Quale futuro per le città?

Comune-info - Sunday, May 17, 2026
Roma, 28 febbraio: protesta in Campidoglio in difesa degli ex Mercati Generali, a rischio di speculazione immobiliare e finanziaria. Foto S.G.

Su Roma c’è una narrazione distorta della realtà. Mascherata, da una parte, da un super attivismo dell’Amministrazione e, dall’altra, da una propaganda retorica (“Roma si trasforma”) che impedisce di vedere come questa città sia in larga parte alla mercé dell’invasione di fondi immobiliari speculativi, soprattutto esteri, che privilegiano i ceti più ricchi ed espellano quelli meno abbienti.

Sarah Grainsforth, ricercatrice e giornalista free lance nota ai lettori di Comune, ha recentemente documentato l’attività di questi fondi in un articolo pubblicato sul Fatto quotidiano (11.05.2026), dimostrando come il già noto e vituperato “Modello Milano” venga esportato anche nella Capitale sotto l’insegna di studentati privati di lusso, sparpagliati in varie parti della città. È un’operazione che fa da apripista a nuove speculazioni, una volta che quelle aree diventeranno appetibili per nuove localizzazioni private, con la conseguente espulsione degli abitanti ivi residenti.

Ma non è solo questo: numerosi interventi non sembrano avere molto a che fare con il benessere dei cittadini e la salvaguardia del bene pubblico. Fra questi si distinguono: la realizzazione (in fieri) di un porto croceristico a Fiumicino (comune diverso da Roma ma il cui progetto ha avuto il beneplacito del sindaco di Roma, qui un reportage fotografico, Quel pezzetto di mare non ha chiesto un porto crocieristico), l’inceneritore di Santa Palomba, il nuovo stadio della Roma a Pietralata, nuovi parcheggi lungo il Tevere, la concessione a fondi immobiliari stranieri degli ex Mercati Generali, il progetto di modifica (stravolgimento) dello stadio Flaminio (tutelato dalle Sovrintendenze), il lago Ex Snia a rischio di speculazione privata e, infine, gli effetti della cosiddetta compensazione urbanistica dovuta al vecchio piano regolatore, per citare solo quelli più eclatanti. Nel frattempo si stanno mettendo le mani sulle nuove Norme Tecniche che dovranno sostituire le vecchie del PRG e che, probabilmente, saranno redatte per favorire queste trasformazioni.

E, come se non bastasse, sul fronte culturale appare quanto meno scandalosa la proposta di ampliare la Galleria Borghese con la motivazione (veramente assurda) che “a Villa Borghese si esporrebbero poche opere, entrerebbero troppi pochi visitatori, si staccherebbero troppi pochi biglietti e così con la logica di un supermercato bisogna aumentare, aumentare, aumentare” (T. Montanari, Lo scempio che piace anche a Gualtieri, Il Fatto quotidiano del 12.05.2026). A prevalere è il modello della valorizzazione o commercializzazione del patrimonio artistico, affidando a società private la redazione dei progetti (meglio se con la firma di qualche archistar) e tentando di convincere le Soprintendenze sulla bontà degli interventi mirati quasi esclusivamente a fare cassa.

La sbandierata retorica sul consumo di suolo zero è costantemente ignorata dalle nuove costruzioni, anche in zona dell’agro, con colate di cemento che non sembrano arrestarsi. Così come risultano assenti vere opere di mitigazione o adattamento per la crisi climatica. Tuttavia a fronte di questi interventi che non miglioreranno certo la città pubblica, l’Amministrazione si vanta di aver avviato una trasformazione della città inaugurando nuove opere che ne dovrebbero migliorare la vecchia immagine ma che andranno quasi ad esclusivo beneficio della sua capacità di attrazione di ulteriori fondi immobiliari e dell’over turismo invasivo.

