
Bologna, sabato 14 marzo: in piazza contro i CPR e il governo Meloni
Progetto Melting Pot Europa - Friday, March 13, 2026Sabato 14 marzo, a partire dalle 15.30, piazza XX Settembre a Bologna sarà il punto di convergenza di una manifestazione regionale che si preannuncia ampia e trasversale. Sotto lo slogan “No al governo Meloni in tutti i modi possibili – Insieme battiamo il tempo della libertà“, scendono in piazza realtà sociali, associazioni, sindacati e movimenti dell’Emilia-Romagna e non solo.
Il corteo nasce dall’assemblea regionale del 20 febbraio al TPO, convocata contro qualsiasi ipotesi di costruzione di un Centro di Permanenza per Rimpatrio in regione e contro la nuova stagione repressiva. A fare da innesco era stato il presidente della Regione De Pascale, che aveva chiesto al Viminale l’avvio di un confronto sui temi della sicurezza urbana: il ministro Piantedosi aveva colto l’occasione per annunciare l’intenzione di realizzare un CPR proprio in Emilia-Romagna, a Bologna. Le dichiarazioni di De Pascale avevano inoltre scatenato una contestazione in aula da parte di attivistə, che avevano costretto a sospendere la seduta.
La lettura comune della fase politica, frutto dell’assemblea, è riassunta nell’appello: «Stiamo assistendo a una deriva autoritaria senza precedenti. Il nostro governo ha emanato un ennesimo decreto sicurezza da cui trapela la volontà di arginare qualsiasi tipo di dissenso. Fanno leva sulla paura, emanano decreti che ci trascinano in uno stato di polizia, colpiscono le seconde generazioni e le persone migranti sempre più marginalizzate in ambienti punitivi, creano zone rosse, prevedono blocchi navali per le Ong che operano nel Mediterraneo, vogliono costruire nuovi CPR anche in Emilia-Romagna, fanno fermi preventivi per chi manifesta».
«Ci sono centinaia di persone – prosegue il testo dell’indizione – che da Bologna a Ferrara, ma anche da Trento a New York si sono riunite per dire che un Cpr è un lager e non potrà mai essere aperto in Emilia-Romagna, a Bologna né altrove».
Una lettura che, inevitabilmente, in questi giorni si è allargata ad altri temi centrali quali la guerra, il reddito, la casa e quanto è successo all’ospedale di Ravenna.
Sulla vicenda dei medici indagati per aver rilasciato certificati di inidoneità alla detenzione nei CPR, il Centro F. Lorusso invita alla partecipazione dietro lo slogan “La cura non è reato”: «I medici inquisiti di Ravenna, accusati e calunniati da esponenti del ceto politico di destra, sono innocenti. Hanno esercitato correttamente la loro professione e meritano un encomio».
La manifestazione di Bologna è al tempo stesso un tassello di un percorso più ampio: «I nostri No sono intersezionalità delle lotte e non sono solo slogan, non sono sommatorie di percorsi ma sono semi che piantiamo oggi per la realizzazione di un mondo nuovo, contro i re dei nostri tempi e le guerre che conducono in nome del loro profitto».
L’appuntamento del 14 marzo guarda già alla data nazionale del 27 e 28 marzo a Roma: «Per questo lanciamo la sfida di comporre insieme la manifestazione del 14 marzo a Bologna, per poi andare in migliaia di persone a Roma il 28 marzo per la manifestazione Together, dopo aver votato No al referendum. Partiamo dalla resistenza delle città e dei territori ribelli per fare la primavera e costruire il mondo nuovo».
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