state respinte a causa del loro contenuto. Di conseguenza, non hanno permesso di capire come sarebbero state valutate se l’account avesse completato la verifica. Amnesty International ha inoltre individuato alcune carenze nelle misure di tutela applicate al momento della presentazione di inserzioni relative alle elezioni. È stato possibile sottoporre le inserzioni senza dichiarare che rientravano nelle “Categorie speciali di inserzioni” di Facebook, come previsto sia dalla legislazione elettorale brasiliana sia dalle politiche di Meta sulle inserzioni relative alle elezioni. Poiché l’account non aveva completato la verifica dell’identità, è stato inoltre possibile presentare le inserzioni senza l’indicazione “Pagato da”, che Meta richiede per i contenuti relativi alle elezioni. Si tratta di inserzioni che Facebook non avrebbe dovuto consentire di sottoporre senza una preventiva verifica dell’identità. Il fatto che le inserzioni potessero essere sottoposte da fuori del Brasile fa temere che controlli inadeguati sulla verifica e sulla trasparenza possano creare vulnerabilità sfruttabili da soggetti interni o stranieri intenzionati a influenzare i processi elettorali. La mancata applicazione degli obblighi di trasparenza previsti dalla legge elettorale e la possibilità di presentare le inserzioni da fuori del Brasile sollevano gravi preoccupazioni sul rischio che campagne di disinformazione, condotte sia da soggetti interni sia stranieri, possano interferire con i processi elettorali. Pongono inoltre interrogativi più ampi sull’adeguatezza dei sistemi di moderazione di Meta nell’individuare questi rischi. Il sistema di controllo di Meta utilizza tecnologie di intelligenza artificiale per individuare in modo proattivo nelle inserzioni contenuti potenzialmente contrari alle proprie politiche. I contenuti vengono poi valutati automaticamente oppure da persone addette alla revisione e, quando viene accertata una violazione, Meta applica le misure previste dai propri Standard della comunità, tra cui la rimozione, la limitazione o il rifiuto delle inserzioni. «L’indagine indica che i sistemi di moderazione di Facebook potrebbero non riuscire a individuare in modo affidabile i contenuti di disinformazione sulle elezioni. Sebbene Facebook abbia respinto sette delle 15 inserzioni, queste sono state segnalate in base alla politica sui temi sociali, le elezioni o la politica e non specificamente perché contenevano disinformazione elettorale. Ciò solleva gravi dubbi sul fatto che le misure di tutela adottate da Facebook in materia elettorale vengano applicate in modo coerente», ha dichiarato Ummar Bashir, ricercatore e consulente di Amnesty International su intelligenza artificiale e diritti umani. Amnesty International ha rilevato che i sistemi di moderazione di Facebook sembravano più efficaci nel riconoscere le inserzioni che descrivevano gli avversari politici come “criminali”, “traditori” o “soggetti privi di legittimità”. Per esempio, una delle inserzioni sottoposte al test affermava: “Lula [il presidente del Brasile] ruberà le elezioni”. Cinque delle sette inserzioni contenenti messaggi di questo tipo sono state respinte. Al contrario, tre delle quattro inserzioni che utilizzavano una retorica militare contraria allo stato di diritto e chiedevano che le forze armate prendessero il potere hanno superato i sistemi di moderazione di Facebook. Una di queste affermava: “Abbiamo bisogno di una rivoluzione militare, non votate alle elezioni e, se voterà meno del 50 per cento delle persone, i militari riprenderanno il potere!”. «Anziché tutelare la partecipazione elettorale, l’accesso a informazioni accurate e i diritti umani, questi sistemi rischiano di approvare contenuti dannosi», ha aggiunto Ummar Bashir. Imprese e standard sui diritti umani Secondo gli standard internazionali, le imprese hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani e di evitare di causare, contribuire a causare o essere direttamente collegate a conseguenze negative per i diritti umani. Ciò comprende l’adozione di misure proattive per individuare, prevenire e mitigare tali conseguenze. Per piattaforme come Meta, questa responsabilità comprende anche l’obbligo di garantire che le pratiche di moderazione non consentano la diffusione di contenuti falsi o inesatti che possano incidere sul diritto delle persone all’informazione e alla partecipazione alla vita pubblica. La responsabilità di rispettare i diritti umani sussiste indipendentemente dalla regolamentazione statale e richiede una valutazione continua dei rischi, trasparenza e misure efficaci per mitigarli. Il modello di business di Meta basato sulla sorveglianza si fonda sulla raccolta e sull’analisi su larga scala dei dati delle persone che utilizzano le sue piattaforme, allo scopo di mantenerne alto il coinvolgimento e consentire una pubblicità altamente mirata. Le inserzioni vengono mostrate sulla base di una complessa combinazione di caratteristiche del profilo, tra cui la posizione geografica, i dati demografici, gli interessi e il comportamento online. La possibilità offerta da Meta agli inserzionisti di utilizzare strumenti sofisticati di previsione e microtargeting è un elemento centrale di questo modello. Nel primo trimestre del 2026, il 98 per cento dei ricavi di Meta è derivato dalla pubblicità. In vista delle elezioni presidenziali in Brasile, Amnesty International chiede a Meta di garantire risorse adeguate alla moderazione dei contenuti in portoghese brasiliano, compresa l’approvazione delle inserzioni, e di rafforzare immediatamente la propria capacità di individuare e affrontare i rischi legati alle elezioni. Meta dovrebbe inoltre condurre e pubblicare una nuova procedura di dovuta diligenza sui diritti umani specifica per il Brasile, valutando in che modo i propri sistemi, compresi quelli di moderazione dei contenuti e pubblicitari, possano contribuire a creare rischi per la partecipazione