Crepe dentro la guerra mondiale

Comune-info - Tuesday, March 17, 2026

Se la guerra somiglia a un muro imponente, costruito nel tempo più che innalzato all’improvviso, è altrettanto vero che quel muro presenta molte crepe. Riconoscerle, e saperle allargare, è oggi una sfida decisiva. Del resto, strade alternative non esistono. Sono crepe assai concrete: quelle degli studenti tedeschi, ad esempio, tornati a scioperare per la seconda volta in pochi mesi. E quelle, meno visibili ma persistenti, degli obiettori di coscienza e dei disertori che, su fronti diversi, continuano a rifiutare la logica della guerra. Sono naturalmente le piazze che si riempiono, ma anche le proposte di reti e organizzazioni, di case editrici e spazi di comunicazione indipendente, impegnate sui temi nella nonviolenza e nel disarmo, soprattutto attraverso campagne. Sono fratture che indicano una tensione crescente. Forse non ancora sufficienti a far crollare il muro, ma abbastanza numerose e profonde da suggerire che qualcosa di fondamentale è in movimento

Napoli, 2025. Foto di Bruno Santoro

“Sono stato ingannato nella mia giovinezza, e sono stato ingannato anche da coloro che sapevano che ero giovane. Erano perfettamente informati. Sapevano che avevo vent’anni. Era scritto nei loro registri. Loro, invece, erano uomini, invecchiati, che conoscevano la vita e le astuzie, e che sapevano esattamente cosa bisogna dire ai ragazzi di vent’anni affinché accettino il salasso. C’erano professori, tutti i professori che avevo avuto fin dalle scuole medie, magistrati della Repubblica, ministri, il presidente che firmò i manifesti, insomma tutti quelli interessati in qualche modo a sfruttare il sangue di bambini di vent’anni”. Gli studenti tedeschi che il 5 marzo hanno scioperato per la seconda volta in tre mesi contro la leva militare, rifiutano di subire ancora l’inganno raccontato da Jean Giono nell’articolo pubblicato sulla rivista Europe nel 1934, ricordando il suo essere stato gettato, con una generazione di bambini europei, nell’”inutile strage” della prima guerra mondiale (oggi in Mi rifiuto di obbedire, Einaudi, 2025). Mentre anche gli studenti del resto d’Europa cominciano a mobilitarsi contro i processi di militarizzazione che li cercano, già da anni rifiutano l’inganno tanti obiettori di coscienza e disertori di tutti i fronti, costituendo davvero, dentro la guerra mondiale in corso, l’unico “asse del bene” possibile.

Anche in Italia c’è una forte contrarietà, mista a grave preoccupazione, in ogni fascia d’età per il progressivo trascinamento del nostro Paese in guerra – ormai “sull’orlo dell’abisso” come ha ammesso in parlamento il ministro Crosetto – con la sudditanza del governo agli interessi dell’asse criminale Trump-Netanyahu. Ma questi sentimenti rischiano di trasformarsi in rassegnazione e impotenza oppure esaurirsi nelle sole, necessarie ma non sufficienti, manifestazioni di piazza: perché siano politicamente generativi devono trasformarsi nella partecipazione attiva e continuativa di ciascuno alla costruzione dell’asse del bene. A partire dalla conoscenza e dal collegamento con la mappa dei fondamentali punti di riferimento per il disarmo e la nonviolenza del nostro paese. Perlopiù ignorati dai media, che si guardano bene dal dare parola e visibilità a chi lavora quotidianamente e costruttivamente per la pace con mezzi pacifici, sui piani organizzativo, politico, formativo e culturale. Eccone alcuni.

Dal punto di vista organizzativo è necessario il riferimento alla Rete Italiana Pace e Disarmo, il network che coordina il più ampio numero di organizzazioni nazionali che lavorano a tempo pieno per la pace, il disarmo e la nonviolenza, operando prevalentemente attraverso campagne di cambiamento di lungo periodo. Intanto, dalla Sardegna all’Emilia Romagna, si stanno costituendo anche reti regionali, che aggregano le reti territoriali, anche in dialogo con le amministrazioni locali: è una società civile che fa dell’impegno per la pace non un tema occasionale, rispetto al quale mobilitarsi “al bisogno” sull’indignazione e l’emergenza del momento, ma una declinazione costante sui diversi piani per la decostruzione di tutta la filiera della guerra e della sua preparazione e la costruzione delle alternative, dalla dimensione strutturale a quella culturale. Sono politiche attive di pace agite dal basso.

Tra le campagne in corso, la Campagna di Obiezione alla guerra curata dal Movimento Nonviolento che, sul piano internazionale, sostiene anche le spese legali degli obiettori di coscienza israeliani, ucraini, russi e bielorussi, e su quello interno promuove la sottoscrizione personale della dichiarazione preventiva di obiezione alla guerra. La Campagna ICAN-International Campaign to Abolish Nuclear Weapons per il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari tanto più necessario quanto più le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse si avvicinano pericolosamente al punto di non ritorno di una guerra nucleare. La Campagne Ferma il riarmo e Stop Rearm Europe contro le scellerate scelte italiane ed europee di accelerare lo spaventoso riarmo già in corso da decenni, che genera più guerre, anziché la pace come ingannano gli illusionisti della deterrenza militare. La Campagna Basta favori ai mercanti di armi! Contro il progressivo svuotamento della Legge 195/90 che rende ancora più opaco il commercio degli armamenti italiano, per il quale il SIPRI registra un aumento del 157% nell’ultimo quinquennio.

Ma l’impegno consapevole si fonda anche sulla conoscenza dei saperi della nonviolenza, che vede lo sviluppo di percorsi di formazione diffusi, dalla Scuola di pace e nonviolenza di Verona all’Officina siciliana di nonviolenza di Palermo, al Dottorato nazionale in Peace Studies della Rete universitaria Runipace. Ad essi si aggiunge la recente pubblicazione di volumi tematici collettanei che forniscono utili strumenti di formazione e lavoro per la pace, tra i quali segnalo La coscienza dice No alla guerra, a cura di Enzo Sanfilippo e Annibale C. Ranieri (Centro Gandhi Edizioni, 2025); Lessico di pace, a cura di Valentina Bartolucci ed altri (Carocci editore, 2026); Uniti per la pace, a cura di Maria Rosa Ronzoni (Libreria Editrice Fiorentiina, 2026). Quest’ultimo contiene anche un mio contributo sul tema Se vuoi la pace prepara la pace: un impegno di responsabilità. Un impegno rivolto a tutti per contribuire ad alimentare l’asse del bene, mettendo il peso della propria persuasione “sulla bilancia intima della storia”, come scriveva Aldo Capitini sotto la dittatura fascista. Senza scoraggiarsi, senza delegare ad altri.

Pubblicato anche sul blog di Pasquale Pugliese e su ilfattoquotidiano.it

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