Dopo l’attribuzione di poteri speciali per il Giubileo della Chiesa cattolica al Sindaco commissario, e del PNRR, ora è in ballo un’altra legge di riforma costituzionale in materia di Roma Capitale: è quella che conferirebbe all’Assemblea capitolina poteri legislativi di livello regionale su materie fondamentali come: urbanistica, trasporto locale, turismo, edilizia residenziale pubblica, ecc. Questa nuova legge sarebbe dettata dalla necessità di “restituire alla Capitale il ruolo che le spetta e dare i poteri che hanno le altre capitali europee”. La domanda che si pone è: per fare cosa? Non è una domanda retorica considerato che non esiste una visione urbana rispetto alla quale mancano le risorse o i poteri per realizzarla. Continua a imperversare il “pianificar facendo” in assenza di una chiara prospettiva di sviluppo della Capitale. Quale sviluppo? Quello delle metropoli globali dove aumentano le disuguaglianze e le povertà o quello inclusivo per dare casa a chi non ce l’ha, redistribuire le ricchezze, accoglienza dei migranti, contenimento del traffico, fermare l’ingresso di fondi immobiliari speculativi. In assenza di tali scelte conferire ulteriori poteri alla Capitale sarebbe accentuare i fenomeni in corso.

L’amministrazione gode di una certa popolarità acquisita a forza di proclami retorici che enfatizzano gli interventi sparsi nella città e occultano la reale trasformazione operata dai privati e dai grandi interventi che hanno lo scopo di “migliorare” l’aspetto della città potenziando la sua capacità attrattiva. Inoltre l’Amministrazione ha operato la cooptazione di rappresentanze politiche un tempo avverse alla politica capitolina indebolendo l’opposizione e dando l’idea che intorno alle trasformazione ci sia una larga convergenza.

A ben vedere quanto accade a Roma non è diverso da quanto è in atto nelle principali città italiane come Milano e Firenze dove recentemente gli interventi che dovrebbero dare nuovi lustri a queste città sono sotto l’attenzione della magistratura. Il “Modello Milano” con alcune varianti è diventato virale, copiato in vari modi da molte altre amministrazioni.

In tutto questo l’urbanistica è diventata, in molti casi, l’ancella fedele del capitalismo estrattivo che opera nelle città; in altre, è semplicemente ignorata e superata da accordi di programma che baipassano ogni norma ancora in vigore.

La sinistra, dopo essere stata affascinata dall’economia liberista, si mostra ora timida nei riguardi di una visione urbana che espelle i suoi abitanti poveri e prepara le basi per l’accoglienza dei ricchi. I centri di queste città sono diventati le sedi di agenzie straniere, di piattaforme immobiliari, di esibizione di ricchezza, di attrazione turistica, svuotandoli dei loro originari abitanti. È diventato persino impossibile in essi aprirsi un varco a piedi, tra i turisti e le molteplici attività a loro uso e consumo (dehors, negozi di scarso valore delle merci, eccetera). E tuttavia questo imponente processo di trasformazione avviene spesso proprio quando la sinistra è al governo di queste città.

Quale futuro attende dunque le nostre città? Diventeranno le vetrine di una fiera globale gareggiando per la loro capacità attrattiva, come Dubai o Abu Dhabi, sedi di improbabili architetture globali sradicate da ogni contesto, città per facoltosi residenti i cui scarti saranno divisi tra gli abitanti sempre più impoveriti, città di moltitudine di schiavi governati da sistemi tecnologici? Sono paesaggi distopici per ora, ma già in alcune parti del mondo essi sono diventati realtà: oasi felici per evasori di tasse, sedi di banche che attirano monete da tutto il mondo, luoghi di divertimento per riccastri di ogni genere. Città libertarie sono l’ultima proposta di Peter Thiel padrone di Pay Pal e di Palantir (qui raccontiamo cos’è il sistema Palantir); città sottoposte a legislazioni eccezionalmente favorevoli alle imprese con poche tasse e assenza del sindacato.

Tuttavia le recenti e imponenti manifestazioni per la Global Sumud Flottilia e quella del 25 Aprile di quest’anno a Roma, hanno dimostrato che forze antagoniste (movimenti, associazioni, gruppi giovanili, femminismo) sono sempre più attive nel contrastare questa privatizzazione delle città. La speranza è che queste forze, che al momento non hanno il potere di contare concretamente, possano diventare le protagoniste di una nuova politica.

Enzo Scandurra, urbanista, saggista e scrittore, scrive da sempre su Comune (qui oltre cento suoi articoli). Già ordinario di Urbanistica presso La Sapienza di Roma, è stato direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica. Tra i suoi libri più recenti La svolta ecologica. Ultima chance per il pianeta e per noi e Roma. O dell’insostenibile modernità, editi da DeriveApprodi.

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