e l’accesso alle informazioni, e adottare misure efficaci e trasparenti per mitigarli. «Con le elezioni ormai a poco più di cinque settimane di distanza, Meta ha ancora tempo per intervenire con urgenza sui rischi legati ai suoi sistemi di moderazione delle inserzioni e impedire che la propria piattaforma venga utilizzata per diffondere disinformazione pericolosa. Consentire che contenuti di questo tipo circolino senza controllo potrebbe indurre in errore le persone che votano, erodere la fiducia nei processi elettorali e compromettere la possibilità di esercitare liberamente e in modo consapevole il diritto di voto», ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice esecutiva di Amnesty International Brasile. Ulteriori informazioni Negli ultimi anni il Brasile ha adottato diverse misure per contrastare la disinformazione sulle elezioni. In occasione delle elezioni presidenziali del 2022, l’autorità elettorale nazionale brasiliana, il Tribunale superiore elettorale, ha introdotto misure più severe che imponevano alle piattaforme online di rimuovere rapidamente informazioni false o deliberatamente decontestualizzate sui processi elettorali, prevedendo multe e la possibile sospensione delle piattaforme in caso di mancato rispetto degli obblighi. Anche l’uso dell’intelligenza artificiale è stato sottoposto a restrizioni in vista delle elezioni municipali del 2024, con l’obiettivo di prevenire la disinformazione e la manipolazione delle elezioni. Nello stesso anno, la Corte suprema brasiliana ha inoltre disposto la sospensione di X, precedentemente Twitter, dopo che l’azienda non aveva rispettato alcuni provvedimenti giudiziari, tra cui quelli relativi ad account accusati di diffondere disinformazione. Nel marzo 2026 una nuova risoluzione ha definito in modo specifico quali contenuti le piattaforme sono tenute a rimuovere, tra cui contenuti falsi o decontestualizzati riguardanti il sistema di voto elettronico, il Tribunale elettorale e altri processi elettorali. La risoluzione vieta inoltre l’uso dell’intelligenza artificiale generativa per classificare, raccomandare, suggerire o dare priorità a candidati, campagne elettorali o partiti politici. Amnesty International
August 25, 2026
Pressenza
Massimo Pieri: rivoluzionario, ebreo, bundista
Oggi Noi Ebrei Socialisti (NES) e Gherush92 – Comitato per i Diritti Umani ricordano il “grande Intellettuale e Maestro, che ha costruito una visione del mondo illuminante, rivoluzionaria e strategica, radicata nella tradizione ebraica, che condividiamo e portiamo avanti con tenacia”: Il 18 agosto 2021 moriva Massimo Pieri. Sono trascorsi cinque anni e di lui mancano l’umanità e la simpatia, l’intelligenza, le riflessioni, le discussioni, il costante stimolo ad agire. E manca la sua sensibilità verso la diversità. Siamo in un periodo di crisi, e “nei periodi di crisi bisogna attrezzarsi culturalmente”, ripeteva Massimo, che sapeva indicare oltre la crisi un altro mondo. Intanto i problemi emergenti, sociali e ambientali, si sono accresciuti e intensificati, il dibattito politico e culturale si è impoverito, la società si è individualizzata, l’antisemitismo è riesploso virulento. Noi eredi del suo pensiero ci riteniamo fortunati ad averlo scelto come Maestro. Gli insegnamenti di Massimo, insuperati, per noi sono vivi. Li custodiamo per metterli in pratica ogni giorno. Di lui diciamo: “Il Giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano (Tehilim 92,13)”. Qui segue il testo che gli dedicammo quando ci ha lasciati. > È mancato Massimo Pieri, un grande intellettuale, un Maestro esigente, un > amico generoso. > > Fisico, matematico, è stato un leader del ’68, protagonista del miglior > dibattito politico e culturale dell’epoca. > > Innovatore eclettico, saldamente radicato nella tradizione ebraica, ha sempre > concepito l’interdisciplinarietà come una scienza a servizio della verità, > della giustizia e della risoluzione dei problemi. Con un approccio complessivo > e articolato ha spaziato e connesso campi e livelli culturali diversi, > confrontandosi con i temi fondamentali del Novecento fino ad oggi. > > Presidente e fondatore della COBASE, Associazione Tecnico Scientifica che gode > dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle > Nazioni Unite (ECOSOC), in ambito internazionale ha partecipato, anche come > delegato dell’Italia, ai lavori di diverse Convenzioni dell’ONU su Ambiente e > Sviluppo, fra le altre la Convenzione sulla Diversità Biologica, la > Convenzione contro la Desertificazione, la Convenzione Quadro sui Cambiamenti > Climatici, ed è un Major Group, nella sezione scienza e ricerca, con la > Commissione per lo Sviluppo Sostenibile. > > Esperto di Energia, Bioeconomia, Ambiente, Sostenibilità ha ideato e > realizzato diversi Progetti strategici, fino ai più recenti “Città Elettrica e > Parchi Agroecologici” o “Bioeconomia e Sviluppo” contro i cambiamenti > climatici e la povertà. > > Dalla Fisica Termodinamica ha intuito e compreso l’importanza della diversità > per la vita, cosicché la valorizzazione della diversità culturale e ambientale > sono i temi fondanti del suo pensiero e della sua umanità. Critico di tutti i > processi di omologazione culturale e scientifica, ha promosso la > valorizzazione della conoscenza tradizionale come tecnica dell’esistenza in > grado di gestire e risolvere i problemi ambientali emergenti – come più tardi > riconosciuto anche dalle Nazioni Unite nell’ambito della Convenzione sulla > Diversità Biologica. > > Autore di numerosi articoli e pubblicazioni tecnico-scientifiche, come > “Energia”, “Biodiversità”, “Desertificazione”, con la COBASE partecipa al > Gruppo di Lavoro sulle Popolazioni Indigene e ai lavori del Forum Permanente > dei Popoli indigeni delle Nazioni Unite dove stringe rapporti di > collaborazione con Popoli Indigeni provenienti da ogni parte del mondo. > Organizza conferenze e seminari internazionali come “La Risorsa Diversità” o > “Il Cibo nel Cerchio della Vita”, che vedono la partecipazione di capi > indigeni e detentori di conoscenza tradizionale insieme a scienziati e > accademici, con la volontà di creare le basi per un confronto scientifico, su > basi paritarie, fra conoscenza indigena e scienza formalizzata. > > Il bellissimo documento di sintesi “Risoluzione di Roma. Linee Guida per la > Protezione della Diversità Culturale”, per la valorizzazione della diversità > culturale ed ambientale, è foriero di sviluppi. Diviene uno strumento guida > nei consessi internazionali, presentato e discusso in numerose Università e in > occasione di eventi speciali organizzati alle Nazioni Unite e all’Unione > Europea. > > Con il Progetto “Diversità e Pace” estende questa impostazione di ricerca > all’analisi dei conflitti fra popoli. Intuisce che l’adozione di strumenti > “moderni”, limitatamente politico-economici, da parte degli Stati e degli > organismi intergovernativi per la soluzione dei conflitti etnici e culturali, > può condurre ad un generale processo di riduzione della complessità dei > fattori e delle matrici culturali che concorrono a determinare gli stati di > conflittualità. Comprende altresì che l’analisi culturale di un conflitto, una > conoscenza organica della questione, può contribuire alla definizione di un > negoziato culturale. Si sforza quindi di inquadrare i problemi che stanno alla > base di una contesa in un quadro più ampio che valorizzi e renda esplicite le > ragioni culturali e giuridiche delle parti, al fine di contribuire al > raggiungimento di forme di pace orientate al benessere. > > In questo contesto la difesa dell’Ebraismo come risorsa sostenibile, come > insieme di norme e regole per la vita che creano gioia e godimento, insieme > alla lotta contro l’antisemitismo, sono il suo impegno costante per il > riconoscimento dell’identità del popolo ebraico. > > Con il Progetto “Sostenibilità dell’Ebraismo” individua un programma operativo > che valorizza le regole tradizionali nella risoluzione delle principali > tematiche inserite nell’agenda delle Nazioni Unite e fra gli Obiettivi di > Sviluppo del Millennio. > > Qui si colloca anche il suo programma “Ebraismo ed Islam. Regole per una nuova > età dell’Oro” che promuove il confronto aperto, culturale, giuridico e > scientifico, non religioso, sui temi della “modernità” e che può fornire > spazio a contributi per il riconoscimento reciproco delle due comunità, > ebraica ed islamica, per la lotta contro l’antisemitismo e l’islamofobia e per > la soluzione dei problemi del mondo contemporaneo. Il riferimento all’“Età > dell’Oro” va considerato come una linea guida per un nuovo impulso alla > cooperazione. > > Autore con Anna Borioni del libro “Maledetta Isabella, Maledetto Colombo. Gli > ebrei gli indiani, evangelizzazione come sterminio”, pubblicato nel 1992, > anticipa la più avanzata critica odierna e narra, sulla base di documenti > storici, la vera storia della “scoperta dell’America”, lo sterminio dei Popoli > Indigeni e la simultanea cacciata (il gherush) degli Ebrei e dei Mori dalla > cattolicissima Spagna. > > La partecipazione, sotto l’egida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, > ai lavori della controversa e antisemita Conferenza Mondiale contro il > Razzismo di Durban del 2001 segna un momento cruciale per la messa a punto del > Progetto “Per una Convenzione Internazionale contro l’Antisemitismo”. Seguendo > un approccio scientifico rigoroso riconosce nell’antisemitismo una vera e > propria cultura, unitaria, ben radicata e documentata, che interessa gran > parte della letteratura, dell’arte, della giurisprudenza, della scienza e del > sapere in Europa. > > Condividere una strategia di lotta ed allearsi con le vittime storiche del > razzismo, questi fra i suoi molti insegnamenti. > > Per confinare il pericolo crescente di revisionismo e negazionismo della > Memoria e della Shoah, con la sua “Liberazione di Auschwitz” desidera rendere > onore e gloria ai Liberatori. > > Attraverso i diari e i bollettini di guerra dei soldati e ufficiali diretti > testimoni, racconta la battaglia durissima dell’Armata Rossa, costata un > grande numero di morti e feriti sia sovietici che tedeschi; ricostruisce una > storia di guerra di liberazione contro i nazisti che in gran parte mise fine > alla Seconda guerra mondiale, una storia profondamente commovente di > sacrificio e redenzione, piena di emozioni e di umanità. > > Mai dimenticare l’Armata Rossa che salvò l’Europa e l’Oriente dal nazifascismo > e che costituì, di fatto, l’ultima speranza della gente rinchiusa nei ghetti e > nei campi di sterminio. > > Convinto sostenitore della lotta per l’autodeterminazione di popoli e nazioni, > con il libro “Doikeyt, noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella > Rivoluzione russa” ripercorre la storia del Movimento operaio rivoluzionario > ebraico che combatte per l’affermazione dei propri diritti, come operai e come > nazione ebraica. Qui anticipa temi di grande attualità come la legittima > ispirazione al federalismo culturale. > > Con il programma “Vivere da Socialista” auspica che la Sinistra rinasca dalle > sue antiche più feconde fondamenta ma ne denuncia apertamente l’anima > antisemita che la corrode, aprendo una riflessione che stimoli l’autocritica. > > Strenuo difensore dei diritti degli animali, si batte per una nuova legge, > anche in ambito ebraico, che vieti il consumo di animali da allevamenti > intensivi. La sua sensibilità per la sofferenza degli animali e le profonde > riflessioni sul vero ruolo di questi nella vita anticipano il dibattito in > atto sull’antropocentrismo e sono l’ispirazione e la guida per la stesura del > libro “Il Maiale è il nostro Maestro. Animali ed Ebrei un rapporto lacerato” > del quale accetterà di scrivere l’introduzione critica. > > Sempre più persuaso che la modernità con il progresso non