
Leva militare in Germania: una strategia comunicativa ridicola e offensiva
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Tuesday, April 28, 2026L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università in merito agli spot tedeschi a favore della leva
Sta facendo discutere uno spot con cui l’esercito tedesco invita le giovani donne ad entrare nell’esercito. Non si tratta di una novità e nemmeno di un’iniziativa legata solamente al mondo militare: da anni esiste la “Giornata delle ragazze”, una data in cui si cerca di incoraggiare le giovani donne ad intraprendere percorsi considerati generalmente maschili come quelli legate all’ambito delle tecnologie oppure a quello della difesa e della sicurezza.
Niente di nuovo, dunque: le forze armate da anni producono questi messaggi propagandistici rivolti alle ragazze per convincerle ad abbracciare le professioni militari. Quello che invece risulta in discontinuità con il passato è la forma con cui questo spot è stato confezionato: negli scorsi anni infatti il messaggio veniva veicolato attraverso un linguaggio prima più istituzionale, volto a veicolare un’immagine di donne che si assumono responsabilità e poi più familiare, quasi intimo, mostrando giovani ragazze che per la prima volta indossano emozionate la loro divisa.
Spot come quello che stiamo analizzando compiono invece un salto di qualità: il linguaggio che utilizzano è infatti completamente dentro la forma social, inseguendo il ritmo, la velocità e la musica tipici di TikTok e dunque pienamente all’interno del linguaggio che anche le giovanissime tedesche attraversano nella loro quotidiana frequentazione dei social.
Anche l’apertura del messaggio propagandistico utilizza un acronimo tipicamente legato ai social e al mondo degli adolescenti, quel POV (Point Of View) usato in tutto il mondo a significare la piena assunzione del punto di vista all’interno del video, come se il destinatario fosse dentro al video stesso.
Ma ciò che lascia veramente allibiti è il suo contenuto: si mostra una giovane soldatessa di colore che al ritmo di una musica molto ballabile prima accenna a qualche movimento a metà strada tra ginnastica militare e ballo per poi passare spigliata ad esibirsi in un balletto su un mezzo militare.
Il messaggio è dunque non di tipo informativo, ma pubblicitario-propagandistico e come tutte le pubblicità ha aspetti ingannevoli, nel senso che avvicina il “prodotto” che si vuole vendere a sensazioni, immaginari, contesti anche molto lontani dalla sfera del prodotto stesso. E così in questo messaggio non solo la guerra sparisce completamente, ma addirittura si prova a veicolare un messaggio di leggerezza e di divertimento, una guerra tutta da ballare con il sorriso sulle labbra, un mondo in perfetta continuità con la spensieratezza giovanile.
La Germania, al pari di tutti gli altri paesi europei che hanno reintrodotto o stanno per reintrodurre forme di leva obbligatoria, ha come primo obiettivo quello di aumentare il numero dei volontari; il ministro Pistorius ha dichiarato negli scorsi giorni che i volontari sono aumentati meno del previsto (solo del 10%) ed ha aggiunto: «Se i numeri non bastassero, valuteremo una leva obbligatoria su base necessaria».
Il dispositivo, con il meccanismo della lotteria per sorteggiare i ragazzi valutati abili in base a un questionario e ad una visita medica, è già pronto ed approvato dal Parlamento tedesco, nonostante anche in Germania continuino le mobilitazioni degli studenti che il 7 maggio saranno impegnati in uno sciopero internazionale contro il ritorno della leva.
Spot come quello elaborato dall’esercito tedesco puntano ad aumentare ulteriormente il numero dei volontari, perché per qualunque governo sarebbe fortemente impopolare introdurre reali meccanismi di obbligo; e non è un caso che la protagonista del video sia una giovane donna di colore, perché la Germania ha puntato anche sull’aumento degli stipendi (dai 2.200 ai 2.400 euro) e l’incentivo avrà maggior presa sugli strati sociali che hanno maggiore difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, un lavoro giovanile che fuori dall’esercito è sempre più precario e più povero.
Che poi si cerchi di veicolare l’immagine di un esercito a “misura di donna” è davvero grottesco, visto che il mondo militare, nonostante gli sforzi di ripulitura della propria immagine come mondo inclusivo e aperto all’universo femminile, resta impregnato, di necessità, di machismo, violenza e valori tipicamente maschili nonché patriarcali.
Crediamo che spot del genere non riusciranno a modificare sostanzialmente il rifiuto della guerra e del servizio militare da parte delle giovani generazioni; assistiamo in Italia e in tutta Europa a un rinnovato protagonismo politico dei ragazzi e delle ragazze che, attraversando gli imponenti movimenti contro il genocidio a Gaza, hanno dato un segnale fortissimo della loro volontà di riprendersi in mano il loro futuro.
E in questo percorso un ruolo decisivo avrà la lotta contro il ritorno della leva, perché oggi i decrepiti governanti europei hanno bisogno dei loro giovani corpi e delle loro giovani vite, ma i nostri giovani sembrano aver capito benissimo che gli interessi dei guerrafondai sono sideralmente distanti dai loro bisogni materiali e dal loro desiderio di costruire un futuro nettamente diverso da questo presente.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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