
Sospeso il fermo della Humanity 1
Progetto Melting Pot Europa - Friday, March 13, 2026Il tribunale di Chieti ha sospeso l’efficacia del fermo amministrativo e della sanzione pecuniaria inflitti alla nave di soccorso Humanity 1. La decisione 1, adottata il 12 marzo 2026, rappresenta un nuovo passaggio giudiziario che mette in discussione l’uso sistematico di provvedimenti amministrativi contro le organizzazioni impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.
La nave era stata fermata nel porto di Ortona nel dicembre 2025 per venti giorni 2. La contestazione delle autorità riguardava la mancata comunicazione con le autorità marittime libiche durante un’operazione di soccorso.
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Un’accusa che si inserisce nel quadro delle politiche italiane ed europee che tentano di subordinare le operazioni delle ONG al coordinamento con il cosiddetto centro di coordinamento libico.
Secondo l’alleanza Justice Fleet, di cui fa parte la Humanity 1, la richiesta di contatto con le autorità libiche non solo è problematica dal punto di vista operativo, ma contrasta con decisioni già adottate dalla magistratura italiana.
Diversi tribunali hanno infatti riconosciuto che la cosiddetta Guardia Costiera libica non può essere considerata un attore legittimo nel sistema internazionale di ricerca e soccorso. Numerose inchieste e rapporti internazionali hanno documentato, negli anni, il coinvolgimento delle autorità libiche in gravi violazioni dei diritti umani ai danni di migranti e richiedenti asilo intercettati in mare e riportati forzatamente nei centri di detenzione in Libia.
Per questo motivo le organizzazioni della Justice Fleet hanno scelto di non intrattenere comunicazioni operative con il centro di coordinamento libico, ritenendo che tale collaborazione possa contribuire a respingimenti verso un paese considerato non sicuro.
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La decisione del tribunale di Chieti si inserisce in una serie di pronunce giudiziarie che negli ultimi mesi hanno progressivamente ridimensionato l’impianto repressivo contro le navi umanitarie.
Nel febbraio 2026 il tribunale di Catania aveva già revocato il fermo della nave Sea-Watch 5, mentre altri provvedimenti simili sono stati dichiarati illegittimi anche in relazione alla Sea-Eye 5.
Nonostante queste decisioni, la pressione amministrativa sulle ONG continua. Nel febbraio 2026 un nuovo ordine di fermo è stato notificato alla Humanity 1 nel porto di Trapani e la nave risulta tuttora bloccata. L’organizzazione SOS Humanity ha già presentato ricorso contro questo provvedimento, aprendo un ulteriore fronte giudiziario.
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Per la Justice Fleet, la sospensione decisa dal tribunale di Chieti rappresenta comunque un segnale significativo.
«Il tribunale di Chieti ha sospeso il fermo e la multa a carico della nostra nave di soccorso nel dicembre dello scorso anno: un’altra vittoria per la Justice Fleet dopo che i fermi della Sea-Watch 5 e della Sea-Eye 5 sono stati dichiarati illegittimi. Ciò dimostra ancora una volta che le politiche ostruzionistiche dei governi violano il diritto internazionale, mentre la Justice Fleet continua a resistere con forza».
Il contenzioso tra autorità e organizzazioni di soccorso resta quindi aperto. Da una parte, governi che continuano a utilizzare strumenti amministrativi per limitare la presenza delle ONG nel Mediterraneo centrale; dall’altra, una rete di organizzazioni e avvocati che porta queste misure davanti ai tribunali, ottenendo sempre più spesso pronunce che richiamano il rispetto del diritto internazionale del mare e dell’obbligo di soccorso.
Nel frattempo, nel Mediterraneo centrale continua a essere una delle rotte migratorie più letali al mondo. E il ruolo delle navi civili resta, nonostante tutti gli ostacoli, uno degli ultimi presìdi di soccorso per chi tenta la traversata.
- Puoi consultare la decisione qui ↩︎
- La nave di soccorso Humanity 1 è stata detenuta a Ortona, SOS Humanity (10 dicembre 2025) ↩︎