sia in grado di > risolvere i problemi iatrogeni che essa stessa provoca agli esseri viventi e > al creato tutto, con “Bioeconomia, un nuovo mondo” auspica un ripensamento > profondo delle regole e delle relazioni. > > E il suo periodico “Red triumph over the expert” è un ammonimento per tutti: > più importante della perizia di un esperto sono la solidarietà, la > partecipazione, la lotta. > > Questo, e molto altro ancora, sono la tua vita, Massimo, rivoluzionario dalle > radici salde e fertili. > > La tua scomparsa lascia un vuoto enorme. > > In nome della verità non hai mai voluto cedere a compromessi né ritrattare la > tua identità di lotta e ti sei spesso misurato in contesti culturali gretti, > conservatori e reazionari, maldicenti, chiusi al confronto e al dibattito, > pagando l’alto prezzo di un doloroso isolamento. > > Speriamo che in futuro un Ravvedimento collettivo renderà onore a te e alla > tua opera. > > Massimo, il tuo pensiero precorre i tempi e il tuo lavoro lungimirante, colmo > di immaginativa, sarà sviluppato. Per noi di Gherush92, che a te ci siamo > ispirati, sei stato una fonte inesauribile di idee, discussioni, sfide, > proposte. > > Il tempo sembra darci ragione su molte questioni aperte. > > Ti saremo grati e riconoscenti per sempre. > > Valentina Sereni con Gherush92 > Gherush92 – Comitato per i Diritti Umani > > NES – Noi Ebrei Socialisti Redazione Italia
August 18, 2026
Pressenza
Bilderberg? È vecchia. Davos? È noiosa. Benvenuti a “Dialog”
Il forum dove il Complesso Militare Tecnocratico decide guerra, energia e algoritmi doveva riunirsi a Ferragosto in Irlanda. Un data-leak ne ha svelato invitati e agenda: la mobilitazione irlandese ha costretto i padroni dell’algoritmo a sparire_ Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati i Summit del Novecento, finiti dritti nell’archivio della nostalgia geopolitica. Oggi l’Élite che conta davvero, quella che non perde tempo con i comunicati stampa, che detiene le chiavi d’accesso sia al capitale finanziario sia ai codici dell’Intelligenza Artificiale e che decide se e quando fare le guerre, si riunisce altrove. Benvenuti a Dialog, il forum segretissimo creato dal miliardario anarco-libertario Peter Thiel e dall’imprenditore dei dati Auren Hoffman, diventato a tutti gli effetti la nuova “Assemblea Segreta del Complesso Militare Tecnocratico” (come già spiegato nel mio recente libro “Webcracy”). Mentre il mondo si arrostisce al sole metallico del Ferragosto 2026 o scivola distrattamente tra un videoclip e una news su un social e l’altro, dal 12 al 16 agosto i padroni dell’algoritmo, dell’energia e della finanza, più i generali della NATO e una pattuglia di politici occidentali di prima fascia, si erano dati appuntamento in Irlanda. Per l’esattezza nella lussuosa tenuta di Powerscourt, nel verde isolato della contea di Wicklow, a due passi da Dublino. Il piano originale era rigorosamente “top secret” fin quando un clamoroso incidente informatico ha trasformato il meeting riservatissimo nel caso mediatico e politico dell’anno. LO SCOOP DEL DATA-LEAK: QUANDO L’ÉLITE DELLA PRIVACY RIVELA LA PASSWORD C’è un’ironia sottile, ai limiti della poesia popolare, in tutta questa storia: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Stiamo parlando di una riunione ideata da Peter Thiel — il fondatore di Palantir, titano della sorveglianza di massa e della guerra digitale — in cui agli ospiti veniva chiesto di firmare accordi di riservatezza draconiani e di consegnare smartphone e tablet prima di sedersi al tavolo. Ebbene, questo tempio dell’inviolabilità informatica è crollato per colpa di un banale errore di configurazione: un database su Airtable (una specie di Excel evoluto) lasciato spalancato e liberamente accessibile online. La falla è stata individuata e i dati rinvenuti sono stati resi pubblici dall’attivista informatica e hacker maia arson crimew. Maia è un personaggio: una donna trans nata in Svizzera, che usa esclusivamente le lettere minuscole quale gesto simbolico per rifiutare l’importanza attribuita al Nome Proprio, alla centralità dell’Ego e alla rappresentazione formale borghese/istituzionale. Divenuta famosa nel 2021 per aver reso nota la lista No-Fly del governo statunitense, l’attivista ha dichiarato di aver trovato l’accesso alle liste di Dialog partendo (ma guarda un po’) da una segnalazione anonima. Nel giro di poche ore, le inchieste investigative di testate come WIRED, Forbes e del quotidiano irlandese The Journal hanno svelato ciò che avrebbe dovuto rimanere sepolto sotto strati di Segreto di Stato: l’elenco completo dei 222 invitati, i dossier interni di profilazione e l’agenda dettagliata dei lavori. Che meraviglia! I documenti rivelavano che Dialog gestisce persino un algoritmo interno per profilare gli ospiti: ogni partecipante veniva classificato in base a ricchezza, grado d’influenza politica e inclinazioni ideologiche per stabilire dove sedersi a tavola, con chi parlare e persino per offrire un bizzarro servizio interno di “ricerca di affinità”. A differenza di un normale convegno d’affari o di una conferenza geopolitica, i form di registrazione su Airtable chiedevano esplicitamente ai partecipanti di specificare dettagli personali e la propria disponibilità a partecipare a programmi di abbinamento sia erotici che politici, gestiti direttamente dall’organizzazione. Nel modulo di iscrizione ai partecipanti veniva chiesto se fossero “in cerca d’amore” e se volessero essere inseriti nei registri per single. Ma non solo: l’obiettivo era creare sinergie strategiche e ideologiche. Ad esempio, mettere allo stesso tavolo un politico in cerca di finanziamenti con un investitore della Silicon Valley sensibile alle stesse battaglie, oppure far incontrare il dirigente di una startup di droni militari con un generale della NATO interessato alle sue tecnologie. Semplice, no? NON CONFERENZE, MA “AZIONE DIRETTA”: IL MENÙ DEI PADRONI DELLA GUERRA Se a Davos ci si ammanta di retorica sul cambiamento climatico, a Dialog le maschere sarebbero cadute. Il format non prevedeva lezioni frontali o noiosi panel, ma piccoli tavoli di discussione da 8-12 persone guidati da un moderatore. Dalle schede emerse da Airtable, i temi in agenda a Dublino sembravano usciti direttamente da un romanzo distopico o meglio da un “manuale di sopravvivenza per oligarchi”. Ecco la lista… “Navigating WW III” (Orientarsi nella Terza Guerra Mondiale): Una guida pratica per gestire i mercati e le infrastrutture mentre il pianeta brucia e i suoi abitanti scompaiono. “Battlefield Technologies”: Come integrare l’Intelligenza Artificiale, i droni autonomi e la potenza di calcolo nei sistemi d’arma della NATO e dell’intelligence. “Bring Back Nuclear”: Il rilancio del nucleare come unica fonte energetica in grado di soddisfare i mostruosi consumi di elettricità dei data center per l’AI. “It’s Fun to Be in Charge”: Una disinvolta riflessione su come esercitare il potere autocratico e tecnocratico senza la seccatura dell’opposizione parlamentare. “Build-a-Cult”: Una sessione su come costruire movimenti ideologici o para-religiosi digitali, moderata ironicamente dai fondatori di app di preghiera come Pray.com. L’obiettivo dichiarato non era il dibattito accademico dunque, ma quella che nei documenti viene definita “Direct Action”: creare un canale direttissimo tra chi produce tecnologia militare e chi detiene i bilanci/budget di Difesa delle superpotenze. I VIP PRESENTI Il parterre svelato dai file è una fotografia di gruppo di un certo Potere Occidentale. Tra gli invitati figuravano il generale Alexus Grynkewich (comandante supremo delle forze NATO); l’ex generale Stanley McChrystal e perfino attori hollywoodiani come Joseph Gordon-Levitt e Josh Brolin, arruolati nell’orbita tech per il loro peso mediatico. Tra i “politici” USA nel dossier “invitati” si rinvenivano: il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent; il senatore repubblicano, Ted Cruz; l’ideologo della sinistra liberal, Ezra Klein; il senatore democratico, Cory Booker; il direttore dell’intelligence nazionale USA, Tulsi Gabbard; il deputato democratico, Jim Himes; l’ex segretario al Tesoro, Larry Summers e (come poteva mancare?) il genero di Trump, Jared Kushner. Tra le personalità saudite: la Principessa Reema bint Bandar Al-Saud, ambasciatrice in USA e il Principe Turki al-Faisal, ex capo dei servizi segreti sauditi (GIP) e storico ambasciatore a Londra e Washington. Tra i politici europei: Jens Spahn, membro del parlamento tedesco ed ex Ministro della Salute; Tom Tugendhat, deputato britannico del Partito Conservatore ed ex sottosegretario alla Sicurezza del Regno Unito; Matt Clifford, consigliere del Primo Ministro britannico per le strategie sull’Intelligenza Artificiale. E L’ITALIA? LE LOCATION DA SOGNO E I DOSSIER RISERVATI In questo scacchiere euroatlantico/saudita, qual è la posizione dell’Italia? Negli elenchi trapelati non comparivano ministri di primo piano del nostro governo, ma la presenza del Belpaese era tutt’altro che marginale: rinvenibile su due livelli strategici. Il primo è quello logistico ed estetico. Prima di approdare in Irlanda, uno dei vertici preliminari più esclusivi e blindati di Dialog si è tenuto in primavera a Venezia, nella cornice del San Clemente Palace, situato su un’isola privata della laguna tra la Giudecca e il Lido. L’Italia offre l’ambientazione perfetta per le élite che desiderano discutere di transumanesimo ed economia bellica circondate dal lusso e lontane da sguardi indiscreti. Il secondo livello riguarda gli apparati d’intelligence e gli esperti di geopolitica. Nei documenti compaiono contatti e profili di accademici e diplomatici italiani afferenti alla NATO Defence College Foundation di Roma, interpellati in veste di consulenti su temi caldi come la sicurezza delle rotte marittime nel Mediterraneo e l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla guerra cibernetica. I dati confermano una tendenza precisa del club: l’assenza di esponenti della politica parlamentare italiana “di facciata”, a favore di figure inserite nei circuiti della finanza internazionale e degli apparati di analisi strategica legati all’asse NATO. UNA VITTORIA DELLA SOCIETÀ CIVILE Testate come The Journal, l’Irish Examiner e l’emittente nazionale RTÉ hanno confermato che la maxi-conferenza prevista nella tenuta di Powerscourt dal 12 al 16 agosto non si è tenuta nella forma e nella sede originarie. Già a inizio luglio, travolta dalle proteste della politica locale e degli attivisti dopo le rivelazioni di WIRED, la direzione del resort a 5 stelle ha diramato una nota ufficiale dichiarando annullata la prenotazione dell’organizzazione. Negli ultimi giorni inoltre, quotidiani come l’Irish Examiner hanno ripreso la vicenda evidenziando il clima politico rovente generatosi in Dáil Éireann (il Parlamento irlandese). Deputati dell’opposizione (in particolare di Sinn Féin e del People Before Profit) hanno chiesto conto al governo delle misure di sicurezza e della presenza di esponenti NATO e contractor militari sul suolo irlandese, definendo la vicenda un insulto alla storica neutralità dell’Irlanda. Gli analisti della stampa investigativa locale e internazionale concordano però su uno scenario: l’evento di massa da 222 persone a Powerscourt è stato annullato, ma la rete si è mossa nell’ombra. La stampa irlandese evidenzia come sia prassi consolidata per questo tipo di network non annullare mai del tutto i vertici, bensì frazionarli. Anziché la grande convention con 200 ospiti a Dublino, la cerchia ristretta (i fondatori Peter Thiel e Auren Hoffman con i delegati di massimo livello) si è quasi certamente riorganizzata in piccoli gruppi presso residenze private o location ancora più blindate e non tracciate. Ecco perché i quotidiani irlandesi non stanno raccontando la “cronaca dell’inaugurazione”, ma la vittoria politica e mediatica che ha costretto il vertice della Silicon Valley a smantellare la sua sede ufficiale in Irlanda per rintanarsi in sessioni private ed estemporanee altrove. Fra qualche giorno ne sapremo di più. DI QUESTO ARTICOLO È CONCESSA UNA “LICENZA D’USO GRATUITA NON “IN ESCLUSIVA” CHE NON PREVEDE ACQUISIZIONE DI COPYRIGHT” Redazione Italia
August 17, 2026
Pressenza
Il caso Fauci riguarda anche noi e Burioni lo sa. Seconda parte
Seconda parte dell’articolo pubblicato dal Dottor Eugenio Serravalle su ASSIS in merito al caso Fauci negli USA. La prima parte  si può leggere a questo link. I finanziamenti americani a Wuhan Un altro elemento è ormai documentato: fondi pubblici americani amministrati attraverso i National Institutes of Health e l’istituto diretto da Fauci arrivarono, attraverso EcoHealth Alliance, a ricerche sui coronavirus che coinvolgevano l’Istituto di Virologia di Wuhan. Questo non dimostra che gli Stati Uniti abbiano finanziato la creazione del SARS-CoV-2, né che gli esperimenti finanziati abbiano prodotto il virus responsabile della pandemia. Esiste però un problema indipendente dall’origine del Covid: quello dei controlli sulla ricerca riguardante virus potenzialmente pericolosi. Per anni la discussione si è impantanata nella definizione di gain of function, espressione utilizzata per alcune ricerche nelle quali vengono modificate determinate caratteristiche biologiche di un agente patogeno. La disputa terminologica ha finito talvolta per nascondere questioni molto più concrete: quali esperimenti venivano effettuati, quali rischi comportavano, quali misure di sicurezza erano previste e quanto efficacemente le istituzioni americane controllavano ricerche finanziate con denaro pubblico. Fauci dirigeva l’istituto coinvolto in quei finanziamenti. Non sarà stato personalmente responsabile di ogni progetto, ma deve rispondere del sistema di supervisione operante sotto la sua direzione. Il caso Morens A rendere più difficile liquidare queste indagini come semplice vendetta politica è anche la vicenda di David Morens, per anni consigliere di alto livello nell’ambiente professionale di Fauci. Nel corso delle indagini congressuali sono emerse sue comunicazioni nelle quali parlava dell’utilizzo di un account Gmail personale perché le comunicazioni sui sistemi governativi potevano essere richieste attraverso la legge americana sull’accesso agli atti. In altri messaggi discuteva della cancellazione di comunicazioni che non avrebbe voluto vedere pubblicate e faceva riferimento alla possibilità di trasmettere alcune informazioni a Fauci attraverso canali privati. Non abbiamo la prova che Fauci abbia partecipato a un sistema organizzato per sottrarre documenti al controllo pubblico, e sarebbe scorretto sostenerlo, ma quelle comunicazioni esistono e meritano una spiegazione. Nell’aprile 2026 il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato Morens con accuse che comprendono una presunta cospirazione contro gli Stati Uniti e l’occultamento, la distruzione o la falsificazione di documenti nell’ambito di indagini federali. Le accuse dovranno essere provate in tribunale e Morens è innocente fino a un’eventuale condanna. Fauci non è imputato in quel procedimento. Tuttavia, quando un collaboratore di alto livello viene accusato di avere occultato documenti relativi proprio ad alcune delle vicende sulle quali il suo superiore viene interrogato dal Congresso, verificare chi fosse a conoscenza di determinate pratiche e quale controllo venisse esercitato dai vertici non appare una richiesta irragionevole. Il silenzio di Fauci È dentro questa storia che assumono significato le oltre cento invocazioni del Quinto Emendamento. Sul piano giuridico Fauci può avere ottime ragioni per seguire il consiglio dei propri avvocati. Sul piano della fiducia pubblica l’effetto è diverso. Durante la pandemia ai cittadini è stato chiesto di fidarsi delle autorità sanitarie e di accettare, sulla base delle loro valutazioni, cambiamenti profondi nella vita quotidiana, nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni sociali e nell’esercizio di alcune libertà personali. Fauci è stato uno dei simboli mondiali di quella richiesta di fiducia. Oggi è il momento di ricostruire ciò che avvenne, la disponibilità alla trasparenza dovrebbe essere proporzionata all’autorità esercitata allora. A rendere la situazione ancora più singolare c’è il provvedimento preventivo di clemenza concesso da Joe Biden prima di lasciare la Casa Bianca. Anche questo non dimostra alcuna colpevolezza: Biden lo giustificò con il timore di procedimenti ritorsivi da parte della nuova amministrazione Trump. Resta una sequenza difficile da ignorare: uno dei funzionari più influenti della pandemia riceve un’ampia protezione preventiva dal presidente e, successivamente, convocato dal Congresso per rispondere su quegli anni, invoca ripetutamente il diritto a non autoincriminarsi. Burioni: «Se si mette male per Fauci, si mette male per tutti noi» Anche Roberto Burioni sta seguendo con preoccupazione la vicenda e vi è tornato più volte sul suo Substack. Il titolo di uno dei suoi ultimi interventi non lascia molti dubbi sulla sua posizione: «Per Fauci si sta mettendo male e questo significa che si mette male per tutti noi». Burioni prende spunto anche da un lungo articolo del Washington Post, costruito attraverso interviste ad amici, critici ed ex colleghi, che racconta quella che viene descritta come una delle settimane peggiori della carriera di Fauci. Lo stesso Fauci, attraverso un portavoce, ha rifiutato di commentare. Burioni ritiene che questa vicenda stia definendo in maniera decisiva i futuri rapporti tra scienza e politica e che finirà quindi per riguardare tutti noi. Credo che su questo abbia ragione, ma non necessariamente per gli stessi motivi. Fauci non viene interrogato perché nel 2020 ha sbagliato una previsione, le indagini riguardano finanziamenti pubblici, conflitti di interessi, ricerca sui coronavirus, rapporti con EcoHealth Alliance e Wuhan, comunicazioni interne, gestione di documenti governativi e informazioni disponibili nei primi mesi della pandemia. Confondere queste domande con un processo alla scienza significa attribuire a chi esercita un’autorità scientifica una sorta di immunità dal controllo democratico. Ed è proprio questa idea a preoccuparmi. Difendere l’autonomia della scienza non significa concedere a chi esercita un potere in suo nome il diritto di sottrarsi alla responsabilità delle proprie decisioni. Un ricercatore deve poter formulare un’ipotesi impopolare senza temere la politica. Il direttore di una grande istituzione pubblica deve però rendere conto dei finanziamenti amministrati, delle decisioni prese, dei sistemi di controllo e delle informazioni comunicate ai cittadini. Tutto il contrario rispetto allo slogan che Burioni ripete:” La scienza non è democratica”. La pandemia ha avuto conseguenze umane, sociali, educative ed economiche enormi. Ha portato governi democratici ad adottare limitazioni delle libertà personali che fino a pochi mesi prima sarebbero sembrate impensabili, ha modificato per anni la vita scolastica e sociale dei bambini e ha lasciato una frattura profonda nel rapporto tra cittadini e istituzioni sanitarie. Una storia di questa portata non può essere affidata soltanto alle memorie dei suoi protagonisti. Servono documenti, comunicazioni originali, verbali, dati, registri dei finanziamenti e protocolli di ricerca. Bisogna confrontare ciò che si sapeva privatamente con ciò che veniva detto pubblicamente, senza decidere prima quale debba essere il risultato dell’indagine. Se i documenti dimostreranno che le accuse più gravi rivolte a Fauci erano infondate, sarà necessario riconoscerlo. Se mostreranno omissioni, contraddizioni, errori nella supervisione o discrepanze rilevanti tra comunicazioni private e pubbliche, la sua enorme reputazione scientifica non potrà essere utilizzata come uno scudo. Burioni ha ragione quando sostiene che questa storia riguarda anche noi, perché il caso Fauci contribuirà probabilmente a definire il rapporto tra scienza, politica e cittadini dopo il Covid, ma la scelta non è tra proteggere gli scienziati e perseguitarli, perché una scienza autorevole non teme il controllo, non confonde la critica con l’ostilità e non chiede fiducia in virtù del prestigio di chi parla. Accetta che le proprie istituzioni siano esaminate con particolare rigore proprio perché enorme è il potere che possono esercitare sulla società. La scienza non ha bisogno di uomini intoccabili. Ha bisogno di ricercatori liberi, privi di conflitti di interessi, istituzioni trasparenti e persone che, quando hanno esercitato un grande potere pubblico, siano disposte a renderne conto. Se davvero “la scienza non è democratica”, allora almeno chi esercita potere in suo nome dovrebbe ricordare che la democrazia, invece, pretende risposte.   AsSIS
August 16, 2026
Pressenza
Il caso Fauci riguarda anche noi e Burioni lo sa. Prima parte
Proponiamo di seguito l’articolo pubblicato dal Dottor Eugenio Serravalle su ASSIS in merito al caso Fauci negli USA. Interessante è anche l’introduzione all’articolo che il dottore ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Roberto Burioni scrive che «se si mette male per Fauci, si mette male per tutti noi». Credo che abbia ragione, anche se probabilmente per ragioni diverse dalle sue. Quello che sta accadendo negli Stati Uniti non dovrebbe interessarci perché qualcuno desidera vedere Anthony Fauci sul banco degli imputati. Non è questo il punto, e sarebbe altrettanto sbagliato trasformare un’indagine in una condanna anticipata. Mi interessa invece un’altra questione: possiamo davvero difendere l’autonomia della scienza sostenendo, contemporaneamente, che chi ha esercitato un enorme potere in suo nome debba essere protetto dal controllo pubblico? Durante la pandemia abbiamo assistito a una pericolosa sovrapposizione tra persone, istituzioni e “Scienza”. Contestare una decisione diventava facilmente un attacco alla scienza; chiedere documenti poteva essere interpretato come diffidenza; discutere un’ipotesi scientifica poteva trasformarsi in una questione di appartenenza. Oggi abbiamo l’occasione di fare qualcosa di molto più utile: ricostruire. Servono documenti, comunicazioni, registri dei finanziamenti, protocolli, verbali. Serve confrontare quello che si sapeva nelle stanze delle istituzioni con quello che veniva comunicato ai cittadini. Se le accuse rivolte a Fauci si riveleranno infondate, dovremo riconoscerlo. Se emergeranno omissioni, contraddizioni o errori nella supervisione, il prestigio scientifico non potrà sostituire le risposte. La scienza ha bisogno di libertà. La democrazia ha bisogno di responsabilità. Le due cose non sono nemiche.” La vicenda che si sta sviluppando negli Stati Uniti intorno ad Anthony Fauci va molto oltre il destino personale dell’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Riguarda il rapporto tra scienza e potere, il modo in cui furono gestite informazioni e incertezze durante la pandemia e la responsabilità di chi, in quegli anni, occupava posizioni dalle quali poteva orientare decisioni destinate a incidere sulla vita di milioni di persone. Il 6 agosto la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato americano ha votato, con una netta divisione tra repubblicani e democratici, per contestare a Fauci l’oltraggio al Congresso. Pochi giorni prima, convocato formalmente nell’ambito dell’indagine sulle origini del Covid-19, Fauci aveva invocato il Quinto Emendamento più di cento volte, rifiutandosi di rispondere alle domande sui finanziamenti americani alla ricerca sui coronavirus, sui rapporti con EcoHealth Alliance e con l’Istituto di Virologia di Wuhan e sulla gestione delle comunicazioni e dei documenti governativi. Il Quinto Emendamento protegge dal dover fornire dichiarazioni che possano contribuire alla propria incriminazione. Fauci aveva quindi il diritto di invocarlo se riteneva che le sue risposte potessero esporlo a conseguenze penali. Rand Paul, presidente repubblicano della commissione, sostiene invece che l’ampio provvedimento preventivo di clemenza concessogli da Joe Biden prima di lasciare la Casa Bianca abbia sostanzialmente eliminato questo rischio. La questione è controversa e potrebbe finire davanti a un giudice: Fauci non è stato incriminato per i fatti sui quali è stato interrogato e appellarsi al Quinto Emendamento non equivale a confessare un reato. Anche la procedura utilizzata da Paul per trasmettere il caso direttamente al Dipartimento di Giustizia potrebbe essere contestata. Tutto vero, ma insufficiente a spiegare l’importanza di ciò che sta accadendo.  Fauci non è un ricercatore qualunque trascinato davanti alla politica per avere espresso un’opinione sgradita. Ha diretto per quasi quarant’anni una delle più importanti istituzioni sanitarie americane, amministrando e orientando enormi programmi di ricerca, e durante la pandemia ha acquisito un’influenza che pochi funzionari pubblici hanno avuto nella storia recente. Per milioni di persone è diventato il volto della risposta scientifica al Covid. Le sue parole venivano riprese in tutto il mondo e le sue valutazioni contribuivano a stabilire non soltanto quali politiche sanitarie adottare, ma anche quali posizioni dovessero essere considerate scientificamente accettabili. Per questo ha ricevuto onorificenze in molti paesi, compreso il nostro. Questa identificazione tra un uomo e “la scienza” è stata uno degli errori degli anni della pandemia. La scienza non è Fauci, non è un ministero e non è un’agenzia governativa. È un metodo fondato sul dubbio, sul confronto tra ipotesi, sulla verifica e sulla possibilità di correggersi. Le istituzioni scientifiche sono invece organizzazioni umane, con gerarchie, interessi professionali, finanziamenti, reputazioni da difendere e gli stessi meccanismi di autoprotezione che possiamo trovare in qualunque altra struttura di potere. Criticare chi dirige queste istituzioni non significa quindi attaccare la scienza. Può significare esattamente il contrario. I diari di Fauci Tra i documenti che stanno contribuendo a ricostruire i primi mesi della pandemia ci sono oltre mille pagine di annotazioni di Fauci, conservate sui computer governativi e successivamente recuperate dal Dipartimento della Salute americano. I diari non dimostrano che Fauci conoscesse l’origine di laboratorio del SARS-CoV-2 e non dimostrano che abbia mentito al pubblico. Sono interessanti perché permettono di seguire quasi in tempo reale ciò che pensava e discuteva mentre le informazioni sul nuovo virus cominciavano ad arrivare dalla Cina. Già il 26 gennaio 2020 Fauci annotava che i dati epidemiologici e genetici suggerivano che le prime infezioni fossero precedenti al focolaio del mercato di Wuhan e che quel mercato potesse essere stato soprattutto un luogo di amplificazione della diffusione. Nella stessa annotazione continuava a considerare probabile un’origine animale e poche settimane dopo espresse pubblicamente valutazioni simili. Altri documenti mostrano però che, nelle primissime settimane del 2020, la possibilità di un collegamento con un laboratorio veniva discussa seriamente tra scienziati e funzionari di alto livello. È un elemento che merita attenzione perché l’immagine pubblica che si consolidò successivamente fu assai diversa. L’ipotesi di una fuoriuscita accidentale da un laboratorio venne rapidamente associata, soprattutto nel dibattito mediatico e sui social, alle teorie complottiste. Ancora oggi non sappiamo con certezza quale sia stata l’origine del SARS-CoV-2 e non esiste una prova definitiva che smentisca la fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan. Proprio per questo colpisce la rapidità con cui una possibilità discussa privatamente da scienziati autorevoli venne considerata pubblicamente quasi impronunciabile. Non si può rimproverare a Fauci di avere avuto dubbi nel gennaio 2020. Sarebbe assurdo. Si può invece chiedere se l’incertezza presente nelle discussioni interne sia stata rappresentata con la stessa chiarezza ai cittadini. L’articolo che contribuì a chiudere il dibattito Una vicenda collegata riguarda The Proximal Origin of SARS-CoV-2, l’articolo pubblicato nel marzo 2020 su Nature Medicine che ebbe un’enorme influenza sulla discussione internazionale. Gli autori concludevano che le caratteristiche del virus non sostenevano l’ipotesi di una sua costruzione o manipolazione deliberata in laboratorio. Quel lavoro venne presto utilizzato anche per ridimensionare più in generale la possibilità di un incidente di laboratorio. Le comunicazioni private successivamente acquisite dal Congresso mostrano che, durante la preparazione dell’articolo, alcuni degli autori avevano dubbi e prendevano in considerazione scenari più articolati. Nuovi messaggi resi pubblici dalla commissione di Rand Paul hanno riacceso la discussione sui rapporti tra gli autori, i National Institutes of Health e altri apparati governativi. Bisogna essere prudenti nell’interpretarli: sono documenti pubblicati all’interno di un’indagine fortemente politicizzata e le conclusioni dei repubblicani non possono essere assunte automaticamente come fatti. Resta però legittimo ricostruire come si passò dai dubbi iniziali alle conclusioni pubblicate e verificare quanto pesarono le prove scientifiche e quanto, eventualmente, considerazioni istituzionali e reputazionali. Uno scienziato può cambiare idea, naturalmente, ma quando un articolo scientifico contribuisce a orientare il dibattito mondiale sull’origine di una pandemia, conoscere il percorso attraverso il quale si è arrivati alle sue conclusioni non è curiosità politica ma è parte della storia scientifica della pandemia. AsSIS
August 16, 2026
Pressenza